Ogni cosa è a portata di mano. La penna, gli occhiali, i fogli sparsi, i molti libri.
Si possono intuire i gesti che nel tempo hanno riempito la scrivania del professore, i movimenti che giorno dopo giorno hanno dato vita a una stratificazione di oggetti che sono studi...
Il tavolo circolare, inscritto dentro un tappeto, è rivestito di panno verde. Quattro sedie, una per ogni quadrante. La superficie può apparire spoglia, o laconica: un barattolo con un cespo di penne e matite, fra di essi una forbice, circondato alla base da un...
Sulle oasi di tavolo rimaste scoperte da oggetti, una decisa zoomata rivela le cicatrici della superficie tenera: i segni generati dal tempo come un pennarello sbiadito, i solchi di una taglierina o di matite appuntite. Una panoramica in senso orario, punta la lente sul primo...
Concentriamoci su due particolari, apparentemente secondari. Ci sono due sedie, non una. E ci sono dei post-it sulla parete di fronte. Il tavolo è ordinato ma meno di quanto possa sembrare. I post-it sono parte essenziale del sistema composito di oggetti che...
Il nero palmo di una mano che sembra un ex voto; il dorso dorato di un’altra, forse battente di antico portone; un cuore di vetro blu e un altro bordeaux più grande, rilegato a quaderno che ricorda quello disegnato da Giosetta Fioroni per l’edizione in due...
Il tavolo di Michele De Lucchi è più lungo e stretto che largo e corto.
Penso che tutti i tavoli da lavoro individuale disegnati da De Lucchi siano lunghi e stretti.
Scelta questa di Michele che penso discenda direttamente dall’idea che ha del lavoro...
La scrivania. Come un sudario dovrebbe essere l’impronta dello scrittore assente, come un calco dovrebbe testimoniare il suo passaggio e, ça va sans dire, il suo valore, soprattutto quando, come in questo caso, è la scrivania di uno dei pochi che oggi...
La fitta rete di strumenti di ultima generazione a occupare soltanto una metà del tavolo, attraversata dalla linea di cavi che li connette l’uno all’altro, senza intrecci né nodi né brusche deviazioni. A rispondere, dall’altro lato, senza...
Il passato è geometrico, dice il tavolo di Patrizia Valduga. Ha ammaccature, bordi consumati, libri che si aprono e non si chiudono mai, fogli dalle estremità smozzicate, blackout. Laggiù, la corrente se ne va e non torna per ore, la musica si interrompe,...
Il posto di lavoro, che dall’alto appare come un angolo ben protetto, è consumato proprio dove si lavora: l’uso ha rimosso la coloritura del tavolo e per sfregamento riaffiora la natura del legno. La luce arriva dalle spalle, da sinistra, quasi chiudendo l...
Nell’immaginario del design contemporaneo Denis Santachiara è sinonimo di luci al neon, fosforescenze, sfere giocose dai colori carichi. E invece, il suo spazio di lavoro è il più vuoto possibile. Bianca la sedia, bianca la scrivania, bianco il Mac....
Più che un tavolo, un mare. Lo sparso ordine delle cose sembra seguire il flusso di onde continue. Non c’è disordine, piuttosto uno sciabordare che supera i confini del tavolo mischiandosi con una cassettiera e sfumando i confini con il pavimento fino al...
Due computer. La stampante. Due hard disk. Qualche CD. Un’agenda, buste trasparenti, penne, matite, cavi, un metro flessibile, fogli e bigliettini stampati. Libri. Una lastra di truciolato grezzo, di quello giallo in cui si cola il cemento armato. L’inventario...
Il tavolo di Gabriella assomiglia un po’ a un suo disegno: molti colori, un’armonia delicata di fondo, un ordine un po’ inconsueto con piccoli dettagli imprevisti qua e là, una bella luce. Qualcosa a cavallo tra il familiare e il leggermente...
La prima cosa che colpisce è l’ordine: la forbice, il tagliacarte, il cutter, allineati sulla destra, quasi a contenere la zona più caotica del tavolo, lì dove c’è stata, e presto ci sarà ancora l’azione; sopra la serie dei...