La deriva Vanziniana e nello specifco di taglio milanese degli Yuppies rappresenta uno strano impasto perché contiene livelli di edonismo ed estetismo molto Yuppie, ma con aspetti bonari a cui si associa un alto livello di sfiga per i continui giri d'affari, ma senza soldi. La percentuale di miliardari senza soldi in Italia batte ogni altro paese. Più che capitale della moda, Milano si afferma come capitale del mascheramento, delle Range Rover in debito. Alla fine se nei libri di Bret Easton Ellis tutto finisce nel sangue in Italia l'epoca si conclude con l'acquisto di qualche mini appartamento da affittare in nero, magari al lago. E l'uomo rampante lo si distingue per le ciabattine, i capelli radi in testa, ma folti e fluenti ai lati, la mancanza di qualche bottone sulla camicia, il sorriso perenne. Di solito nascondono la Gazzetta dello Sport dentro a Il Foglio che gli pare elegante.
Giovani, abbronzati, in carriera, devoti al consumo, sono i Young Urban Professionals, i nuovi manager rampanti della giungla urbana. Agenda fitta di appuntamenti, telefono come protesi irrinunciabile, cocktail, aperitivi, party, dieta e palestra. I golden boys anni ottanta “fanno affari”, perché gli affari danno status e lo status aiuta gli affari. È l’apoteosi della vita in vetrina. D’altra parte l’edonismo o è sfacciato o non è: dunque, via le tende, via le pareti, case e uffici rigorosamente open-space. Nascono la Milano da bere, i miti dei soldi facili, della Borsa e della finanza per tutti. Tutti possono aspirare al Successo. Basta una Ranger Rover, e il giusto appeal… La nuova categoria mobilita i sociologi. Nel 1988 Ralf Dahrendorf scrive ne Il conflitto sociale della modernità: “La parola yuppies è usata per indicare giovani professionisti urbani (o in ascesa), e di loro si dice che desiderassero più spazio per l’iniziativa”. E Slavoj Žižek parlerà per gli yuppie di “ascetismo edonistico”, riferendosi alla narcisistica ed esagerata cura di sé di quei cultori del jogging e dell’alimentazione salutare: “Forse è questo che Nietzsche aveva in mente quando formulò il concetto di Ultimo Uomo” (La violenza invisibile). “Volere è potere” è il nuovo credo. Il Sociale cade in disgrazia, annoia, non diverte abbastanza. I nuovi corsari solcano i mari del presente senza la zavorra del passato. I soldi subito! La regola è vivere per sé, nell’immediato, in un eterno presente. E chi non ce la fa? È un fallito. L’altra faccia dello yuppie è, infatti, lo yuffie, che sta per Young Urban Failure, e che da noi, più semplicemente, equivale a sfigato. Impietosamente.
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Lo stile anni ottanta è l’apologia del lusso e dell’esagerazione: deve prima di tutto scintillare. La fauna femminile è forse quella che ne risente maggiormente: tacchi alti, trucco vistoso, spalline imbottite, e poi diamanti, paillettes, lamine dorate, pelli di leopardo. Ogni metropoli dell’Occidente opulento ha i suoi yuppies. L’America reaganiana, la Londra thatcheriana e anche la Milano craxiana. In America ci sono gli yuppie perversi dei romanzi di Bret Easton Ellis, gli adolescenti ricchi e viziati che si muovono sullo sfondo di Los Angeles. È una nuova specie umana, felice, euforica, realizzata, che ha sotterrato la generazione dei vecchi militanti e vive unicamente per il successo. Scrive Jean Baudrillard: “Gli Yuppies non sono transfughi della rivolta, è una razza nuova, sicura di sé, amnistiata, gratificata di una nuova verginità, che si muove con disinvoltura nel performativo, mentalmente indifferente a qualsiasi finalità che non sia quella del mutamento e della promozione” (L’America). Per la generazione reaganiana “l’infelicità non esiste”, dunque anche i poveri non esistono.
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In Italia nel 1986 esce il film Yuppies, di Carlo Vanzina, in cui la nuova categoria antropologica è rappresentanta dalle facce non proprio rampantissime di Massimo Boldi, Jerry Calà, Christian De Sica e Ezio Greggio. Sono loro i giovani di successo, quelli che “viaggiano in turbo”, che “sono firmati dalla scarpa alla mutanda”, che inseguono le “zoccolone da trombare”, ma che resteranno sempre degli irriducibili sfigati. Yuppies & Yuffies.
Questo testo è tratto dal libro di Raffaella De Santis, Le parole disabitate. Il Novecento, Aragno Editore, Torino 2011
- Dossier
- 16 giugno 2011
Milano si afferma come capitale del mascheramento, delle Range Rover in debito.
Che gli Yuppies italiani abbiano viaggiato vent'anni in anticipo, quando davvero la Range Rover in debito (o forse la casa, rigorosamente con subprime) è diventata non solo l'ultima istanza per alcuni, ma anche un modo per acquisire status o ancora quel particolare modo che veniva spinto dall'alto come La Soluzione?
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