Cattivi silenzi

Mi ha molto colpito una (cattiva) abitudine che ormai è diventata pratica corrente nel mondo di oggi. Primo Levi raccontava che nel Lager, tra le miriade di umiliazioni subite, una delle più offensive era la mancanza di risposta da parte dei nazisti e di tutto il personale di Auschwitz che alle domande dei prigionieri non rispondevano mai, nemmeno con uno sguardo. Era appunto in quel “voltarsi dall’altra parte” che Levi si sentiva umiliato e offeso, perché vedeva in quel banale gesto di scarto, un modo ancora più subdolo e sottile per cancellare l’umanità e la dignità dell’altro.

 

Nella nostra infelice e malata epoca contemporanea, sembra diventata ormai una pratica diffusa quella di scansare le risposte, di eludere le domande. Il silenzio, da sempre visto come segno di saggezza e riflessione, è ormai diventato un segno di falsa educazione. “Non ti rispondo per non offenderti”, sembrano dire quei visi duri, quegli sguardi fissi nel vuoto. Servizio Pubblico di Santoro ci rende spesso partecipi di queste modalità assurde, fastidiose, da parte di quei tecnici che dall’alto delle loro comode poltrone dovrebbero portare avanti i valori della razionalità e del giusto agire. E invece, alle domande gentilmente poste dai giornalisti, tirano dritto, indifferenti, come se l’altro - l’uomo comune - infondo non esistesse. Ma a chi si indirizzano tutte quelle parole che si spendono in pubblico, a conferenze stampa, sui giornali, nei comizi di fronte ai cittadini, se poi alla richiesta del singolo, quando davvero si deve avere a che fare con l’umanità vera, tutto questo viene eluso e dimenticato?

 

Scrivo di questo perché sono scappata dall’Italia per cercare di costruirmi un futuro, e invece trovo che le cattive abitudini passano le Alpi, attraversano i fiumi e superano tempeste, indenni, perpetuandosi nel loro malcostume. Vivo in Francia, ho un piccolo lavoro al teatro della mia città, mi mantengo con fatica e mi sforzo ogni giorno per diventare una cittadina europea di larghe vedute e dalla mente aperta. Ho abbandonato nel calduccio di casa, affetti, passioni, abitudini e dolcezze, per non essere pigra e per dimostrare che dovevo, che era mio diritto/dovere andare avanti, sempre più avanti. Sto cercando di iscrivermi ad un dottorato di ricerca, ho depositato i documenti necessari (il dossier, qui chiamano così quel fascio voluminoso di scartoffie che serve per fare qualsiasi cosa: affittare una stanza, trovarsi un medico, pagarsi un’assicurazione, etc.) a inizio settembre e ancora non ho avuto risposta. Inizialmente mi dicono che hanno perso dei documenti, poi no, i documenti ci sono, è il consiglio scientifico che deve rispondere. I giorni passano, i mesi anche, e alla fine si scopre che non è un problema mio, ma che vedono di cattivo occhio la scelta delle due docenti che si occuperanno di dirigere la mia tesi. Una è in pensione (ma è una grande personalità del mondo accademico e perciò è ancora abilitata a dirigere ricerche e tesi di dottorato) l’altra invece è troppo giovane (nonostante i molti meriti e l’immenso numero di pubblicazioni). Così aspetto. Che cosa? Non lo so. Forse semplicemente che mi diano una risposta chiara, un sì o un no, circa la mia iscrizione.  Nella snervante attesa abbiamo scritto lettere, telefonato, chiesto “udienza”, ma nulla. Gli alti vertici, i professori a capo del collegio dottorale, coloro che dovrebbero rappresentare il cuore dell’università nel contatto con colleghi e studenti, non si scompongo, soprattutto non rispondono. Non importa che dietro quel dossier ci sia una persona che aspetta di sapere come comportarsi, come agire, che fare della propria vita. Non importa. Non rispondono a me, ma non rispondono nemmeno alle mie due professoresse. Né al telefono, né per carta scritta, tantomeno per e mail. Ora, mi chiedo. È diventato così difficile comunicare? Dire di no, piuttosto, no alle domande, no alla volontà di rispondere, no a qualsiasi cosa, ma almeno un no! È forse impossibile, nell’epoca contemporanea, attraversata dalle mille vie di comunicazione, trovare nel marasma infernale dei telefonini, i-pad, smartphone, réseaux sociaux, un modo per stabilire un contatto con il prossimo? Forse sì.

 

Lo diceva bene Benjamin quando parlava dell’angelo della storia, descritto con il viso orrendamente rivolto al passato ma con le ali incementate dalla tormenta, dunque incapace di volontà. Quell’angelo, spinto inesorabilmente verso il futuro si trova coinvolto nel triste spettacolo della rovina che “sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.”



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Commenti: 56

Silvia Migliaccio Gio, 03/01/2013 - 12:16

Splendido articolo, davvero.

Desidererei sottolineare anche un altro aspetto di questo silenzio che è affiorato dalla mia esperienza vissuta. Spesso le persone vedono la mancanza di risposta, quella risposta non data che tanto a me personalmente inquieta e disturba, come rispetto, o accentuando ancora, gentilezza, sensibilità, delicatezza... da parte di qualcuno che è tanto sensibile e delicato da farsi scrupolo (inutile ed inopportuno), "di non ferire i sentimenti altrui" e quindi, proprio tale "dolcezza" e "bellezza interiore", spinge tali amabili soggetti a non far pervenire risposta alcuna.
Ora, colgo l'occasione di questo meraviglioso articolo, per dirvi cosa penso a riguardo. L'atteggiamento da me appena illustrato è puro sadismo (in senso Deleuziano): indifferenza, gelo, che porta questi soggetti pseudo-sensibili a ridurre a mera accidentalità la presenza di chi sta loro davanti in attesa di una risposta.
Non è delicatezza: è crudeltà subdola, sottile, da parte di coloro che, non solo ti riducono a fantasma ma accentuano tale tua presenza fantasmatica perchè guardano "oltre" te, negandoti, non vedendoti, mettendo a nudo il risvolto invisibile dell'essere visibile trapassandoti con lo sguardo.
E se per caso incroci uno di loro nella tua vita e ti trovassi - tuo malgrado - nella dolorosa situazione di soffrire, non potendo fare a meno di mostrare loro il tuo patire, questi, per "non farti ancora più male" te ne arrecano ancora di più - ma, dato che sono di una sensibilitù sopraffina - per giustificare il loro comportamento si affidano ad un poeta come Dante e ad il suo "non ti curar di loro/guarda e passa".
Già, passa. Perchè se non si lascia passare, se ci si coinvolge emotivamente ed affettivamente, ci si compromette, si perde la dignità...ma, se ha ragione Giorgio Agamben nell'affermare che nell'amore la dignità è inopportuna, allora c'è ancora tanto su cui pensare.
Torno ancora su queste "anime belle" bene, a buona pace di Schiller, queste persone che nel privato si comportano in un modo, pubblicamente il loro volto assume i tratti amabili dell' essere qualunque e quindi parlano di affettività, emozioni, fantasmi, empatia, esitazione, inconscio....non tutte sia chiaro, nella mia mente ho impressa una giovane donna, molto stimata ed un'altra più matura ma altrettanto stimata ad esempio e, tale mia critica non è per nulla generalizzabile dato che prende le mosse da due individualità particolari, che spero proprio rimangano tali e non siano estendibili a dimensione comune.
Concludo e mi congedo dicendo che non mi auguro coerenza (i nazisti erano coerenti) ma fedeltà a se stessi, la quale implica, eticamente, la riscoperta dell'amabilità, se si vuole dell'esperienza interiore la quale, perchè possa dire qualcosa di comune deve essere vissuta e non una pura e semplice fascinazione.
Proprio il mio amato Benjamin dice: "difettiamo di esperienze singolari e significative" e a questo gli fa eco Bataille "l'esperienza interiore non è comunicabile".
Già, non è comunicabile perchè etica e quindi in atto e pratoca: non una notte gelata di silenzio impenenetrabile, ma perchè viva e non mortifera, con tante cose da dire. Anche solo nel gesto di prendersi a cuore chi si ha di fronte e che aspetta un pò di amabilità, gesto che può rispondere più di ogni effimera parola.

Un caro saluto.
Silvia Migliaccio

Alessandro Sterzi Gio, 03/01/2013 - 13:15

E' vero, è brutto sentirsi ignorati, come se non si esistesse nemmeno. Il tutto diventa così abituale, poi, che noi per primi ci nascondiamo, preferiamo scomparire. Questo almeno è quello che mi accade: preferisco, per non disturbare, nemmeno farmi sentire.

Sognosondesto? Gio, 03/01/2013 - 13:29

C'è qualcuno di lor signori che si sia per caso accorto che proprio in queste pagine si è consumato di recente un caso abbastanza eclatante di cattivo silenzio? A chi fosse interessato, consiglio di sfogliare ad esempio le ultime pagine del 2012, commenti compresi.

Mario Galsso Gio, 03/01/2013 - 15:05

Dire "splendido articolo" mi sembra un'esagerazione, oltre che un'inutile incensamento.
Credo che la ragazza abbia bisogno di risposte, di una lavoro e di soldi per vivere, non di compassione mascherata da complimenti infarciti da inutili citazione erudite.

Detto questo, l'articolo è comunque utile per capire come lo snobismo, il clientelarismo e il nepotismo siano caratteristiche comuni a tutto il mondo accademico mondiale, non solo a quello italiano.

Dispiace che una giovane ragazza si trovi in questa situazione. Ma la colpa è anche in parte di chi propina l'estero come panacea di ogni male, invece di ammettere che per raggiungere certi obiettivi, soprattutto nello schifo del mondo accademico, servono solo due cose: soldi e raccomandazioni.
Per ogni caso di successo all'estero, che viene esaltato dai mass media e dagli stessi baroni universitari italiani, ci sono mille sconfitte, ma queste vengono sottaciute per ipocrisia.

La cosa ancora più grave è che la mancanza di umanità di cui parla la ragazza riguarda (presunti) intellettuali umanisti, che dovrebbero fare dei rapporti umani il fondamento della loro vita, sia personale sia lavorativa e, invece, sono solo dei viscidi opportunisti, egoisti e narcisisti, peggiori anche dei più spietati speculatori finanziari. Questo, per onor del vero, è già stato detto nel primo commento, l'affettato esercizio di stile per intenderci, anche se per capirlo serviva un ermeneuta.

Se l'autrice dell'articolo non ha la possibilità economica di farsi mantenere da qualcuno fino a quarant'anni, delle raccomandazioni molto forti o la predisposizione alla ruffianeria di casta vivrà una vita d'inferno e un eventuale raggiungimento dei suoi obiettivi non potrà mai compensare i sacrifici sostenuti per raggiungerlo.

Prova ne è l'articolo stesso. Se la ragazze avesse avuto legami più forti con i Notabili che la ospitano in questo spazio, non sarebbe dovuta emigrare a fare la schiava in Francia, ma avrebbe già la strada spianata in una qualche struttura italiana, privata o statale (università, case editrici, ecc). Invece si deve accontentare di questo misero articolo, buonouscita per avere tolto il disturbo. La sua partenza, infatti, ha contribuito a snellire le già troppo intasate liste di raccomandazione italiane.
Lo spazio qui concessole, in realtà, è proprio un modo "di scansare le risposte, di eludere le domande". I suddetti notabili credono di lavarsi la coscienza ospitando questa denuncia. Ma chi riesce a smascherare l'ipocrisia (pseudo) intellettuale e accademica di questo mondo deve considerare questo articolo come un'accusa nei confronti dei notabili stessi.

Spero solo di non avere urtato la sensibilità della giovane autrice del pezzo, cui ho cercato di dare risposte e a cui va tutta la mia solidarietà, che è bene diversa dalla compassione e dall’elemosina baronale.

Silvia Migliaccio Gio, 03/01/2013 - 16:36

Intendo "splendido articolo" nel senso di: ben scritto, coraggioso in quanto l'autrice si espone in prima persona (anche al rischio di critica), sollevante questioni etiche nonchè reazioni umane.
Chi scrive, detesta la compassione, ammira il coraggio.

Silvia Migliaccio Gio, 03/01/2013 - 17:00

Gentilissimo Signor Mario,
Mi congedo solo sottolineando un'ultima cosa: io non ho risposte da dare e di fronte al bisogno esistenziale di qualcuno di averne, esito di certo dal scriverne qualcuna, così preferisco suggerire, qualche citazione, che ho trovato utile e di conforto vivendo tutt'ora (benchè con sfumature diverse) la situazione della giovane autrice.
Non ho consigli, ma non credo detto ciò, che io sia tanto complicata da aver bisogno di un ermeneuta e il mio esercizio di stile, la prego di credermi, ha molto a che fare con la mia vita,
Ho trovato molto fastidioso, poco delicato ed inopportuno il tono da Lei adoperato alludendo al mio commento.
La prego di evitare certe battute: ognuno si esprime come meglio crede. Vede: io ho messo a nudo me, commentando, cercando di dire qualcosa di comune. Se non ci sono riuscita mi spiace, molto. Ma non avendo risposte da dare, non possiedo tantomeno insegnamenti o morali spicciole da evincere da articoli altrui.

Senza rancore, né invidia (almeno da parte mia) La ringrazio per le Sue acute, amabili considerazioni circa il mio commento.

Saluti,
Silvia Migliaccio.

Mario Galasso Gio, 03/01/2013 - 20:18

Grazie non c'è di che.
Ho scritto 29 righe, ne sono state commentate 5, quelle di contorno e meno importanti, a dimostrazione che il narcisismo e l'egoismo sono dominanti nella società attuale.
Un'intera generazione sta per essere 'sterminata' e non si hanno risposte, quando si subisce una critica personale di secondaria importanza, invece, si scrive subito una pagina di replica.
Il dramma sociale è proprio in questo. La mancanza di risposte alle altre 24 righe, che sono il fulcro del discorso, è paragonabile all'indifferenza e "alla mancanza di risposta da parte dei nazisti".
Ogni generazione ha il suo Auschwitz.

Alessandro Sterzi Gio, 03/01/2013 - 20:47

Rispondo io al tuo commento. La critica intorno alla meritocrazia, condita di facile moralismo, è del tutto vuota, anche se va per la maggiore, ne convengo. E' piuttosto vuota perchè merito non significa niente. Io non faccio il medico perchè me lo sono meritato (sono stato bravo bravissimo e perciò mi danno la caramella), ma perchè so fare quel lavoro, so curare le persone. Ora il nepotismo e il clientelismo non esisterebbero nemmeno se la nostra società non fosse infinitamente infantile, se non fosse ridotta nei suoi elementi a una continuo vendersi (si cerca di capitalizzare qualsiasi cosa oggi, abbiamo perso il senso della gratuità). Le luci della gloria sono le luci che uccidono le lucciole, lucciole che amano comparire solo nell'oscurità, non in piazza, nel pieno del successo, della fama. Bisogna ritornare, credo, ad avere umiltà, a considerare la propria professione come un contributo che si dà alla comunità, altrimenti creiamo due mostri: i Berlusconi, i self mad(e) man, tutto frivolezza e immagine, e i frustrati, che a quarant'anni sono ancora dietro a bestemmiare perchè la società non li considera come dovrebbe (questa cattivissima società!).

Mario Galasso Gio, 03/01/2013 - 21:16

Mi sembra che a essere vuota e ad andare per la maggiore sia la critica contro i quarantenni frustrati, non quella sulla meritocrazia.
Lei fa il medico perché è bravo, ma anche perché le coincidenze sono state dalla sua parte. Dipende da tanti fattori, non ultimo il tipo di lavoro che si sa fare. Un giovane ingegnere edile, può giusto andare a raccogliere i pomodori. Ne conosco tanti.
Io ero bravo nel mio lavoro (ricerca). Poi mi hanno detto: "non puoi continuare, c'è altra gente che deve entrare..." Non c'è la possibilità di denunciare la cosa. La giustizia è per i ricchi e la casta non è sprovveduta, i raccomandati li piazza in modo 'legale'.
Ora trovo solo da pulire i cessi.
Sono stato all'estero: stessi problemi.

Che umiltà dovrei avere ancora? Di che professione si parla? Pulire i cessi?
Prima di parlare sarebbe meglio viverle certe situazioni.
E' comodo parlare con un camice bianco bello incollato addosso.

Alessandro Sterzi Gio, 03/01/2013 - 21:46

Mi scuso, mi sono espresso davvero male: non faccio il medico, il mio era solo un esempio. Comunque, ha ragione sull'esperienza, però sarà per la mia giovane età, ma ho dei principi che vorrei seguire nella vita. Poi magari fallirò per paura di trovarmi in mezzo alla strada. Spero di no, ecco. Saluti.

Sognosondesto? Ven, 04/01/2013 - 02:13

L'insonnia e il mal di denti insieme, brutta faccenda.
Scrivo questo per prendermi un po' di critiche circa il mio egocentrismo ecc. o forse per scusarmi dell'orario in cui intervengo.
Ho letto, lascio andare quello sul quale credevo di poter mettere l'attenzione, torno a voi e vi domando se pensate che Ilaria sarà contenta di leggere quello che abbiamo scritto. Per favore qui c'è già un cattivo silenzio di fondo, voi che vi impegnate ad intervenire non mettetela su toni così , dal momento che siete tutti, mi pare, in condizioni di indignazione e di disagio che vi accomunano. A me non piace l'espressione "guerra fra poveri" , è davvero offensiva e non la voglio usare ma così rischiate che qualcuno la utilizzi e a me dispiace. Mi dispiace che Silvia si congedi, girando in Doppiozero si capisce che è tra le poche persone che danno continuità allo sforzo di dire qualcosa, di curare la conversazione. Mi dispiace per chi deve pulire i cessi ed è giustamente incaz..ed anche per chi vien preso per un medico e invece chissà cosa fa ( non che i medici, scusate, se la passino granché, non , almeno, quelli con due dita di sale e di morale in zucca). Certo questo mio intervento non serve a niente.Ma a me dispiace non così per dire ed è, ora, l'unica cosa che riesco a dire. Ciao.

Silvia Migliaccio Ven, 04/01/2013 - 13:23

Essendo stata, poco sopra presa tra esempio del narcisismo e dell'egoismo della società attuale, credo sia davvero tempo per me di lasciare Doppiozero.
Mi si è fatto del male gratuito. E, da piacevolissima parentesi etica comune, essere se stessi e condividere qualcosa qui, sta diventando, almeno per me, pesante.
Ringrazio Sognoosondesto del suo acume: sì mi piace curare la conversazione, tutto qui, in un'epoca in cui forse nessuno ne ha cura, lasciandola così morire. E se il narcisismo può dire qualcosa che può riportare ciascuno a se stesso, alla propria singolare esperienza, e sulla base di questa, esistere, portarsi fuori di sè, aprendosi all'altro per averne cura confrontandosi insieme , e se l'egoismo è quello dei grandi affetti, come un grande amore, beh non mi resta che ritirarmi con affetto, tutto l'affetto di cui il mio narcisismo ed egoismo sono capaci.

Arrivederci r buone cose a tutti.

Anonymous Ven, 04/01/2013 - 17:11

Un'ultima cosa, prima del mio scomparire. E' stato davvero troppo il paragone tra la mancanza di risposta alle 24 righe, con l'indifferenza dei Nazisti.
Non ho ritenuto opportuno rispondere perchè, come tutti coloro che qui sono intervenuti, sono ben conscia di come vanno le cose:: anche a me è stato detto che il Dottorato dipendeva da tanti fattori, così come sono consapevole che è importantissimo avere le circostanze dalla propria parte, che spesso è solo destino ciò che ci accade.
Con ciò ritrovandomi a rileggere di cose già viste e vissute, ho ritenuto opportuno rispondere alle considerazioni rivolte alla mia persona, che, in quanto non vista e soprattutto non vissuta da chi mi giudica, è suscettibile di fraindendimento (notevole).
Concludo - e mi levo di mezzo - dicendo che talvolta, come in questo caso, è preferibile un cattivo silenzio, a cattive parole. Talvolta, non sempre.

Silvia Migliaccio Ven, 04/01/2013 - 17:20

Scusate, non mi sono firmata.
Silvia Migliaccio.

Adele Prandini Ven, 04/01/2013 - 17:54

È un vero peccato, Signorina Migliaccio, che lei abbandoni doppiozero per via della violenza e ottusità di certi commenti che stanno diventando sempre più frequenti qui. è gran tempo che doppiozero si doti di un sistema di moderazione, perché non se ne può più di leggere commenti offensivi, inutili, fuori tema, pseudo-diari personali e deliri vari. Colgo l'occasione per fare un appello alla redazione perché si adoperino in tal senso. Capisco che possano esserci problemi tecnici, ma farebbe un gran bene a tutti.

Adele Prandini Ven, 04/01/2013 - 17:56

(O forse Signora - mi scusi in caso. Io la immagino molto giovane)

Mario Galasso Ven, 04/01/2013 - 18:16

Il mio non era un intervento personale contro qualcuno, che non conosco e non mi interessa nemmeno di conoscere. Erano critiche di contorno, che contribuivano a descrivere l'intero contesto.
Sicuramente è stato un mio errore, perché così ho dato modo a tutti di sviare dal fulcro del discorso, visto che nessuno ha risposte o soluzione concrete e molti in questa situazione ci sguazzano (per inciso, il problema non è tanto il Dottorato, che già è uno schifo, ma sono quei casi in cui ti fottono la carriera e la vita dopo molti anni di ricerca).
Meglio una diatriba personale da salotto televisivo che rimboccarsi le maniche per proporre soluzioni.
E, infatti, sono d'accordo con Sognoosondesto.
Per per me il discorso è chiuso. Ripeto ho sbagliato io con quelle cinque righe di contorno. Mi sono dato la zappa sui piedi perché, così facendo, sono stato io a mettere in secondo piano le cose importanti. Avrei dovuto prevedere che 5 righe di superficiale e nemmeno tanto personale critica avrebbero cancellato 24 righe di denuncia e di concetti seri. E questa è una critica generale, non rivolta a chi è intervenuto nel dibattito: in Italia, è più facile fare salotto stile Arena di Giletti che parlare di cose serie.

Ora potrei dire che aspetto, da chiunque, riflessioni sulle altre 24 righe, ma, sinceramente, mi sono stufato e ho perso troppo tempo in inutili diatribe pseduo-personali, con gente permalosa che non conosco nemmeno.
Continuiamo a mandare al macello la gente, soprattutto i giovani, ma non solo.
Tanto chi è apposto continuerà a stare bene, chi non ha nulla continuerà a stare male.
E' questo il nazismo della nostro tempo.

Ada di Riva d'Alba Ven, 04/01/2013 - 23:29

Gentile sig. Gallasso, ho riletto le sue 29 righe, cercando di non vedere le sue prime 5 (cosa per nulla facile). Che cosa si può rispondere all'ennesima denuncia dello schifo? L'indignazione non serve a molto se non sfocia nell'azione. Servirebbe un'azione collettiva? Forse sì. Quali sono le proposte? Avanti ciurma! Sotto con le idee!! Se no era un articolo da leggere e meditare e basta, certo con amarezza.

Nonsognopiù Sab, 05/01/2013 - 01:43

Vi saluto anch'io.
Prima consiglio a Galasso di scusarsi e basta. Di scrivere 'Scusa Silvia' e fine.
Confesso che mi pare di non trovar più alcun filo conduttore.Si chiede se ci si sia accorti che interi pezzi di discussione qui dentro finiscono nel dimenticatoio e nessuno risponde però ti vien detto 'sono d'accordo ( con chi? su cosa? ) e si fan le bucce ( scorticando persone) ad un intervento , chiedendo che insomma si faccia un'operazione di scissione tra 'critiche di contorno' e 'sostanza' ( ma che contorno ? se l'assunto è anche quello di colpire presunte fome di narcisismo ecc. utilizzando peraltro il 'male assoluto' come 'contorno', ma che modo di scrivere è?) ; si chiede a Belpoliti e Niessen di dire qualcosa e non dicono; si chiede tra le righe a Silvia di non andarsene e forse la prende come un'offesa ( ero sincero nel dire quello che ho detto circa la tua, Silvia, partecipazione a Doppiozero perché un pochino le tue cose le seguo e le leggo) .Poi c'è chi elenca tutto quello che dovrebbe essere 'moderato' da Doppiozero e quindi , eventualmente censurato, ma non si dice cosa di preciso ( pagine, commenti, eventuali nomi) . Insomma niente di nuovo sotto il sole ( sole?) e una grande conferma a favore dei fautori : la Rete e certa reltà coincidono. Bene, vado da un'altra parte per un po' , senza reti di salvataggio, lontano dalla eventuale spocchia di chi grida 'più realtàààà' ( "peraltro ritengo che non vi sia nulla di più surreale e di più astratto della realtà"- Antonio Morandi/frase copiata oggi ad una mostra) non so dove andare ma provo. Capisco che il miglior modo per andarsene è andarsene senza fare il teatro di chi se ne va ( Silvia, alludo solo e solamente a me, davvero) gettando lì l'ultimo tentativo di parola.
Proposte per salvare il mondo non ne ho.
Propongo a Doppiozero che evidenzi nella prima pagina non gli ultimi tre commenti ma le pagine ( cinque? sette? c'è tutto uno spazio vuoto disponibile) che hanno il maggior numero di commenti nel mese o simili. Credo che questo, più che la moderazione, potrebbe aiutare chi interviene a rendersi conto della grande responsabilità che scrivere comporta.E anche di come funzioni la conversazione della rete, nella stanza e simili. Ciao. Mi chiamo Luca, comunque.

Ada Sab, 05/01/2013 - 10:05

Insomma, la rete è una grande pantomima. Almeno una risposta ce la siamo data

Adrio Cesi Sab, 05/01/2013 - 13:01

Si, una gran pantomima, Luca, ma dai contorni meno ingenui di quanto noi si creda, questo è il sospetto. Visto che stiamo parlando di cattivi silenzi non cè uno solo dei tanti silenzi che ultimamente hanno invaso il Doppiozero (vedi interventi dell'ultimo mese del 2012) che non abbia una ragione. O dobbiam pensare che si tratti di distrazione, di voler passare in pace le vacanze natalizie?
Sull'operazione Fiabe in Twitter è calato da tempo un silenzio irreale. Sono grandinati interventi e argomenti, che attendevano risposte. Belpoliti aveva promesso due mesi fa quindicinali di risposte ai commenti (è tutto scritto in Doppiozero e verificabile), dando anche un giudizio positivo sulla qualità degli stessi (anch'esso riscontrabile in Doppiozero), almeno fino a quando gli argomenti non si sono fatti più stringenti. Gli è già stato chiesto il perchè dei mancati quindicinali. Risposta: altri silenzi. Se ne deduce che si sente nella condizione di poter dire pubblicamente una cosa e fare pubblicamente il contrario senza doverne rendere conto pubblicamente a nessuno, neanche se richiesto pubblicamente. La colpa di questo atteggiamento è la sua o dei commentatori che lasciano andare al massacro i pochi che queste questioni hanno il coraggio di sollevarle? Forse che l'invito rivolto dal massimo teorico della Twitteratura, Professor Tiziano Bonini, a lasciare Doppiozero se non si accetta il suo entusiasmo acritico verso i linguaggi dei social network, forse quell'invito è già stato accolto da tempo silenziosamente (appunto) e a leggere Doppiozero sono rimasti solo i professori universitari che ne fanno la loro personale vetrina e i loro studenti?
Certo che è una pantomima ma attenzione. Lo spostamento della letteratura sui socialnetwork (e della lettura e dei lettori e dei compratori di tablet o ebook reader) è così indifferente ad entità economiche di livello internazionale come Amazon, come Samsung, come Apple? E cosa cambia nella geopolitica dei dipartimenti universitari il battage critico-editoriale su letteratura e Twitter? E' una pantomima ben strana questa che muove interessi, poteri e soldi, che traghetta autori e antiche usanze letterarie e non (come il racconto di fiabe) su scatolette quadrate che costano svariate centinaia di euro. Con acquisizione di linguaggi e stili di lettura e di vita nuovi e perfettamente in linea col tipo d'uomo che siamo obbligati a diventare (veloce, senza storia, desidoroso solo della nuova novità, del minimo ingombro, del tutto subito, dello shock comunicativo ecc.)
Io non ho riposte ma dietro ai tanti silenzi del cerchio magico di Doppiozero mi sembra di avvertire un mugugno sinistro, un vago senso di onnipotenza, forse la speranza che qualcuno passi il segno per rubricare sorridendo il tutto sotto la categoria "solite provocazioni" (e qualche rumorino finale da cattiva digestione).
Per quel che mi riguarda tolgo boninianamente il disturbo e vado a cercare altrove una farina forse meno raffinata del Doppiozero ma un po' più ricca di sapori/saperi diversi.

Stellanotturna Sab, 05/01/2013 - 13:18

Personalmente non ho soluzioni e credo che ogni possibile soluzione parta comunque da opinioni personali, da un personale punto di vista.
Ammiro chi ha la forza di proporle, di trovarle, senza avere costantemente la precisa sensazione di trovarsi in mare aperto.
La soluzione (la mia è solo un'opinione, la si prenda per ciò che è, perfavore) a mio parere, va di pari passo alla decisione, e se la volontà di scindere ciò che ci interessa da ciò che crediamo non ci riguardi, è alla base del decidere, se questo viene estremizzato, si rischia la deriva di quel decisionismo alla Carl Schmitt, giustificante ogni forma d'orrore.
Pertanto, alla parola soluzione, preferisco "proposta" come suggerisce Ada. E stiamo a vedere, unendo le nostre menti, che cosa si potrebbe fare. Per il momento io non so che fare, ma se qualcuno tracciasse l'inizio di un percorso, sarei ben felice di provare anch'io a proseguire in un sentiero comune.

Luca Sab, 05/01/2013 - 14:50

Dico Grazie, profondamente, ad Adrio e Stellanotturna per il dono delle loro parole, la lucidità e la cura. Mi spronano ad un maggior impegno di riflessione e , chissà, azione buona, senza aspettarsi nulla . Non ho fin'ora frequentato altri 'siti' di lettura e conversazione, sono uno che si affeziona ai luoghi e tende alla stanzialità. Non è detto che il percorso non sia già un poco tracciato,( qui mi contraddico rispetto al mio sfogo sulla mancanza di un filo conduttore...) fatico a pensare di lasciare tracce ma son certo che le mie son nulla e solo incontrando quelle degli altri, in ombra le singole pretese, luce forse sarà.Ciao

Luca Sab, 05/01/2013 - 14:53

Solo dopo che ho inviato è comparso lo scritto di adriano..alberto.., scusa, grazie a te. Grazie per quell'imperfetto finale: Leggevo. Ciao

Luca Sab, 05/01/2013 - 14:53

Solo dopo che ho inviato è comparso lo scritto di adriano..alberto.., scusa, grazie a te. Grazie per quell'imperfetto finale: Leggevo. Ciao

Silvia Migliaccio Sab, 05/01/2013 - 15:35

"Stellanotturna" sono io: ho adoperato questo psudonimo per essere più lucida. Ha funzionato, mi sento meglio. E mi firmo.

Silvia Migliaccio-

Marina Serafini Sab, 05/01/2013 - 15:46

Queste grida di allarme per supposte trame losche nascoste dietro la mancanza di risposte ai commenti da parte della redazione di 00 sono ridicole. Che trame segrete di potere dovrebbero esserci? Con google e apple addirittura? Una cricca giudaico-massonica delle lobby cupertino-milanesi editorial-informatiche?
Il cerchio magico di doppiozero?? ma non fatemi ridere!
A nessuno viene in mente che magari semplicemente i membri della redazione abbiano perso un po' la mano, che forse sono oberati di cose da fare? Sono tutte persone che fanno altre cose per campare e forse anche per piacere, 00 è una no profit e fanno quel che possono. Forse non ce la fanno a stare dietro a tutto? forse pensano sia meglio assicurare la continuità dell'uscita degli articoli che perdersi a rispondere ai commenti (d'altronde non è un forum, o un blog, è più simile a un sito di informazione culturale. In quale sito di informazione l'autore risponde ai commenti agli articoli?ve lo immaginate giannini che risponde a tutti i commenti ai suoi editoriali sulla repubblica?). Io non so come lavorino a 00, ma ho tentato in passato, all'estero, un progetto del genere con un gruppo di colleghi (meno ambizioso, su temi più ristretti, meno influente e meno duraturo: si è esaurito per sfinimento - nostro) e posso immaginare come lavorino: nell'urgenza e navigando alla cieca come tutti. Quale sinistro senso di onnipotenza? Semmai - semmai -li si può accusare di non aver ben valutato le loro forze. Ma è anche il rischio che si corre ogni qual volta si tenti qualcosa di nuovo.

Silvia Migliaccio Sab, 05/01/2013 - 16:20

Sono d'accordo con te Marina.
Ritengo che la forza e la novità di Doppiozero sia proprio quella di dare voce, spazio e autorità a tutti, indipendendentemente da chi siano o cosa facciano (o non facciano, come nel mio caso) incrinando così il cattivo silenzio della coltre che avvolge chi ritiene che la cultura sia solo di pochi eruditi o con interessi e lavori specifici.
Per questo scrivo tanto volentieri qui. Posso essere me stessa, con emotività e citazioni comprese, senza mai sentirmi dire da qualcuno che non sono abbastanza adeguata, articolata, sufficienti.
Qui le insufficienze di ognuno, hanno una voce, hanno parola.
Grazie.

Salvatico inquietus Sab, 05/01/2013 - 16:37

Sig. Galasso, mi e forse credo 'ci' perdoni...
prima <>
"contorno"?
Passi, bene. Ma poi?... rincara la dose, con sottile sarcasmo..
<<5 righe di superficiale e nemmeno tanto personale critica... concetti "seri" [lei dice... dei suoi... nella forma o nella sostanza, nella denuncia o nelle 'conclusioni"?] .... perso troppo tempo in inutili diatribe pseduo-personali, con gente permalosa che non conosco nemmeno.>>
E che ci dice dell'intervento successivo a quello cui qui invero si riferisce, ovvero il suo secondo, quello di Gio, 03/01/2013 - 19:18 , per intenderci?
Che ne dice? Tolleriamo anche quello (appunto perchè 'non conosce', ne vuole, ne 'ha bisogno', Lei.., si direbbe, perciò è licenziato ad una maggiore perentorietà di giudizio, o forse non sarebbe lecito attendersi preventivamente il contrario, appunto perchè 'forse', anzi certamente credo, 'non conosce'? Quello che sarebbe 'indubutabilmente' (dico ora io, che vorrei pure passare per il "Sig. FORSE", in ogni mia usuale o tipica esternazione in giudizio... e non per indole relativistico-scettica, ma spererei per intentato intenzionato possibile altrui dignitoso preliminare 'Riguardo umano'...) bene buttasse nel cesso dei suoi rimpianti (e da questa pagina rimuovesse!), quelli scaricati indebitamente e come se le persone qui dentro fossero la sua personale 'discarica', di 'genere' femminile - e come spesso ci è prassi invalsa constatare là fuori - magari meglio a 'libero' uso e consumo...., che ci dice di quest'ultimo suo gesto barbaramente implicito e sotteso alla sua grave penosa affermazione e su cui dovremmo noi adesso sorvolare per concentrarci sulle sue mirabili, "serie" diatribe e disquisizioni "concettualmente" ineccepibili, come lei forse crede, lei che FORSE non 'dubita' mai (nè mai in tale ridicolo interrogativo ha perso il suo tempo a soffermarsi...), in fondo, ed agli effetti, 'di sè stesso'?
Ma come intende DIALOGARE, 'COSTRUIRE', in questo modo, screditando le persone, scusandosi, alla fine, pressato da una serie di convincenti interventi, per poi altresì togliersi sprezzantemente l'ultimo sassolino dalla scarpa ma non estrema non chalance, da effettivo infido seguace di quel "cattivo silenzio" di cui si voleva discorrere, quello che FORSE assicurerebbe di condannare e perseguire così confacentemente? Sì siamo tutti "permalosi", se crede, lo creda, e se poi dobbiamo accettare le sua acrobazie di novello menestrello letterario, che fa e disfà, che si permette di giudicare con sufficenza le asserzioni altrui, chiedere venia per decenza, ma senza 'realmente' (qui la 'realtà' sembra non saporare tanto di finzione, anche se velata, abilmente mascherata, assai probabilmente) e 'penitentemente' recedere di un passo nelle sue nuove presunte raffinate distintive "conclusioni"? Se le tenga... a me, e 'forse' a noi-altri non interessano, come non interessa questo tono, questo suo snobismo di "intellettuale disoccupato" ma peggio incattivito ed alfine perfido, che non trovando niente di 'penetrabile' nel mondo se la piglia con una probabile giovane donna, colla tenue pacatezza di una novella fanciulla delle lettere ( e io, ancora noi 'forse', amiamo tali fanciulle/i, che mantengono questa freschezza e questo genuino sguardo trasognato oltre il proprio tempo e divenire cronologico, ed incapaci di 'darsi' con docilità alla sempre nutrita eclettica schiera di "gente pratica" e che farà certamente "carriera", alla gente che nel nostro bel mondo "conta" e che "mena(e menerà) le danze", queste sublimi 'danze' eh?..., anzi (costoro, perenni 'infanti')ordinariamente, intrepidamente, 'fieramente' ribellandovisi, 'sputandoci' contro, metaforicamente, e anche se poi non arriverà mai a farlo.... che siam 'signori/e', e non tanto di nome!).
Ora inserisco il mio intervento di ieri pomeriggio alle 16,15, poi mantenuto in stand by, in attesa di qualche personale ulteriore riflessione, e che spesso non guastano, specie per chi non è abituato o intenzionato ad intervenire e sempre istintivamente, radicalmente... Eppure c'è un limite, anche per noi troppo 'riflessivi' o 'cauti' o forse dediti al turpe 'ponderato sproposito'... Forse a me non sono servite (le debite riflessioni), ammetterò possibile, ma ora inoltro tutto, chiedendo una cortesia... se manco di CARITA' verso di qualcuno, verso questo Sig. da me giudicato 'inopportuno' e 'recidivantemente'.... ME LO SI DICA, che noi non vorremmo essere 'irrispettosi' con gli irrispettosi... questa è l'unica cosa che IN ULTIMA mi interessa, come alludendo a preservare quella mia potenziale intentata "insopprimibile sincerità" in incessante tirocinio cogli esistenziali personali eventi, a cui CERCO di attingere in ispirazione...
Noi il vagheggiato imprescindibile legittimo e 'corretto' "Pride" l'abbiamo forse abbandonato da un pò, perciò ci è preferibile un passo indietro e l'onesto sommesso intento di voler "andare a Canossa", che il porsi a soverchiare con sprezzo e smancerosa boria 'liquidante' le altrui considerazioni, contraffacendo sulle proprie, e i propri effettivi propositi magari, che sono sempre quelli dapprima 'non intesi', quelli con cui "invece si voleva dire" (vero?)... bene, noi da questi mendaci correnti 'usi' e condotte assai inflazionate e 'convenienti' (o forse e solo precisamente 'sconvenienti', in relazione al Bene/Vero/Giusto, se uno vuole o crede ancora che ci siano...) vorremmo restare - per quanto più ci è dato, col vostro comprensivo aiuto - intimamamente immuni ed alieni...
4/1 ore 16,15ca
<>.
Ora sig. Galasso me la spiega lei in che consiste questa "Umanità", e come dovrebbero DIMOSTRARSI questi nuovi capofila intellettuali umanisti che si comportano giustamente consonantemente, nelle prassi, in rapporto al comparto e alla nobile area di studi da loro prediletta, lei che magari spasimerebbe ora sostituirli, gli altri, i 'traviati', e soltanto in virtù del suo sottile acume di integerrimo denunziatore demolitore? Con una veemenza puramente brutale ed inaccettabile (per chiunque passi di qui e 'legga' senza "passare oltre", che non occorre essere un amico dell'interessata per sentire un moto d'animo volto a minimamente sostenerla, di fronte alla gratuità dei suoi epiteti malauguaratamente adottati) si scaglia - con un paragone che rasenta il pretto delirio - contro un sagace e pure interessante (e non credo per nulla cervellotico, anche se talora non chiarissimo, ma si tratta credo di vissuti personali per lo più, spesso inevitabilmente indicibili, e come pure si attesta) intervento di una interlocutrice e non credo certo in vena di una ribalta, come viceversa si adombrerebbe nel suo caso, pervaso com'è da un furore tutt'altro che sacro, visti poi gli approdi in ultima inopportunamente e crudelmente stigmatizzanti l'altrui legittima libertà d'espressione e di difesa (se si è attaccati così saccentemente prima, inusitatamente crudamente poi ). Forse l'ermeneuta servirebbe ora a lei, per capire realmente dove inizi o alberghi questa UMANITA', lei che ce ne ha dato così lusinghiera prova, tanto da vanificare con certe sprezzanti 'conclusioni' personali-particolari e forse la potenzialità dialogante e fruttificante di un rispettoso - se non è affatto chimera - contraddittorio. O forse dovremmo venire noi, che dell' 'umanità' non vogliamo alfine servircene come paravento dialettico, (ed umilmente vorremmo ascoltare e provare a capirne qualcosa in più, magari da chi non è arrogante, in primis, ed in particolare, forse, di fondo/?/) a prendere 'vitale' Lezione dalle lungimiranti elucubrate deduzioni e frutto della sua altisonante, alternativa, controcorrrente, "umana" Scuola? Grazie a 'Sognosondesto?' per la sensibilità e un incoraggiamento a Silvia in ordine al continuare a scrivere, si che pensiero e esistenza sempre provino a coincidere ed oltre l'idealità, nella ricerca di quella possibile Coerenza e che costituisce tutta la nostra reale e regale Dignità di Persone perenni mendicanti di Umanità, quella altrui, e per ritrovare altresì la nostra, perduta o sempre minacciata...>>

Salvatico inquietus Sab, 05/01/2013 - 16:44

ri-posto per vedere se compaiono le altrui testuali parole virgolettate e citate, al posto di <>...

Sig. Galasso, mi e forse credo 'ci' perdoni...
prima <>
"contorno"?
Passi, bene. Ma poi?... rincara la dose, con sottile sarcasmo..
<<5 righe di superficiale e nemmeno tanto personale critica... concetti "seri" [lei dice... dei suoi... nella forma o nella sostanza, nella denuncia o nelle 'conclusioni"?] .... perso troppo tempo in inutili diatribe pseduo-personali, con gente permalosa che non conosco nemmeno.>>
E che ci dice dell'intervento successivo a quello cui qui invero si riferisce, ovvero il suo secondo, quello di Gio, 03/01/2013 - 19:18 , per intenderci?
Che ne dice? Tolleriamo anche quello (appunto perchè 'non conosce', ne vuole, ne 'ha bisogno', Lei.., si direbbe, perciò è licenziato ad una maggiore perentorietà di giudizio, o forse non sarebbe lecito attendersi preventivamente il contrario, appunto perchè 'forse', anzi certamente credo, 'non conosce'? Quello che sarebbe 'indubutabilmente' (dico ora io, che vorrei pure passare per il "Sig. FORSE", in ogni mia usuale o tipica esternazione in giudizio... e non per indole relativistico-scettica, ma spererei per intentato intenzionato possibile altrui dignitoso preliminare 'Riguardo umano'...) bene buttasse nel cesso dei suoi rimpianti (e da questa pagina rimuovesse!), quelli scaricati indebitamente e come se le persone qui dentro fossero la sua personale 'discarica', di 'genere' femminile - e come spesso ci è prassi invalsa constatare là fuori - magari meglio a 'libero' uso e consumo...., che ci dice di quest'ultimo suo gesto barbaramente implicito e sotteso alla sua grave penosa affermazione e su cui dovremmo noi adesso sorvolare per concentrarci sulle sue mirabili, "serie" diatribe e disquisizioni "concettualmente" ineccepibili, come lei forse crede, lei che FORSE non 'dubita' mai (nè mai in tale ridicolo interrogativo ha perso il suo tempo a soffermarsi...), in fondo, ed agli effetti, 'di sè stesso'?
Ma come intende DIALOGARE, 'COSTRUIRE', in questo modo, screditando le persone, scusandosi, alla fine, pressato da una serie di convincenti interventi, per poi altresì togliersi sprezzantemente l'ultimo sassolino dalla scarpa ma non estrema non chalance, da effettivo infido seguace di quel "cattivo silenzio" di cui si voleva discorrere, quello che FORSE assicurerebbe di condannare e perseguire così confacentemente? Sì siamo tutti "permalosi", se crede, lo creda, e se poi dobbiamo accettare le sua acrobazie di novello menestrello letterario, che fa e disfà, che si permette di giudicare con sufficenza le asserzioni altrui, chiedere venia per decenza, ma senza 'realmente' (qui la 'realtà' sembra non saporare tanto di finzione, anche se velata, abilmente mascherata, assai probabilmente) e 'penitentemente' recedere di un passo nelle sue nuove presunte raffinate distintive "conclusioni"? Se le tenga... a me, e 'forse' a noi-altri non interessano, come non interessa questo tono, questo suo snobismo di "intellettuale disoccupato" ma peggio incattivito ed alfine perfido, che non trovando niente di 'penetrabile' nel mondo se la piglia con una probabile giovane donna, colla tenue pacatezza di una novella fanciulla delle lettere ( e io, ancora noi 'forse', amiamo tali fanciulle/i, che mantengono questa freschezza e questo genuino sguardo trasognato oltre il proprio tempo e divenire cronologico, ed incapaci di 'darsi' con docilità alla sempre nutrita eclettica schiera di "gente pratica" e che farà certamente "carriera", alla gente che nel nostro bel mondo "conta" e che "mena(e menerà) le danze", queste sublimi 'danze' eh?..., anzi (costoro, perenni 'infanti')ordinariamente, intrepidamente, 'fieramente' ribellandovisi, 'sputandoci' contro, metaforicamente, e anche se poi non arriverà mai a farlo.... che siam 'signori/e', e non tanto di nome!).
Ora inserisco il mio intervento di ieri pomeriggio alle 16,15, poi mantenuto in stand by, in attesa di qualche personale ulteriore riflessione, e che spesso non guastano, specie per chi non è abituato o intenzionato ad intervenire e sempre istintivamente, radicalmente... Eppure c'è un limite, anche per noi troppo 'riflessivi' o 'cauti' o forse dediti al turpe 'ponderato sproposito'... Forse a me non sono servite (le debite riflessioni), ammetterò possibile, ma ora inoltro tutto, chiedendo una cortesia... se manco di CARITA' verso di qualcuno, verso questo Sig. da me giudicato 'inopportuno' e 'recidivantemente'.... ME LO SI DICA, che noi non vorremmo essere 'irrispettosi' con gli irrispettosi... questa è l'unica cosa che IN ULTIMA mi interessa, come alludendo a preservare quella mia potenziale intentata "insopprimibile sincerità" in incessante tirocinio cogli esistenziali personali eventi, a cui CERCO di attingere in ispirazione...
Noi il vagheggiato imprescindibile legittimo e 'corretto' "Pride" l'abbiamo forse abbandonato da un pò, perciò ci è preferibile un passo indietro e l'onesto sommesso intento di voler "andare a Canossa", che il porsi a soverchiare con sprezzo e smancerosa boria 'liquidante' le altrui considerazioni, contraffacendo sulle proprie, e i propri effettivi propositi magari, che sono sempre quelli dapprima 'non intesi', quelli con cui "invece si voleva dire" (vero?)... bene, noi da questi mendaci correnti 'usi' e condotte assai inflazionate e 'convenienti' (o forse e solo precisamente 'sconvenienti', in relazione al Bene/Vero/Giusto, se uno vuole o crede ancora che ci siano...) vorremmo restare - per quanto più ci è dato, col vostro comprensivo aiuto - intimamamente immuni ed alieni...
4/1 ore 16,15ca
<>.
Ora sig. Galasso me la spiega lei in che consiste questa "Umanità", e come dovrebbero DIMOSTRARSI questi nuovi capofila intellettuali umanisti che si comportano giustamente consonantemente, nelle prassi, in rapporto al comparto e alla nobile area di studi da loro prediletta, lei che magari spasimerebbe ora sostituirli, gli altri, i 'traviati', e soltanto in virtù del suo sottile acume di integerrimo denunziatore demolitore? Con una veemenza puramente brutale ed inaccettabile (per chiunque passi di qui e 'legga' senza "passare oltre", che non occorre essere un amico dell'interessata per sentire un moto d'animo volto a minimamente sostenerla, di fronte alla gratuità dei suoi epiteti malauguaratamente adottati) si scaglia - con un paragone che rasenta il pretto delirio - contro un sagace e pure interessante (e non credo per nulla cervellotico, anche se talora non chiarissimo, ma si tratta credo di vissuti personali per lo più, spesso inevitabilmente indicibili, e come pure si attesta) intervento di una interlocutrice e non credo certo in vena di una ribalta, come viceversa si adombrerebbe nel suo caso, pervaso com'è da un furore tutt'altro che sacro, visti poi gli approdi in ultima inopportunamente e crudelmente stigmatizzanti l'altrui legittima libertà d'espressione e di difesa (se si è attaccati così saccentemente prima, inusitatamente crudamente poi ). Forse l'ermeneuta servirebbe ora a lei, per capire realmente dove inizi o alberghi questa UMANITA', lei che ce ne ha dato così lusinghiera prova, tanto da vanificare con certe sprezzanti 'conclusioni' personali-particolari e forse la potenzialità dialogante e fruttificante di un rispettoso - se non è affatto chimera - contraddittorio. O forse dovremmo venire noi, che dell' 'umanità' non vogliamo alfine servircene come paravento dialettico, (ed umilmente vorremmo ascoltare e provare a capirne qualcosa in più, magari da chi non è arrogante, in primis, ed in particolare, forse, di fondo/?/) a prendere 'vitale' Lezione dalle lungimiranti elucubrate deduzioni e frutto della sua altisonante, alternativa, controcorrrente, "umana" Scuola? Grazie a 'Sognosondesto?' per la sensibilità e un incoraggiamento a Silvia in ordine al continuare a scrivere, si che pensiero e esistenza sempre provino a coincidere ed oltre l'idealità, nella ricerca di quella possibile Coerenza e che costituisce tutta la nostra reale e regale Dignità di Persone perenni mendicanti di Umanità, quella altrui, e per ritrovare altresì la nostra, perduta o sempre minacciata...>>

Salvatico inqui... Sab, 05/01/2013 - 16:49

1. <> "Sicuramente è stato un mio errore ... Ripeto ho sbagliato io con quelle cinque righe di contorno"
2. <> "Ma veniamo, 'brevemente', un tantino alle 24 sentenziose (e pure largamente condivisibili perchè spesso così effettive ed esperimentabili) righe che lamentano carenza di 'cura' e considerazione... si dice "La cosa ancora più grave è che la mancanza di umanità di cui parla la ragazza riguarda (presunti) intellettuali umanisti, che dovrebbero fare dei rapporti umani il fondamento della loro vita, sia personale sia lavorativa e, invece, sono solo dei viscidi opportunisti, egoisti e narcisisti, peggiori anche dei più spietati speculatori finanziari."

Alessandro Sterzi Sab, 05/01/2013 - 17:04

Solo per dare un altro spunto: io sono consapevole che lavorare in un call-center faccia davvero schifo, ma sono piuttosto restio a pensare che la frustrazione o la rabbia possano servire a qualcosa, o che la politica in generale sia la soluzione a tutti i problemi. Al di là della politica io credo esista la saggezza, e sono convinto che gli stoici o uno Spinoza abbiano molto da insegnarci ancora oggi. Bisogna avere un po' di pazienza, forse, e cercare di scorgere delle luci nella nebbia contemporanea. Va bene parlare della nebbia come fa Galasso, ma a me non basta, perchè ricerco un modo di vivere che sappia anche cogliere una speranza, o vie di fuga, se preferite. Non ci resta che amazzarci, altrimenti. E io voglio vivere.

Silvia Migliaccio Sab, 05/01/2013 - 19:00

Ritorniamo ad Ilaria, vi va?
Ho riletto, a distanza di un pò di tempo ul suo articolo. E' un grido, di denuncia è vero, ma profondamente lucido.
Ora, nel mio primo intervento, c'è un vuoto, attorno al quale ho girato, sbaglianmdo a non affrontarlo.
A un certo punto del suo pezzo, la giovane autrice rimanda al "vedere di cattivo occhio" al quale, fa ovviamente da contrappunto il "vedere di buon occhio"
Ora, il problema è: cosa vede, o meglio cosa vuole vedere, il Docente o la Docente di turno? Vede davvero chi ha davanti, o gli/le cuce addosso le sue rappresentazioni mentali, facendole passare per l'essenza della persona?
E' proprio vero che dalla scelta due docenti di tesi, o dal tema di tesi di Dottorato scelto, o da come un/una si propone per accedere ad un Master, si capisce chi ci sta davanti? E' mai possibile che nulla sfugga, e che le persone debbano essere costrette da una certa morale giudicante a "giocarsela bene" ed anticipare le mosse, sennò al minimo cenno di dissonanza, si è "fuori" ? Da buttare via? Cosa bisogna fare per essere "guardati di buon occhio"? Assecondare forse? Compiacere? Annuire? Non replicare?
Per le mie fragilità e per il mio sprofondare nelle emozioni, io l'ho pagata e la sto pagando cara. Ma rifarei tutto ciò che ho fatto, rivivendo l'esito, mille volte, almeno si ha davvero qualcosa da dire, quando si cade,per tutti. E si vede il mondo per ciò che è, con i propri occhi, senza bisogno di quegli degli altri, che magari vedono cose distorte, pensando di aver colto l'essenza dei fenomeni, capendo tutto
Ilaria, forza, hai citato Benjamin, bene, ti lascio parafrasandolo un pò e mandandoti con ciò un caloroso abbraccio: è in ciò che giunge alla fine, che riluce un germe di vita,

entrepreneur de... Sab, 05/01/2013 - 19:40

"Ottenere finalmente il mutismo del [nuovo] borghese[mentale], che sogno!"
– Léon Bloy, Esegesi dei luoghi comuni

Silvia Migliaccio Sab, 05/01/2013 - 21:16

Mi sta balenando questo pensiero: secondo voi, si potrebbe trovare quel contatto con il prossimo di cui parla Ilaria, ripensando, eticamente, a ciò che gli psicanalisti chiamano "transfert" e che quotidianamente, chiamiamo amore?
Cioè, mi spiego meglio, se ci abituassimo, con modi garbati e gentili, amabili appunto, ad affrontare le conversazioni, curandone proprio la comunicazione (verbale e non verbale), l'eleganza così, oltre ad essere esteriore, potrebbe, piano piano, essere riportata alla luce quale cosa preziosa di comune, da difendere per il bene di ognuno e di tutti....ritrovandola e riportandola. da cosa desueta, andata perduta all'essere di nuovo attuale? Si potrebbe partire da qui?

Alessandro Sterzi Sab, 05/01/2013 - 22:14

Un etica però non credo possa essere imposta dal di fuori, rimmarrebbe un che di vuoto. Cioè, non posso io imporre agli altri il modo di esprimersi, di affrontare una discussione.

Silvia Migliaccio Sab, 05/01/2013 - 22:42

Chiedo scusa, mi sono espressa male, non si tratta certo di imporre qualcosa ma, ecco, invitare. Per comunicazione intendo non solo quella verbale, non faccio solo riferimento allo scrivere, ma anche, e sopratutto, il modo di porsi di fronte a qualcuno,che in quanto tale è personale e quindi particolare in ognuno, ma che, in quanto veicolo di transito di messaggi, emozioni, pensieri, potrebbe essere ripensato. Ci si pone infatti molto di rado, credo, la domanda degli effetti emotivi ed affettivi che il nostro comportamento, le nostre parole e i nostri silenzi hanno su chi ci ascolta e/o si rapporta a noi, tanto ora c'è, e alla fine della conversazione non più e si può andare avanti tranquillamente con la propria vita....è questo che trovo insopportabile del vivere d'oggi.

Silvia Migliaccio Sab, 05/01/2013 - 23:17

"8...) L'annunciarsi di una nuova immagine nel lento tremolio di quella che si allontana" (Benjamin).
Grazie al commento sopra, mi invita a soffermarmi.
Credo che sia proprio ciò che ci è accanto, ciò che ci è più vicino a non essere visto, per vedere ci si allontana, si vede quando è troppo tardi, e non si può vedere quando è troppo presto.
Non resta allora che aspettare, stare in attesa, stare accanto, ascoltare.
Ma ormai questo è considerato, nella nostra società della prestazione, come "tempo morto" inutile, uno spreco d'esistenza.
Lo stesso spreco d'esistenza che secondo Benjamin è l'amore.

Mario Galasso Sab, 05/01/2013 - 23:35

@Salvatico inquietus:
Non ho chiesto venia a nessuno. Ci mancherebbe anche che mi sentissi in dovere di farlo. Come dice lei, "non recedo di un passo". Non ho disfatto nulla, ho fatto semplicemente autocritica, perché ho impostato male il discorso, credendo – ingenuamente – che i lettori fossero in grado di capire il fulcro del messaggio. Le mie cinque righe erano un modo per dire: “C’è una generazione che va al macello e si sta qui a citare filosofi, invece di proporre soluzioni”.
Ripeto, ho fatto autocritica perché ho dato, a gente come lei, l’alibi per non rispondere e per continuare a fregarsene dei problemi reali. A quelli come lei ho offerto sul piatto d’argento l’occasione per continuare a vivere nella vostra beatitudine e nel vostro colpevole “silenzio”.
Non le interessano le mie conclusioni, non perché trova le mie cinque righe sbagliate, ma perché non gliene frega niente dei problemi reali e non vuole lottare per cambiare le cose. Non inventi la storia che non merito considerazione perché ho scritto cinque righe di contorno. E più continuate a polemizzare su queste cinque righe, più mi date ragione. Altro che “novello menestrello letterario”.
Come mi si dà ulteriormente ragione scrivendo commenti come il suo, che necessitano non di ermeneutica ma di un’intera opera di esegesi biblica. E poi lei accusa me di “snobismo intellettuale”? Ma rilegga ciò che scrive.

La cosa vergognosa è calunniare i miei interventi facendoli passare per sessisti. Lei tira in ballo il “genere femminile”, dicendo che io scarico i miei rimpianti sulla mia “personale 'discarica', di 'genere' femminile". Basta rileggere i miei interventi, per scoprire che non c’è alcun intervento di tipo sessista, né esplicito né implicito. Il mio discorso è stato completamente neutro. Non so nulla di Silvia e, volutamente, non voglio sapere nulla, età, professione, ecc., per dimostrare che non era una critica personale ma solo un modo per dire, mi ripeto: “C’è una generazione che va al macello e si sta qui a citare filosofi, invece di proporre soluzioni”.
Se non si hanno argomenti, sarebbe meglio non inventare accuse infamanti, visto che basta saper leggere l’italiano per capire che non ho fatto alcun riferimento di ‘gender’ o sessista. Per mia fortuna, scrivo in maniera comprensibile e non ho bisogno né di esegeti né di ermeneuti.
Anche il riferimento ai rimpianti è falso. Non ho scritto di rimpianti. Anche perché non ho. Ho fatto quello che dovevo fare nella vita, senza rimpianti. Evidentemente non è sufficiente e mi batto per cercare altre risposte.
Risposte che qui quasi nessuno si è sforzato di cercare, visto che molti sono stati capaci di parlare solo di cinque mie righe di contorno e non di problemi reali.
Ripeto il mio “delirio”, come lo chiama lei:
«Il dramma sociale è proprio in questo. La mancanza di risposte alle altre 24 righe, che sono il fulcro del discorso, è paragonabile all'indifferenza e "alla mancanza di risposta da parte dei nazisti". Ogni generazione ha il suo Auschwitz».
E questo vale per tutti gli indifferenti, in primis per lei, che ha scritto centinaia di righe contro di me, senza preoccuparsi minimamente di una generazione ‘sterminata’ dallo status quo.

Tra le poche eccezioni, l’intervento di Adrio Cesi che coglie nel segno.

Lungi da me, proporre come dovrebbero "delinearsi i nuovi capofila intellettuali umanisti". Dicevo solo che lo squalo della finanza è considerato tale e disprezzato da tutti, l’umanista fa il superiore, ma poi è un ipocrita, egoista, opportunista, arrivista che bada solo ai propri interessi. E non ci vedo alternativa.

Per questo che porre qui – dove "sono rimasti solo i professori universitari che ne fanno la loro personale vetrina e i loro studenti" (Adrio Cesi) – certe questioni è come cercare rifugio nella tana del lupo ed è un modo, seppur involontario, di «'darsi' con docilità alla sempre nutrita eclettica schiera di "gente pratica" e che farà certamente "carriera"».

Evitare di finire dritti in bocca al nemico (e saperlo riconoscere) è la mia prima proposta per cambiare le cose.

P. S.
Vedo che Silvia (ma anche se fosse stata un uomo non cambiava nulla) non ha abbandonato l’osso, ed è così che si fa. Ci mancherebbe altro che ci si ritiri per una critica, nemmeno personale ma ‘virtuale’.
Ovviamente non sto chiedendo scusa a nessuno, perché non devo scuse a nessuno.
Inoltre mi sembra che Silvia si sappia difendere da sola e non abbia bisogno di decine di avvocati difensori.
Voglio anche rispondere alla sua domanda, su Dottorati o altri concorsi universitari:
«Cosa bisogna fare per essere "guardati di buon occhio"?».
Bisogna essere raccomandati. La fragilità, le emozioni e, spesso, anche la validità dei lavori presentati contano meno di quanto pensi.
Riflettici bene.

Federico Moro Dom, 06/01/2013 - 05:43

A nessuno di voi, ivi compresa l'autrice dell'articolo, vengono mai in mente cose come il senso del limite e del ridicolo? Questo risentimento vittimista pensate vi porterà da quache parte? Non trovate che infliggere ai comuni lettori di doppiozero i vostri borborigmi, il vostro benaltrismo livido, i vostri paralogismi, il vostro piagnisteo, sia un atto di puro narcisismo per nulla "politico" nonostante le vostre pretese? Ma perché non scrivete semplicemente un pezzo che racconti con minima onestà intellettuale le vostre disgrazie e non vi sottoponete, voi, sul vostro maledetto blog magari, al martirio dei commenti fegatosi e magari a qualche reazione di buon senso?
Quanto al paragone tra il silenzio dei boia nazisti ricordato da Levi e le peripezie accademiche dell'autrice a lei chiedo con molta semplicità: ma ti rendi conto di ciò che dici? Sei consapevole dell'assurdità, peggio, dell'oscenità del tuo argomento? Mi dai una risposta?

Ilaria Moretti Dom, 06/01/2013 - 10:50

Infrangere il silenzio, in questo caso, è già un gesto d'educazione e di rispetto: per questo ringrazio chi ha scelto di esprimere il proprio pensiero, nonostante tutto. A volte una condivisione partecipata è quanto basta a sentirsi un po' più uomini tra gli uomini, ristabilendo una forma di calore.
Quanto al Signor Moro, io non ho fatto un paragone tra quello che mi è accaduto (e che mi sta accadendo) e primo Levi, ho solo parlato di varie forme di silenzio, varie forme di umiliazione, nel piccolo (come nel mio caso) e nella tragedia (il caso di Levi). Basterebbe leggere con un po' più di attenzione.

Silvia Migliaccio Dom, 06/01/2013 - 12:17

Grazie, Mario Galasso,
Non è un ringraziamento ironico, grazie davvero. Eccetto alcune derive nel nostro confronto, la fine, il tuo ultimo commento mi ha fatto molto piacere. Ed accolgo il tuo invito a riflettere, sul quale comunque mi trovo a fare i conti da due anni.
Hai ragione tu. Bisogna essere raccomandati, o comunque, come sottolineavi, avere le circostanze dalla propria parte: ad esempio, laurearti con la persona giusta, che, guarda caso, proprio quell'anno è in Commissione di Dottorato e ti vuole perchè condivide il tuo Progetto...oppure entrare nelle grazie di qualche altra persona influente, annuire ed assecondare come un mulo a tutto ciò che dice, per entrare in circuiti dove il lavoro, se non c'è, magicamente spunta fuori perchè ti sei ingraziato chi ha "le mani in pasta" diventando suo amico/a.
Credimi Mario, so cosa vuol dire sentirsi dei vermi pur non essendosi comportati come tali, so cosa vuol dire sentirsi frustrati e stanchi e trovarsi a maledire tutto e tutti, compreso il cervello su cui avresti pensato di poter contare e invece vorresti buttare nel cesso.
Non mi devi chiedere scusa, di niente. Mi hai fatto bene.
Ciao e coraggio!

Silvia Migliaccio Dom, 06/01/2013 - 12:26

Ah, dimenticavo: per quanto riguarda la fragilità e l'emotività, l'ho capito che non serve a niente. Contano sangue freddo e mente lucida, già, e come mi è stato detto, essere tra coloro "con un'alta priorità" ma, non mi devo preoccupare, a detta di questo ex commissario di Dottorato, non mi devo preoccupare, se voglio proprio fare qualcosa, c'è sempre l'Opus Dei che mi dà una mano... l'importante è crederci.....

Silvia Migliaccio Dom, 06/01/2013 - 13:15

Uh, e che dire, (a me è capitato, recentemente, per ben due volte, in circostanze diverse, lo sottolineo) quando ti vien detto, "è il GIUDIZIO INSINDACABILE della Commissione...
Più cattivo silenzio di questo non-silenzio, a parer mio, non ci può essere.
Come dire: zitta, muta e "mosca" che è già stato decretato chi sei e cosa ti spetta sulla base di ciò che abbiamo visto....E poi il gelo....
(anche se, talvolta, come mi è accaduto, basta anche solo un Docente, rimasto essere umano amabile, ad infrangere il silenzio, anche se si tratta solo di una piccola incrinatura al vetro freddo del Sistema, che fende il tutto, facendoti sentire, come può, il suo dispiacere, con un sorriso (di partecipazione).
Perchè devo cadere in depressione, dubitare di me, incattivirmi, perchè?
Eppure non mi sento così imbecille, certo emotiva, ipersensibile forse, ma non imbecille, dovrei forse rinnegare me stessa per somigliare a qualcun altra più "socialmente accettabile"?

Anonymous Dom, 06/01/2013 - 14:47

Buongiorno. Mi permetto di intervenire per chiedere un attimo di attenzione sulle parole di Federico. Scusate, ma non credo si possa continuare a parlare davvero senza chiarirsi su un punto: c'è speranza, individuale e collettiva e culturale o mettete voi la parola, e quale speranza ?, se dalle scuole escono spesso persone alle quali non vengono dati strumenti di lavoro culturale, appunto, oppure sensibilità, attenzione, umiltà necessari a non ricadere nello stesso meccanismo di miopia e ingiustizia del quale, poi, sono o si sentono vittime? Mi spiego meglio: se fossi un docente , e non lo sono, ho 24 anni e sto lavorando alla tesi di specialistica , non penso farei alcuno sconto a chi giustappone come se niente fosse il silenzio nei salotti televisivi, quello dei notabili o baroni universitari, quello dei Kapò nei lager. Non potrei soprassedere su un punto del genere perché farei un danno allo studente che avrei di fronte. Si tratta di un errore grossolano sotto tutti i punti di vista, dello stesso genere , per intenderci anche se di parte opposta credo, di errore per cui è stato possibile che una persona come Don Milani venisse portata ad esempio da certa destra in anni recenti. Non si può fare così, devo come studente capire che non posso scomodare la storia mondiale e il '900 , ancora interrogante, sintetizzando il tutto come 'il caso di Levi' e farne la premessa ad un articolo sulle precarietà e le ingiustizie del sistema universitario ecc. Se Levi fosse vivo cosa penserebbe, cosa proverebbe dentro di sé? Ma 'è vivo', ( la morte di milioni di persone, prima ed ora, è 'cosa viva' ) , ed io mi sento sotto il suo sguardo, e ad un uomo che ha vissuto quella vita, scritto ciò che ha scritto , morto sotto i nostri occhi , io non posso rivolgermi così, non posso chiedergli di avere questo tipo di pazienza per me che sono un niente pur con tutte le mie angosce. Nel contempo, sempre se fossi un docente, un professore , mi sentirei responsabile del fatto che io, come docente, non avrei saputo evitare che nella testa di qualsivoglia studente, prendessero piede certi modi di affrontare la realtà e di utilizzare la Storia o la vita degli altri in maniera impropria ( ma, confesso, concordo con Federico, la parola giusta è 'osceno') . Se noi, presi dalle nostre biografie non sappiamo più distinguere tra noi, piccoli, poca cosa, puntini di niente e chi ha dato la vita, ad esempio, chi ha subito orrori inenarrabili, se noi non facciamo attenzione a riferirci con estrema cautela e un grande 'amore' a chi quegli orrori li ha subiti, credo che contribuiamo proprio al cattivo silenzio che si accompagna al cattivo ascolto. Ilaria, credo che Federico abbia letto con attenzione, molta attenzione e che ti stia richiamando al semplice fatto che se Primo Levi e tutto ciò che personalmente faccio fatica anche a nominare ( e senza bisogno di partecipare alle gite sociali in visita ai campi di concentramento, una pratica che a mio avviso ha contribuito a rendere tanti ragazzi insensibili 'alla' Storia, 'La' -non una delle tante- che tu hai evocato), se tutto questo ci bruciasse sulla pelle quotidianamente come una ferita senza rimedio , non riusciremmo a ridurlo ad una piccola introduzione per spiegare una realtà che sì. è dura e difficile, quella che stai vivendo, quella che vive Mario ecc, ma incomparabile, non accostabile proprio per rispetto minimo a quelle persone, alla Storia, alla morte.
Ci abituano così in quella pratica funesta delle "tesine" , ho avuto dei litigi furenti con compagni che "Io faccio la tesina sull'Olocausto". Possibile che non ci si accorga del disastro che si fa non opponendosi a queste pratiche? Certo che a volerla mettere giù dura poi si ha tutto da perdere, perché ci sarebbe da far saltare i banchi in sede d'esame, ci sarebbe da buttare in faccia i libri a certi docenti il cui silenzio , quello che verrà dopo, quello che ci impedisce di avere il dottorato o trovare un posto di lavoro, non è che la logica conseguenza del non essere stati capaci di pungolarci e renderci migliori prima, molto prima, quando dovevano insegnarci ad indignarci. E non, non solo, per le risposte che non danno a noi ma per come , nelle università e nelle scuole , si andasse massacrando la possibilità che le vite degli altri che han dato la vita fossero la risposta e non ridotte ad argomenti da tesine o cappelli introduttivi al diario delel nostre ambasce negli anni con due zeri.
Scusate ma , confuso, è ciò che sinceramente sentivo di dirvi.

entrepreneur de d. Dom, 06/01/2013 - 15:38

"Il mio silenzio è la mia parola" (L.Bloy)

Anony Dom, 06/01/2013 - 16:32

.Buonasera.Che ne pensate della possibilità di creare un collegamento tra questa pagina e quella di Franco Arminio Letterina alla Befana , risalente ad un anno fa? Si, si devia , ma me l'ha ricordato l'imprenditore di..( non si legge il resto) che ha scritto sopra la frase di Léon Bloy, che purtroppo , come la maggiorparte di tutto, non conosco.

Mario Passirano Dom, 06/01/2013 - 16:38

Caro Anonymous del 6 gennaio, sono d'accordo con Lei sulla faciloneria con la quale ci si appropria di eventi drammatici (Olocausto) e di eroi civili (don Milani) spostandoli come pedoni nella partita a scacchi delle proprie polemiche. Tuttavia La invito a non considerare la nostra epoca meno drammatica solo perché l'entità del disastro non è suffragata da cifre iperboliche di corpi morti. E' drammaticamente (sottolineo il drammaticamente) facile fare la conta dei corpi. Lei stesso fa riferimento a quel modo scontato, di routine, di rapportarsi a quegli eventi: tesine, scampagnate di blando impegno civile a Auschwitz.
E' un po' più difficile fare la conta delle anime massacrate da un sistema di vita in cui l'interiorità e tutto ciò che non è comunicabile con la facilità del cinguettare in Twitter, viene relegato in un angolo e considerato inesistente. Guardi che le strade e le case e le fabbriche ne sono pieni di questi cadaveri di anime. Non hanno più niente da fare in questo tipo di vita, aspettano che passi il tempo. Parlo dell'anima degli uomini ma potrei parlare di paesaggi, di paesi, di piccole attività economiche e commerciali che fino a pochi decenni fa prosperavano conservando una traccia di presenza e finalità umana.
Mi permetto, forse per via dell'età, di chiederLe attenzione per questo massacro silenzioso e a non considerarlo inesistente solo per la scarsità di testimonianze. Quando accadde quel che accadde agli ebrei e agli oppositori del sistema nazifascista, sopravvivevano vitalissime forme di opposizione, strumenti intellettuali di rivolta morale, formazioni politiche temprate al fuoco della rivolta. Oggi e qui regna un cattivo silenzio, dove anche chi avrebbe mezzi intellettuali e l'età giusta per esprimersi e dare lezione di libertà di pensiero, preferisce tenersi al riparo per non rovinarsi la prossima intervista o la medaglia di un Meridiano di fine carriera,
Lei ha citato Primo Levi, Anonymous. Allora mi permetta di ricordarLe che il curatore dell'opera omnia di Levi in Italia, dal quale ci aspetteremmo il livello consapevolezza che Lei giustamente pretende da chi insegna, è lo stesso che per interpretare la realtà attuale volge il suo acume ermeneutico all'analisi delle variazioni del colore delle giacchette della signora Angela Merkel.
Non so se a Lei questo basti per giudicare l'entità del disastro. A me sì. Tanti auguri per i Suoi studi per i quali mi auguro il raggiungimento di quella libertà che fa sicuramente perdere occasioni ma che fa anche perdere il fiato, come alla fine della corsa più bella.

Anonymous Dom, 06/01/2013 - 16:46

Vede Mario, sì, è così e aspettavo che fosse qualcun altro a dirlo, Lei d esempio. Quanto a me so bene di cosa parla perché Lei allude a qualcuno che ben conosco essendomi docente in università. E con questo ora taccio perché mi sa che mi son giocato la dignità non avendo il coraggio di firmarmi per ovvie ragioni: paura di ritorsioni.

Anonymous Dom, 06/01/2013 - 16:54

Scusi, Mario, intendevo "che fosse qualcun altro a dirlo così bene".Buonasera.

© 2013 doppiozeroISSN 2239-6004