Ragazzo, non fare il giornalista!

Avete mai visto un diciottenne con un quotidiano in mano? Pensateci: avete mai visto una persona fra i quattordici e i venticinque anni entrare in edicola? Se è successo, avete assistito a una rarità.

Non si tratta di criticare gli adolescenti di oggi e il loro presunto disinteresse verso la cultura. Tra quelli della loro età, chi si vuole informare e intende leggere le notizie (e ce ne sono) lo fa su internet. Gratuitamente.

 

A nessun ragazzo passerebbe mai per la testa di andare in edicola ad acquistare un quotidiano. Perché farlo? Le notizie sono lì, gratis sul computer e sul cellulare. Siano essi appassionati di calcio o perché no, vogliano interessarsi per la prima volta alla politica o agli affari esteri (esiste ancora questo tipo di giovani, anche ai giorni nostri, e non bisogna metterlo in dubbio), lo farebbero su internet. Mai e poi mai andrebbero in edicola a comprare la Gazzetta dello Sport, la Repubblica o Internazionale. D’altronde sono tutti e tre accessibili su internet. Certo, hanno alcuni contenuti a pagamento, ma quello che lasciano disponibile gratis sulla rete è più che sufficiente per chi ha un interesse superficiale su un argomento. Ed è proprio questo il tipo di lettore che è andato perduto. Quello che comprava il quotidiano solo ogni tanto, che lo prendeva per informarsi e approfondire un determinato fatto del giorno precedente.

 

Oggi come oggi, perché si dovrebbe acquistare un giornale per leggere la descrizione dello scoppio di una bomba in Siria, quando un video dell’accaduto è su YouTube due ore dopo il fatto? Perché prendere un giornale sportivo il giorno successivo a una partita dopo aver osservato ogni gol in diretta, guardato i replay in streaming e letto le interviste sui siti?

Se queste domande suonano ormai retoriche anche a chi è più avanti con gli anni, figurarsi per i cosiddetti “nativi digitali”, in pratica tutti i nati negli anni ’90, per i quali il computer è da sempre l’oggetto essenziale.

 

Ciononostante, c’è sempre qualcuno che ribatte a queste domande con “Sì, ma il fruscìo della carta…” oppure “Beh, ma il piacere del quotidiano sull tavolo!”. Ebbene queste persone ci sono ancora, è vero, ed è proprio con queste che si mantengono i quotidiani. Una volta scomparso questo modello di lettore (a volte è meglio essere macabri che ingenui) non ci sarà nessun cambio generazionale. Nessuno di quelli abituati al giornale di carta sta trasmettendo questa passione al figlio. Per quale motivo dovrebbe farlo? Se il figlio è interessato a certi argomenti li cerca su internet, non c’è alcuna possibilità che rimanga a corto di notizie. Grazie alla vastità del web, non esiste questo rischio.

 

Associare il massiccio utilizzo di internet e del computer ad un affievolirsi dell’interesse verso la cultura nella maggior parte dei giovani di oggi è uno sbaglio da non fare.

 

 

L’errore, inconsapevole si presume, è aver permesso sin dall’inizio della diffusione reale del web, nei primi anni duemila, che le notizie fossero gratis. La musica non lo è mai stata, e l’idea che procurarsela gratuitamente fosse illegale non è mai venuta meno. Questo non ha impedito che la pirateria degli album mettesse in crisi il settore delle case discografiche, ma per loro fortuna sussiste tuttora, anche fra i più giovani, la convinzione che scaricare musica costituisca un illecito. E, infatti, capita ancora oggi che gli album, soprattutto in formato digitale ma anche cd, siano acquistati regolarmente nei negozi, online e non. Andate in quei grandi centri multimediali, come le librerie Feltrinelli o le Fnac, e visitate il reparto musica. Troverete ragazzine che acquistano il cd di Emma Marrone e di altri idoli pop e qualche ragazzo che ascolta l’ultimo cd rap. Ora spostatevi nel reparto edicola che questi grandi magazzini molto spesso hanno. Nessuno sotto i trenta anni.

 

Non so chi abbia deciso che avere informazioni, siano esse semplici cronache di un fatto (come ad esempio un lancio di agenzia) o articoli approfonditi (da un’analisi politica alla recensione di un film), doveva essere gratis, ma così è stato. E così rimarrà d’ora in avanti. Non si può tornare indietro.

 

Si è tentato di mettere limiti alle pagine visitate sui siti dei quotidiani, di chiudere i siti ai non abbonati, di promettere determinati contenuti solo a chi paga le sottoscrizioni, ma l’ampiezza di internet è tale che l’informazione cercata si può sempre e comunque trovare gratuitamente.

Un abbonamento online ad un giornale lo faranno solo i meno avvezzi all’uso del pc, quelli che, paradossalmente, fino a poco tempo fa compravano ancora il giornale in edicola.

 

Per questi motivi non esisterà più una nuova e numerosa base di lettori abituali di quotidiani. L’informazione ora è gratis, non si può sfuggire a questo teorema.

Tutta questa lunga premessa per arrivare al punto: non studiate per fare il giornalista. Oggi come oggi, è il mestiere meno produttivo e vantaggioso da fare in Italia.

 

Fra il necrologio della stampa e quest’ultima sentenza ho già detto una quantità di cose negative non indifferente. Allora fatemi aggiungere la controparte positiva: la soluzione esiste. Si può vivere scrivendo, ci si può mantenere in maniera dignitosa usando la lingua italiana come punto di forza del proprio mestiere.

Io, che come molti sognavo di fare il giornalista vecchio stile, a ventinove anni ho uno stipendio che molti dei miei coetanei non hanno. Al sogno di entrare in redazione al pomeriggio per il giornale che sarebbe andato in stampa la notte ci ho rinunciato da tempo. E sono contento di averlo fatto, perché quella possibilità non esiste più.

 

Se il vostro sogno è quello di varcare le porte di una grande redazione spaziosa, stile uffici del New York Times, avere una scrivania personale e scrivere un articolo al giorno per il quotidiano dell’indomani, allora il mio consiglio è quello di svegliarvi. Non è possibile. Dovete accettare questa verità.

 

 

Esisteranno ancora in futuro questo tipo di redazioni “old school”, questo è più che probabile, ma saranno sempre di meno e sarà sempre più difficile entrarvi. Con numero minore, intendo che è probabile che in Italia ce ne saranno tre (i due mammut nazionali più il mammut rosa sportivo) più altre tre di settimanali o mensili. Troppo drastico?

 

Analizziamo gli altri casi:

 

- I giornali locali e medio-grandi. Innanzitutto, e spero che questa non sia una sorpresa per nessuno, ormai questi quotidiani hanno redazioni piccole, ridotte al massimo a dieci persone “fisse” più la solita marea di collaboratori pagati niente. Quando si parla di rinnovamento dell’informazione si citano sempre i nuovi aggregatori à la Huffington Post, ma ci si dimentica spesso dell’informazione locale su internet. Ormai anche le città più piccole hanno uno o più siti o blog d’informazione dedicati agli avvenimenti locali, aggiornati con costanza e più volte durante la giornata. Il creatore del sito, che spesso non ha nulla ha che fare con l’informazione, guadagna grazie ai banner di pizzerie del luogo e officine. Con questi riesce a tirare su uno stipendio solo, per lui. I contenuti sono scritti da giovani redattori non pagati. I tempi degli uffici dei quotidiani nei piccoli paesi di provincia sono destinati a finire, dato che non hanno più ragione di esistere.

I giornali locali e quelli mediamente diffusi (dal Messaggero alla Nazione, passando per Il Secolo e il Mattino) è probabile che lancino dei siti internet per provare a restare in vita. Ma in queste nuove e minuscole redazioni online si assume raramente, magari al momento dell’apertura, e spesso vi vengono integrati gli avanzi della carta stampata. Possibilità di assunzione: zero.

 

- I giornali nati online, vedi Il Post, Blitz Quotidiano, Lettera43 e simili. Contano su una redazione di solito composta anch’essa da massimo dieci persone (arrotondando per eccesso). Pagati spesso con contratti a progetto a cifre che arrivano giusto a mille euro, i redattori di questi giornali raramente restano per più di tre anni nello stesso posto e comunque mai arriveranno a prendere uno stipendio paragonabile a quello della loro controparte cartacea. Sono siti che vivono di pubblicità online, che permette solo incassi minimi.

 

 - Le riviste settimanali e mensili: più colpite dalla crisi editoriale rispetto ai quotidiani, hanno dovuto subire la mancata rinnovazione dei contenuti. Sfogliate una rivista su carta: vi stupirete nello scoprire che gli autori di molti degli articoli più lunghi hanno nomi stranieri. Perché sono semplici traduzioni.

Da Vanity Fair a Di più, i magazine non vendono più perché offrono, come è normale che sia oggigiorno, gran parte dei contenuti sul web.

 

Dato che la pubblicità sul web (e questo vale per tutti i siti) paga molto meno di quella online (anche in questo caso non si capisce il perché: nessuno si è mai lamentato della pubblicità in tv o sulle riviste, ma se sul web il banner è invasivo o copre tutta l’homepage, orde di commentatori minacciano di abbandonare il sito) una redazione per soli contenuti web sarà composta da molti meno giornalisti del suo corrispettivo su carta. Meno delle metà.

 

Per quanto riguarda le riviste di gossip e simili, che sono necessarie come tutte le altre, non fatevi ingannare dal proliferare di nuove uscite. Servono solo a nascondere i fallimenti di quelle che le hanno precedute e nei colophon troverete sempre le  stesse persone.

 

 

Altro destino comune ai giornalisti di oggi è seguire un percorso simile. Studiano per diventare pubblicisti e professionisti (e gli ordini professionali, in un contesto come quello appena descritto, hanno sempre meno ragione di esistere), cominciano a fare gavetta in siti di informazione locale senza essere pagati e poi finiscono a scrivere gratis per qualche sito magari più letto e visitato, dove vengono pagati pochissimo o illusi con la scusa della visibilità.

Fare la gavetta è un periodo dovuto e necessario per imparare qualsiasi mestiere. Che questa gavetta continui fino a trent’anni o che diventi mestiere senza essere però adeguatamente retribuita, è un’idea falsa e malvagia alla quale non bisogna sottostare.

 

Come spero sia chiaro, non sostengo che la figura del giornalista scomparirà. Ci saranno meno giornalisti, ma ce ne saranno.

Il punto è che entrare nelle redazioni sarà sempre più difficile, sempre simile a vincere una lotteria.

I posti rimasti nelle vecchie redazioni saranno naturalmente mantenuti da chi già li occupava e quelli dei nuovi siti online andranno ai licenziati dai suddetti quotidiani. E si tratta di gente dai quarant’anni in su, quindi non si può nemmeno sperare per che vadano in pensione a breve, anzi.

 

Insomma non c’è posto per nuovi giornalisti. Lo dico perché è quello che avrei voluto sentire anch’io, due o tre anni fa, quando ho cominciato a prendere in considerazione l’idea di fare il giornalista come mestiere. Avrei preferito che qualcuno fosse stato sincero, invece di continuare a leggere editoriali e analisi dove i numeri drastici e inopinabili dei cali di vendite e guadagni nel mondo dell’informazione vengono - chissà perché - sempre bilanciati con false speranze per il futuro.

Forse la ragione è che sono scritti da chi il lavoro come giornalista l’ha trovato nel passato e dell’assenza cronica di occupazione degli ultimi anni è solo osservatore e non vittima. Le loro analisi sullo status attuale del giornalismo sono troppo oggettive, mentre io ho scelto, in questo articolo, di dare una visione soggettiva. Possono essere utili anche sensazioni e pensieri personali per comprendere una situazione.

 

Ora, non venite a dirmi che voi ce l’avete fatta o che invece avete letto che i numeri di un determinato giornale stanno risalendo. Non lo metto dubbio, è sicuramente vero. Ma si tratta di un’eccezione, di una mosca bianca. E, se qualcuno di voi vorrà rispondere, vi prego di non parlarmi dell’ultimo meeting sui nuovi media (ormai ogni settimana c’è un meeting/festa/happening sul giornalismo) dove una volta Luca Sofri intervista Gianni Riotta, e la successiva Gianni Riotta intervista Luca Sofri, dove modera Riccardo Luna e poi invitano Arianna Huffington e Vittorio Zucconi e dove, insomma, alla fine va tutto bene e si scopre che una soluzione c’è. Ecco, non è così. Mentono oppure non lo sanno. D’altronde loro stessi rientrano nella categoria di giornalisti moderni senza però esserlo realmente, avendo fatto la gavetta nella carta stampata quando ancora godeva di buona salute. L’arrivo di internet è stato per loro un passaggio, non il punto di partenza.

 

Non esiste al momento una richiesta dal mercato di nuovi giornalisti.  Chi nel 2012 lavora come giornalista, con uno stipendio e un contratto duraturo, è probabile che lo faccia anche per meriti di anagrafe.

Come ho detto però, si può ancora scrivere per vivere. Non è facile, e non è bello come essere inviati all’estero o vedere la propria firma su un pezzo di carta in edicola. Ma si può fare. Se interessa, nel prossimo articolo vi spiegherò quale metodo ho trovato io.

 

Intanto, però, raccontatemi nei commenti le vostre esperienze di giornalisti, parlatemi di quello che avete passato e soprattutto delle idee che avete per portare avanti questo mestiere.

Attenzione, non ho detto “aspiranti” giornalisti, come si usa definirci. A trent’anni e oltre un mestiere lo si è imparato, e se non riusciamo ad acquisirne i meriti e gli onori non è per forza colpa nostra.



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Commenti: 21

Anonymous Ven, 14/09/2012 - 17:19

notizie gratis? da quando? le notizie gratis sono quelle che creano allarme sociale forse ? quelle manipolate forse, poi di pubblicitá la testa piena.... poi in fondo mi dica una cosa fra me e lei, ci sono ancora dei giornalisti in giro ? mi faccia il piacere e scenda in terra!

Licia Ven, 14/09/2012 - 23:29

Il paragone tra musica e notizie è improprio: le notizie sono il nutrimento dell'alternativa democratica. Pensare di pagarle come un divertissement è fuori luogo. Le notizie non sono cultura: sono politica e democrazia, e la politica e la democrazia sono luoghi comuni, appartengono a tutti, non solo a chi li paga. Se non le danno i giornalisti pagati, arriveranno comunque, perché i fatti non si possono impedire. E' finito il tempo in cui i fatti erano alla portata solo di chi poteva pagare un quotidiano: oggi i fatti sono di tutti. Al massimo siamo disposti a pagare l'approfondimento, ma manco sempre e non certo per tutto. Ci sono blogger molto migliori di Francesco Merlo o di Pigi Battista, che lavorano gratis e dicono cose più sensate e lucide.

Sergio Frigo Sab, 15/09/2012 - 01:34

Complimenti per la lucidità, da parte di un giornalista "maturo" e (dunque) garantito. Da un paio d'anni affianco al mio lavoro cartaceo la gestione di un blog (oltre a una presenza sui social network), mi serve per ricostituire l'"audience" perduta in questi anni sulla carta. Inoltre sperimento livelli di tempestività, autonomia, interattività, multimedialità che non conoscevo e che trovo molto stimolanti: ricadute economiche, in compenso, zero, ma per fortuna lo stipendio ce l'ho.
Aggiungo un'osservazione qualitativa a quanto hai scritto: purtroppo a questa situazione corrisponde una caduta verticale del livello dell'informazione. Con le dovute eccezioni, sui siti di notizie si trovano le stesse notizie di agenzia, gli stessi comunicati appena mascherati da servizi, le stesse recensioni diffuse dagli uffici stampa: comunicazione promozionale piuttosto che vera informazione. E i lettori si accontentano: d'altra parte se non pagano (per un'informazione vera) non possono nemmeno protestare per quella fasulla, ammesso che la sappiano riconoscere. E questo è un bel problema per la democrazia.
Aspetto con interesse la seconda puntata.

Sergio Frigo Sab, 15/09/2012 - 01:34

Complimenti per la lucidità, da parte di un giornalista "maturo" e (dunque) garantito. Da un paio d'anni affianco al mio lavoro cartaceo la gestione di un blog (oltre a una presenza sui social network), mi serve per ricostituire l'"audience" perduta in questi anni sulla carta. Inoltre sperimento livelli di tempestività, autonomia, interattività, multimedialità che non conoscevo e che trovo molto stimolanti: ricadute economiche, in compenso, zero, ma per fortuna lo stipendio ce l'ho.
Aggiungo un'osservazione qualitativa a quanto hai scritto: purtroppo a questa situazione corrisponde una caduta verticale del livello dell'informazione. Con le dovute eccezioni, sui siti di notizie si trovano le stesse notizie di agenzia, gli stessi comunicati appena mascherati da servizi, le stesse recensioni diffuse dagli uffici stampa: comunicazione promozionale piuttosto che vera informazione. E i lettori si accontentano: d'altra parte se non pagano (per un'informazione vera) non possono nemmeno protestare per quella fasulla, ammesso che la sappiano riconoscere. E questo è un bel problema per la democrazia.
Aspetto con interesse la seconda puntata.

Sascha Sab, 15/09/2012 - 13:21

Un tempo solo una ristretta elite professionale aveva il potere di mentire, calunniare, offuscare, distorcere, gonfiare, depistare e marchettare, sui giornali o in tivù o via radio.
Ora questo potere - mentire, calunniare, offuscare, distorcere, gonfiare, depistare, marchettare - è nelle mani di tutti, e gratis.
Il cambiamento è certo; che sia positivo o meno si può discutere.
L'unica cosa certa è che 'Internet è il Regno della Verità' è una sciocchezza cui credono solo persone infami.

andrea d'amore Sab, 15/09/2012 - 13:43

i ho vent'annni e come scelta universitaria ho optato per filosofia.
da un mese ho aperto un blog e da poco meno di un mese, mi sono ritrovato a collaborare con un blog e un sito a titolo gratuito e guadagno grazie alla pubblicità di google adsense.
Io non cerco ora come ora del guadagno,cerco invece di capire come posso sfruttare il fenomeno di internet a mio vantaggio, come poter trasformare questa professione in qualcosa di concreto.
Per mie scelte personali vorrei spostarmi in Germania o in Inghilterra e studio anche per questo. Il suo articolo analizza alla perfezione anche se dal punto di vista soggettivo la realtà.
Io credo che seguire le proprie passioni sia la cosa migliore da fare sempre, uscito dal liceo le scelte di molti miei ex colleghi sono state tutte su professioni troppo alte a parer mio e inarrivabili, tutti vogliono fare il medico per farla breve. Non voglio dire che sia impossibile, ma obiettivamente è altamente improbabile anche solo entrare per molti di loro in tale facoltà.
Detto questo io ovviamente ammiro più la mia scelta cioè seguire quello per cui mi sento portato, ora come ora non penso di sapere dove tutto questo mi porterà, ma dal livello di estrazione sociale e di base familiare da cui derivo posso dirle che per me arrivare già fino a questo punto è stato una sfida e mi trovo a dirle con piacere che non cambierei il mio cammino con nessuno.
Io farò il massimo per ottenere un lavoro che sarà anche una passione e potermi svegliare ogni giorno ritenendomi felice, non perchè sia fortunato ma per le mie capacità.
I sognatori fanno restare i sogni tali, io farò in modo di realizzarli e nonostante sia una persona abbastanza equilibrata modifico in base a molti fattori le mie scelte e i miei sogni in modo da adattarmi con concretezza allo stato delle cose, per questo credo che lei abbia ragione, ma non credo proprio che sia impossibile trasformare questo lavoro e adattarlo alle nuove piattaforme di comunicazione in modo più adatto.
Aspetto con impazienza la seconda parte!

Anonymous Sab, 15/09/2012 - 19:19

L'analisi di Andrea è impietosa ma lucidissima e soprattutto esattissima. Sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 1991, quindi ho vissuto certamente tempi migliori di questi... Tempi in cui fare il giornalista era un mestiere divertente, prestigioso e anche ben pagato. Io non sono più un ragazzo, ho più di 50 anni, e ora faccio il freelance con molta, molta fatica... A mia figlia, però, che lo scorso anno ha dovuto scegliere la facoltà universitaria a cui iscriversi, ho decisamente sconsigliato di fare la giornalista, come avrebbe voluto, e finanche qualsiasi altra facoltà umanistica, per la quale sarebbe stata portata (maturità classica), poiché il nostro, nonostante sia il paese di Dante, di Leopardi, di Calvino, di Moravia, ecc. ecc., non è più un paese per umanisti... Questo è un paese in cui oltre la metà degli abitanti non ha rapporti con la cultura, dunque la cultura in Italia non può contare su un popolo di 60 milioni ma sì e no di una decina di milioni... Quindi, gli addetti alla cultura saranno quelli di un paese di 10 milioni di abitanti, non di 60. Non possiamo confrontarci con Francia, Germania, Gran Bretagna o Giappone... paesi che hanno la stessa dimensione di abitanti ma dove la cultura ha ben altra dimensione. In Italia ci vorrebbe una "controrivoluzione culturale", poiché una rivoluzione (anzi una involuzione) c'è già stata negli ultimi 20 anni, e ha prodotto una nuova forma di analfabetismo. Anche questo è causa della crisi del giornalismo e delle professioni intellettuali cui molti aspirerebbero.

Fra Lun, 17/09/2012 - 21:18

Avete mai visto un giornalista tra i 18 e i 25 anni? Se lo avete visto avete assistito a una raccomandazione. Il declino della stampa non è arrivato per colpa di Internet, o almeno non perché le notizie si sono fatte gratis. Il declino della stampa è causato dai giornalisti, dagli editori e dalle redazioni dei giornali. Il fatto di non aver trovato un paradigma commerciale per le notizie la dice lunga sulla lungimiranza di editori e giornalisti. Vuoi fare un paragone con la musica? 13 anni fa avresti detto lo stesso che dici oggi. "Attenzione, gli mp3 si scaricano da Internet, non ci sarà futuro in questo campo". Poi è arrivato iTunes, le case discografiche a fatica hanno trovato qualche soluzione e il settore si è rinnovato. Ecco, servirebbe rinnovamento anche nel settore della stampa. Probabilmente il lettore di oggi è ancora più evoluto del lettore di 20 anni fa che impugnava i suoi giornali e si fermava lì. Ora gli stimoli sono infiniti, le notizie sono di qualsiasi tipo e tenersi aggiornati è semplice, in maniera approfondita ancora più semplice.

milos Lun, 17/09/2012 - 21:30

analisi lucida e veritiera, bisognerebbe stamparla e distribuirla all'ingresso nei giorni dei test per entrare in quelle fabbriche di illusioni e rapine che sono le scuole di giornalismo, dove accorreranno gioiosamente a centinaia...

Anonymous Lun, 17/09/2012 - 21:36

io ho ventiquattro anni e vado regolarmente in edicola e leggo quotidiani da molti anni, sicuramente da quando ero adolescente. E la stessa cosa vale per buona parte delle persone, mie coetanee, che conosco. Non tutte e forse nemmeno la maggior parte, ma neppure poche. Ho fatto tirocinio in una scuola e i ragazzi leggono ancora giornali. Non credo che Internet dia risposte a tutto (è molto spesso un contenitore di falsità e schifezze incensurate... come ha scritto Sasha "L'unica cosa certa è che 'Internet è il Regno della Verità' è una sciocchezza cui credono solo persone infami", riflessione che non potrebbe trovarmi più d'accordo). Quello del ragazzino che non legge più giornali mi sembra in buona parte uno stereotipo. Nessuno sotto i trenta anni va in edicola? Mah... Vivrò io in un altro mondo, ma non vedo nessuna base per questa statistica. Tra l'altro i quotidiani e le riviste non mettono tutto il materiale su Internet, magari lo puoi trovare in quale blog o in qualche forum, però leggere il cartaceo resta sempre un'altra cosa, anche e soprattutto per i contenuti (con qualche luminosa eccezione, come, ad esempio "Il post"). Poi, certo, oggi l'informazione non ha più un solo canale, ma non credo che il supporto cartaceo sia morto o sul punto di morire. Che poi ci sia una crisi nel settore editoriale e parallelamente anche nel settore giornalistico mi sembra evidente, ma le cause sono molteplici e del resto, qual è un settore che non sia in crisi? E riguardo alla scelta del percorso universitario, sono convinta che la vocazione sia sempre la logica più produttiva. Io ho scelto Lettere Classiche e, nonostante tutto il terrorismo che ho subito e le opinioni negative e il disfattismo, non mi sembra che tutt'intorno ci sia il deserto. P.s.

Anonymous Mar, 18/09/2012 - 10:22

deve essere bello vivere su Marte, dicono che il tenore di vita sia alle stelle. Quando decidi di venire a fare un'analisi della situazione in Italia, sulla Terra, sei il benvenuto a nome di tutti i terrestri

Fru Mar, 18/09/2012 - 14:55

"Vuoi fare un paragone con la musica? 13 anni fa avresti detto lo stesso che dici oggi. "Attenzione, gli mp3 si scaricano da Internet, non ci sarà futuro in questo campo". Poi è arrivato iTunes, le case discografiche a fatica hanno trovato qualche soluzione e il settore si è rinnovato". Il 90% della musica (e pecco per difetto) si scarica gratis grazie al parassitismo internettaro (iTunes è, nell'universo Apple, una palla al piede). Morale: musicisti emergenti che fanno (molto più di prima) la fame, e i già affermati che riescono a guadagnare grazie esclusivamente ai concerti, non a caso sempre più cari.
P.s.: dire che il lettore di oggi è ancora più "evoluto" (ma quanto vi piace quest'aggettivo!) di 20 anni fa è un una sciocchezza da Guinness dei primati, che conferma in pieno quanto sostenuto dal lettore Sascha.

Barbara Schiavulli Mer, 19/09/2012 - 15:10

Caro Andrea, concordo su tutto, giornalista da 17 anni, inviata (da me) negli inferni del mondo, ho raccontato pezzi di Storia, vincendo premi ma non avendo fortuna o nome o amante abbastanza importante da essere assunta. Detto questo, non mi sono fatta mancare niente, fino a quando, più o meno quattro anni fa, quando si sono verificati due fenomeni, uno era quello dei prepensionati, giornalisti dipendenti buttati fuori a 58 anni con tanto di pensione e collaborazioni e giovanissimi disposti a vendersi per due lire pur di scrivere. Nel primo caso, capisco che a 58 anni sei giovane, ma o lavori o prendi la pensione. Nel secondo, la gavetta non si fa, a due euro al pezzo o gratis. La situazione sarebbe risolta a mio parere se il filtro fosse quello del merito, se sei bravo in quello che fai, scrivi. Ci sarebbero molti meno giornalisti in giro. Vorrei anche rispondere a Licia. L'informazione è un diritto e questo nessuno lo mette in dubbio. Ma il lavoro del giornalista va pagato, anche venir risarciti da un danno è un diritto, ma un avvocato lo devi pagare. Quando leggi un pezzo scritto da un giornalista in teoria, perché oggi non è sempre vero, dovresti aver accesso ad un'informazione più sicura. E' un prodotto certificato. Puoi mangiare una lattuga qualunque colta per strada oppure ne puoi prendere uno che sai che è dove è fatta, come è fatta, se ci sono pesticidi, ma questo costa. Le notizie o le informazioni senza un contesto sono libere, ma non è detto che siano comprensibili o siano rivelatorie. E la mia professionalità sta nell'onestà di dirti quello che vedo, ma anche di spesso di cercane le conseguenze, le complessita o andare a fondo di chi ha interesse che una notizia venga data, soprattutto in un mondo dove guerra a qualsiasi livello significa anche fare una buona propaganda e bombardare l'opinione pubblica a secondo di quello che si vuole far pensare.

Stefano Rizzato Mer, 19/09/2012 - 16:07

Il tema è interessante, ma l'analisi è davvero sempliciotta. Dieci rassicuranti minuti per i tanti "aspiranti" giornalisti che non ce l'hanno fatta. E che sono ben contenti di poter incolpare il mondo del lavoro, le scuole di giornalismo, il sistema, i tempi. Ah, signoramia...

A proposito delle scuole di giornalismo: quelle "fabbriche di illusioni e rapine" sono diventate il principale canale per portare persone preparate, selezionate e pronte nelle principali testate italiane. Non senza problemi (i costi, la quasi totale assenza di altri canali per accedere alla professione etc), sono uno strumento formidabile, per chi sa approfittarne, per entrare in contatto con il mondo del lavoro.

Come penitenza, per l'autore, suggerisco quella di ripetere il pezzo per tutte le professioni per cui "non c'è richiesta". Ragazzo, non fare l'avvocato/l'architetto/lo psicologo eccetera eccetera.

https://twitter.com/stefanorizzato

Jean Lun, 24/09/2012 - 20:43

Nello studio non v'è nulla di inarrivabile. Se ti sorregge la luce dell'intelligenza non avrai grandi ostacoli nella vita. Il banco di prova è proprio la scuola, da lì lo scenario della vita si apre a ventaglio offrendoti due possibilità: laurearsi in qualche maniera a qualunque costo, e chi invece, puntando in alto ha il 95% di possibilità di farcela. Se punti in alto trovi lavoro con facilità e ogni sacrificio non sarà ampiamente ripagato.
Con affetto

Rella Mar, 25/09/2012 - 21:00

Io la penso come te Andrea. Il tuo articolo descrive molto bene la realtà che stiamo vivendo che ci piaccia o no e personalmente apprezzo molto il modo il cui l'hai fatto, con schiettezza e lucidità. E' giusto che i giovani che decidono di intraprendere la carriera giornalistica ne siano consapevoli e questo non significa dover rinunciare ai propri sogni o alle proprie ambizioni bensì trovare nelle tue parole lo stimolo necessario a scovare un'alternativa a tutto ciò. Aspetto con curiosità il prossimo articolo.

Charlotte Ven, 28/09/2012 - 11:13

Purtroppo l'analisi è impietosa e veritiera. A meno che non si riesca a trovare un modo per far rinascere il mestiere, il giornalista diventerà una professione di nicchia e per giunta mal pagata. Ho lavorato in un quotidiano tradizionale e in due siti online e ho trovato enormi differenze professionali tra queste due realtà. Le notizie vengono trattate in maniera differente, nel web si predilige la quantità (spesso a discapito della qualità), nel cartaceo esiste ancora il processo di verifica delle fonti.
Poi, se stiamo a guardare, i portali dei grandi quotidiani nazionali, che stanno in piedi grazie al prestigio del loro nome, realizzano numerosi click grazie alle cosidette "colonne della vergogna". Gossip, gallery fotografiche senza senso, cronaca nerissima. Questo interessa all'italiano medio. Purtroppo.

Federico Ven, 28/09/2012 - 15:50

Ottima analisi, concordo su quasi tutto tranne sul pessimismo riguardo ai giornali nati online (es. Lettera 43, Il Post ecc.) a patto che ci sia alle spalle un editore serio che sostenga il progetto.

Io ho iniziato a lavorare a 21 anni in radio, poi sono diventato professionista facendo i notiziari, e poi sono passato come socio a partita iva in un service che fornisce articoli copia e incolla da agenzie per un giornale online nazionale.

Finora c'è stata trippa per gatti visto che la pubblicità online è in crescita, ma ovviamente sul futuro c'è sempre una grossa incognita.

Diciamo però che per adesso mi è sempre andata bene, e guardandomi in giro mi ritengo molto molto fortunato. Complimenti per l'articolo

un giornalista Mar, 30/10/2012 - 19:15

Mi hanno chiesto giusto ieri come fare a diventare giornalista. Gli ho consigliato di fare una scuola, una di quelle buone. Perché ti insegnano il lavoro (a lavoro nessuno ti insegna nulla), perché ti fanno fare gli stage, e se sei bravo è una bella occasione per farsi notare. Perché in due anni sei professionista, e senza stare sotto ricatto di nessuno. Insomma, gli ho dato l'unico consiglio che si DEVE dare a uno che ti dice: voglio fare il giornalista.
E poi gli ho detto: non è un brutto periodo sai. Certo, la carta stampata è in crisi, tutti licenziano, la pubblicità va a picco, non abbiamo ancora capito come cavare i soldi da internet MA...
ma il blocco di persone nate tra la fine degli anni 40 e la prima metà dei 50 che ha occupato MILITARMENTE tutti i posti di lavoro in italia (in tutti i settori) sta per andare a casa. Tutto insieme.
Non entro nelle altre professioni per non uscir fuori tema, ma quando i giornali hanno fatto il primo salto tecnologico nei primi anni 80 hanno aumentato le redazioni, assumendo in blocco gente che ci è rimasta dentro per 30 anni. Questa gente ha bruciato intere generazioni. E ora va a casa, in pensione. Ne sostituiranno la metà, forse, ma ad essere sinceri tra due-tre anni si apriranno finestre mai viste per accedere alla professione. Quindi basta piagnistei e, se ne avete davvero voglia, mettetevi a correre

Anonymous Sab, 10/11/2012 - 20:03

Lo sai che sai scrivere fottutamente bene ? Sei un giornalista molto più bravo e competente di tanti figli di papà che fanno questo mestiere ! E hai scritto tutte cose vere , fra chi non vuole crederci a questa situazione ci sono ragazzi e ragazze il cui sogno di fare il giornalista è troppo grande per diventare irrealizzato e non vogliono crederci perchè la realtà fa troppo male! Io appartengo a quelli che hanno incominciato a ragionare con la mente , purtroppo non ascoltando più il cuore che mi diceva di continuare la strada dell'aspirante giornalista !

Luisetta Lun, 19/11/2012 - 10:51

Ciao scusate qualcuno saprebbe dirmi quanto pagano a pezzo un le redazioni online di testate importanti come ad es. ? corriere.it

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