"burino" potrebbe essere diffamazione. occhio e croce 32000 euro.
C.
Una parte di me da un pezzo vagheggia una genia di giudici artisti (e soprattutto, confesso, di giudici critici). Che alla dottrina professionale e alla dirittura morale associno un altrettanto incontrovertibile talento letterario. Ma è dalla scomparsa del grande Salvatore Satta che una simile creatura latita dal bestiario delle Patrie Lettere. La sua contraffazione più fortunata è Gianrico Carofiglio, magistrato dal 1986 e scrittore dal 2002 – quando parte la resistibile ascesa del legal thriller all’italiana. Dai suoi romanzi, tradotti in sedici lingue e venduti in tre milioni e passa di copie, sono stati tratti film e graphic novel; a Pordenone, nei giorni scorsi, la fila per pendere dalle sue labbra era la più lunga; e quando lo incontrano le signore frementi di passione civile, sotto lo sguardo di ghiaccio dei suoi, abbassano trepide gli occhi. Nel 2008, a sancire il suo status di artista di Stato (o almeno di Partito – PD, ovvio), il laticlavio di Senatore della Repubblica.
Al culmine dell’ascesa, improvviso quanto fatale, l’incidente. Se da noi uno scrittore vende così tante copie, c’è un filtro magico che superstizione vuole in grado di moltiplicarle senza freni. Un filtro dal colore respingente, e dal sapore peggio, che dà il nome al più squalificato dei Premi letterari: lo Strega. Il quale mi sono ormai convinto che – come Alcina o Armida nei gran poemi antichi – ad altro non serva che a far ammattire chi vi s’impegola. Per esempio, quest’anno, la magna Rizzoli. Che, orba dal lontano 2003, ha schierato proprio il marziale Carofiglio (cintura nera di karate, riportano sempre trepide le cronache). Mentre la non meno rampante GEMS, sotto il marchio Ponte alle Grazie (dove fa l’editor il non meno combattivo poeta Vincenzo Ostuni), presentava Emanuele Trevi. È andata a finire che tra i due litiganti, per l’ennesima volta, ha goduto Mondadori (ai voti propri sommando, per magia, quelli einaudiani). Il più scontato dei copioni, insomma.
A un po’ di gente, comunque, sono saltati i nervi. Ha cominciato proprio Ostuni, che su un suo status di facebook (ordigno che ben potrebbe essere opera di Alcina) se n’è uscito con una frase scomposta nonché, forse, deontologicamente inopportuna. Di certo non il massimo dell’eleganza. Di quelle che sbottano gli amici, un po’ alticci, dopo una serata da tregenda. Di fatto scritta in modalità “privata”, riservata appunto agli “amici” facebookari. Fra i quali qualche marpionissimo lurker ha pensato bene di segnalarla alle pagine d’un giornalone. Apriti cielo: il Senatore-Giudice-Scrittore dagli occhi di ghiaccio non ha trovato di meglio da fare che citare in giudizio l’Ostuni per diffamazione: per la modica cifra di 50.000 euro.
Così riassunto, l’episodio parrebbe meritare tutt’al più uno sketch nel prossimo film di Paolo Sorrentino. Ma a prestare un po’ più d’attenzione la dissimmetria, fra la sparata a caldo di Ostuni e la pugnalata a freddo di Carofiglio, acquista alquanto in gravità. Sino a suonare persino minacciosa. È vero che negli ultimi tempi la suscettibilità pubblica s’è assai acuita (il caso di Innocenza dei musulmani ha fatto spendere a fior d’intellettuali liberal pensose pagine sull’opportunità o meno di limitare, a fini di sicurezza, la libertà d’opinione); ed è altrettanto vero che lo statuto giuridico dei social network risulta tuttora terra incognita. Ma se dovesse passare il principio-Carofiglio le conseguenze – sulla nostra possibilità di esprimere giudizi, pubblici o meno, evidentemente non solo di natura estetica – sarebbero catastrofiche. È ovvio che le frasi di Ostuni rientrino nel diritto di critica, senza configurare un attacco alla persona: in quanto è un’opera da Carofiglio pubblicata, e per di più sottoposta a pubblico certame, che commentano. Nessun dubbio dunque che la sua richiesta sarà rispedita al mittente. Ma, proprio come analoghe azioni in passato intentate ai loro oppositori da Berlusconi e dai suoi manutengoli (per lo più sollevando cori “de sinistra” cui il Senatore si guardò bene dal sottrarsi), questa di Carofiglio – agitata con protervia da un miliardario Golia dei tribunali contro un Davide che una cifra del genere non la vede in un anno di lavoro – ha un preciso intento intimidatorio. E contribuisce a inquinare un “campo”, quello editoriale, già sufficientemente malsano.
Ma soprattutto Carofiglio, con questo gesto burino e malvagio, non fa che ammettere – col più irresistibile candore – quanto brutalmente asserito da Ostuni: ossia la sua sostanziale estraneità al campo della letteratura. Potrà vendere decine di milioni di copie, le sue sagome in cartone potranno campeggiare nelle vetrine di tutte le librerie della Puglia, potranno pure farlo Senatore a vita (il che non stupirebbe, nel Paese che ha fatto funerali di Stato a Mike Bongiorno), ma colla pubblica arena del giudizio estetico c’entra come un cavolo a merenda. Nel volersi sottrarre al giudizio altrui, per quanto sommario (e, se appena conoscesse un po’ le cronache letterarie dei decenni scorsi, altro che «scribacchini» vi vedrebbe affibbiati), Carofiglio fa il più clamoroso degli autogol. Si dichiara cioè il contrario di un autore: se tale è, per definizione, chi si sottopone al pubblico giudizio. Un giudizio che non si celebra nella luce curiale e solenne dell’aula di giustizia, ma nel mondo piccolo e sporco e cattivo dove vengono stampate, per esempio, queste mie parole.
[Una versione più breve di questo articolo appare oggi sul «manifesto»]
- Rubriche
- 25 settembre 2012
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@ Cristiano
ma no! «burino» è il «gesto», «non la persona»!
Meno male, finalmente cominciamo a utilizzare l'aggettivo «intimidatorio».
Una sola precisazione, però: danno morale, non diffamazione. Carofiglio ha pensato bene di restare nell'ambito della giustizia civile e di non avventurarsi nel penale.
Ma se il Carofiglio reagisce così, dà ragione a chi lo offende, no?
Prima ancora di parlare di libertà di espressione, bisognerebbe discutere quale sia lo status di una pagina di facebook. Si può considerarla una bacheca pubblica dove gli scritti sono riconducibili senza alcun dubbio al suo autore? Un medium come un quotidiano o la tivù? Io direi di no, assolutamente no! No anche se una pagina facebook fosse visibile a tutti i suoi utenti: anzitutto perché sarebbe visibile solo agli iscritti di facebook, e poi perché per poterla visualizzare occorrerebbe andarci su volontariamente. Inoltre, non si può neanche dimostrare che a scrivervi vi sia la persona cui corrisponde il nome della pagina. Insomma, il caso inscenato da Carofiglio è doppiamente assurdo e riprovevole. Se ognuno di noi su facebook dovesse stare attento alle parole che usa verso ogni persona che cita dove andremmo a finire? Quale civile convivenza ha in mente Carofiglio, quella di uno stato di polizia? Quindi questa dello status delle pagine di facebook è la prima considerazione dirimente, che pone l'atto di Carofiglio al di fuori di ogni concezione di democrazia. Sempre la questione dello status di facebook spiega perché Ostuni ha scritto in quel modo: se avesse voluto esprimere un giudizio critico di tipo letterario avrebbe usato tutt'altro stile e tutt'altre parole. Il resto delle considerazioni viene dopo, e per chi ha un pensiero democratico si situa nell'ovvio: Ostuni ha esercitato la libertà di espressione e di critica, in questo caso verso un testo letterario, seppur sfiorando con essa il giudizio verso l'autore, ma del resto, così come si può scrivere che tal autore è un grande romanziere, si deve poter anche scrivere che tal altro è un mestierante scribacchino - o quel che è.
"Se ognuno di noi su facebook dovesse stare attento alle parole che usa verso ogni persona che cita dove andremmo a finire?"
Beh, Lorenzo, forse andremmo a finire nel migliore dei mondi possibili. La libertà d'opinione non è la libertà non solo di insulto ma anche di offesa. Bisogna stare attenti a non offendere. Tutto lì. Questa è la lezione che si può trarre da questa vicenda. Poi, speriamo che lo scrittore ritiri la denuncia: in fondo, abbiamo imparato, tutti quanti, la lezione.
Rivendico il diritto costituzionale di affermare che [Il silenzio dell'onda è un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un'idea, senza un'ombra di "responsabilità dello stile", per dirla con Roland Barthes.]
Quanto alla libertà di pensiero, si dice in genere il vero quando si afferma che senza di essa non vi è pensiero.
Ma è ancora più vero dire che quando il pensiero non esiste non è libero. Nel corso degli ultimi anni c'è stata molta libertà di pensiero, ma non c'era pensiero. E' pressapoco la situazione del bambino che, non avendo carne nel piatto, chiede il sale per salarla.
Simone Weil
Mi scuso se mi cito, ma lo faccio in maniera assolutamente pertinente. Lorenzo Galbiati ora pensa così: " Ostuni ha esercitato la libertà di espressione e di critica, in questo caso verso un testo letterario, seppur sfiorando con essa il giudizio verso l'autore, ma del resto, così come si può scrivere che tal autore è un grande romanziere, si deve poter anche scrivere che tal altro è un mestierante scribacchino - o quel che è ".
9 mesi fa pensava invece che Larry Massino fosse uno spalatore di merda per questo commento riferito a una polemica con lo scrittore Marco Rovelli, dal quale era stato tirato in causa e indirettamente proclamato SEMINATORE D'ODIO in un articolo probabilmente diffamatorio pubblicato su un giornale nazionale: "... dopo alcuni infruttuosi commenti, per niente fuori tema, cercò di sbrigarsela perché riteneva poco interessante discutere con Marco Rovelli, la cui enfasi No Tav – e movimentista in genere – ritiene politicamente immatura, diciamo così, in termini dogvelliani, alla Tom Edison Jr ". http://www.nazioneindiana.com/2012/01/14/seminatori-dodio/
Vabbè, Galbiati è evidentemente un poveretto, letterariamente parlando, s'intende.
Riporto ciò giusto per dire che c'è un problema generale di onestà intellettuale, perché quelli che adesso difendono Vicenzo Ostuni (che anche secondo me ha ragione, dal punto di vista del giudizio estetico, ma da letterato ha la colpa aggravata dal fatto di avere espresso con parole troppo chiare ciò che si poteva esprimere altrettanto efficacemente con parole più ambigue, in quanto tali giudiziariamente inattaccabili), almeno gran parte di essi, nei blog principali si sono sgolati per anni per sgridare, infamare, talvolta espellere i commentatori dissenzienti, accusandoli appena possibile di aggredire l'interlocutore con enunciati ad personam, cosa secondo loro proibita a priori.
Carofiglio ha dimostrato " la sua sostanziale estraneità al campo della letteratura"? Eccolo qua il critico che leva la maschera e fa lui il giudice sommo, come ai bei tempi, quando non c'era la schifosissima società di massa e i poveracci zappavano, invece di leggere quella che lui ritiene porcheria.
Manco si accorge di quanto sia grottesco stabilire che ciò che milioni di persone amano (io no, ma che c'entra) non è letteratura perché a lui non piace, o perché l'autore querela l'amico suo. Ormai la funzione sociale del critico è una sola: disprezzare il popolo bue, compiacere i laureati in lettere frustrati.
Caro Massino, ritenevo e ritengo che intervenire in un blog come ha fatto lei, ossia commentando (senza essere stato tirato in causa) un post di Rovelli trasudando disprezzo (come notarono altri oltre a me) a livello personale tanto da dire (ora non ho tempo per andare a riprendere testualmente quel che ha scritto, ammesso che non sia stato cancellato) che con Rovelli non valeva la pena discutere sia l'equivalente, metaforicamente, di spalare merda sull'autore del post. E ritengo che i redattori di un blog abbiano tutto il diritto di decidere di cassare i commenti in base a regole e criteri che stabiliscono loro, essendo loro il blog. Non ricordo inoltre se all'epoca credevo il suo nome fosse un nick: io, se non lo sa, conduco da anni in rete una diciamo campagna personale per la responsabilizzazione degli anonimi che girano per i blog a insultare, seminare zizzania, depistare o impedire le discussioni serie, e quindi tendo a essere particolarmente duro con gli anonimi, specie quelli che pretendono trasparenza e assunzione di responsabilità da altri.
E' ovvio poi spero per tutti (evidentemente non per lei) che quel che penso su come commentare i blog non c'entri nulla con la questione Ostuni-Carofiglio. Se non capisce come si possa essere contemporaneamente favorevoli a cancellare certi commenti o a bannare certi commentatori dei blog e a sostenere Ostuni è un problema suo che mi scuserà se non cerco di risolvere io.
Vi segnalo un articolo di oggi scritto da Stefano Bartezzaghi apparso su La Repubblica. Cita a sua volta articolo di Freccero su Pubblico, il nuovo quotidiano: "il libro è stato la matrice del pensiero critico. La televisione è la matrice del conformismo. Internet è la matrice della teoria del sospetto e del complotto".
@ Renzo
Non indosso nessuna maschera, dunque non ho bisogno di gettarla. È da quando ho cominciato a scrivere in pubblico quello che penso che ostento con la massima franchezza il più cordiale disprezzo per libri come quello di Gianrico Carofiglio in questione. Questa è la mia opinione, e credo di avere il diritto di esprimerla. A lei lascio la sua, ovvio. Le lascio altresì, e volentieri, quello che lei definisce «popolo bue»; mentre io malgrado tutto continuo a desiderare quello che Paul Klee e Gilles Deleuze chiamavano il «popolo che manca».
@Galbiati, non si permetta di offendere. Finché mi dà dello spalatore di merda - che infatti mi trovo spesso dove ce n'è tanta - va bene. Ma arrivare a dire che sono disinformato è troppo. Come non sapere che Lorenzo Galbiati lotta contro gli anonimi dei blog, quando ne parlano da anni in tutte le fiere letterarie, in tutti i giornali, tg, approfondimenti? Ad ogni modo anonimo non sono, essendo titolare di un blog che ai tempi della questione era abbastanza ben frequentato, anche numericamente, tipo un quinto del principale blog letterario italiano. Confermo che lei è quantomeno un depauperato (dalla fatica della propria colossale battaglia, s'intende!).
@Cortellessa, sa che dal punto di vista estetico la penso comeleipeggiodilei, anche se trovo tatticamente sbagliato recintarsi nei perimetri qualitatevoli; ma almeno lei, può spiegarmi perché nessuno di voi pare aver niente da ridire contro la furia querelatoria di Roberto Saviano?
Victor Hugo: "Gli unici odii sono letterari. Al loro confronto, quelli politici non valgono niente".
"E ritengo che i redattori di un blog abbiano tutto il diritto di decidere di cassare i commenti in base a regole e criteri che stabiliscono loro, essendo loro il blog"
Padroni in casa nostra, direbbero i leghisti.
Insomma, anche internet non è poi così libero, non sempre almeno.
Io comunque trovo che disprezzare dei libri testimonia in una certa misura una nostra dipendenza verso questi. Lo stesso vale se io disprezzo una persona, significa che c'è un legame con quella persona. Una persona superficiale non va disprezzata, non è degno di un uomo di valore. Lo stesso credo valga per i libri.
Articolo di Ostuni in risposta a Bartezzaghi oggi su La Repubblica e anche intervento di Pennacchi a sistegno di Carofiglio, il primo. Gli consiglia di non procedere per tribunali, ma di prendere il treno e di andare a menare Ostuni (paradosso), così da risolvere direttamente la faccenda. Carofiglio è cintura nera di karatè. Come si usava nel Novecento tra futuristi e tutti gli altri. Lo scrittore fasciocomunista è un uomo dell'altro secolo. E un provocatore spiritoso.
@ Federico
Lo scrittore fasciocomunista è un (mai rinnegato) fascista, che ha scritto un articolo (nella sostanza e nel linguaggio) fascista incoraggiando a un'azione (inequivocabilmente) fascista e spolverando (con onestà) l'album di famiglia fascista. L'unico paradosso che vi ho trovato è che questo articolo sia comparso su un giornale di vocazione antifascista come la Repubblica. Però confesso di non trovarlo un paradosso così divertente.
Cortellessa, che Pennacchi è un mai rinnegato fascista è una notizia, un'illazione, un'insinuazione o cosa? Di sicuro la frase contiene disprezzo e ingiuria. Gnente gnente, Cortellé, spera che Pennacchi je meni pe' monta' n'antro po' de caciara?
Ps: ma insomma, dopo la ridicola querelle, esprimere enunciati sulla persona è permesso o no?






