Pulire le sedie

Il gesto che più colpisce nella trasmissione di Santoro, “Servizio pubblico”, è quando Silvio Berlusconi torna a sedersi sulla sedia poco prima occupata da Marco Travaglio – la sua sedia – trono nella trasmissione, qui priva dei suoi soliti cuscini di rialzo. Prima passa e ripassa i fogli ripiegati che tiene in mano (usati come un’arma intellettuale in molte delle trasmissioni precedenti, ma anche come un ampliamento dei gesti delle mani), a mo’ di spolverino avanti e indietro, quindi estrae a colpo sicuro dalla tasca destra il fazzoletto e lo agita come uno straccetto sulla seduta. Un gesto rituale di purificazione, ma anche un segnale insultante, stando alle definizioni date di questi comportamenti da Desmond Morris in L’uomo e i suoi gesti. Berlusconi ha da sempre l’ossessione del pulito, come dimostrano le istruzioni fornite ai suoi candidati nelle precedenti elezioni (abito pulito, alito profumato, toelette, controllo del sudore, visi glabri e capelli cortissimi, sino alla pulizia dei bagni dopo l’uso).

 

Una serie di ritualità che mostrano l’attenzione posta sul corpo e sulle sue deiezioni, tutte pratiche di controllo legate al bisogno d’allontanare l’impurità; sudore e sporcizia sono segni del disordine sempre incombente e che quindi occorre tenere a distanza. Non c’è bisogno di sottolineare come il corpo sia sempre stato il centro della sua attenzione sia pubblica sia privata. Pulire, dunque, come atto di purificazione, contrapposto all’impurità dell’avversario, del contradditore, in questo caso Travaglio. Un modello immunitario che il Cavaliere utilizza in varie occasioni, sia sul piano verbale – le sue barzellette “sporche” – sia nei gesti di contatto fisico oppure, al contrario, di repulsione. Il corpo è assunto in lui come metafora dell’intera società, così come applica alla società, almeno metaforicamente, l’igienizzazione che pare assillarlo personalmente in molti modi, e che ha il suo riscontro massimo nel tentativo di rinviare, o mascherare, l’invecchiamento del corpo. Dopo essersi seduto, Berlusconi ha sfoderato uno dei suoi tradizionali sorrisi a denti scoperti, manifestazione di soddisfazione, ma anche gesto di sfida rispetto ai suoi competitori televisivi, e ha aggiunto: “Non sapete nemmeno scherzare!”. Una frase che utilizza molto spesso, come un giustificativo, per ridimensionare, almeno verbalmente, l’entità simbolica dei gesti che compie (fare le corna, il cucù alla Merkel, ecc.).

 

 

In realtà, nel gesto del pulire la sedia, che ricorda una scena da cabaret o della commedia all’italiana (questa è una delle fonti di molti degli “scherzi” berlusconiani), c’è qualcosa di più profondo che riguarda proprio la politica del corpo praticata dal tycoon televisivo. Un filosofo e studioso di psicologia, Karl Jaspers, ha catalogato questo tipo di atteggiamenti sotto l’etichetta di “mania”, ovvero la condizione psicologica caratterizzata da euforia, disinibizione, grande fiducia in se stessi, che culmina nella “fuga delle idee”. Jaspers definisce “fuga delle idee” l’attività psicologica di non fare mai i conti con le proprie ossessioni, manifestando, al contrario, una vivacità nelle proprie iniziative, esibizione della propria gioia di vivere e delle pulsioni istintive, come la sessualità. Una forma di distrazione dalla realtà per evitare di farci i conti: ottimismo portato all’estremo, visione rosea delle cose, stima eccessiva delle proprie capacità.

 

 

Si può desumere tutto questo dal gesto innocuo e spiritoso di pulire una sedia? Non è eccessivo? Tutto in Silvio Berlusconi è senza dubbio eccessivo, dalle sue esternazioni verbali a quelle fisiche, dalle feste ad Arcore del Bunga Bunga al recente fidanzamento con una giovane ragazza di 29 anni. Egli si trova in uno stato d’ipomania e iperattività, per cui vive in uno stato di assoluto presente, senza passato (sempre riscritto a uso del presente) e del futuro (parola che usa molto poco, perché per lui evidentemente fa rima con morte). Solo un uomo convinto in modo assoluto di questa capacità di modellare il mondo intorno a sé, anche a costo di negare i propri fallimenti o errori, poteva sostenere un confronto con i propri avversari in un talk show come quello di ieri sera. Combatte come un vero gladiatore contro i leoni (metafora berlusconiana), perché non può fare altrimenti spinto dalle proprie pulsioni interiori.



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Commenti: 28

Gabriele...dr. Ven, 11/01/2013 - 16:37

Mi dispiace che una persona intelligente come lei riduca un complesso lavoro di strategia politica e comunicazione alla semplice "mania". Questo significa deresponsabilizzare Berlusconi, affindando all'ossessione maniacale la causa del suo successo o del suo fallimento.
Ricamare intorno alla personalità degli uomini l'etichetta della malattia è di solito la prassi di un potere che dovremmo contrastare e non l'unico mezzo che rende evidente la nostra impotenza argomentativa.
Santoro è riuscito solo ad alzare la voce per ricreare tensione televisiva nei momenti stasi o quando non riusciva a incalzare Berlusconi con domande fastidiose. ( e ce ne sarebbero state).

un suo lettore.

Anonymous Ven, 11/01/2013 - 16:49

Gentile Belpoliti, perché non ci dice qualcosa di illuminante anche sulla vanità compulsiva dei Santoro e dei Travaglio che ieri, purtroppo per noi, han fatto quasi parer simpatico Berlusconi? Vede, in questo sgangherato Paese non tutti hanno i suoi eccelsi strumenti e riferimenti intellettuali. Per molti di quelli che guardano la TV e leggono le cronache del giorno dopo, Berlusconi ha trionfato. E la pulizia della sedia su cui aveva poggiato il deretano Travaglio sarà parso, forse anche per molti viscerali antiberlusconiani, un gesto simpaticamente purificatorio. Lo show è stato osceno e ha rilanciato Mister B, cadavere ambulante, trionfalmente sulla scena. Grazie alle manie di Santoro e del "mite" Travaglio. Cordialità

Marco Belpoliti Ven, 11/01/2013 - 16:52

Capisco che la diagnosi spetti agli specialisti, in questo caso agli psicologi e agli psichiatri, ma certamente si può ipotizzare che questo fenomeno (Berlusconi), che è comunicativo, politico e sociale, abbia un substrato di tipo antropologico e psicologico, che cerco cerco di mettere in luce. Facendo le dovute proporzioni, si sarebbe dovuto farlo per tempo (in "tempo reale", come si dice con una brutta espressione oggi) con i politici della prima metà del XX secolo, su cui si scrivono ancora oggi libri per individuarne il carisma e la capacità di presa sulla gente, da Jung a Reich. I miei sono tentativi di spiegazione fatti a caldo (un limite certo, ma anche un vantaggio), che trascendo (o sottintendono) le strategie comunicative di Santoro e dello stesso Berlusconi; nascono dallo stupore e dallo sconcerto dello spettacolo di ieri sera: non mi basta essere uno spettatore, cerco spiegazioni, e non giudizi morali (non bastano più). E non le nascondo lo scoramento che mi prende dopo una trasmissione simile. Forse dovrei scrivere un racconto o forse un romanzo, per lenire questo sentimento, per sublimarlo, per fare un po' d'arte, che possa anche allietare me e il mondo in questo frangente. Ce ne sarebbe bisogno.

Anonymous Ven, 11/01/2013 - 17:31

tutto questo bel commento perchè, per il suo ormai noto carattere che tende a sdrammatizzare anche in situazioni di tensione, ha "scherzosamente" spolverato la sedia dove era seduto il Sig. Travaglio? Certo che il pregiudizio e le precomprensioni riservano, da parte di coloro che ne sono affetti, continue sorprese e motivi di grande ilarità..
Saluti

low Ven, 11/01/2013 - 17:45

... e delle mummie, e se fossimo noi le mummie? ricordo qualcosa di P. Dick, io sono vivo, voi siete morti. Renzi poteva sotterrarlo forse, ma molti credo desiderano l'originale, e molti saranno pur contenti di continuare a scriverci su libri

Alessandro Sterzi Ven, 11/01/2013 - 18:21

Ma secondo me la cosa migliore è ignorarlo. Io non ho nemmeno guardato il programma, anche perchè ascoltarmi una persona che parla di giudici comunisti è davvero al di sotto dei miei interessi più elementari. Non c'è da fare moralismo, si tratta semplicemente di un bambino di otto anni votato per molti anni da bambini di otto anni, e che ancora oggi attira l'attenzione dei bambini di otto anni. E' tutto qui.

Anonymous Ven, 11/01/2013 - 19:36

e poi, non mi risulta che ci siano bambini (di otto anni) in giro per il mondo che diano da lavorare a 56.000 persone e che versino nelle casse del proprio stato tasse annue per 560 milioncini di euro. Saluti

Anonymous Ven, 11/01/2013 - 20:45

Era molto che non vedevo trasmissione del genere perche' vivo a Londra, e come vedere un fumetto in bianco e nero.
B. Esiste ancora? Ci sta gente che crede ancora in lui?

Olivia Ven, 11/01/2013 - 20:58

A me pare invece che le osservazioni di Marco Belpoliti colgano il segno della personalità berlusconiana purtroppo così efficace nel creare seguaci che ricalcano il modello, nel sogno di perseguire almeno una parte degli stessi successi imprenditoriali e di potere. Sono i molti saliti a suo tempo sul carro del vincitore e tutti coloro che si sono fatti soggiogare dalla sua efficacia comunicativa e televisiva in tanti anni di pubbliche seduzioni e imbonimenti. Ma che ieri abbiamo assistito ad uno show è evidente a tutti: del resto che ha egli da perdere?
Nulla, ha già avuto tutto, mentre tanti cittadini invece lottano ogni giorno in questo pantano economico. C'è poco da sorridere caro ex primo ministro di questa Italia allo sfascio!
E che Santoro e Travaglio non siano stati all'altezza delle banalizzazioni e generalizzazioni è evidente e dispiace! Forse si cade troppo nell'anti berlusconismo politico e giornalistico più che posizionarsi sui problemi veri, nudi e crudi sviscerandoli nel profondo e proponendo alternative.
E' l'errore di una cera sinistra coltivare l'antipatia e basta, ma un fantoccio si combatte con idee concrete oltre che con il mostrare l'infondatezza di quelle altrui e questo significa non solo arrabbiarsi o coltivare retorici esercizi ma prepararsi, sfoderare competenza e acutezza a fronte del vuoto politico dell'avversario coperto solo dal maquillage televisivo, da quella personale perfezione formale e corporea che allude solo a se stessa, al potere personale e alla sua conservazione.

Anonymous Ven, 11/01/2013 - 22:25

" Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura.."

giorgio1224 Sab, 12/01/2013 - 00:23

Olivia Ven, 11/01/2013 - 19:58
..."E' l'errore di una cera sinistra coltivare l'antipatia e basta, ma un fantoccio si combatte con idee concrete oltre che con il mostrare l'infondatezza di quelle altrui e questo significa non solo arrabbiarsi o coltivare retorici esercizi ma prepararsi, sfoderare competenza e acutezza a fronte del vuoto politico dell'avversario..."

Non le viene nemmeno il più piccolo dubbio, alla luce di quello che ha scritto, che la figura che hanno fatto Santoro e i suoi pseudocollaboratori (Travaglio in testa), sia motivata dal fatto che chi ha mostrato idee concrete e fondate sia proprio quello che ha definito "fantoccio"?? E se un fantoccio ha messo in riga una squadra che di mestiere fa da anni quello di accusare sempre e comunque il suo operato (del fanticcio suddetto), come andrebbero definiti tali personaggi? me lo suggerisca lei, perchè a me non viene in mente una definizione adeguata. Saluti

Anonymous Sab, 12/01/2013 - 10:22

Non può venire neanche lontanamente il dubbio che lei ha ipotizzato....il fantoccio, il buffone, il pallone gonfiato è, e resta un fantoccio, buffone, pallone gonfiato, anche se Santoro e Travaglio non hanno saputo fare lo stacchetto dello show con la sua stessa precisione....del resto lo show è cosa sua, di altro non si tratta. Al principio si poteva magari non condividere,ma comprendere che ci fossero tante persone ad avere fiducia in lui e votarlo; oggi, senza alcun dubbio, chi lo vota o è in malafede o è imbecille.

Olivia Sab, 12/01/2013 - 11:35

Gentile Giorgio,

sarebbe stato comprensibile a suo tempo, la scelta del voto a Berlusconi per coloro che si fossero riconosciuti in un pensiero di destra, magari di quella destra liberale che in Italia non ha mai avuto modo di concretizzarsi e che per la sinistra sarebbe stata una degna controparte dialettica.
Non è stato così: degli anni berlusconiani "concreti" non mi viene in mente molto, a parte affossare ciò che già pericolosamente traballava, incancrenire il già patologico, corrompere il malcerto morale, a cui si aggiunge la spregiudicata concretezza da parte del leader, della cura dei propri interessi personali.
Che la nazione sia preda di destrismi e sinistrismi di bassa "lega" interessi di parte, privilegi e pregiudizi è purtroppo sotto gli occhi dei cittadini normali, i quali cittadini sono nauseati oltremodo da questi residui atteggiamenti che difendono la singola personalità del capo, il padre della patria di cui alcuni hanno ancora bisogno, colui che si fa carico di indicare il buono e il cattivo, il rosso e il nero, e si sa, al padre si perdona anche l'errore perché "ci ama" ci guida ci conforta!
Se ci pensassimo di più come comunità di cittadini in grado da soli di discernere e ragionare saremmo una nazione meno infantile, meno impastata in problemi eternamente irrisolti, attenta a un'idea di futuro da immaginare come un giardino sereno e non il solito personale orticello banale e asfittico.

Cordialità.

giorgio1224 Sab, 12/01/2013 - 13:24

Gentile Olivia,

condivido il dato che quando, ormai 20 anni or sono, chi ha cominciato a votare per il nuovocentrodestra rappresentato da Berlusconi si aspettava certamente una decisa svolta e un concreto rinnovamento del paese ormai da troppo tempo arenato nelle paludi di una conduzione politica del paese che invece di rinvigorirne le ginocchia vacillanti e rianimarne lo spirito appesantito, ne ha vigliaccamente succhiato l'anima a danno delle generazioni future; una sorta di eutanasia attiva noncurante, o meglio sprezzante, anche del più flebile richiamo di un'etica comportamentale e di una morale (va bene anche solo laica) che dovrebbe essere principio vitale, per ogni vivente, tanto più se chiamato, questi, a rappresentare gli interessi e garantire la qualità (almeno economica) della collettività. Tuttavia, ed è impossibile ovviamente analizzare compiutamente tutti gli aspetti del problema, per poter esprimere un giudizio il più possibile vicino alla realtà dei fatti, andrebbero considerati di questo ventennio molti aspettie ed elementi che troppo spesso, ahimè, vengono bypassati e liquidati solo per rafforzare la propria pregiudiziale visione degli accadimenti politici e dell'operato dei loro protagonisti principali. Tuttavia, ecco quello che volevo esprimere, la politica è fatta di uomini, e gli uomini e le donne sono soggetti, nessuno escluso, alla debolezza della condizione umana, ossia fragile natura e volontà indebolita, sopratutto nel compiere il bene. Perciò penso che, "semplicemente" sostituire uomini con altri uomini, solo nella speranza che "questi" siano migliori degli altri, è una illusione. Quello che voglio dire è questo: chi ci garantisce che i "nuovi" possano meglio operare rispetto a chi li ha preceduti? In effetti la storia insegna proprio il contrario. Perciò, a mio avviso, non si tratta tanto di azzerare una classe politica e sotituirla con un'altra, in un eterno movimento di pseudorinnovamento che non porta a nulla, quanto di dare per una buona volta fiducia a qualche rappresentante, scelto dal popolo che abbia la possibilità concreta di cambiare l'ordine dell'attuale andamento politico. Non parlo di una sorta di monarca assoluta, ma semplicemente di qualcuno cui sia data la possibilità, non senza la supervisione di un qualche organo deputato al controllo, di poter prendere decisioni incisive, per il bene del paese e nell'interesse dei cittadini, che possano trovare concretizzazione subito, o in tempi molto rapidi, ed evitare lungaggini burocratiche che alla fine non fanno altro che annullarne l'efficacia. Insomma, il grosso impedimento del nostro paese è una capacità polico-operativa atrofizzata nel suo agire. Basti per questo vedere come per attuare decisioni in tempi rapidi c'è stato bisogno di un governo fantoccio, costituito da persone non votate direttamente dalla gente...Quello che si impone perciò, a mio avviso, è lo snellimento del funzionameno della macchina operativa del Governo, unita, ovviamente alla scelta di candidati all'altezza di tale compito.
Saluti

Olivia Sab, 12/01/2013 - 16:50

Caro Giorgio,

Le rispondo un un'ultima volta perché lungi da me voler monopolizzare questo spazio.
Concordo pienamente con Lei su tutti i punti così lucidamente affrontati ad eccezione di uno, ovvero il rinnovamento della classe politica.
A mio avviso esiste una reale necessità di novità: coloro che potevano per cariche istituzionali, cambiare davvero qualcosa, se avessero voluto lo avrebbero fatto! Hanno avuto largamente tempi e luoghi che non hanno saputo sfruttare per il bene della collettività, anzi si sono persi nei corridoi di faraonici interessi personali non solo bloccando l'Italia nel suo sviluppo, perdendo occasioni ma degradandola sempre più nella moralità, nella buona educazione, e non da poco, nella giustizia sociale.
Tutti d'accordo (loro) nel mantenere ad libitum lo statu quo!
Come dare a queste persone ancora la nostra fiducia? Ovviamente occorre fare dei distinguo. Cambiare non significa rigettare in toto ma selezionare mele sane dalle marce, meritevoli dagli immeritevoli e questo lascia da sé spazio a nuovi volti, che si auspica siano realmente competenti, volonterosi, con magari un pizzico di cultura in più che non guasta mai, anzi aiuta nella comprensione profonda delle cose e magari evita indecorose manifestazioni e plateali errori.
Sono d'accordo anche sulla necessità di snellimenti della macchina statale anche con una più efficace riorganizzazione dei poteri ma esprimo anche la mia preoccupazione al riguardo poiché occorre garantire la cosa pubblica da pericolose derive personalistiche di potere, di cui il Paese ha ben memoria. Detto questo il desiderio resta non solo quello di una vera democrazia bipolare che spazzi via la tediosa frantumazione di partitelli improvvisati, il solito mercato rionale dove ci si infila per forza con il pretesto di dire la propria e si genera solo paralisi e confusione.
Il bene pubblico è il fine, nient'altro! Non il successo, non il potere, non il denaro. E auspico che se ne ricordino anche i giornalisti, smettendo, su quotidiani e telegiornali l'abitudine di concedere così largo spazio a questa o quella faccia, notiziole riempitive che ci siamo stufati di seguire e che tolgono attenzione alle vere urgenti questioni, aumentando la già l'abnorme e smisurata autoreferenzialità della classe politica, sempre e solo concentrata su se stessa.
Aggiungo e poi La saluto con simpatia, che l'autocritica diventi un costume per tutti noi, politici e cittadini, perché nessuno è esente da responsabilità.

Anonymous Sab, 12/01/2013 - 18:09

bisognava ignorare tutto, il programma non andava visto. io ho preferito masterchef!

Alessandro Sterzi Sab, 12/01/2013 - 18:19

Io credo, e ci metto dentro anch'io, che l'unico modo per resistere al potere dei media, di Berlusconi, etc.. sia di ignorarli, di non parlarne, se non per capire quale potere è in gioco in un certo momento. Perchè è chiaro che c'è ben poco interesse alla verità all'interno di un media o all'interno della politica. Berlusconi fa i suoi interessi, Santoro pure fa i suoi e quelli soprattutto dell'azienda in cui lavora. Se vogliamo libertà dobbiamo, credo, imparare a liberarci lentamente di tutto ciò che è comunicazione e che in quanto comunicazione fa semplicemente l'interesse del comunicatore.

Federico Sab, 12/01/2013 - 18:30

Perché ignorare? Vogliamo fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia? Berlusconi è tornato e si impone nella campagna elettorale ma anche nell'inconscio degli italiani. Perché? Questo articolo non lo dice ma esplora un aspetto non secondario della personalità di Silvio. Il vero oggetto di analisi dovrebbero essere loro (noi). Perché un guitto così s'impone e cresce del 5% in una solo comparata televisiva come questa? Perché dopo aver mal governato ed essere il responsabile maggiore della crisi italiana nella crisi mondiale appare votabile? E ancor di più dopo aver affrontato il guitto Santoro e il professor Travaglio?

Anonymous Sab, 12/01/2013 - 21:28

Evviva!!! Sono tornati!!!Queste pagine della web-rivista a parte il nome web-rivista sono bellissime!!!!
Avanti, carissimi amici, saranno i racconti a salvarci, le pagine di diario come queste a tenere tutto molto molto attentamente sott'occhio. Non perdiamoci d'animo, continuiamo così, NON FACCIAMOCI TWITTARE!
L'unica cosa che non mi convince è che pagine che davvero ritengo molto belle , date in pasto alla rete vengono annullate, come dire, vengono davvero nientificate, denervate , non solo quando le cancellano, per motivi di ordine pubblico, insieme ad altre ( che han fatto bene a rimuovere perché sconce e basta) . E anche se noto che esiste ancora chi, invece di cercare di farci delle pubblicazioni e magari qualche soldino con queste pagine diverse, condivide generosamente quello che può, , mi dispiace che finiscano nel calderone del niente , cioè rimangano inascoltate. Intendo che sembra che possa accadere anche in contesti come questo ciò che sta accadendo in Italia ovvero, anche se non sempre, la nientificazione delle possibilità di far prevalere il giusto sullo sbagliato, il vero sul fasullo e fantoccio, la bellezza sulla bruttezza. Ma soprattutto non si distingue tra false radicalità nelle prese di posizione e quelle forme di autentico radicalismo che potrebbero davvero suggerici dei modi, dei toni da contrapporre a quelli imperanti e che li potrebbero scardinare perché divergono dalle modalità solite, propongono altre regole del gioco.( E' anche vero che dal momento che questo fosse capito , subito verrebbe forse fagocitato dal tentativo di farne uno 'strumento utile al cambiamento' e così morirebbe comunque). Perché certe pagine sono come un vento, passa , ci dice delle cose, viene da lontano e va lontano, se sei attento lo cogli e lo ascolti e poi ci rifletti su o anche solo ascolti e basta. Questo manca, l'utopia a bordo di vento che continui a sospingerci nella ricerca di un modo e intanto racconti con parole che squarcino le nostre menti e ci facciano girare su noi stessi e ci sostengano per non smettere di sperare che il cambimanento sia possibile. Sono pagine piene di attenzione e collegamenti tra le cose, poilitca , vita, cultura, persone, letteratura,filosofia, sono pagine interroganti e non arroganti ,pagine che fan dire Cosa vuol dire? Cosa c'entra? . Nei salotti pre-elettorali non si salva più nulla, nemmeno nei più intelligenti e accorti: perché in quei luoghi non c'è libertà, è già negata in partenza, c'è solo un modo unico delle parole, dei ragionamenti, ed è inutile attendersi che qualcuno riesca a prendere il toro per le corna perchè tutti son tori e han corna , son stati livellati così tutti dal mezzo stesso com'è oggi. Oggi anche i miei vicini di 8 e 10 anni che vengono dal Pakistan e vivono con la famiglia in 30 metri quadri senza riscaldamenti, sanno che per far smettere gli schiamazzi notturni del bar sotto casa l'utima cosa da fare e rivolgersi ai giornali e alla tv per denunciare e far risaltare il disagio: farebbero solo pubblicità al bar che ne guadagnerebbe in clientela. Ma non l'aveva già detto Pasolini .."dal momento che sono seduto qui, in questo studio ..." non ricordo le parole esatte ma lo diceva da lì che la verità era all'angolo . Se Santoro e Travaglio, al limite, avessero dovuto avere una 'pensata' diversa avrebbero dovuto rischiare il loro posto di conduttore e di giornalista , rischiare il tutto per tutto rivolgendosi al pubblico a casa e in studio dicendo: vedete, dopo questa trasmissione SB aumenterà i suoi consensi , e stasera , prima di licenziarci del tutto, vi spieghiamo il perché . Cioè 'sovvertire' ( qui da qualche parte se ne parlava a proposito di scena e Brecht) non con i soliti tiri ad effetto che non han più eco ma scombinando le carte e andando un po' più dritti al cuore del discorso .
Ho detto cose offensive? Quese parole sono sbagliate? Le rimuoveranno? Vorrei continuare...grazie.

Anonymous Sab, 12/01/2013 - 23:34

Nel suo intervento n.2 Marco Belpoliti parla di " stupore ". Vorrei dire un paio di cose. La prima è che, constatando con quale ossessiva perseveranza la tv ci ha fatto rivedere, in queste ventiquatt'ore, la " scena del fazzoletto ", immaginando che la medesima si avvii a diventare, per i prossimi decenni, l'equivalente della " mitica " scena della lettera di Totò e Peppino, concludo che la tv non si ferma davanti a niente pur di inchiodarci alla sua abbietta leggenda cioè all'automatismo delle nostre sconsiderate, " stupìte-stupide " reazioni. La seconda è che, se proprio si deve stupirsi, è meglio farlo di qualcosa che ne valga la pena. Ad esempio, come si legge nel diario del solito A.A.A.: “ 25 novembre 1992 - Mi ricordo le ultime ore di Calvino. Pensandolo a Siena in quell’ospedale che conoscevo benissimo - l’ospedale in cui la nonna non-morì - mi sembrava di avvertire come un brusio sullo sfondo un respiro o un lamento ma senza dolore piuttosto la voce - cavernosa - della tribù che accompagnava quell’agonia pubblica il suono sordo - bestiale - di un’emozione fatta di stupore ma anche di approvazione (una voce che mi è sembrato di udire non di rado lungo questi dieci anni). I sacrifici umani. “. Sogni d'oro.

giorgio1224 Dom, 13/01/2013 - 00:18

Penso che la politica in genere sia così in crisi oggi, ancora più che in passato, perchè ad essere in crisi in fondo sono i valori di chi è eletto per rappresentare e occuparsi del bene comune. In particolare quello che noto come uno dei fattori responsabili della situazione attuale, è, nella stragrande maggioranza dei casi, la quasi totale mancanza di generosità, anzi di gratutià, nel compiere una missione così importante e delicata.Sì, proprio questa parola, gratuità. Nessuno, ovvio, afferma che chi è chiamato a svolgere questo servizio lo debba fare senza una giusta remunerazione (altro capitolo tutto da affrontare..). Il fatto è che lo spirito dell'uomo moderno si sta impoverendo moltissimo nel saper godere e gioire delle cose buone e giuste; non si nutre più, forse come si faceva qualche tempo fa, della verità e della semplicità. Tutto attorno a noi ci spinge e ci sussurra continuamente nell'orecchio ad essere forti, belli, capaci, ad essere sempre all'altezza delle situazioni, a prevalere sul prossimo, ad essere ben visibili allo sguardo (esigente) di chi ci sta intorno. Perciò in tutto questo come posso trovare lo spazio e lo stimolo perchè l'altro emerga e io invece "regredisca"? questa prospettiva è sempre più una follia e una stoltezza anche solo pensarla. Dov'è quella umiltà del cuore che ci spinge soavemente, ma con fermezza, verso il bisogno reale del prossimo? Quello che deve essere posto sempre e comunque sul piedistallo della realizzazione e del tornaconto è sempre e solo il mio io egoista e sopraffattore; il mio io, non educato alla generosità, che mi fa vedere sempre gli altri, anche spesso le persone vicine, come dei concorrenti, degli avversari, persone che devo con tutti i mezzi e le capacità a disposizione, cercare di sconfiggere, abbattere, annullare, perchè rimanga solo io, sola la mia vittoria, solo l'essere stato in grado di dimostrare che sono il migliore, che non c'è nessuno come me. Anche quella falsa umiltà che, ricevuto un complimento ci fa dire: ma no, è una cosa da nulla, non dire così, non ho fatto questa opera così bella e grande che tu dici..e poi, dentro di noi, nel profondo del nostro essere, dove siamo soli con noi stessi, ci gloriamo, gioiamo e godiamo per quello che ci hanno detto; anzi, rincariamo la dose e ci diciamo, lì, in fondo, nel nostro cuore, dove nessuno può vederci nè sentirci: sì, è proprio come dici, tu; sì è proprio vero quello che hai detto; sono stato e sono davvero bravo; è giusto, anzi doveroso quello che hai detto. E rimaniamo male se nessuno ci fa notare, quando realizziamo qualcosa di positivo, che siamo in gamba e che nessuno è come noi. Nella politica è la stessa cosa. Chi dei nostri "amati" rappresentanti operano e si impegnano per il paese, nella gratuità dello spirito, nella convinzione che quello che sto facendo ha a che fare con il domani di tante persone che hanno bisogno di noi, hanno bisogno che noi agiamo bene perchè possano avere un futuro che non sia sempre e solo di minaccia, ma di speranza e luce? In fondo è, ripeto, una questione di gratuità. Gratuità delle intenzioni e delle opere. Valore che oggi sembra davvero caduto nell'oblio; e lo dimostrano continuamente tutti quelli che si interessano solo, come lupi rapaci, di saccheggiare, distruggere e demolire, tanto, in fondo, io ho quello che mi occorre, gli altri possono vivere come riescono a fare, ma lontano dalla mia vista perchè non abbia ad essere accusato della loro condizione e non possa più godere di quello che, con la mia bravura (leggi furbizia, opportunismo, violenza, ecc.,) sono riuscito ad affastellare. Ciò che auspico è perciò un cambiamento del cuore, e non solo un diverso simbolo sulla scheda elettorale; quello conta davvero poco..
Saluti

Fabio Dom, 13/01/2013 - 00:27

Scusi Giorgio, Lei è lo stesso che ha scritto quello che leggo sopra e copioncollo qui sotto? E' Lei? Scusi, ci sta cogl...ando? Lei sta 'dentro' il meccanismo, perciò prego , continui a doppiare SB con le Sue panzane. Che disastro e che tristezza, passa davvero la voglia di partecipare.

"Non le viene nemmeno il più piccolo dubbio, alla luce di quello che ha scritto, che la figura che hanno fatto Santoro e i suoi pseudocollaboratori (Travaglio in testa), sia motivata dal fatto che chi ha mostrato idee concrete e fondate sia proprio quello che ha definito "fantoccio"?? E se un fantoccio ha messo in riga una squadra che di mestiere fa da anni quello di accusare sempre e comunque il suo operato (del fanticcio suddetto), come andrebbero definiti tali personaggi? me lo suggerisca lei, perchè a me non viene in mente una definizione adeguata. Saluti"

giorgio1224 Dom, 13/01/2013 - 11:56

Caro Fabio Sab, 12/01/2013 - 23:27,
si sentirà cogl...ato solo chi la pensa come lei, non gli altri, e questo mi basta.
Saluti

Olivia Dom, 13/01/2013 - 16:02

Cari amici

visto che la discussione continua, vorrei rilanciarla!
Tutto è cominciato con l'articolo di Marco Belpoliti sulla corporeità esibita di Silvio Berlusconi a cui si sono aggiunti i
nostri commenti variegati ma generali su partiti istituzioni e politica.
Allora vi sollecito su un tema fondamentale su cui la classe dirigente ha sempre tentato di glissare o è variamente scivolata sotto la dittatura di pressioni varie e sul nazionale timore di varcare le vere soglie del futuro democratico.
Il tema lo ha sollecitato ulteriormente il film di Haneke, Amour, bellissimo, intenso, capace di generare a fine visione un silenzio di granitica solitudine, il limbo sospeso in cui ciascun di noi si trova o si potrebbe trovare nel declino scivoloso verso la morte.
Siamo pronti a essere un paese europeo, aperto, progredito o dobbiamo ancora sottostare al domini secolare della Chiesa cattolica che ingerisce quotidianamente nelle questioni politiche italiane? (vedi recente sentenza della Cassazione e relative proteste vaticane).
Perché la classe politica, che riteniamo oggi incapace di molte troppe cose, deve ancora decidere per noi?
Perché la libertà è ancora così pesantemente limitata dallo Stato, dove tutto un gruppo così incapace decide per tutti. E perché chi non vuole l'eutanasia decide anche per gli altri, imponendo una visione del mondo e un credo che deve restare scelta individuale?
A voi la parola....
Da parte mia, posso consolarmi pensando che il Belgio e la Svizzera sono tutto sommato vicini, ma ciò non può bastare per chi vive in un paese che dovrebbe essere democratico e progredito.
All'ossessione berlusconiana del corpo perfetto che sfida la morte a colpi di bisturi, trionfo della materia plastica, siliconi e tra poco polistirolo, sughero e derivati, fa da contraltare la realtà di corpi in disfacimento, che tocca tutti prima o poi, la realtà che nessun parrucchino o lifting può occultare, quella che a riflettori spenti si consuma nelle case dove entra la morte, nei reparti oncologici, negli hospice dove la solitudine della mente fa tutt'uno con il dolore infinito della corporeità morente.

A ritrovarvi presto.

Blanca Mar, 15/01/2013 - 00:05

Gent.mo Massimo, grazie per aver chiesto conto del mio commento ma...
quando ho postato la mia domanda circa la rimozione del commento di Filippo Pirone non mi ero accorta che nella homepage compare la finestra ( non so se si dica così, non è ironia , sono una grandissima ignorante in tutto e specie in queste cose dei computer e dei siti ecc) che rimanda alla pagina delle regole per l'uso corretto di Doppiozero. Ora capisco perché sono stata rimossa, è spiegato chiaramente in una delle clausole nelle istruzioni per l'uso e per la partecipazione corretta al dibattito e alla frequentazione di questo progetto editoriale.
Sono confusa perché ,avendo seguito in questi giorni l'avvicendarsi dei commenti ad alcune pagine, faccio fatica , ora , a capire del tutto come poter eventualmente continuare a partecipare. Ma questo non c'entra con l'argomento di questa pagina. Magari si potrebbe riprendere il discorso sulla pagina Like delle regole dove potremmo porre alcune domande. Una cosa che dirò forse in quella pagina è questa: è previsto poter rivolgere delle domande e interloquire con gli autori dei pezzi ( naturalmente non sono obbligati ) ? . Mi pare sia già stato detto che questo non è un Forum .
Massimo, penso che in questo difficile momento per l'Italia , il mondo, drammatico momento e di più ,perché è come se non si vedesse la fine , forse già avvenuta, è come se questa 'epoca di transizione' stia impiegando tutta la nostra vita a transitare, in questo momento guardo con preoccupazione al vuoto di risposte prima e all'avvento di regole, giuste sì, sacrosante, proprio a ridosso di quel vuoto che forse genera intemperanze estreme ma anche bellezza .
Ma vedi , Massimo, posso farti una confidenza? Può forse dire qualcosa una persona che negli anni '80 ha contribuito a gettare le basi dei disastri di oggi? Posso essere io a criticare Doppiozero se rimuove pagine che ritiene isultanti? No, Massimo, non posso e mi scuso, non per tutti c'è speranza. E' giusto così. Poi che uno come Giorgio1224 affermi che il 'fantoccio'sia l'unico ad avere proposte concrete per uscire dal disastro e non venga rimosso e la poesia di Magrelli invece sì ( diritti d'autore? altro aspetto da approfondire) che dirti, amico mio sconosciuto? Dico che per quanto mi riguarda è meglio che mi rimuovano , vorrei tanto rimuovermi anche io e andare sola, ma sola sola, senza me stessa ( anche qui rimuoveranno, non siamo nella pagina del Dott. Barbetta). Ciao e scusa.

Andrea Cortellessa Mar, 15/01/2013 - 00:39

Da tempo credo evidente che meccanismi di comunicazione come quello adottato da SB colla complicità di MS nella famigerata trasmissione, non possano più essere «ignorati». Li può ignorare, cioè più precisamente fingere di ignorare, una minoranza intellettuale: solo nel caso in cui essa, per motivi che sarebbe bene esplicitare, si disinteressi alle scelte della maggioranza (scelte che, in ogni caso, la riguarderanno in un futuro prossimo molto da vicino). Se ci ricordiamo i contorcimenti di WV, che evitava di pronunciare il nome di SB nella campagna elettorale del 2008 preferendo perifrasi come «il mio competitore», «il leader della coalizione antagonista», e via anestetizzando, siamo di fronte alla medesima negazione della realtà. E non importa che questa «realtà» così spiacevole sia un concentrato di «irrealtà» mediatica, perché queste irrealtà avranno, possono avere - ove non disinnescate -, conseguenze realissime (e il realismo che serve, insomma, è sempre il realismo della derealizzazione).
Riguardo alla gag del sedile, torna buona purtroppo una delle citazioni più abusate in assoluto: che nella storia certe situazioni si presentano almeno due volte, e la seconda in foma di farsa. Non tutti però ricordano il precedente diretto della gag, che data al 1999. Vi ricordate il Senatore Borghezio che sale sull'intercity Milano-Torino armato di spray disinfettante, e disinfesta i sedili dove avevano viaggiato le pendolari nigeriane (cfr. http://www.youtube.com/watch?v=fh2QdbHtjHo e http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/02/07/l...)?
Il campo semantico del “disinfettare”, “igienizzare”, ecc., applicato a esseri umani, dovrebbe sempre far correre un brivido lungo la schiena.
E Grillo, che per prendere una manciata di voti dai ragazzi di Casa Pound si dichiara “oltre” fascismo e antifascismo, razzismo e antirazzismo? Non so se sia confermata l'uscita riportata qui (http://www.glialtrionline.it/2012/10/24/grillo-come-borghezio-disinfetta...), nel caso è un cerchio che si chiude.
Sta a noi darci da fare perché dalla farsa, come a volte succede, non si riscivoli in tragedia.

grace Gio, 17/01/2013 - 12:02

vi scrivo dalla Danimarca e ho una sola cosa da dire...............povera Italia con un personaggio simile.

denise cecilia s. Ven, 18/01/2013 - 18:56

I piani di lettura del fenomeno-personaggio Berlusconi possono e devono essere molteplici.
Questa di Belpoliti è un'analisi certo non professionale ma non meno degna (ormai pare di dover render conto anche del chiamare corto circuito un corto circuito, pur non essendo elettricisti); e la condivido.

Dunque, lo ringrazio.

© 2013 doppiozeroISSN 2239-6004