Bravo Pietro. Bell'articolo complimenti.
E' interessante, fascino della bizzarria, che la questione emerga in un contesto dove si discute, a quanto ne so, di "tipi strani". Non già dove si s'instaura il discorso sull'ortodossia o meno della cosa freudiana (mi piacerebbe sentire la loro).
Aggiungerei che l'estraneità, per l'appunto, si gioca in un paradosso logico assurdo: che è tradire se stessi.
Certo la psicoanalisi pur partendo dal piano degli affetti avverte una giusta intuizione sul piano di realtà. Ciò malgrado è storia il suo principale traduttore traditore ne realizza il tradimento. Il principio del piacere inganna il principio di realtà. Per i clinici resta aperta la domanda: come è possibile tutto ciò? Jones da un lato Quisling dall'altro ma oserei dire i tanti tipi strani che ci circondano o che talvolta frequentano la clinica non per autentica persuasione casomai indotti da forza maggiore ad un governo tecnico. Taluni non difetta(va)no certo d'intelligenza anzi della sua qualità peggiore il cinismo ne satura(va)no la scena. Per me questi personaggi invece manca(va)no totalmente d'ironia. Ne sono privi alcune volte la disprezzano altre invece la temono addirittura la condannano. Eppure è l'unico antidoto terapeutico avverso un virus letale. Se ne rintraccia il senso in una scena di un film sull'olocausto Train de Vie allorquando un'intera comunità ebraica tenta attraverso un'inganno la propria salvezza.
Si finge tedesca. Badate bene non diventa tedesca.
Il confine sottile lo si coglie allorquando per realizzare appieno il camuffamento e per passarne i confini deve non solo imparare la sua lingua ma anche il suo modo di ragionare. Ma come fa un ebreo a pensare come un tedesco?
Il primo a capirlo è l'idiota lo scemo del villaggio che subito rende edotti tutti i suoi compaesani. Devi continuare a pensare come un ebreo ma senza ironia. E' l'iperbole del genio.
E' lo stesso Freud che ce ne dà un esempio magistrale allorquando per ottenere il salvacondotto viene costretto a firmare una vera e propria abiura.
Un testo già pre-compilato ( forse dallo stesso Jones) dove si esaltano le qualità morali e liberali del terzo reich che Freud trovandosi in una condizione limite sottoscrive nell'ironia fedele a se stesso vi aggiunge di suo pugno: E ve li consiglio tutti! endb
Al convegno Tipi umani particolarmente strani, tenuto presso l’Università di Bergamo lo scorso novembre, Marco Dotti, durante un suo intervento su Knut Hamsun, ci ha ricordato il fenomeno del quislinguismo. Che cos’è? Ne parla Ernest Jones (1879 - 1958) in un breve saggio, quattro paginette, pubblicato per la prima volta nel 1940 e riapparso nel 1951 sul primo di due volumi - Ernest Jones Essays on applied psychoanalysis (London, Hogarth) - che ancora si possono trovare, stravecchi e gualciti, in vendita online, benché il libro sia da tempo fuori stampa.
In molti sanno che Jones è stato il primo biografo di Freud, qualcuno ha letto che fu tra i sostenitori della permanenza in Inghilterra di Melanie Klein, che lavorò per far ottenere a Freud il trasferimento a Londra durante l’avvento del nazismo in Austria. Le parti eroiche dell’uomo sono abbastanza note. Nessuno, o quasi nessuno, ricorda il Jones che gestì, negli anni Trenta, le pagine più inquietanti riguardanti l’espulsione di Wilhelm Reich dalla società di psicoanalisi, accusato di marxismo, e le sue manovre parallele per costruire una psicoanalisi collaborazionista durante il regime nazista in Germania.

Il saggio sul quislinguismo fa emergere, come un Giano bifronte, le ambiguità di Jones. In prima battuta il discorso di Jones sembra somigliare alle descrizioni di Primo Levi intorno alla zona grigia. Declinazione psicoanalitica che coglie il versante psichico della zona grigia. Esiste una zona grigia anche nella mente e nei vissuti umani. Di fronte a un’autorità così crudele e potente da non dare scampo, si tende a reagire con una sorta di collusione preventiva tesa a limitare i danni. Un cedimento di fronte alla responsabilità, una sorta di regressione etologica verso condotte di sudditanza.
Il principale soggetto in questione è Quisling, leader fascista Norvegese, appoggiato da Hamsun, che regalò la Norvegia a Hitler per far fronte all’angoscia dell’invasione. Quisling si giustificava pensando che l’ingresso pacifico dei tedeschi in Norvegia avrebbe evitato spargimenti di sangue, invece la resistenza popolare all’invasione fu vasta e tenace. I norvegesi morirono a migliaia per salvare la patria.
L’indagine di Jones è interessante fino a un certo punto. Per un certo punto non intendo che il complesso delle sue considerazioni siano limitatamente interessanti, al contrario le prime pagine di questo saggio mostrano come la psicoanalisi possa cogliere un fenomeno sociale complesso a partire dal piano affettivo. L’angoscia di fronte a una potenza minacciosa produce una sottomissione che giunge fino a condividere le cattive intenzioni di questa potenza. Vigliaccheria appena velata dallo slogan sacrificarne cento per salvarne mille, mille per salvarne diecimila e così in escalation, fino allo sterminio d’intere popolazioni. Non è questo il punto, il punto è che, da un certo punto in poi, Jones si trasforma, nel medesimo saggio, in un perfetto quislinguista, a sua volta.
Il nucleo interessante dell’argomento sul quislinguista, o Quisling, è questo:
Il Quisling […] inganna profondamente se stesso; crede nel potere, nell’inevitabile successo e pertanto, in un certo senso, nella bontà degli oggetti e degli impulsi interni cattivi, e applica questa stessa fede al nemico esterno. In questo processo il passo più importante è indicato dalla parola pertanto: perché l’inevitabile successo deve coincidere necessariamente con la bontà? Suona come il vecchio detto che la forza fa il diritto (Jones, 1951, p. 277).
Fedele alla spirito kleiniano, il fenomeno Quisling viene indicato come una regressione in cui il soggetto scisso perde il discernimento intorno alla differenza tra bene/male e successo/insuccesso, trasformando gli impulsi cattivi in buoni se vincenti. Nell’era Berlusconi ci sono passati sotto il naso migliaia di quislinguisti, tuttora il paese ne è pieno, non c’è dunque bisogno degli eccessi del nazismo per evidenziarli.

Michael Paysden. L’uomo alto guarda la luna
Lo stesso Jones, nella continuazione del saggio sul quislinguismo, si allontana dalla complessa considerazione psicoanalitica e tira in ballo l’omosessualità, sostenendo che il quislinguista, secondo le possibili versioni, corrisponderebbe all’omosessuale attivo o passivo, passando bellamente sopra, senza alcun riguardo, a una questione chiave: gli omosessuali storicamente non collaborarono per niente con il nazismo, al contrario stavano rinchiusi nei campi di sterminio, insieme a ebrei e zingari. Venivano massacrati insieme ai disabili, erano uno degli obiettivi principali dello sterminio di massa. Il paragrafo 175 del codice penale tedesco, che puniva l’omosessualità e che dal 1935 venne esteso, in modo da permettere la liquidazione dei gay, rimase, tra l’altro, in vigore fino al 1994, anno della riunificazione delle due Germanie.
Come giustificare questa grave svista di Jones? La boutade di Jones s’inserisce in un oscuro processo che vide parte della psicoanalisi, negli anni del nazismo, esercitare numerosi atti di quislinguismo, come l’esaltazione della neutralità e della professionalità terapeutica, scudo per evitare di confrontarsi con il regime politico totalitario nazista.
L’associazione psicoanalitica tedesca - espulsi tutti i membri ebrei, alcuni fuggiti, altri sterminati - venne inclusa nella società psicoanalitica internazionale (IPA), di cui Jones era presidente, mentre, paradossalmente, il marxista Wilhelm Reich veniva allontanato perché politicizzato.
Solo recentemente Riccardo Steiner - in un saggio su The International Journal of Psychoanalysis del 2011 - ha riaperto la questione dal lato della psicoanalisi ufficiale. Una storia che gli psicoterapeuti a orientamento reichiano conoscono da sempre, egregiamente riassunta, dal loro punto di vista, nel 2004, da un testo di José Ignacio Tavares Xavier, dell’Istituto di Psicologia dell’Università Federale di Rio de Janeiro. Tavares Xavier ricorda inoltre che nel 1948, ben dopo la fine del nazismo, Jones aiutò un collaborazionista del regime nazista, Werner Kemper, a reintegrarsi nell’IPA , Kemper si mise a praticare proprio in Brasile.
Il fenomeno Quisling ha coinvolto Jones, prima e dopo il nazismo, in maniera sconsiderata. Proprio chi l’ha descritto, cogliendo un aspetto psicologico della zona grigia. Ciò dimostra quanto avesse ragione Freud quando sosteneva che la consapevolezza non ha effetti sull’Es. In altri termini, non basta conoscere il funzionamento psicologico di un’istanza per evitarla. Non basta la consapevolezza? È inutile? Gregory Bateson ha formulato un’altra ipotesi: se fosse addirittura dannosa?
- Rubriche
- 24 aprile 2012
Bel commento Enzo!
ho scritto un commento: ¡NO PUEDE SER!- che per misteriosi motivi informatici non riesce proprio a passare su questi server. Secondo me non è banale. Ci sono pure 4 o 5 link sull'argomento (high profile). Suggerisco chi sia interessato di leggerlo (con numerosi commenti) sul mio blog ('Oltre la società psichiatrica avanzata'), o su fb, gruppo 'La nave dei folli'.
Giacomo Conserva, Parma
Ci provo:
gconse.blogspot.it/2012/04/no-puede-ser-proposito-dellarticolo-di.html
Per conto di Giacomo Conserva, senza i link che ne impediscono la pubblicazione
¡NO PUEDE SER!
Sono un ingenuo. Quando quasi tutti i miei colleghi psichiatri (di sinistra) del gruppo di Colorno andarono in analisi alla fine degli anni '70- analisi rigorosamente freudiane- andando a Milano Bologna etc da nomi a volte eminenti- non seguii la loro strada (ero nel MOVIMENTO, allora). Molto dopo iniziai, sempre deviante, un'analisi junghiana- venendo non poco guardato male: gli junghiani erano oscurantisti, Jung aveva parlato del risveglio di Wotan a proposito del nazionalsocialismo, era stata fondata una associazione tedesca diretta dal fratello di Goering etc etc etc. NON ERA POLITICAMENTE-CULTURALMENTE CORRETTO. Ricordo ancora quando uno di questi progressisti liquidò p.e. Jean Genet, che menzionai occasionalmente, come 'un perverso' (con tono di estremo freddo disprezzo) (anche se p.e. sentii pure un noto junghiano, molto molto intelligente e colto, parlare a lungo di Rimbaud, che era un altro dei miei eroi, come di un classico esempio di rifiuto a crescere, rivolta senza fini - e senza risultati- etc etc). Davanti ai movimenti femministi e gay i miei colleghi erano abbastanza indifferenti (non contro, per carità!). Quando l'APA tolse l'omosessualità dalla lista dei disturbi mentali la cosa non volle dire molto per loro, etc etc etc (ancora).
Comunque, tagliando corto, non avevo mai pensato di scoprire che la associazione psicoanalitica tedesca aveva espulso, per venire incontro al NSDAP, i membri ebrei. Nè che la contemporanea segreta espulsione di Wilhelm Reich era stata CONTRATTATA- esplicitamente o no, non fa differenza- con i nazi. Nè che Ernest Jones potesse permettersi, a proposto di Quisling e dei quisling, di tirare in ballo un atteggiamento omosessuale.-
Visto che sono scrupoloso, oltre che curioso, ho controllato altre fonti. E sì, è stato proprio così. Che squallore, e che vergogna tutto questo. E che squallore e che vergogna che ci si sia dati da fare per occultarne le tracce.
Davvero, come scrisse Derrida in 'Sullo spirito', le radici dell'albero nazionalsocialista sono vaste e estese; e davvero i processi di rimodellamento del passato e creazione di pseudo-verità sono vasti, penetranti, criminali in ultima istanza.
Come dice il leit motiv di una situation comedy per ragazzini che sto vedendo spesso con mio figlio: non può essere!
Complimenti, molto interessante l'articolo
Bell'articolo, che mi ha fatto riflettere anche sulle vicissitudini delle parole, che sono anch'esse tipi particolarmente strani.
Per ragioni di connessione ho letto il titolo molto prima di leggere il post di Barbetta.
Così, non avendone mai sentito parlare, ho dovuto farmi delle ipotesi su che caspita fosse il «quislinguismo». A orecchio ho deciso che doveva essere certamente una parola di origine latina: dal pronome interrogativo «quis?» e da «lingua».
Era evidente che il termine faceva riferimento a un soggetto, un «tipo», particolarmente strano, che quando apre bocca non si capisce bene che lingua parli.
Poi ho letto il pezzo e ho capito che ero fuori strada: però mi ha fatto sorridere che si parlasse di un norvegese che ha agevolato i tedeschi nazisti, al quale si potrebbe legittimamente domandare: ma tu, che lingua parli? Da che parte stai, insomma? Oppure di uno psicoanalista che mescola omosessuali e nazisti: che ti verrebbe da dirgli, ho capito bene? Puoi ripetere, per favore? Forse parliamo due lingue diverse...
Allora ho cercato in giro per sapere di più di questo Quisling. Ho trovato «quislinguismo» e, più frequente e immagino precedente, «quislingismo». E ho pensato a quella buffa «u» arrivata dopo come a un «tipo» (nel senso di carattere tipografico) particolarmente strano, come quei tipi strani che dicendo cose buffe dicono la verità.
Quisilingism è Jones, quislinguism è Steiner. Anche Marco Dotti al convegno aveva tenuto quislinguismo. A me dà più soddisfazione orale quislinguismo, mi ricorda la lingua (quella che sta dentro il cavo orale) come mezzo per leccare (inteso in varie accezioni). Così ho optato per la pienezza di quislinguismo, e ho, come dire, rimosso l'atro termine.
Apropos the ambiguous "u" separating and connecting quislingismo and quislinguismo, indicated by Massimo Giuliani, it is also correlative to the ambiguity of the Quislings in one regard: they claimed often their apparent collaboration with the murderers is merely linguistic, not real, that they give "lip service" as the English expression goes, when they are actually taken completely by the goals of the murderes in an effective way, in fact not in words. They operate as if they were either fooling them, which is not the case, or that they are fooled by them beyond what they pretended (this mostly retrospectively when they are accused of collaboration), which is not true either. Quislings are the opposite of holy fools, who are illuminated to tell the truth to power. Quislings Instead claimed to being fooled by themselves or others to tell lies to people and be subjected to power.
I did not try to be anonymous but couldn't change the name on the site.






