Angela Borghesi è un appuntamento imperdubole tra botanica e letteratura.
Dove sono finiti i topinambùr? In questa declinante stagione le gialle corolle di Helianthus tuberosus ci confortano con minor assiduità dai margini delle strade. Che la crisi aggressiva abbia indotto gli italiani a procurarsi i tuberi eduli, anziché nelle botteghe (costose) degli erbaioli, lungo i fossi dove facili si propagano e aprono i solari capolini sugli alti, dritti steli?
Difficile crederlo. Li avrà sfatti l’altalenante estate di torrenziali acque e caldi tropicali.
Il loro poeta, Andrea Zanzotto, che più di un inno ha intonato a questi “favi di luce soavi” avrebbe lamentato il diradarsi dell’“irreggibile/trapungere d’autunno” (Riletture di topinambùr, Sovrimpressioni):
O voi bene affidati,
solerti nel servirci di giallori rari
sul ciglio d’incerti afflati,
di fallibili itinerari
Cieli di azzurro appena allattato
per topinambùr in drappello
a sorvegliare dal cancello
se e come mi senta amato
Portate alla più aggrediente evidenza
il vostro sapere per caso-assonanza-baldanza
ciò che mai viene dato per scienza
[…]
Con voi partirò, topinambùr
per meditazioni invisibili, acri,
su autunnali tranelli o avalli
su adýnata su mai
Certo, quest’invasiva erbacea perenne, della medesima famiglia degli eliotropi (asteraceae), non è molto amata dai giardinieri.
Così il poeta, mirabilmente, in nome dei girasoli d’autunno, se la ride dei loro idiosincratici veti (Topinambùr, Meteo):
O filiazione
forse infida, dicono,
della luce più irta,
provocatori di paroline e bisbigli:
provocare ad appelli ed a fini
rimproveri eh eh
fin dentro i giardini
Ma, forse, Zanzotto avrebbe sorriso soddisfatto anche all’idea di connazionali costretti a riconvertirsi in spigolatori dalla dieta frugale e salubre: il rosso tubero del topinambùr è un naturale diuretico e antidiabetico.
D’altronde, prima che la pomme de terre lo spodestasse, era frequente sulle mense dei contadini che sapevano bene il fatto loro, e ne apprezzavano il caratteristico gusto di patata aromatizzata al carciofo. Sapore esaltato anche dai piemontesi che lo eleggono da sempre verdura principe della bagna càuda.
- Rubriche
- 13 dicembre 2012
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Imperdibile!
Bell'articolo! Piantai i rimasugli di un fantastico risotto di Tompinambùr due anni fa in giardino. Da allora non manca mai sopra la mia tavola! =)
Grande Angela Borghesi! Ogni pezzo è un capitolo di un libro: li stampo e li conservo vicino ai manuali di giardinaggio.
Conosco molto bene questo tubero in quanto ho lavorato per tanto tempo in una grande distribuzione. Era abbastanza richiesto fino a qualche tempo fa, ma poi di colpo si e' fermata la vendita e non ho capito il perche'. Che sia proprio come scrive lei gentile signora, che si preferisca procurarseli da soli, forse anche per una soddisfazione personale, ma......complimenti per la sua rubrica e grazie per quanto mi ha insegnato
Cara Signora Borghesi,
anche noi di discendenza pugliese apprezziamo molto i topinanbur. Buonissimi, ma ahimé difficili da pulire. Da cittadina purosangue, non sapevo però che figliassero fiori tanto belli. Chissà che non siano affascinanti anche quelli della patata...
Grazie, cara: nella Sua rubrica è impossibile non trovare, oltre al diletto per la preziosità della Sua scrittura, una piacevole istruzione.
...mi ha sempre affascinato e anche divertito il nome. Sfogliando l'etimologico Battisti - Alessio si parte per il Brasile...dal nome della tribù dei Topinambours ( Tououpinambaoults, a.1578) o it.Topinamba (Tu-) , guerrieri della regione di Pernambuco. Dico bene? C'entra? Ringrazio viaggiando a bordo di questa 'pera di terra'.










