Nicole Janigro, nata a Zagreb (Croazia), vive e lavora a Milano. Psicoterapeuta, analista di formazione junghiana, fa parte del Laboratorio analitico delle immagini (LAI), insegna a Philo, Scuola superiore di pratiche filosofiche, è direttore editoriale della rivista on line Frenis zero, è autrice di Il terzo gemello, con la collaborazione di Luca Ghirardosi, (Antigone, Torino 2010). Ha svolto attività giornalistica ed editoriale, è autrice di L’esplosione delle nazioni (Feltrinelli 1993,1999), ha curato il Dizionario di un paese che scompare. Narrativa dalla exJugoslavia (manifestolibri 1994), La guerra moderna come malattia della civiltà, (Bruno Mondadori, Milano 2002), Casablanca serba. Racconti da Belgrado, (Feltrinelli, Milano 2003).
Morto o imbalsamato
Per Hugo Chávez è tardi: il suo cadavere ha aspettato troppo per poter essere imbalsamato. Per garantire il successo le procedure di imbalsamazione avrebbero dovuto iniziare subito, già il 5 marzo, giorno del decesso. Ora gli esperti giunti dalla Russia le sconsigliano, trasportarlo a Mosca per essere certi del risultato vorrebbe dire strapparlo alla madrepatria e ai...
- 5 aprile 2013
Neutro
Si mettono quattro creme ed escono come regine, lasciano case bianco latte così linde da parer disabitate. Il corpo è una silhouette da non toccare, i tacchi 12 centimetri sono l’altezza giusta che permette di avvertire la vertigine della dominazione. Si vive nel bello della moda, dove l’estetica è natura, si vorrebbe essere statue immemori del tempo. Il...
- 20 novembre 2012
Femminicidio
A pugni e calci, a coltellate, con oggetti casalinghi utili alla bisogna: tra le pareti di casa si uccide così. La vittima è a terra, ha urlato e ha cercato di difendersi, l’esecutore è in fuga. I vicini accorrono, a volte c’è un bambino, a volte chi ha commesso il crimine cerca di suicidarsi. Sono delitti domestici dove il copione è sempre lo...
- 24 ottobre 2012
Suicidio
A volte non basta. Il tanto vale vivere con il quale Dorothy Parker termina l’elenco sarcastico dei modi di morire non riesce a trasmettere la motivazione di un giorno ancora. Quando scrivere la parola fine è una scelta, arriva come un compimento che si cova da soli e si tace in compagnia, tra decisioni aprioristiche ed esitazioni umanistiche. Quando riesce difficilmente è...
- 26 giugno 2012
Mano
Si protendono e svolazzano, si applicano e staccano, si aggrappano e si liberano, piangono e cantano: dove si fa musica regnano le mani. Il direttore d’orchestra guida con il gesto, lo stile di un interprete è nella posa delle sue mani. A casa mia, dove tutti eccetto me sapevano suonare, la cosa che contava era l’estensione della mano. Se era ampia, se le dita erano lunghe e...
- 6 maggio 2012
Caffè
A Zagabria è stata Vesna e poi Slavenka, a Belgrado Žarana e poi Azra e poi Adele, a Lubiana c’era Tanja, a Parigi Rada, a Stoccolma Ljiljana, a Vienna Alemka, a Budapest Jasmina, a Berlino Jasna, a Praga Mirjana. Ogni volta la stessa frase: ti faccio un caffè. Si intende: ti faccio un caffè vero, quello espresso, con la macchinetta che non lascia dubbi che i...
- 24 novembre 2011
Anima
Dušo, dušo moja, anima, anima mia: ancora oggi quando mi telefona da Zagabria mia zia mi chiama così. L’anima slava viene citata a proposito e a sproposito, la si infila dappertutto anche quando non centra. È la mia anima slava, dice chi mi conosce, a farmi vivere in un perenne stato di agitazione. Ti si sente fin da giù delle scale, mi dice la maestra...
- 17 novembre 2011
Nome
Lo stuoino sulla soglia di un appartamento milanese si chiama Home. L’uomo sul trattore che attraversa i colli dell’Istria porta una maglietta con la scritta Calvin Klein. Il termine inglese valorizza, immette il locale nel globale, ci rassicura che abitiamo tutti nel glocal. Nell’era delle moltitudini il nome fa la differenza, dice la provenienza, racconta dell...
- 25 ottobre 2011
Calma
Sul leggio della mia scrivania tengo una cartolina con la scritta Be Calm. Lo sfondo avorio accoglie un ovale dove il rosso sfuma, ma sul rosso delle lettere non ci sono dubbi: l’acquaforte di Louise Bourgeois in formato tascabile conserva la dimensione di tutta la sua opera che provoca e ripara. Mi pacifica, perché è proprio questa l’esortazione che mi sento...
- 28 giugno 2011
Analfabeta
L’analfabeta conosce l’abbiccì, ma quando era piccola i suoni prendevano grafie diverse, per questo ancora oggi dà la caccia alle lettere come fossero le farfalle della vispa Teresa che una volta prese si polverizzano. Il primo alfabeto è stato l’abeceda, i suoi segni rappresentavano il serbo-croato, una lingua che era già due e che aveva anche due...
- 7 aprile 2011
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