Il tuo due per mille a doppiozero

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DAD

(17 risultati)

Diario di un'insegnante / Scuola: un aprile che sembra giugno

L’atmosfera è più o meno quella degli ultimi giorni di maggio di un anno ordinario: la luce della primavera; le finestre aperte e i rumori dall’esterno; le aule deserte a metà, o al 75%, con il loro senso di precarietà.   È difficile restare concentrati, è difficile “fare sul serio”. Per loro come per noi.  Ma che cosa è "fare sul serio"?  Insegno da più di dieci anni, dalla filosofia al sostegno, frequento gli adolescenti come psicologa nel lavoro di ascolto, e non sono mai stata così in difficoltà come in questo anno che mi sembra finito anche se finito non è.     Ada, l’ultima volta che l’ho vista, ha avuto tre attacchi di panico in una settimana. Era un mese fa. Poi la Dad. Ada non ha mancato nemmeno una lezione on line; interveniva; i miei tentativi di mostrare lo spazio di apertura – se mai ne avesse sentito il bisogno – sono stati lasciati cadere. Così, adesso che Ada e il suo corpo magrolino sono ritornati in classe, ho pensato: sarà questione di giorni? Ne avrà ancora? Ne ha avuti? Ada, come diavolo stai?  Ma la relazione tra insegnante e studente non è una relazione che passa per “Ada, come diavolo stai?”. C’è...

Neolingua / Prof

Nell’italiano corrente prof è forma scorciata di professore, di professoressa e dei rispettivi plurali. L’accorciamento risuona frequentissimo nel parlato, in interazioni comunicative ormai quasi prive di limiti, quanto a registro, e ricorre anche con abbondanza nello scritto, come si vedrà. Le forme non scorciate ne subiscono un’estesa concorrenza. Il prof di cui si sta dicendo non è il prof giovanilistico e contestatario registrato dai dizionari come “gergale” nel corso della seconda metà del secolo scorso. Per dirla con un paragone up to date, se fosse un virus, si potrebbe dire che pur appartenendo forse allo stesso ceppo (ma c’è da dubitarne), non è lo stesso virus. È differenza di pedantesca sottigliezza: la si destina ad altra sede e ad altro momento, caso mai.  Qui interessa il prof presente, quello emerso con prepotenza nel parlato quando il Novecento cominciava a declinare. Lo ha fatto come forma di appello e sopra labbra ancora più fresche di gioventù di quelle del predecessore novecentesco cui si è alluso: “Prof, posso uscire?”; “Prof, ieri non ho potuto studiare”; “Che voto mi ha dato, prof?”. La funzione di appello gli ha fatto da incubatrice e, come in una...

La terza via / Dad. Life on Mars?

È uno dei capolavori di David Bowie: una ragazzina triste e sola che si lascia catturare da uno schermo argentato e dal freakiest show di una successione demenziale di immagini che scorrono davanti ai suoi occhi – un film noioso, che lei ha già vissuto dieci volte; finché da spettatrice, diventa lei stessa creatrice di immagini allucinatorie: che si susseguono demenziali come le precedenti, perché questo film lo ha già scritto dieci volte. Chissà se lo sa che è il suo, il best selling show? Sarà forse su Life on Mars? Reso più saggio e triste dalla maturità, Bowie ricordò questa canzone come una piccola storia di alienazione quotidiana: credo che oggi la troverei piuttosto triste, concluse il Duca Bianco. È quello che accade anche a me: questa canzone che mi accompagna da quarant'anni, mutando significato col trascorrere del tempo, oggi mi sembra di una infinita tristezza. Sono io che faccio lezione davanti a un PC, o sono le mie studentesse e studenti sul rovescio (nel sottosopra, mi verrebbe da dire) dello schermo, soli dentro una stanza e tutto il mondo fuori (come quella studentessa morta d'infarto durante la DaD, sola nella stanza, senza che nessuno se ne accorgesse, perché...

Integrazione e contrapposizione / Un elogio della DAD

Ribadiamo subito un punto fuori discussione. La didattica in presenza è insostituibile, non solo per la sua efficacia nella trasmissione del sapere ma anche, forse soprattutto, per via delle forme di socialità che solo la scuola in quanto luogo fisico rende possibili. Il fatto che la didattica in presenza sia insostituibile, tuttavia, non significa che quella a distanza sia una cosa indecente, come si sente dire tutti i giorni da un coro di voci critiche, talora indignate, che va dalla destra sovranista alla sinistra radicale. Proviamo allora  a metterla così: la didattica in presenza è insostituibile, è vero, ma è anche integrabile con la DAD, senza danno e forse con molti vantaggi. Non foss’altro perché la DAD è una modalità di trasmissione del sapere destinata a confermarsi e a rafforzarsi. Non facciamoci illusioni, su questo. Chiediamoci piuttosto in che modo potremmo renderla migliore. Proverò a motivare la legittimità di questa richiesta con due gruppi di considerazioni, seguite da una scenetta finale che potrebbe servirci a comprendere meglio da che parte stiamo.   Per capire l’equivoco su cui si fondano le critiche alla DAD basta riflettere sul fatto, molto...

Indicativo presente 3 / 1. Chi prende la parola?

Samar, ora che con le file di banchi singoli il distanziamento carcerario è ancora più marcato, è tutta sola, al centro della classe. Non è in prima fila, perché non ha particolari problemi cognitivi, e non deve essere seguita dagli insegnanti di sostegno. Nemmeno è di quelle chiacchierone che vogliono intervenire sulla parola del prof una, tre, cinque volte all’ora, per dimostrare che loro sanno; di quegli egocentrici con la parlantina compulsiva, che ti fanno la domanda, e mentre cominci a rispondere si girano e continuano a parlare con altri tre, cinque compagni contemporaneamente, come un giapponese a Okinawa, che combatte contro soverchianti nemici sino alla morte, senza mollare la postazione da cui spara a raffica parole. No, Samar non è neanche una di quei due o tre che a inizio anno hanno come precisa strategia diventare i Jessie James della classe sconfitta dall’arroganza unionista dei prof, che cercano ogni ora ogni giorno di disgregare l’attenzione, il dialogo, qualsiasi ancoraggio a qualcosa che sia “fare qualcosa a scuola”. Samar sta a metà classe perché è di quelle studentesse che a inizio anno finiscono per caso al centro della mappa e che nessuno ha bisogno di...

La scuola allo specchio

Non è agevole orientarsi nelle attuali politiche educative. In un contesto segnato da un Ministero sub iudice per ‘irrilevanza politica’, dal contrasto tra normative regionali sulle chiusure delle scuole e delibere di riapertura dei Tar locali, non resta l’auspicio che l’ottimismo della volontà prevalga sul pessimismo dell’intelligenza. Gli ultimi mesi, inevitabilmente, sono stati caratterizzati da un’egemonizzazione del dibattito sulla scuola da parte di epidemiologi, virologi, matematici e fisici, impegnati, ciascuno secondo le proprie competenze, a produrre modelli previsionali e ricerche, peraltro dai risultati non univoci, sull’impatto della filiera scolastica nella trasmissione del virus. Dopo un lungo e assordante silenzio, si registra una presa di posizione di sociologi, pedagogisti, psicologi indispensabile per bilanciare la medicalizzazione discorsiva attuale. In tale cornice non si può non segnalare l’acquiescenza con cui il corpo docente, legittimamente spaventato, amareggiato, macerato a lungo nella disillusione, ha accettato di sopportare lo iato tra retorica della centralità del capitale umano e l’assenza di politiche coerenti a promuoverlo, delegando a sparuti...

Dibattiti sulla DAD / In rete: è scuola o non lo è?

Quella che si sta facendo in rete, nel bene come nel male, è scuola o non lo è?  Non sembri una domanda oziosa, o troppo elevata, da girare ai retori o agli specialisti. C’è di mezzo, invece, una questione politica di enorme peso, che attiene al futuro di tutti, non solo degli insegnanti e dei giovani, e che coinvolge decisioni da prendere, fin da ora. Decidiamoci dunque a sciogliere l’enigma. Se non è scuola, e se dunque l’esperienza che si sta attualmente praticando, comunque la si etichetti, ‘didattica a distanza’ o ‘didattica digitale integrata’ o altro, è da inscrivere totalmente nella logica dell’emergenza, come tanti pensano, si lascino perdere altre questioni e ci si dedichi seriamente a trovare soluzioni atte a colmare, un domani, il vuoto prodotto dalla non scuola, vale a dire dall’attuale, provvisoria, parentesi sospensiva della ‘vera scuola’. Fermo restando che, forse, dovremmo chiarirci meglio i confini fra vera e non vera scuola.   Se invece questa di rete, come altri sostengono, anche se in pochi, è comunque scuola, ci si chieda in che senso lo è e si diano risposte che aiutino a prevedere e fronteggiare tutto ciò che avverrà quando, usciti dalla presente...

Didattica a distanza / Perché la scuola no?

C'è un personaggio di un bel film, un leader nero di nome Jeriko One (oggi sarebbe di Black Lives Matters) che nell'ultimo discorso che fa, prima di essere assassinato da un poliziotto la notte del capodanno del 2000, esclama: stanno riordinando le sdraio sulla tolda del Titanic! (These people are rearranging deck chairs on the Titanic). È la sensazione che si prova in questo momento in questa strana scuola che è scuola senza esserlo, parte dentro parte fuori – non avevamo bisogno di questo per capire che la “modalità blended”, così come la DaD, non funziona. Facciamo scuola senza farla, rispettando norme e principi che appartengono a un'altra era geologica. I profili di licei e istituti tecnici e professionali, i cosiddetti PECUP, sono di dieci anni fa. Anche fingendo di non sapere che furono scritti in allegato alla controriforma Gelmini, che di fatto negava gli strumenti minimi per raggiungere gli obiettivi lì trascritti, resta che quei profili, quei curricoli, quella ripartizione delle discipline sembrano scaturire da un carotaggio geologico: quando non si aveva consapevolezza (e quindi ci si comportava come se non esistessero) della crisi ambientale, delle pandemie (che...

Scuola / Un vecchio prof. disilluso

Ho letto il bell'articolo di Enrico Manera. Concordo pressoché su tutto. Potrei sottoscriverlo. Queste che aggiungo sono solo considerazioni personali che ne prendono in qualche modo spunto. Vorrei partire in particolare da quel passo dove Manera dice di noi insegnanti che siamo una “classe amareggiata, macerata a lungo nella disillusione, in cui ci sono soluzioni biografiche, anche eccellenti, mentre dal punto di vista generale e politico il senso di sconfitta è schiacciante e pesante”. Perfetto. È proprio così.  E questi sono i pensieri attuali di un vecchio professore, amareggiato e disilluso (e anche un po' depresso).   Innanzitutto l'emergenza. Ha cambiato qualcosa l'emergenza, nella scuola? No. Ha solo messo in evidenza ciò che già c'era, ed era anche ben percepito (da chi nella scuola lavora), ma platealmente ignorato da quelli che Manera chiama i “decisori” (non so se con ironia; forse sì, visto che i decisori decidono ben poco, mi pare). Non serve citare gli immancabili Carl Schmitt o Walter Benjamin per capire il valore delle emergenze, dei casi estremi. Essi sono rivelatori. Ma ciò è chiaro anche al buon senso: quando si giudica della verità di un'amicizia?...

Le scuole vuote, la distanza delle istituzioni e il bisogno di stare insieme / La scuola in cortocircuito

In questi giorni, mentre si ipotizza che la riapertura delle scuole non avverrà prima del 2021 e si susseguono le dichiarazioni politiche sulla sua priorità, il lungo silenzio sui problemi della ripresa scolastica in presenza è stato rotto dalle notizie e dai commenti sulle proteste studentesche contro la Didattica a distanza che si stanno svolgendo un po' ovunque.  A Torino, un caso di cui si è parlato molto, nell'isolato pedonale dell'Università di Palazzo Nuovo, studenti e studentesse del liceo classico e linguistico “V. Gioberti” manifestano chiedendo di poter tornare alla didattica in presenza e sottolineando tutti i limiti della Didattica a distanza (Dad) nell'intero paese. Limiti che vanno dalla fruibilità dei contenuti per tutti alla diseguaglianza di opportunità legata agli strumenti digitali. È infatti cosa ben diversa potersi collegare, leggere documenti e comporre testi utilizzando un computer di ultima generazione con la fibra digitale oppure dover fare le stesse cose con un telefono cellulare e le offerte “sui giga”.   Le manifestazioni testimoniano il bisogno di luoghi di socialità e di stare insieme come condizione per un apprendimento efficace, una...

In guerra ci vuole coraggio / La guerra al Covid e la guerra ai giovani

Quando il governatore Vincenzo De Luca ha decretato la chiusura di tutte le scuole della Regione Campania, a fine ottobre, nessuno è stato colto di sorpresa. Il messaggio della sua campagna elettorale, ripetuto ossessivamente per tutta l’estate, era molto semplice: siamo in pericolo per colpa di una minoranza di irresponsabili, per lo più giovani, che insistono a socializzare senza curarsi delle regole anti-Covid. È l’esempio più eclatante, ma non il solo, della propaganda anti-giovanile che ci ha accompagnato negli ultimi mesi. Le mosse dei politici, quando i contagi sono di nuovo aumentati, sono state coerenti con la propaganda: poiché i giovani sono un pericolo, per proteggerci dobbiamo limitarne i movimenti. Così pochi giorni fa Attilio Fontana ha imposto la chiusura di tutte le scuole superiori lombarde. Seguito da Michele Emiliano in Puglia, e quindi dal governo nazionale che ha imposto il 75% di didattica a distanza a tutte le scuole superiori d’Italia. Mentre scrivo, si sta valutando il 100% di Dad dalla terza media in su. Quello che colpisce non è la misura in sé: moltissimi paesi hanno chiuso temporaneamente le scuole per limitare la diffusione del Covid. Colpisce...

Diario 9 / Fare scuola senza la scuola

Lunedì sono tornato a scuola, ma la scuola non c’era più. Dopo tutte queste settimane, dopo le parole, i sogni, i racconti di questo diario, dopo più di un mese di mascherine, distanze, disposizioni, fatica, incontri e scontri, dopo tutta l’attesa di una presenza, sono entrato in classe e l’ho trovata vuota. Ovviamente accolgo con convinzione profonda qualsiasi provvedimento sia necessario per salvaguardare la salute personale e collettiva, per arginare e per difendere. Ho deciso anche di non chiedermi più se altro poteva essere fatto, se i mesi di attesa potevano vedere altre scelte, altre azioni; esercizio inutile, il passato è una stanza inaccessibile. Ho finalmente preso atto che la scuola non è un presidio condiviso da tutti, che le sue frontiere sono difese da alcuni, ignorate da altri. Non è più nemmeno un pensiero ossessivo, ci abbiamo provato, è andata diversamente. La speranza, sempre, è che sia per poco, un piccolo intervallo spaziotemporale che riguardi solo alcune classi e solo per alcune settimane. Non posso però fare a meno di pensare che dietro un nome collettivo ci sia sempre una sequenza geometrica di individualità uniche, di volti, di occhi, di necessità singole...

Le sensate esperienze della DaD / La scuola e il discorso digitale

Premessa: il diritto di lasciare le cose incompiute   C'è un apologo piuttosto noto, anche se non è chiaro chi ne sia l'autore. La storia è questa: il Direttore di una grande società, impossibilitato ad assistere a un concerto nel quale era in programma la Sinfonia N° 8 in si minore di Franz Schubert, nota come l’Incompiuta, fa dono dei biglietti al Responsabile delle risorse umane dell'azienda, un giovane laureato alla Bocconi con master in una London School, ma che non conosce la Grand Musique, nella speranza che Schubert gli apra un orizzonte. Il giorno dopo il Direttore generale gli chiede com'è stato il concerto, e si sente rispondere che riceverà una relazione; che, puntualmente, arriva a mezzogiorno, divisa in punti:   1.Durante considerevoli periodi di tempo i quattro oboe non fanno nulla: si potrebbe ridurne il numero e distribuirne il lavoro fra il resto dell’orchestra, eliminando i picchi d’impiego; 2. I dodici violini suonano la medesima nota: l’organico dei violinisti potrebbe quindi essere utilmente ridotto; 3. Gli ottoni ripetono suoni che sono già stati eseguiti dagli archi, il che appare inutilmente ridondante; 4. In conclusione: se Schubert avesse...

Modelli alternativi / Le due università. Ipotesi sulla crisi italiana

Cosa mai mi avrà indotto martedì 9 giugno 2020, dopo una giornata trascorsa nella stanza virtuale di una collega per fare commissione di esami (sì, sono ricominciati) e a preparare la prova scritta a distanza del mio appello, che avrei somministrato l’indomani, a trascorrere un altro paio d’ore al pc, per cercare notizie e articoli prima, l’intero documento poi, del cosiddetto “Piano Colao”, il Rapporto del Comitato di esperti in materia economica e sociale licenziato per il Presidente del consiglio e i suoi ministri? E poi a scaricarlo sul mio cloud, a scorrere l’indice fino al paragrafo 4.5 “Istruzione, Ricerca e Competenze fattori chiave per lo sviluppo”, a cliccarvici sopra, ad aprirlo e a stamparlo? Non approfondisco le motivazioni di questo gesto insano perché il mio psicologo in questo periodo è già sovraccarico di lavoro. Beninteso: il testo non è niente di peggio di quanto chi ha conservato un residuo di interesse per le sorti dell’università pubblica italiana ha potuto leggere, fronteggiare, subire in almeno un decennio di provvedimenti e proposte, più o meno dalla “riforma” Gelmini (la quale era a sua volta il precipitato di almeno un altro decennio di istanze e...

La conquista dello spazio / La scuola di giugno. E di settembre?

L'accelerazione e la complicazione inedita di procedure e di notizie che riguardano la vita della scuola stanno incalzando docenti, lavoratori della scuola, studenti, famiglie e producono una proliferazione di discorsi e riflessioni, a volte un po’ caotiche ma necessarie. A pochi giorni dall'esame di Stato dell'a.s. 2019-20 sui giornali e sul web si scrive e si discute di esami in presenza, di rischi della salute e di prove generali di riapertura, di finanziamenti e di riorganizzazione generale del lavoro ma anche di presidenti di commissione che non si troverebbero e scuole arredate con box in plexiglass. Quanto segue è un atlante delle nuvole utile per un orientamento generale.   Il decreto scuola, approvato in condizioni di ostruzionismo, sedute notturne e grandi polemiche (alla Camera 245 voti a favore e 122 contrari), è lo stesso di aprile, con poche variazioni e non sembra dire cose nuove: è stato definito dalla titolare del Miur Azzolina come un "provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l'anno scolastico in corso” e “migliorato durante l'iter parlamentare grazie al lavoro responsabile della maggioranza di governo con l'obiettivo di...

Insegnare / In che scuola vogliamo tornare?

In autunno, sul banco delle novità della biblioteca del liceo in cui insegno, c'era un libro adesso famosissimo, Spillover di David Quammen. L'ho tenuto in mano a lungo, sfogliandolo e leggiucchiandolo; l'amico bibliotecario mi ha chiesto se volevo prenderlo in prestito (mi conosce, e sa che di solito se tengo in mano un libro per un tot poi me lo porto a casa); ci ho pensato su, e poi gli ho risposto: magari in estate, adesso non ho il tempo di leggerlo. E poi, mi sono anche detto: una volta letto, dove trovo il modo di parlarne in classe, io che insegno storia e filosofia? Fatto è che il tempo di leggerlo (è un librone, anche se divulgativo), fra lezioni da preparare, compiti da correggere, e un mare di impegni burocratici da sbrigare, forse non lo avevano neanche le/i collegh@ di scienze. Poi è arrivata la pandemia, il manifesto ha intervistato Quammen, e di colpo tutto il mondo dell'informazione ha "scoperto" Spillover: e a me è rimasto l'amaro in bocca per non averlo letto e non averne parlato, che sarebbe stato utile, eccome. Potrebbero obiettarmi: ma se l'aggiornamento è un obbligo, leggere un libro per farne argomento didattico non è ottemperare a un obbligo di servizio?...

Navigazione locale di cabotaggio a vista con nebbia intensa / A scuola a distanza, in contatto

Tenuto conto delle vacanze di Carnevale, che in Piemonte iniziavano il 21 febbraio, è passato oltre un mese da quando la scuola è stata chiusa per l'emergenza Covid-19 (e io ho iniziato a scrivere queste righe). Prima ancora delle successive chiusure di parti del sistema economico produttivo e delle relative riorganizzazione dell'attività il sistema scuola ha dovuto reagire a un'emergenza inedita, sostanzialmente in base all'autonomia e in base alle indicazioni di orientamento del Miur (questa la nota del 17 marzo).   Non c'è al momento notizia ufficiale, ma è altamente plausibile che non si rientri a scuola prima di maggio; oppure che si prevedano le sole attività di conclusione dell’anno scolastico, cioè scrutini ed esami di Stato; questi ultimi potrebbero avere commissioni composte da membri interni e un presidente esterno, in grado di gestire una situazione congelata e ripresa in modalità d'emergenza; potrebbero prevedere solo una prova orale, semplificando di fatto le procedure delle prove scritte di massa (questo al 26 marzo, momento in cui la ministra Azzolina ha relazionato in Senato). Non si può escludere che gli esami siano sostituiti dallo scrutinio finale del...