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hikikomori

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Tecnologia, saperi, comunità / Il rimedio

Quando si dice, come sosteneva con passione Luigi Pagliarani, che il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza, si descrive con una certa precisione quello che stiamo vivendo a diversi livelli della nostra esperienza, in questi anni. Non è che ci manchi l’odio, ma perlomeno implica una relazione di negazione dell’altro. Non è un granché, ma istituisce una relazione. Di peggio, forse, c’è quell’insieme di situazioni in cui la presenza dell’altro non fa alcuna differenza. Che ci sia o meno non è cosa che ci raggiunga o ci solleciti in qualche modo. Non c’è mediazione tra noi e l’altro e siamo ridotti alla stregua di monadi, in un’anomia sociale particolarmente diffusa. L'indifferenza può essere considerata come una sospensione eccessiva della nostra risonanza incarnata con gli altri e una neutralizzazione della nostra modulazione intenzionale. Utilizzando le categorie esplicative di particolare efficacia messe a punto da Vittorio Gallese, ci troviamo di fronte a una fenomenologia che per certi aspetti dovrebbe essere impossibile, eppure si presenta così ampiamente manifesta. Le ragioni dell’impossibilità dovrebbero risiedere nel fatto che noi siamo esseri intersoggettivi...

Cannibali e anoressiche / La solitudine della madre

Vivarium è un fantathriller psicologico, una perturbante allegoria, un incubo surreale la cui visione mi è stata proposta dalla quattordicenne di casa. Si tratta del lungometraggio d’esordio del regista irlandese Lorcan Finnegan, che ne ha scritto soggetto e sceneggiatura. Presentato al Festival di Cannes del 2019, il film è ambientato in un loop di infinite villette verde pastello, sotto un cielo fittizio punteggiato da identiche nubi seriali. Una giovane coppia in cerca di casa viene condotta in questo labirinto di casette disabitate da un singolare agente immobiliare che improvvisamente sparisce. I due cercano di uscire dalla trappola ma girano in tondo, non c’è segnale di servizio telefonico e la benzina finisce. Nessuno può uscire da quel sogno fittizio, ma loro non lo sanno ancora e così si fermano a dormire nel panopticon numero 9, il villino loro assegnato, pensando sia solo per una notte. Con sorpresa, la mattina seguente, trovano del cibo davanti alla porta, in una scatola anonima, in confezioni asettiche sottovuoto che preservano da tutto, anche dal gusto. Il secondo giorno, nel pacco che si materializza non si sa come, trovano un neonato con il biglietto “Crescetelo e...

Perdere / L'intimità che fa paura

Dieci ragazzi si ritirano in una casa in campagna per sfuggire la pandemia. Immersi nella natura passano le giornate tra balli, giochi, cibo e racconti. Decidono per la vita, per il gruppo, per un’intimità fresca, lontana dalle case di origine. Il dispositivo di questa nuova intimità non è lasciato al caso, ma segue una regola precisa: ogni sera, ogni giovane inventa una storia che gli altri commentano. In una atmosfera di libera espressione creativa e di vita, dieci ragazzi, inventano dieci novelle per dieci giorni; a turno ogni giovane stabilisce l’argomento del giorno all’interno di un grande contenitore tematico che riguarda la capacità del soggetto di superare le avversità: ecco il congegno salvifico del Decameron. Non è la prima volta che si parla del Decameron in questi giorni pandemici, dato che il libro di Boccaccio fu scritto dopo la peste che invase l’Europa nel 1348. Eppure, oggi, potremmo mai prendere sul serio un plot del genere? Sebbene si tratti di finzione, non ci sembrerebbe troppo irrealistico che dieci ragazzi contemporanei, a cui non abbiamo offerto una grande dimestichezza con l’organizzazione del quotidiano, se la possano cavare in un luogo isolato, lontano...

Il virus tocca anche la stanza d’analisi / Rallentare stanca

Ma che giorno è oggi?, mi chiedo svegliandomi per l’ennesima mattina in un silenzio surreale. Strade e piazze, come nei quadri di de Chirico, contenitori melanconici attraversati da bizzarri viventi, a volte con cani, sempre più spesso con mascherina. Annunciano un tempo né feriale né festivo, che non ha ancora un calendario. Quello di prima è stato cancellato, le sue pagine si sono volatilizzate, la quotidianità fitta di impegni e scadenze rinviata a un futuro che non si può sapere quando inizierà. Il tempo è entrato in un’altra dimensione, disorienta il vissuto storico al quale siamo abituati.  Rallentare stanca. Immobilizzare organismi abituati a muoversi a velocità supersoniche abbatte e tramortisce, costringe ognuno a inventare un altro ritmo. Intanto il rovesciamento della Weltanschauung è epocale. Ci viene chiesto di vivere… al contrario. Il diktat del rimanere chiusi a casa propria, comprare quanto è essenziale, non frequentare nessuno e lavorare il meno possibile destabilizza chi è cresciuto con l’imperativo categorico di dover socializzare/produrre/consumare. Un mondo che pulsava da estroverso si ritrova in pochi giorni a dover celebrare le virtù dell’introverso....