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Matrimoni omosessuali

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Metafore e realtà del Sinodo

Nel suo articolo Commento alla relazione finale, Francesca Rigotti muove una serie di osservazioni al documento conclusivo del Sinodo dei Vescovi. E lo fa “dall'esterno”, come è giusto per chi osserva una realtà cui non appartiene e che dimostra, per questo, di conoscere molto approssimativamente, quasi per sentito dire. Ma, appunto, proprio per questo motivo, che non dovrebbe sfuggire a un metaforologa, le metafore delle quali parla vengono lette, pressoché sempre, come se non fossero tali. Prendendo le metafore non come “mezzi di trasporto”, ma come “cose”, l'autrice finisce per infilarsi in piccoli e grandi vicoli ciechi. Da parte mia esprimo anche il mio consenso ad alcune delle critiche che l'autrice muove al documento. Ma mi sembra di dover consentire “dall'interno” e “secondo metafora”. Cerco di spiegare che cosa intendo con questo.   a) La questione che Rigotti solleva inizialmente – e che conserva come “basso continuo” per tutto il suo testo – è una rigida separazione tra logiche del Sinodo cattolico e logiche “comuni” o...

Sposarsi non conviene

Non è un problema d’ordine, tanto meno di ordine pubblico. Il percorso che per oltre un anno, attraverso lo strumento del Sinodo, ha impegnato la Chiesa cattolica nella riflessione su matrimonio e famiglia non può essere ridotto a una questione di norme ed eccezioni. Sarebbe fare torto allo spirito con cui il Sinodo è stato convocato, ma sarebbe più che altro un modo per travisare grossolanamente il significato che l’esperienza dell’amore sponsale assume nella vita quotidiana dei credenti. Che poi questa consapevolezza sia spesso appannata perfino in coloro che per primi dovrebbero testimoniarla; che la dimensione della corporeità – in tutta la sua grandezza, con tutti i suoi limiti – sia poco avvertita e tematizzata nell’ambito di quella che si è soliti definire “pastorale ordinaria”; che fra la teologia del matrimonio e l’immagine corrente del matrimonio cristiano la continuità, quando c’è, risulti non di rado accidentata e contraddittoria: bene, questi non sono affatto elementi marginali. Quando papa Francesco invita a concepire la Chiesa come «un ospedale...

Papartheid?

Mi chiedo se la notizia sia arrivata via fax. Gentili anime del Limbo, vi comunichiamo che la vostra dimora sarà evacuata definitivamente. Tutti coloro che vi risiedono dovranno pertanto trasferirsi in un nuovo alloggio, la cui ubicazione vi verrà indicata a breve. Si prega di mantenere la calma e di prepararsi ordinatamente al trasferimento. Immagino la commistione di euforia e panico che si è diffusa tra le anime coinvolte. E poi, l’abolizione del Limbo, decretata da Papa Benedetto XVI nel 2007, non ha significato solo un cambio di residenza per miliardi di anime, ma anche la cancellazione di un’intera dimensione spazio temporale. Cosa c’è ora al posto del Limbo? Un deserto? Un buco nero? Per un sistema ideologico che si basa sui dogmi, cioè principi non soggetti a discussione, è stata sicuramente una mossa audace. A questo punto, mi sorge spontanea una domanda. Se è possibile mettere mano sulla conformazione dell’Al di là, ristrutturando nei fatti un progetto originale firmato dal sommo architetto, Dio l’Onnipotente, come mai è così difficile per la Chiesa Cattolica cambiare...

Chiesa, morale e omosessualità

Quando Doppiozero mi ha chiesto un pezzo su chiesa e omosessualità, mi sono improvvisamente ricordato di essere stato fra i primi – se non il primo, su una rivista – a scrivere di questo argomento. A partire dal 1979 (avevo scritto “patire”, refuso, ma molto opportuno e molto freudiano se mai ce n’è stato uno). Quattro pagine sul settimanale Com-Nuovi tempi, poi un minisaggio addirittura sulla rivista Il Regno (dei Dehoniani di Bologna, gloriosa e strana testata cattoprogressista che proprio in questi giorni ha chiuso, trenta dipendenti in “stato d’agitazione” per la perdita del lavoro), perfino sulla prima pagina dell’Avanti! (dio mi perdoni, ma ci lavorava un carissimo amico, e in ogni caso non era l’Avanti di Lavitola, bello scioglilingua, eh?). Ero stato anche fra i promotori e gli organizzatori del primo convegno del Centro Ecumenico di Agape sempre su fede e omosessualità (1980). Chi se ne frega, nonnetto, direte voi. Eh no. Perché c’entra. Perché il cuore di ciò che posso scrivere oggi è che oggi dovrei e potrei scrivere solo ciò che scrivevo già...