Alfabeto Pasolini

Categorie

Elenco articoli con tag:

musicisti

(4 risultati)

Da Sanremo a Torino, e ritorno / Identità eurovisionarie, figli reietti, padri snaturati

Chiedersi cosa sia Eurovision significa ripercorrere la storia dei media, della cultura popolare, dei cambiamenti socioeconomici e dei rapporti geopolitici che hanno accompagnato, in forma leggerissima, il progetto di integrazione europea dalla metà del Novecento. Ossia, il mutare dei suoi confini e del senso di appartenenza, l’investimento materiale e simbolico nell’idea stessa di Europa. La guerra fredda, l’esplosione dei consumi, il crollo dell’Unione Sovietica, le pressioni della decolonizzazione e il ritorno dei nazionalismi. Nientemeno: proprio Eurovision, l’evento extra-sportivo più seguito al mondo, quello spettacolo chiassoso ed esteticamente discutibile, rappresenta un osservatorio culturale privilegiato, un laboratorio di sperimentazione di linguaggi scenici e sonori, il contraltare popolare alle dinamiche economiche che fondano l’europeismo contemporaneo, il superamento del localismo e la definizione di un’identità transnazionale, composita ed eterogenea, attraverso la competizione fra brani vincitori delle competizioni nazionali.    È questa storia che racconta con ricchezza di dettaglio storiografico un volume di Dean Vuletic – Eurovision Song Contest. Una...

Un saggio di Paolo Bertinetto / Arti dell’improvvisazione

Improvvisa la vita Ottiero Ottieri     Quando ripariamo un ventilatore con un pezzo proveniente da un altro elettrodomestico; quando cerchiamo di cavarcela in una situazione sociale inaspettata; quando immaginiamo un percorso alternativo, forse non sappiamo di stare facendo qualcosa di simile al sax di Coltrane che inanella uno sull’altro, con incredibili grazia e violenza, i propri taglienti sheets of sound. Non stiamo ovviamente facendo la stessa cosa, ma di certo qualcosa di imparentato con l’azione artistica improvvisata. Questo e altro il lettore può apprendere dal saggio di Alessandro Bertinetto, Estetica dell’improvvisazione (Bologna, il Mulino 2021), che si prefigge di elevare a dignità estetica una modalità dell’arte per cui l’Estetica moderna ha sempre mostrato una certa diffidenza: laddove, invece, gli ultimi due secoli hanno visto in generale, in molteplici contesti culturali, un rilancio dell’improvvisazione nelle diverse prassi artistiche. Se il secondo capitolo è dedicato a delineare il concetto-base dell’intero saggio: la «grammatica della contingenza; il primo e l’ultimo, rispettivamente La nascita dell’arte dallo spirito dell’improvvisazione e Un’...

Ironia, invettiva, malinconia / Il canto dei popoli in cammino

La pandemia non ce l’ha fatta a spegnerla. Infinite certezze sono andate in pezzi ma la musica no. La musica è rimasta. Anzi, nel mondo non se n’è mai ascoltata tanta. Non il silenzio, ma i cori dai balconi, i violini e le chitarre hanno accolto il primo lockdown. E quando gli spazi collettivi si sono chiusi e il bilancio delle morti è diventato inguardabile, i concerti sono fioriti online e le playlist personali si sono moltiplicate.  Non poteva andare altrimenti, come indica l’ultimo libro di Roberto Carretta Fuga – Il canto dei popoli in cammino e altre storie (Acquario, 165 pp.). A guardarla in prospettiva s’intuisce infatti una spinta che si muove nel profondo. Una trama ampia e delicata. Una costante dell’anima che ci riporta nel flusso della storia. Stiamo navigando acque sconosciute, impegnati in una traversata che non fa sconti. E questo genere di viaggio da sempre si afferra alla musica e lì ritrova le radici e il respiro di un orizzonte. La musica, scrive Roberto Carretta, è “un modo di portare con sé quel che non sembra essere più. Un bagaglio invisibile che non lascia tracce ma non dimentica nulla, non abbandona al nulla”. È “l’immutabile valigia dell’esule, del...

O della poetica delle frasi fatte / Canta come parli

Fateci caso: molte delle canzoni americane della prima metà del Novecento recano, a mo’ di titolo, delle frasi fatte. Qualche esempio? It never entered my mind (Non mi è mai passato per l’anticamera del cervello; di Richard Rodgers e Lorenz Hart); Everything happens to me (Capitano tutte a me; di Matt Dennis e Tom Adair); You took advantage of me (Ti sei approfittato/a di me; di Rodgers e Hart); You’re driving me crazy (Mi fai impazzire; di Walter Donaldson); I could write a book (Potrei scriverci su un libro; di Rodgers e Hart); I don’t stand a ghost of a chance (Non ho uno straccio di possibilità; di Victor Young, Ned Washington e Bing Crosby), e via discorrendo. È un elenco lunghissimo, se non proprio sterminato.   Si tratta per l’appunto di frasi convenzionali, espressioni prese a prestito direttamente dalla quotidianità, né più né meno, come sottolinea Philip Furia ne The Poets of Tin Pan Alley (Oxford University Press, 1990), di come la poesia e più in genere anche le altre arti cominciarono a fare nei primi decenni del ventesimo secolo. Ci si stava cioè accorgendo di come la lingua di tutti i giorni, per di più nella sua forma più colloquiale, nell’uso ripetuto e ormai...