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Un racconto olimpico / Jesse Owens e l'amico ritrovato

Mio caro Hans, ti scrivo questa lettera dalla prigione di Spandau il 10 settembre 1944, tre giorni prima di essere assassinato come i miei amici: Schulenburg, Stauffenberg, Moltke che, come me, hanno preso parte al complotto per uccidere Hitler. Non so se riceverai mai questa lettera. Mi aiuterebbe in un certo senso a morire; perché affronterei la morte con la coscienza più leggera, sapendo che essa può aiutarti a perdonarmi e a capire perché ho trattato te, l'unico vero amico, che abbia mai avuto e amato, in modo così sleale e vigliacco. Da Fred Uhlman, L’amico ritrovato (1971)   Gela, Sicilia, 13 luglio 1943   Jesse, amico mio,  qui intorno a me sembra non esserci altro che sabbia, polvere e sangue.  Ho paura, Jesse, ho paura di morire. Non rivedrò più mia moglie e il mio bambino. Non ho fatto quasi in tempo a conoscerlo e lui non avrà nulla da ricordare di suo padre.  Sento che questa potrebbe essere l’ultima lettera che ti scrivo.  Se così fosse, una cosa voglio chiederti. A guerra finita – perché prima o poi io spero che tutto questo orrore potrà finire – ti prego di andare un giorno a casa mia, ad Amburgo. Cerca di mio figlio e raccontagli di me...

Tokio 2020 / Ori nell'atletica: italiani di nuova specie?

Cento metri e salto in alto, maschili? Oro? Se ce l'avessero prospettato in anticipo non ci avremmo mai creduto. Siamo infatti avvezzi a una certa graduatoria di attendibilità, esito possibile dei retaggi tradizionali. Ci aspettiamo di poter vincere qui, non là. Certe corse, non altre; certi salti non altri. I cento metri piani maschili e il salto in alto maschile non parevano essere francamente alla nostra portata. Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi ci hanno messo di fronte al dato di fatto contrario e ci hanno lasciati sgomenti, ancor prima di disporci a esultare.   Questi giochi olimpici – nel loro essere dimidiati dal Covid, dallo spostamento a un anno dispari, dalla labirinticità della loro raggiungibilità televisiva – pure pretendono una centralità assoluta. Disputano con la riforma della giustizia, la metafisica biopolitica del Green Pass, le alchimie politicistiche e giungono alle prime pagine. Oro nei cento metri, oro nel salto in alto: chi non lo sapesse, sono notizie sconvolgenti. I campioni delle tante specialità che hanno arricchito il medagliere italiano nelle precedenti edizioni lo sanno: ci sono medaglie che si enumerano, sono fonti di vera gioia e orgoglio...

Sotto il segno di Hiroshima / Tokyo, 1964

Chi si ricorda oggi di Yoshinori Sakai? Era il 10 ottobre 1964 e al Kokuritsu Kasumigaoka Rikujō Kyogijō, lo Stadio nazionale olimpico di Tokyo, si svolgeva la cerimonia di apertura delle XVIII Olimpiadi. A portare nell’ultima frazione la torcia olimpica che avrebbe acceso al tripode dello stadio la fiamma olimpica, toccò proprio a lui, a Yoshinori Sakai che aveva compiuto diciannove anni il precedente 6 agosto e che diciannove anni prima era nato a Hiroshima un’ora dopo lo scoppio della bomba atomica. Tutto questo aveva un significato in un certo modo sacrale. Il Giappone era il primo paese asiatico a ospitare un’Olimpiade e lo faceva finalmente dopo che già nel 1938 aveva dovuto rinunciare all’organizzazione dell’edizione prevista nel 1940, a causa delle pressioni internazionali conseguenti all’invasione della Cina da parte dell’esercito nipponico. Nel 1940 le Olimpiadi comunque non si erano tenute né a Tokyo né ad Helsinki, che ne aveva preso il posto, e dai giochi del 1948, a Londra, i giapponesi, come i tedeschi, sui quali pesava l’infamia di aver scatenato il secondo conflitto mondiale, ne furono esclusi. Vennero però riammessi dal CIO nel 1950 e due anni dopo gareggiarono...

Discussioni e polemiche in Giappone / Olimpiadi a Tokyo: sorvegliato speciale

  Giappone anti-olimpico    Mancano meno di due mesi all’inaugurazione delle Olimpiadi di Tokyo, prevista il 23 luglio, posticipata per la pandemia di un anno. Anche i mass media italiani finalmente iniziano a trattare la notizia. Molti atleti e squadre in varie discipline si sono già qualificati e le aspettative per le possibili medaglie cominciano a gonfiarsi di speranze.  Tuttavia, l’umore del paese ospitante, il Giappone, la nazione forse più fanatica dei giochi olimpici che esista sul pianeta, è tutt’altro che sereno. In questo momento, secondo vari sondaggi, più del 70% dei giapponesi sembra non voler ospitare le Olimpiadi a casa loro. Non le vogliono. Il Giappone anti-olimpico? Sembrerebbe un puro ossimoro, qualcosa di impossibile, eppure è così. Cosa sta succedendo? Il motivo è serio ma semplice: il governo giapponese, da più di un anno, non è stato sufficientemente attivo (anzi, diciamo mai stato serio) per risolvere a fondo il problema della pandemia: innanzitutto si sono fatti pochi tamponi, forse per non far risultare troppi casi in modo da non rovinare l’opportunità olimpica, e sono state adottate misure spesso giudicate incoerenti, lanciate di...

I 60 anni della leggendaria vittoria olimpica / Gli artigli nudi di Abebe Bikila

10 settembre 1960, Olimpiadi di Roma. Per la prima volta una maratona olimpica non comincia e non si conclude dentro a uno stadio. È un tardo pomeriggio di fine estate, le ombre cominciano a diventare lunghe. Si parte dal Campidoglio, poi via dei Fori Imperiali, via dei Trionfi, Terme di Caracalla; ecco l’interminabile Cristoforo Colombo e le geometrie metafisiche dell’EUR, e il raccordo anulare. Quindi s’imbocca l’Appia Antica illuminata dalle fiaccole, perché nel frattempo il sole è tramontato e la sera romana corre imprendibile verso la notte. Infine, dopo quantaradue chilometri e centonovatacinque metri, ecco di nuovo il Colosseo e l’Arco di Costantino, il traguardo, il trionfo.     Fin dalla partenza gli sguardi dei cronisti di soffermano sui volti, sui corpi, sulle gambe dei campioni che sono pronosticati per la vittoria. Ci sono il neozelandese Magee, lo jugoslavo Mihailic, l’inglese Keily, il francese Mimoun e soprattutto i due sovietici Popov e Vorobjov, la cui prestazione è molto attesa perché preparata al dettaglio da un allenatore che è un mito: il cecoslovacco Emil Zatopek, la Locomotiva Umana, il dominatore delle corse di fondo nel decennio precedente....

Progetto Olimpico 2020 / Sfruttamento politico delle Olimpiadi tra vita, economia e pandemia

  Falsa partenza   In Italia la notizia del rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è arrivata il 24 marzo, presentata più che altro come un’importante notizia sportiva. Il focus sui media italiani era dunque centrato sull’aspetto sportivo, sugli atleti, giovani e veterani, che avrebbero dovuto partecipare ai Giochi, oltre ovviamente alla causa di questo rinvio storico, il coronavirus che tiene in quarantena l’Italia intera e gran parte del mondo da ormai diverse settimane. In Giappone invece la vicenda delle Olimpiadi è vissuta da qualche anno a questa parte in modo molto più complesso, non solo dal punto di vista sportivo, puro e innocente, ma su tanti livelli, sociale, politico, economico, ecologico, e anche scandalistico, ancora più di altri paesi che hanno ospitato in passato i giochi olimpici.  La sera del 25 marzo, all’indomani della decisione del rinvio olimpico, Yuriko Koike, la governatrice di Tokyo, ha convocato una conferenza stampa straordinaria insieme alle autorità mediche della metropoli, un evento sicuramente coordinato con il governo, dove ha riassunto la situazione del contagio del coronavirus sul territorio metropolitano mostrando un cartello...