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Paolo Grassi

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Milano, 29 novembre/4 dicembre / Se cercavi aiuto, sta per arrivare

lunedì   Sono i miei ultimi giorni alla Paolo Grassi. Questi mesi sono volati: è da settembre che faccio lezione qui, ogni settimana, agli studenti del terzo corso autore. La materia si chiama “tecniche di scritture drammaturgiche”. In sostanza devo accompagnare i ragazzi alla prova di diploma, che consiste nella composizione di un testo teatrale che verrà messo in scena dai compagni attori e registi. La scuola ci offre questo tesoro: centoventi ore tutte nostre e, visto che gli studenti sono solo due (Elena e Giuseppe), il tesoro non è nemmeno piccolo, mi pare.  Penso che questo è il primo corso lungo che tengo dopo le chiusure: è stato molto bello ritrovarsi in presenza, tornare a stringere relazioni con persone più giovani ed è anche stata un’occasione, in fondo, per interrogarsi in un altro modo su cosa stia cambiando e come. La prima cosa che Elena mi ha detto, il giorno che ci siamo conosciute, è che provava una grande rabbia. La seconda è che il suo testo non avrebbe avuto nulla a che fare col Covid. Anche Giuseppe era d’accordo. «Basta, non se ne può più».     Penso che, dalla riapertura in poi, noi teatranti abbiamo preso a interrogarci ossessivamente...

Massimo Bucciantini / Un Galileo diviso nella Milano del boom

Nella pedagogia progressista degli anni Settanta era quasi inevitabile che genitori e insegnanti ci spedissero ad assistere a uno spettacolo del Piccolo Teatro. Si cominciava alle elementari con l’Arlecchino servitore di due padroni a cui seguiva, più grandicelli, La tempesta o I giganti della montagna piuttosto che un Brecht a scelta. Per noi il Piccolo era, con una crescente insofferenza, “il” teatro della città, anche se l’attesa per la nuova sede – i lavori durarono quasi vent’anni – fu il simbolo di un periodo di declino della città. Nel frattempo avevano fatto in tempo a morire Paolo Grassi (1919-1981) e Giorgio Strehler (1921-1997), i dioscuri che avevano fondato il teatro nel 1947, mettendo in scena L’albergo dei poveri di Massimo Gor’kij nel fervore della Milano che rinasceva dalle macerie. Erano entrambi giovanissimi, ma non privi di esperienza. Strehler aveva cominciato negli anni di guerra e nell’esilio svizzero a scrivere di teatro e a proporre gli spettacoli dei nuovi autori della drammaturgia internazionale.   Antonio Greppi, il sindaco socialista della Liberazione di Milano, aveva invece incaricato Grassi, critico teatrale de «L’Avanti», di celebrare il 14...