Categorie

Elenco articoli con tag:

pubblicità

(58 risultati)

Pop Camp 1 e 2

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     «In qualcuno dei tuoi voyages au bout de la nuit ti è mai capitato di imbatterti nella parola camp?». Si era nel 1954, e così Christopher Ishwerwood introduceva il narratore di Il mondo di sera alla sfera del camp, dandone la prima discussione a stampa. Non nella dimensione «totalmente degradata» dei «circoli equivoci» – in cui il termine indicava, ad esempio, «un giovincello svenevole, con capelli ossigenati, cappello e boa di struzzo, che finge di essere Marlene Dietrich» – bensì in quella estetica ed emotiva in cui si esprime «ciò che è fondamentalmente serio in termini di...

Leggere: il futuro e noi

Da qualche settimana il “Guardian”, il prestigioso quotidiano inglese, ha inaugurato una sua pagina Facebook. Non è la solita pagina FB, che promuove la fidelizzazione al giornale attraverso i social network, bensì una vera e propria pagina del quotidiano che contiene notizie e articoli del giorno. Apri e vedi il menù di quella mattinata con i pezzi principali. Se ne clicchi uno, i tuoi amici di FB riceveranno istantaneamente la notizia che stai leggendo proprio quel pezzo, e chi vorrà potrà a sua volta cliccarlo. Si tratta di un passo ulteriore verso il trasferimento del quotidiano stesso, o almeno di sue parti significative, nelle pagine di FB, sposandone in pieno la logica di funzionamento.   “The Guardian” è un quotidiano molto letto sul Continente, e spesso capita che una notizia pubblicata lì diventi il giorno successivo un pezzo su un giornale italiano; perciò suppongo che ben presto i quotidiani italiani, in particolare i loro supplementi culturali, più facili da trasferire nella logica FB, adotteranno la strategia del social network, e migreranno lì sopra. Del resto,...

Groupon, la macchietta dell’advertising

Ufficio turistico e piccola agenzia di welfare low cost. Guida gastronomica e succedaneo d’un automobile club. Internet sforna inedite creature a ritmo battente, e tra quelle di maggior successo popolare e commerciale c’è di sicuro Groupon. Ti offre di tutto, dalla manutenzione della caldaia alla visita cardiologica, e tutto rigorosamente a prezzi stracciati. Ma Groupon è anche altro. È anche una galleria degli orrori pubblicitari. La macchietta dell’advertising.   Per esempio, l’avreste mai detto che per sponsorizzare un esame baropodometrico con contestuale realizzazione di plantari ortopedici, si presentasse il tutto così: “Lo scheletro umano ha molte funzioni, oltre ad arredare le aule di scienze delle scuole di tutto il mondo. Ad esempio sostiene i bicipiti sexy di un uomo e protegge il cuore delle donne dagli urti di una relazione sbagliata. Conviene prendersene cura: fallo alla Sanitaria Majorana!”. Finora, nessuna scomparsa registrata.   Vagamente in stile Alberto Sordi, da medico della mutua, la promozione di una seduta di filler con acido ialuronico, al ritmo di: “Chi si somiglia...

L’area Ex-Enel a Milano: un punto di partenza

L’altro giorno sulle Prealpi vicino Como, tempo straordinariamente limpido, mi son voltato per vedere Milano dall’alto, ma una cortina caliginosa la nascondeva completamente; alla fine l’ho localizzata perché spuntava il pirla da luna park del nuovo grattacielo: con tutto il rispetto che porto a Mitridate, l’idea di dovermi reimmergere in quel mare di polveri sottili mi faceva star male. Da giovane facevo l’urbanista e conoscevo il Bernardo (Secchi) che al PIM già si occupava di promuovere il centro direzionale: ci sono voluti quarant’anni per realizzarlo e il fatto che io abbia abbandonato la partita dopo i primi tre giustamente a voi non frega niente. Era l’epoca delle Città Nuove inglesi, all’università erano un mito; mi sono sentito obbligato a visitarle e l’idea che Milano spostasse il suo baricentro dal triangolo ottocentesco Montenapoleone, Vittorio Emanuele, Manzoni alle Varesine non mi dispiaceva: era un modo per decongestionare la città, purché si creassero nuovi centri anche in periferia. Accortomi che erano tutte chiacchiere, di più, che l’urbanistica era il...

Parigi - L’intrepido fantino al Grand Palais

  Parigi è tante cose. Per molti, per i visitatori e per i turisti, è principalmente un giocattolo. A Parigi si gioca sulla Tour Eiffel, si gioca davanti alle vetrine dei gioiellieri di place Vendome e ai tavolini dei bistrot di Montmartre. Un po’ perché la retorica degli uffici del turismo francese ha trovato più facile raccontare la città in questo modo, un po’ perché niente è meglio del kitsch di cui Parigi è ben dotata per stimolare la fantasia infantile che si annida in ognuno di noi. Ma principalmente perché Parigi è una città demodé che difficilmente abbandona le proprie abitudini: piuttosto le accantona in attesa di farci qualcosa, come vecchi giocattoli non più buoni, ma di cui i nipoti sapranno certamente cosa fare.   La mostra Des jouets et des hommes, aperta in questi giorni al Grand Palais, è forse una delle più originali e riuscite esposizioni degli ultimi anni e allo stesso tempo è una mostra tipicamente parigina per tipologia - monumentale: oltre mille gli oggetti esposti - e per filosofia con il Grand Palais trasformato in...

Videoclip

Rivendicarne la paternità italiana sarebbe scorretto, eppure quando si parla di video musicale è difficile non pensare alla cosiddetta Musica cromatica del futurista Bruno Corra. Anno 1912, così Corra definiva il suo disegno diretto su pellicola, ispirato alla musica di Mendelssohn e Chopin. È trascorso un secolo e il minimo che si posa affermare è che il videoclip è divenuto una forma d’arte ormai a sé stante. L’idea di sviluppare un filmato accoppiato a una musica è in pratica coeva del cinema sonoro. Cosicché il jazz, che alla fine degli anni 20 nel secolo passato andava per la maggiore, cominciò a essere accompagnato dalle immagini. Da Minnie the Moocher di Cab Calloway (il primo vero clip della storia, secondo gli storiografi) a Duke Ellington, dai Beatles a Bohemian Rhapsody dei Queen (il primo videoclip della storia, sostiene a torto la massa di appassionati di musica rock), l’evoluzione di questa “ristretta” forma di linguaggio ha trovato proprio negli anni ’80 il suo massimo amplificatore.     Con lo sviluppo della discografia su scala industriale...

La bandiera attorcigliata

  Il 17 marzo 2011 sono stato a Marsiglia. Era previsto un incontro presso l’Istituto italiano di cultura. Sono partito la mattina presto da una Torino in piena ossessione tricromatica –le bandiere ai balconi, gli adesivi sulle vetrine dei negozi, oltre le vetrine i manichini abbigliati in bianco rosso e verde, nei banconi degli alimentari i cibi ugualmente armonizzati a tre colori, e ancora bandierine sparse sui tavolini dei caffè, in cartoleria le penne tricolore, in panetteria le focacce condite con mozzarella lattuga e pomodorini. In Galleria San Federico ho visto anche una cantante con una specie di turbante tricolore, e sulla superficie di una pozzanghera in piazza Carlo Alberto il residuo di cherosene non era al solito iridescente ma di un partecipe oleoso tricolore.   Durante il viaggio in treno ho letto Repubblica. Tra una notizia e l’altra comparivano le pubblicità. La maggior parte si collegava esplicitamente all’unità d’Italia. Le ho contate: ventisei su settantasei pagine. I salami Beretta sono fratelli d’Italia dal 1812, Superga è la scarpa degli italiani, Conad ha l’unità...

Facebook e i Signori Grigi

Avete presente Momo, il romanzo per ragazzi scritto da Michael Ende? C’è una ragazzina con il dono di ascoltare le persone che vive in una piccola città senza nome. All’improvviso questa città viene invasa dagli infidi Signori Grigi – uomini senza identità, tutti vestiti di grigio, con sigaro in bocca e bombetta in testa; i quali conti alla mano convincono gli abitanti che stanno sprecando il loro tempo a chiacchierare, a passeggiare, a occuparsi degli altri; e dopo averli persuasi gli fanno un’offerta che nessuno rifiuta: smettere di oziare, e mettere questo tempo risparmiato in una fantomatica Banca del Tempo. In realtà i Signori Grigi sono dei truffatori, vivono letteralmente del tempo degli altri, glielo rubano, se ne nutrono parassitariamente. Quei sigari che fumano sono degli orafiori: ossia la concretizzazione del tempo che gli abitanti turlupinati pensavano di risparmiare – e difatti se uno gli toglie il sigaro dalle labbra i Signori Grigi spirano, si spengono, diventano fumo.   La storia di Momo, datata 1973, è una storia per i nostri tempi: la rappresentazione perfetta del meccanismo...

Visita a Milano Centrale

Ci si può recare alla Stazione Centrale di Milano anche soltanto per vivere l’entusiasmo delle partenze, senza necessariamente intraprendere un viaggio. Le maestose volte in ferro e vetro che diffondono un'intensa luminosità, le arcate di luce che accompagnano i binari (disegnate dall'architetto Ulisse Stacchini nel primo Novecento sotto l’influenza dell'Art Déco e completate nel 1931) paiono ideate apposta per accogliere e rafforzare la gioia di ogni inizio.   Se vi si giunge dalla metropolitana e si decide di fare una sosta al piano sotterraneo prima di ascendere in stazione, superata una cortina di bolle di sapone e di macchinine teleguidate lanciate in volo acrobatico dai venditori ambulanti, si può accedere al supermercato sempre aperto, a negozi d’abbigliamento, di profumi e gioielli ricavati persino in questa zona infera, areata e illuminata artificialmente. Facendo ingresso finalmente nell'atrio monumentale, la prima cosa che colpisce sono gli imponenti parallelepipedi pubblicitari in mezzo ai quali compaiono anche due cubi di plastica, due mini-negozi che ospitano una singola marca, con le quattro...

Ikea, i jeans, i gay e Pasolini

A proposito delle recenti polemiche sullo spot di Ikea venute sia dal governo che dall’opposizione ripubblichiamo qui di seguito un articolo di Pasolini apparso nel 1973 sul “Corriere della Sera” a proposito del famoso slogan “chi mi ama mi segua” sulle natiche di Donna Jordan (inventato da un giovanissimo Oliviero Toscani).   Stupisce, va detto, vedere come il paese a distanza di così tanti anni sia ancora imbalsamato e raggrinzito su tematiche oramai ampiamente superate nella cultura contemporanea. Che la pubblicità nel 2011 intercetti e condizioni la cultura di massa, che ne sia al contempo la madre e la figlia e che sia nel bene e nel male foriera di messaggi significativi è un dato talmente ovvio che Pasolini lo constatava già quaranta anni fa.   È un po’ come se Pasolini, nel 1973, stesse ancora dissertando sull’invenzione della radio.           Analisi linguistica di uno slogan   Il linguaggio dell’azienda è un linguaggio per definizione puramente comunicativo: i “luoghi” dove si produce sono i luoghi...