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virus

(132 risultati)

Una pedagogia politica per la scuola senza classe / Una scuola per l’emancipazione

Il sistema scolastico è scomparso dalla discussione pubblica. Il dibattito si concentra sulle filiere produttive non sugli studenti. Su bambini e adolescenti è calato un gelido silenzio come ha rilevato acutamente Chiara Saraceno. Dopo una prima fase segnata da una forte e comprensibile emotività caratterizzata da sovrabbondanza comunicativa in merito all’attivazione della didattica a distanza (Dad), istruzione e formazione si sono eclissate tra gli addetti ai lavori. Altre sono le priorità.  Le ragioni sono molteplici. Pesa la distribuzione demografica della popolazione italiana, così come una storica debolezza delle politiche educative in questo paese; ma anche una risposta ministeriale che, pur nelle comprensibili difficoltà, non è sembrata all’altezza. Si è già discusso in questa sede della nota ministeriale 388 che ha generato una vivace discussione per le implicazioni esplicite e implicite che conteneva.   Il recente decreto 22 ha introdotto l’obbligo per il personale docente di assicurare «comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza» per garantire – come recita la relazione tecnica di accompagnamento del decreto – «per il tempo dell’emergenza...

Coltivare l'immaginario / Le humanities e il coronavirus

Un anno fa, di questi tempi, imperversavano le rievocazioni del primo sbarco sulla Luna. Cinquant’anni dall’impresa dell’Apollo 11: i tre cosmonauti Armstrong, Aldrin e Collins, la notte della diretta, Ruggero Orlando e Tito Stagno, un piccolo passo per un uomo un grande balzo per l’umanità, eccetera. Dal 2019 al 2020 è cambiato tutto. Lungi dal celebrare le conquiste spaziali, ci troviamo ora a fare i conti con la riscoperta della nostra natura terrestre. Non solo perché la nostra sopravvivenza è ovviamente legata a ciò che accade sull’intero pianeta, ma perché abbiamo dovuto prendere atto del carattere intrinsecamente simbiotico della nostra condizione. La sorte di ogni individuo dipende dalla sorte dei suoi consimili: il singolo è parte della specie. Di più: la specie umana interagisce di continuo, in infinite maniere, con le altre specie viventi. D’improvviso ci siamo accorti che la nostra salute può dipendere dall’estinzione di specie animali e vegetali di cui non ci siamo mai curati, dal dissesto di ecosistemi lontanissimi dal luogo dove abitiamo, dalla deforestazione e dalla distruzione di habitat remoti nei quali mai avremmo messo né mai metteremo piede.   Del resto,...

Interventi / Il teatro di domani

Ormai lo sguardo di tutti è volto alla ripresa. C’è voglia di bruciare la lunga pausa di questi giorni. L’ultimo settore a riaprire, è stato variamente annunciato, sarà quello dello spettacolo dal vivo, uno dei più sconquassati da questa crisi, non sappiamo se in grado di riprendersi. Lo diceva già Artaud: il teatro è il luogo del contagio. Lui pensava a qualcosa che ti prendeva nel profondo di tutti i sensi e di tutte le facoltà e cambiava la vita. Noi siamo stati abbastanza stravolti da questa nuova peste e non sappiamo come rimettere insieme i pezzi di un mondo la cui precarietà è balzata agli occhi perfino di chi non voleva vedere. Un’altra cosa è diventata sempre più evidente: in tutti i discorsi sul paese e sulla sua ripresa pochissimi sono quelli che si interrogano sul futuro dello spettacolo e della cultura e su quello di artisti, tecnici, organizzatori e dei professionisti che si muovono in questi campi… Per provare a guardare nella sfera di cristallo siamo partiti dalla suggestione di una lettera aperta di Oberdan Forlenza, già capo gabinetto del Ministero dei beni e delle attività culturali, ora presidente della Fondazione Teatro Due di Parma, intitolata Teatro domani....

Pensiero divergente / Svezia e Corea: due modelli

Cosa può insegnarci il modello Svedese? di Simone D'Alessandro   La spinta gentile contro la cultura dell’autoreclusione sorvegliata   Quando è scoppiata l’emergenza Covid-19 in occidente, le nazioni Europee hanno preso strade differenti, condizionate dai propri riferimenti etici, valoriali e culturali: paesi come l’Italia, la Spagna, la Grecia – successivamente Francia, Danimarca, Norvegia e Finlandia – hanno deciso di fare il cosiddetto lockdown, consistente nel chiudere gran parte delle attività economiche e isolare i focolai, invitando la popolazione a restare a casa, optando per un approccio morale deontologico universalista. Si è deciso di seguire la massima universale: tratta le altre persone come fini in sé e mai come mezzi per un fine, perché ogni vita è unica e merita di essere salvata. Nel fare questo le nazioni sono state evidentemente influenzate dal dettato costituzionale, derivato dal retaggio culturale cristiano e dalla teoria morale deontologica kantiana, consistente nella volontà di prendersi cura di tutti, prescindendo da età e condizioni di salute pregresse.     Al contrario il Regno Unito ha, inizialmente, optato per un modello basato...

C’è vita tra gene e meme / Una tempesta perfetta

L’espressione “andrà tutto bene” è diventata ormai inopportuna, persino insopportabile.  Come può essere diversamente se l’esperienza nega una frase a lungo esibita come un mantra sulle vetrine, sui balconi, sui media, sui social.  Un’espressione diventata rapidamente virale... cos’altro è se non un meme? Nient’altro che un espediente contro l’oscurità che abbiamo intorno.   Bisognerebbe essere Jorge Borges per poter distillare in versi la paura del buio, lui destinato infine a diventare cieco, consapevole di essere di padre, nonno, bisnonno divenuti ciechi. “Questa penombra è lenta e non fa male; scorre per un mite pendio e somiglia all’eterno. Gli amici miei non hanno volto, le donne son quello che furono in anni lontani... non hanno lettere i fogli dei libri”. Una paura che il grande scrittore argentino ha distillato in versi come nelle sue ossessioni narrative: il tempo, lo specchio, i labirinti reali e quelli della metafisica con cui ha accompagnato i suoi racconti. Sono ossessioni diverse per la stessa paura, confuse e sovrapposte nelle forme dell’invisibile, dell’ignoto, dell’incomprensibile o delle sue deformazioni (lo specchio). Per chi Borges non è, resta...

III / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Romano Madera, psicoanalista   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   Intanto grazie a Doppiozero per avermi invitato a rispondere a queste domande che possono servire a inquadrare il famoso cigno nero. Vorrei però provare a guardarlo secondo una prospettiva anamorfica: un “cigno periodico trasformista”, che ogni tanto appare sotto le forme di virus, ogni tanto di guerra, ogni tanto di conti economici e finanziari che non tornano. Ogni sempre, invece, in catastrofi sociali e psichiche di parti consistenti degli umani.  La disuguaglianza sociale sta crescendo da decenni. Dalla crisi del 2008 non si è certo usciti invertendo la tendenza, sempre più evidente dagli anni Ottanta in poi. Basta uno sguardo alle tabelle del World Inequality Report del 2018. Se solo...

Dalla finestra / Lombardia zavorra?

14 aprile – Dopo una Pasqua a base di esibizioni muscolari della polizia (elicotteri, droni, posti di blocco, inseguimenti spettacolari, riprese dall'alto di terrazzi e balconi) e notizie di falsi esodi verso le seconde case pompate dalle fanfare della propaganda, sembra incrinarsi il patto di fiducia fra cittadini e Stato. Tu mi sospetti in maniera ingiustificata, mi controlli fin dal cielo, mi sanzioni per ogni scemenza, insomma non ti fidi di me, mai, e io dovrei continuare a fidarmi di te? Anche a fronte di notizie terribili sulla gestione confusa e scomposta, pericolosa fino a diventare mortale, di situazioni delicate, che continuano a uscire grazie, finalmente, alle inchieste? Non più. Cambiano un po' di cose. Davvero.   17 aprile – Si apre la pratica “Lombardia”. Si aprono le inchieste della magistratura, cominciano a uscire corpose inchieste giornalistiche, soprattutto sulla situazione case di riposo. Si discute del disastro Lombardia. C'è chi parla di superbia punita, di karma, di punizione divina per la troppa spocchia, di schadenfreude, c'è chi rinfaccia i discorsi odiosi sentiti troppe volte dal nord nei confronti del sud.   Il paese è spaccato. C'è una parte...

Un abbozzo di diario / L’università pubblica a distanza

Ho trascorso l’intera mattinata di sabato 28 marzo 2020 a smanettare su Microsoft Forms, un applicativo della suite di Office 365 alla quale è abbinata anche Microsoft Teams, la piattaforma sulla quale, dal 9 marzo scorso, si è di fatto trasferito l’ateneo di Palermo, nel quale lavoro: la didattica, certo (lezioni curriculari, lauree, seminari, ricevimento studenti…) ma anche l’attività cosiddetta gestionale (riunioni di commissione) e le adunanze degli organi collegiali (senato accademico, consiglio di amministrazione, consigli di dipartimento e di corso di studio). A suggerirmi l’utilizzo di questo programma era stato il mio amico di vecchia data Renato Lombardo, collega docente di Chimica fisica a Unipa, il quale si è prodigato a realizzare un tutorial e a diffonderlo sulle pagine social giusto quel sabato mattina (su Facebook, tra gli altri, proprio all’inizio della quarantena, è stato creato il gruppo “C’è vita (digitale e non) su Unipa”, che si è rapidamente popolato), venendo in soccorso a decine di colleghi comprensibilmente spaesati, malgrado il lavoro di assistenza, generoso e in molti casi davvero straordinario, offerto ai docenti dai tecnici dei dipartimenti.   Mi...

Il sorriso di Kanye West

Sappiamo dei limiti della nozione di contagio quando si esce dal dominio biologico, ma il virus raccontato è comunicativamente virale, perché come un gas nobile satura ogni spazio a disposizione, satura le nostre conversazioni, perché è l’hot topic, scioccante e divisivo. Perché ci riguarda tutti.  Se i social sembrano essere completamente monopolizzati dal virus (sappiamo che ognuno è immerso in una bolla comunicativa fatta a propria immagine e somiglianza, ma adesso tutte appaiono come collassate le une sulle altre), accendere la TV in questi giorni e dare uno sguardo al palinsesto d’intrattenimento è altrettanto straniante: a trasmissioni registrate prima della quarantena, e quindi equipaggiate del consueto pubblico in studio, si alternano talk show in cui il presentatore si trova solo in uno studio vuoto; a pubblicità che ci urtano – anche se magari non vogliamo ammetterlo – per come ignorano, incolpevoli, la contemporaneità (mostrando strade affollate e gente che viaggia, nessuna traccia della mascherina che è diventato il correlativo di queste settimane), ne seguono altre in cui il payoff del dato brand ammicca, un po’ come in una distopia alla The LEGO movie, ai vari #...

Strati / L'empatia, nel bene e nel male

Pochi giorni prima dell’infuriare del virus in Europa, e in Italia in particolare, avevo scritto un possibile inizio di questo articolo e ora non posso fare a meno di riportarlo come una sorta di testimonianza fattuale di un prima che oggi forse non c’è più. “Nell’aria – dicevo – c’è come un sentore di disgregazione, cresce un’allerta psicologica contro ciò che separa, divide e allontana. Viene da alzare la voce per lanciare un sincero ‘Teniamoci stretti!’ per affrontare una sensazione forte di smarrimento, per un incombere di paure generiche che si intersecano con quelle personali di ognuno di noi. Insomma: teniamoci stretti perché tutti abbiamo bisogno di tutti.  Per questo viene naturale riflettere sull’empatia, sulla qualità che, nel bene e nel male, ci tiene insieme.” Eravamo intorno alla fine di febbraio. E solo pochi giorni dopo l’esplosione dell’epidemia, Mariangela Gualtieri in Nove marzo duemilaventi ci ha detto, con grandezza: “ci dovevamo fermare. / Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti / ch’era troppo furioso / il nostro fare. Stare dentro le cose. / Tutti fuori di noi.”    Quello che ora stiamo vivendo, che forse sarà uno switch epocale, tocca anche Critica...

Novità sui fiori / Inventario

“Come stai?” ha perso la sua frettolosità formale, è diventato un interrogativo sostanziale da cui dipende l’esistenza nostra e delle nostre tante famiglie allargate. In questi giorni non ci incontriamo, il verbale risucchia il non verbale, la comunicazione ridiventa orale, sono le parole che toccano e nutrono, che devono raccontare emozioni che non possono diventare gesto. Dai dispositivi passa un flusso che unisce la solitudine delle moltitudini, concede il perditempo della chiacchiera: ho parlato con mia madre fino alle due di notte, ho sentito amici che non vedevo da anni, ho finalmente chiarito...  L’estetica del mostrarsi, quella che coccolavamo e perfezionavamo, è svaporata, il corpo si è fatto insormontabile con i suoi significati arcaici di paura e morte. “In alcune condizioni di malattia somatica (organica) il corpo-soggetto (Leib) si trasforma in corpo-oggetto (Körper)” scrive Eugenio Borgna in Le metamorfosi del corpo, postfazione all’ormai classico, Il corpo, di Umberto Galimberti (Feltrinelli, 1983). Anche se l’impegno strenuo di chi lotta in ospedale è capace di trasformare il paziente numero in una persona da salvare.    Sottocoperta, ci mettiamo...

Il comune e l’immune / Le mani e il respiro

“Dice il vero chi parla oscuro”, diceva Paul Celan. È tempo di domande che esplorino l’oscuro, che scrutino l’ombra delle nostre consolidate certezze. Nel divenire cosmopoliti, ci scopriamo rinculati nella solitudine deprivata persino dei contatti più elementari. Mani idealmente protese che non possono toccarsi non fanno una comunità. E l’ossimoro “comunità di solitudini” non tiene, perché non si è comunità senza corpi in interazione che diano vita a una molteplicità condivisa. Segni analizzatori ci vengono oggi proprio dal corpo che siamo, nel tempo in cui l’immune mette in discussione il comune e lo sospende a data da destinarsi. Volevamo una prova della biopolitica, ed eccola qui. Il “governo di tutti e di ciascuno” è in piena azione e il controllo dei corpi e della libertà di movimento è divenuto una questione igienica. Il rapporto tra psicoigiene e istituzione non è mai stato così evidente. Gli ambiti determinano le scelte e ognuno è condizionato dai contesti istituzionali. Non solo la salute dipende da questo, ma anche la libertà di azione e di movimento. È forse per far fronte alla naturale incompletezza individuale che la mano degli umani si protende, fin dalle origini,...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 7. Empatici egocentrici

La privacy è anche un bel trucco per tenere alla larga genitori e studenti. Però ci vuole, come tutto il listone infinito di proibizioni che ogni anno si allunga un po’ per evitare preventivamente grane e denunce, e che fa dei regolamenti di istituto un protocollo carcerario, se ve lo leggete ogni tanto come un documento della storia della pedagogia. Condividere il proprio numero di telefono con gli studenti, avere il loro, è stato necessario per mettere in piedi a inizio marzo 2020 quella che per un mese abbiamo chiamato DAD, Didattica A Distanza. Nessun dirigente scolastico ha potuto incoraggiare questo avvicinamento e la violazione delle tutele preventive, ma nessun dirigente scolastico ha impedito un’azione necessaria. L’unica che ne abbia abusato è stata Aziza, che ha provato ad applicare a tu per tu la sua personalità incattivita e la sua ideologia apatica e anaffettiva. Voleva provare a fare quello che in classe non le riusciva: diventare il focus delle mie attenzioni, dominare la classe con le sue scenate isteriche e aggressive. Prima ha provato a bacchettarmi sul gruppo WhatsApp di classe con genitori, docenti e studenti che ho costruito, rimproverandomi di postare...

Il virus della sorveglianza / Sei disposto a rinunciare alla tua privacy per salvarti la vita?

La sera del 16 aprile 2020, il Commissario straordinario per l'emergenza sanitaria, Domenico Arcuri, ha ufficializzato la scelta dell'app italiana per il tracciamento. “Immuni” è stata sviluppata dalla società milanese Bending Spoons, che ha al suo attivo app di successo per Yoga e Fitness, in collaborazione con il Centro Medico Sant'Agostino e Jakala. Ha vinto la selezione operata dal gruppo di 74 esperti della task force lanciata il 31 marzo 2020 dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione in accordo con il Ministero della Salute. Il ministro Paola Pisano aveva spiegato che la app avrebbe dovuto “individuare e valutare soluzioni tecnologiche data driven per supportare il Governo e gli altri pubblici decisori nella definizione di politiche di contenimento del contagio da Covid-19”.  Delle 319 proposte arrivate, il 10% (compresa “Immuni”) usava il bluetooth (che traccia i contatti), anche se il presidente della task force Colao avrebbe preferito utilizzare anche il GPS, che traccia la posizione. Durante la fase 2, ovvero il progressivo ritorno alla normalità dopo il lockdown, “Immuni” ci permetterà di verificare l'utilità del Capitalismo della...

“Una malattia delle nostre idee” / Marco Aime, Classificare, separare, escludere

In un dibattito pubblico-mediatico ossessionato dal sensazionalismo e dall'emotività più irragionevole e infestato da sensibilità populiste, sovraniste, conservatrici, neo e post-fasciste, una questione sociale biologica e sanitaria come il rischio di diffusione di coronavirus Covid-19 si è fin da subito avvinghiato, in modo irrazionale e isterico, al tema della “razza” o dell'etnia. A partire dalla (probabile ma non certa) incubazione “cinese” la vicenda si è colorata di immagini razziste stereotipiche di promiscuità con il mondo animale e con la massa umana, di scarsa igiene e bassa qualità della vita, per poi assumere altre diramazioni che in ogni caso hanno a che fare con il tema del panico da contaminazione e con la metafora della purezza. Peraltro – sia inteso come un'aggravante – avallata da rappresentanti istituzionali, esponenti di partiti di estrema destra: inqualificabili l'uscita televisiva del governatore leghista del Veneto e la sua eco che lasciano esterrefatti per il tasso congiunto di ottusità e razzismo in un solo discorso – "tutti abbiamo visto i cinesi mangiarsi topi vivi" – ; la cosa ha suscitato giuste reazioni di sdegno e irritazione e conferma ulteriormente...

La trappola delle metafore / Coronavirus, guerra alle metafore di guerra

Dalla sua esplosione, il coronavirus è sia un pericolo per la salute di noi tutti che una metafora di molte cose: dai fallimenti della globalizzazione, alla minaccia che viene dagli stranieri. Da un certo punto in poi, però, il dibattito pubblico si è conformato all’utilizzo della metafora bellica, già molto usata nelle passate situazioni di epidemie e pandemie. Guerra, battaglia, combattere, attacco, difesa sono le espressioni ricorrenti – che non sono confinate al discorso politico: Domenico Arcuri, supercommissario all’emergenza, asserisce che mascherine e ventilatori siano “le munizioni che ci servono per combattere questa guerra”; Massimo Galli direttore dell’ospedale Sacco di Milano considera gli ospedali “la retrovia di questa guerra, perché è di una guerra che si tratta” e medici e infermieri parlano di una “guerra difficile da combattere perché non si conosce il nemico” in cui “l’unica arma è stare a casa e rispettare le regole”.  L'utilizzo di metafore di guerra nel discorso politico non è certo nuovo, così come non lo è nella scienza e nella medicina. Già nel 1934, il British Medical Journal scrisse della "Guerra contro il cancro", un’espressione che poi è...

Scritture d’emergenza / Nel vuoto

In scena una donna giovane o molto giovane.   1. Eccomi sono qui io sono qui  in carne ossa sangue nervi  sono qui giovane essere umano  qui dietro il muro dello schermo  e parlo a te  a te che mi guardi  di là da questo muro tu mi guardi  e mi chiedi che cos’è questo vuoto  fino a quando durerà questo vuoto  questo vuoto intorno  questo spazio vuoto  questo spazio vuoto fra me e te  fratello amico   mio amante mio assassino  noi siamo qui  io di qua dal muro dello schermo  tu di là dal muro dello schermo  e tutti gli altri intorno  tutti davanti al muro dello schermo  tutti in ginocchio  davanti a un muro tutti in questo vuoto  questo vuoto fuori  questo spazio vuoto  questo vuoto intorno  questo vuoto fra noi  siamo qui ficcati in questo vuoto  questo vuoto del tempo e da questo vuoto del tempo  io ti parlo e dico:    2.  quello che viene dopo  non è la fine o la continuazione  quello che si è interrotto  non si può continuare  questa non è una pausa  non è l’intervallo  primo e secondo tempo...

Progetto Olimpico 2020 / Sfruttamento politico delle Olimpiadi tra vita, economia e pandemia

  Falsa partenza   In Italia la notizia del rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è arrivata il 24 marzo, presentata più che altro come un’importante notizia sportiva. Il focus sui media italiani era dunque centrato sull’aspetto sportivo, sugli atleti, giovani e veterani, che avrebbero dovuto partecipare ai Giochi, oltre ovviamente alla causa di questo rinvio storico, il coronavirus che tiene in quarantena l’Italia intera e gran parte del mondo da ormai diverse settimane. In Giappone invece la vicenda delle Olimpiadi è vissuta da qualche anno a questa parte in modo molto più complesso, non solo dal punto di vista sportivo, puro e innocente, ma su tanti livelli, sociale, politico, economico, ecologico, e anche scandalistico, ancora più di altri paesi che hanno ospitato in passato i giochi olimpici.  La sera del 25 marzo, all’indomani della decisione del rinvio olimpico, Yuriko Koike, la governatrice di Tokyo, ha convocato una conferenza stampa straordinaria insieme alle autorità mediche della metropoli, un evento sicuramente coordinato con il governo, dove ha riassunto la situazione del contagio del coronavirus sul territorio metropolitano mostrando un cartello...

… e oltre / Sostegno al lavoro culturale durante Covid-19

Mai come in questi giorni ci stiamo rendendo conto di quanto le nostre vite siano legate a doppio filo al mondo dell’arte e della cultura: quanta musica in più stiamo ascoltando, quanti libri in più leggendo o quanti film in più vedendo? Giornali e riviste stanno registrando numeri sorprendenti: Doppiozero ha toccato gli 89.000 lettori il 9 marzo, proprio il giorno in cui Mariangela Gualtieri ci ha fatto dono di una meravigliosa poesia. Le iniziative di tour virtuali gratuiti nei musei sono molto diffuse e hanno risultati strepitosi; la Pinacoteca di Brera, uno dei primi musei a promuovere la sua attività digitale durante la crisi ha raggiunto picchi di un milione di visitatori; in questi giorni, i prestiti di libri digitali presso le biblioteche sono più che raddoppiati.    L’altra faccia della medaglia, però, ci rivela un quadro molto meno roseo: se alcuni consumi culturali sembrano aumentare, i settori culturali rischiano complessivamente di uscire stremati dal’attuale crisi sanitaria. La totalità degli eventi artistici e culturali live è stata annullata o, quando va bene, riprogrammata; le nuove produzioni cinematografiche e televisive sospese. Inoltre, gli stessi...

II / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Francesca Rigotti, filosofa   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   La pandemia ha prodotto ovunque un immenso ricorso agli strumenti hightech, oltre che biotech. Ora, si sarebbe immaginato anche soltanto negli anni '90 di chiudere in casa tanta gente (non tutta: la società è stata spaccata in due: chi doveva/poteva lavorare e comandare e chi no, mentre i bambini sono stati privati di diritti essenziali)? Ci sarebbero state queste chiusure se non ci fosse stata Internet? Se non si fosse pensato: “Faranno il telelavoro, giocheranno e forse seguiranno le lezioni con smartphone e tablet, passeranno la giornata dietro alle notizie o visitando siti online di musei, ascoltando musica, scambiandosi notizie sul nulla”? Penso di no. L'esistenza di Internet ha...

Dalla finestra / Sciarpe, foulard e carta igienica

6 aprile – La settimana comincia con il dibattito sulle mascherine. Il governatore della Lombardia emette un'ordinanza per cui vi è obbligo di mascherina per chiunque esca di casa. Ma le mascherine sono introvabili. Il Fontana dice che vanno bene anche sciarpe e foulard o, letteralmente, “qualsiasi cosa”. Non vi è alcuna “evidenza” scientifica che sciarpe e foulard siano protettivi di un bel niente ma l'impressione è che siamo a un livello tale – di disperazione e di non sapere – che va bene tutto. Infatti la gente accetta senza un grido, esce con la faccia coperta come in una forma di superstizione. Non serve? Nel dubbio proviamo anche questa, sembrano dire. All'improvviso non importa più cosa dicono gli esperti dell'Oms o dell'Iss: se Fontana domani dicesse che dobbiamo uscire tutti con le pinne, usciremmo tutti con le pinne.  Galleggiamo talmente tutti nella follia e nell'onirismo che fossi in lui lo farei, lo ordinerei. “Per vedere l'effetto che fa”, fino a dove può spingersi. Andando a fare la spesa incontro un signore con una striscia di carta igienica con due buchi ai lati per le orecchie, orecchie che tengono su questi tre o quattro strappi di carta manco...

Modernità, epidemia, e il corpo inaccessibile / Senza mano nella tua mano

E d’un tratto un gesto è venuto a mancare nel nostro lessico quotidiano. Disperso nello spazio tra i corpi, non ne resta che una traccia sospesa. Non si stringono più le mani, incontrandosi. Sebbene di rado, fuori ci si incontra ancora, chi per lavoro, per quei lavori rimasti aperti, chi nelle uscite fugaci dalla tana, per le provviste e le necessità. Ma il movimento della mano, che pure si protende in saluto verso l’altro come per moto proprio, si frena a mezz’aria, esita, poi si prolunga solo nell’intenzione, e fisicamente recede.   Umberto Boccioni, Stati d'animo - quelli che vanno (1911)   La stretta di mano è il primo ingresso nella sfera di un altro corpo, in quell’involucro invisibile ma pulsante che lo circonda, in certi casi appena più trasparente, soffuso di luce fioca. È diventato un gesto formale, quello della diplomazia, degli incontri al vertice, degli affari conclusi, della parola data, della liturgia. Ma conserva intatta la sua semplicità antichissima. Certo, non siamo nell’ordine dell’automatismo istintivo ma del linguaggio. Molte culture non prevedono che ci si tocchi nell’incontrarsi, ma che si saluti, per esempio, con un inchino, a volte con le mani...

Fenomenologie / Cronache culinarie in domicili coatti

L’assalto ai forni, sospirata rimembranza scolastica, non c’è stato. C’è stato in compenso quello ai supermercati. Ingiustificato, dicevano, sul piano della razionalità economica; comprensibilissimo su quello dell’emozione collettiva. Non tanto per paura di veder esauriti i famigerati beni di prima necessità (tutti comunque da classificare), ma per una specie di sudata coazione a replicare scene d’antan (le scorte in periodo di guerra), dunque per il gusto po’ vintage, e totalmente intransitivo, di stipare derrate pantagueliche nella dispensa di casa. Più che da un “non si sa mai”, l'invasione – prima scomposta, poi organizzatissima – ai templi moderni del consumo alimentare sembrava dettata da un “fanno tutti così”. L’epoca in cui il manovale Marcovaldo andava al supermarket per trascorrere spensieratamente il sabato pomeriggio è definitivamente trascorsa. Adesso, piuttosto, sembra che la cosiddetta grande distribuzione rientri fra i fabbisogni primari della gente: e resti tale, dunque, anche in tempi di pandemia.   Stabilizzata l’eccezionalità (ossimoro cui siamo rassegnati), le cose poco a poco sono cambiate. Adesso si va a fare la spesa se e quando serve, solissimi e...

Sofferta sollecitazione attuale / Il destino di Roma (e il nostro)

L’otto maggio 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità annunciò al mondo l’avvenuta eradicazione del vaiolo. Medici e scienziati pensavano allora che le malattie infettive sarebbero scomparse definitivamente. A causare la morte sarebbero state altre malattie, quelle dette di “degenerazione” (cancro, affezioni cardiovascolari eccetera). Quest’ottimismo durava da almeno una ventina d’anni. Già negli anni Sessanta era accaduto che si tenessero convegni dal titolo suggestivo: “Infectious disease, does it still matter?” Sono ancora importanti le malattie infettive? (dati che desumo da un saggio di Bernardino Fantini sulla storia delle epidemie). Ma, più o meno contemporaneamente alla trionfale dichiarazione dell’OMS, stavano maturando le condizioni per l’avvento di una nuova, terribile malattia infettiva, che di lì a poco avrebbe sorpreso il mondo, sarebbe stata battezzata AIDS e i cui primi casi si fanno risalire al giugno 1981. Si tratta di quello che Kyle Harper, nel suo Il destino di Roma. Clima, epidemie e la fine di un impero (Einaudi, 2019), definisce “uno spunto ironico della storia”.   Un’ occorrenza analoga del fenomeno si ebbe nel secondo secolo dopo Cristo. In uno...