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Biella

(6 risultati)

Accademia Unidee / Quattro farmaci contro l’automatizzazione

In natura tutto è interconnesso e una variabile funge da contrappeso a un’altra.   Questa scienza del contrappeso, nella vita sociale dobbiamo svilupparla noi, perché la velocità dell’artificio che abbiamo costruito sfugge ai tempi che la natura si dà da sé. E se questo per lei può essere un trascurabile evento, per noi può significare un errore fatale.   Alla base di alcuni nostri mali contemporanei sta proprio lo squilibrio tra alcune dotazioni o inclinazioni naturali e i sistemi di contrappeso che abbiamo gradualmente portato ad aver sempre meno rilievo. In particolare, anche se può sembrare controintuitivo a chi associa alla modernità una maggiore consapevolezza, emancipazione e autonomia degli umani, stiamo progressivamente diventando sempre più proni all’automatizzazione della nostra vita psichica.   L’automatizzazione passa attraverso molteplici dispositivi psichici, qui ne consideriamo quattro che hanno un ruolo nella nostra vita di individui, cittadini e società: l’abitudine, la paura, la soggezione e la conformazione. Tutti e quattro comportano fondamentali vantaggi, ed è per questo che la natura e l’evoluzione ce li hanno offerti: l’abitudine capitalizza...

Accademia Unidee / L’Italia di Mezzo

Uno dei maggiori problemi delle città è che non ci si è mai davvero accordati su cosa sia una città. Il dibattito di geografi, urbanisti, sociologi, antropologi, storici ne ha fatto spesso una questione disciplinare, per cui emergono interpretazioni – quasi tutte condivisibili – che fin dalla fine dell'Ottocento evidenziano aspetti quantitativi, di densità, di infrastruttura, di possibilità offerte, di serendipità.  Ciò detto, la preponderante vulgata europea è tuttavia ben convinta che il territorio sia chiaramente distinto in vaghissime zone dal nome "città", "periferia", addirittura "campagna", "provincia", "montagna"... Sostanzialmente mescolando rozzi nozionismi geografici o ingenue reminiscenze della scuola elementare che nei migliori dei casi provengono dalla favoletta di Esopo e dei due topi (VI secolo a.C.): la città è uguale al centro storico, tutto il resto è periferia (qualcuno talvolta la descrive con "le strade di terra e senza infrastrutture", come in certi film della Wertmüller, senza accorgersi che da Mimì metallurgico sono passati 50 anni e che le città si sono nel frattempo dotate di piani regolatori e conseguenti urbanizzazioni).   Fuori dalla...

Cittadellarte / Una nuova Accademia

Accademia Unidee è il prototipo di un nuovo tipo di accademia d’arte della Fondazione Pistoletto. La proposta nasce dal percorso e l’esperienza del grande artista e dalle numerose azioni e iniziative ospitate nella sede di Cittadellarte. Questa, infatti, da oltre 20 anni è sede di sperimentazioni sulla formazione e la ricerca dell’arte per la trasformazione sociale responsabile. La sedimentazione di questo lavoro ha prodotto il nascere di Accademia UNIDEE che si caratterizza per una conoscenza multidisciplinare, orientata alla sostenibilità, all’innovazione consapevole, con attenzione all’impatto delle tecnologie sull’uomo, sull’ambiente e sulla società, e con una forte vocazione alla ricerca. Per comprendere meglio questo progetto abbiamo rivolto alcune domande al Maestro Michelangelo Pistoletto, a Paolo Naldini Direttore di Cittadellarte e Presidente di Accademia Unidee e a Francesco Monico Direttore Generale di Accademia Unidee.   Accademia UNIDEE è appena nata ma ha già una lunga storia alle spalle, quella della Fondazione Pistoletto e delle sue numerose iniziative. Cosa vi ha spinto a creare un'accademia? Michelangelo Pistoletto: Cosa ci ha spinto? Devo dire che siamo a...

Tropici, farfalle, immigrati e clandestini

Fantastiche, le farfalle tropicali sono davvero fantastiche! Questo pensavo quando, da ragazzino, consultavo le pagine del piccolo manuale sulle farfalle che noi chiamavamo, affettuosamente, “il Martello”. Insetti enormi, coloratissimi, iridescenti, impensabili. C’erano le fotografie degli stupendi Morpho dell’Amazzonia – farfallone blu come il cielo e lucide come specchi – e delle ornitottere delle Molucche e della Nuova Guinea – insetti giganti, dai colori verdi, blu, arancio brillanti con bande nere opache: le più prestigiose tra tutte le farfalle, pagate a peso d’oro dai collezionisti e protette, oggi, dal commercio folle da parte dei Paesi che le ospitano. E ancora le eliconidi della foresta pluviale amazzonica – farfalle colorate di rosso-nero e bianco, che volano lievi come libellule; e le danaidi arancioni, quelle della stessa famiglia delle monarca, le farfalle notissime a tutti, che migrano dal Messico al Canada seguendo un istinto, che non si comprende appieno, da migliaia di anni. Vedendo quelle immagini, un po’ si soffriva pensando ai nostri praterelli collinari ove ci si imbatteva sempre e solo...

La falena dell’Acheronte

Ad interessarmi, in quei primi anni, erano quasi solo le farfalle, intendo, le farfalle diurne, quelle che in gergo tecnico si chiamano “ropaloceri”, ovvero “antenne a clava”, essendo questa la caratteristica-chiave che le contraddistingue dalle farfalle notturne, le falene, quelle che hanno antenne di varia forma: filiformi, piumose, a pettine, e così via.   Erano solo le farfalle diurne, dicevo, quelle che mi ossessionavano quando uscivo con il mio retino a caccia: multicolori, bellissime, eleganti, furtive, astute, leggere, veloci. Ma attenzione, lettore: il mondo delle farfalle sensu lato comprende anche la ben più abbondante categoria delle falene che sono 10 volte più numerose delle farfalle. Al mondo vi sono quasi 170.000 specie di farfalle, ed il 90% di esse sono falene. In Europa, ad esempio, abbiamo meno di 500 specie di farfalle diurne su di un totale di 5000. Ma l’interesse per le falene era davvero minimo nei primi anni di ricerche ed esplorazioni per i prati ed i boschi del Biellese. Infatti, questi esseri sono spesso grigiastri, bruni, smorti, monotoni, scuri, pelosi, dal grande corpo e dall’...

Appunti di un lepidotterologo

Molti decenni sono trascorsi dal momento in cui presi coscienza che le farfalle, questi delicati insetti – simbolo estremo di ogni metamorfosi – che nella loro esistenza si trasformano incredibilmente da “vermi” a stupendi arcobaleni volanti, erano davvero la raison d’être delle mie lunghe giornate all’aperto in quelle memorabili e interminabili estati dell’infanzia.   In effetti, al contrario delle rare giornate in cui oggi mi immergo nella natura - che si concludono velocemente (e con gran pena) in poche ore - chissà perché quei giorni gai d’infanzia non finivano mai. Parevano non finire mai neppure le estati, almeno nella loro prima parte (l’ultimo mese viaggiava alla velocità della luce): la mia percezione del tempo allora era quasi certamente alterata dall’entusiasmo giovanile, segno che, in fondo, il tempo non esiste se non nella nostra immaginazione ed interpretazione di ciò che avviene intorno a noi.   Ebbene, a quei tempi vivevo a Vallemosso, nel Biellese, paese tessile incassato in una stretta valle, ferito gravemente dall’alluvione del Novembre 1968....