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Triennale di Milano

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In mostra alla Triennale di Milano / Saul Steinberg: sono una mano che disegna

In una lettera del 26 giugno 1963 (edita in Lettere a Aldo Buzzi 1945-1999, Adelphi 2002), Saul Steinberg scrive: «Io ammiro sempre di più le qualità letterarie della gente, cioè la possibilità di raccontare un fatto o fare un’osservazione giusta e vera. La maggior parte della gente trasforma cose successe a loro in cose lette sul giornale. Chi non sa raccontare fa paura.» È una riflessione interessante: la qualità letteraria è identificata con la capacità di raccontare fatti e fare osservazioni giuste e vere. Una capacità che permette di non farsi parlare dalle parole che si leggono sui giornali, di non trasformare la realtà nella sua proiezione mediatica. La paura di cui si parla, il non saper raccontare, coincide con quella del non saper vedere e interpretare ciò che accade, non riconoscere il giusto e il vero. La capacità di raccontare è conseguenza del saper osservare, cruciale per un disegnatore. Quando Picasso dichiarava di aver impiegato tutta la vita per disimparare quel che sapeva per riuscire a disegnare come fanno i bambini, penso che alludesse prima ancora che a un risultato concreto, operativo, a una possibilità e a una modalità di vedere e di percepire le cose senza...

Un'installazione alla Triennale / Marina Ballo Charmet: Tatay, ninna nanna

Mentre scendo le scale della Triennale di Milano, sfoglio il programma della stagione teatrale del museo e mi colpisce una frase che racconta come l’unica esperienza che accomuna tutti gli esseri umani sia quella di essere figli. È una constatazione che nella sua semplicità, per un attimo, mi illumina, uno di quei pensieri che, nella loro evidenza, rivelano qualcosa che ovvio non è. Raggiungo una piccola sala buia e assisto a un’unica inquadratura fissa, in un bianco e nero molto scuro, dove le figure sono appena percettibili, un uomo che culla tra le proprie braccia un neonato o neonata. Tatay, appunto, che in lingua filippina significa papà. Dagli otto altoparlanti, dodici voci maschili intonano ninnenanne in tante lingue differenti, intrecciandosi in modo da formare un unico, dolcissimo canto senza tempo. La sonorizzazione, realizzata con l’aiuto di Ludovico Einaudi, armonizza voci di padri che cantano nelle proprie lingue d’origine, che spaziano dal russo al giapponese al senegalese, nella quale l’immagine in loop si fonde con il suono, restituendo allo spettatore l’immersione in una dimensione prelinguistica dove immagine, parola e tatto sono tutt’uno.   Tatay germina...

In mostra alla Triennale di Milano / Raymond Depardon, La solitudine felice del viaggiatore

C’è una fotografia francese tutta da scoprire in Italia, almeno dal grande pubblico, una fotografia che non è quella dell’istante decisivo di Cartier-Bresson né quella più didascalicamente umanista, come è stata chiamata, e sentimentale dei Doisneau, Izis, Boubat, una fotografia casomai, se mi si permette la battuta, umana piuttosto che umanistica, che è venuta dopo quelle due, per l’appunto sulla loro critica. Raymond Depardon ne è uno dei rappresentanti eccellenti. Ora è un dato acquisito, tanto che Depardon è reporter della gloriosa e potente agenzia Magnum, ma mantiene anche al suo interno una posizione anomala, singolare. Non è reporter del tipo cacciatore di notizie e di immagini che le documentino, è soprattutto un viaggiatore, ma, di nuovo, non quello avventuroso o quello spettacolare, bensì quello della “solitudine felice”, come titola un suo libro (La solitude heureuse du voyageur, Points, 2006).     L’ha sintetizzato egli stesso nell’introduzione al suo libro Voyages (Hazan, 1998): “Di fatto, sono partito per fotografare combattenti, terremoti o principesse, e ho fotografato contadini. Poi il viaggio mi ha permesso di scoprire la mia vita, di scoprire l’amore...

Due maestri a confronto / Vico Magistretti e Carlo Aymonino, Milano e Roma

Da qualche tempo, l'architettura italiana della seconda metà del XX secolo è tornata ad essere protagonista delle rassegne espositive di Triennale, luogo di studio e di ricerca sulla cultura del progetto, grazie al programma che ne ripercorre la storia con retrospettive dedicate ad alcuni dei suoi grande maestri. E così, dopo Ettore Sottsass, Mario Bellini, Osvaldo Borsani, Achille Castiglioni, Giancarlo De Carlo, Enzo Mari, ecco due mostre dedicate l'una al milanese Vico Magistretti (1920 - 2006) e l'altra al romano Carlo Aymonino (1926 - 2010), entrambi tra i maggiori esponenti della cultura architettonica del novecento.   Vico Magistretti Architetto milanese    Con il ritardo di un anno dal centenario della sua nascita, causa emergenza sanitaria, Milano celebra dunque uno dei suoi progettisti più illustri, ultimo rappresentante di una famiglia di architetti che hanno contribuito a tracciarne il volto urbano, a partire dalla fase di transizione verso la modernità, ai nostri giorni.   Visitabile fino al 12 settembre 2021, la mostra Vico Magistretti Architetto milanese è stata realizzata con la collaborazione della Fondazione che porta il suo nome. Curata da...

Dal 16 novembre alla Triennale di Milano / Coop 70. Valori in scatola

  Coop 70. Valori in scatola inaugura il 16 novembre alla Triennale di Milano. Sarà possibile visitare la mostra sino al 13 gennaio 2019.   L'esposizione a cura di Giulio Iacchetti e Francesca Picchi - progetto di allestimento di Matteo Ragni e con il contributo grafico di Leonardo Sonnoli - racconta i settant'anni dei prodotti a marchio Coop, muovendosi tra il divertissement e la volontà di raccontare l'universo Coop e i suoi prodotti.   Sette stazioni per un viaggio reale ma al tempo stesso immaginifico: refrain storici come il carosello delle pubblicità - dalla proto pubblicità di Ugo Gregoretti a Peter Falk Tenente Colombo, agli intellettualismi di Woody Allen fino a Luciana Littizzetto e alle strisce recentissime di Makkox - l’eredità di Expo espressa nel supermarket del futuro progettato da Carlo Ratti, le autentiche rarità come il progetto di cibo predisposto da Coop per gli astronauti della base orbitale nello spazio.     Chi visita l’esposizione è chiamato ad agire e interagire con le installazioni: all’interno di una grande scatola di spaghetti, girando la manovella della macchina per la pasta si...

I Cinema a luce solida di Fabio Mauri

Mana e Industrial design   Tra luglio e settembre 1968 Fabio Mauri espone al Mana Art Market di Roma i Cinema – multipli a luce solida. La galleria, fondata nel febbraio 1968 da Nancy Marotta, era anche un centro di produzione di multipli, quasi dei prototipi considerato il numero limitato in cui erano realizzati. L’artista e compagno Gino Marotta ne ha ricordato retrospettivamente i presupposti: ci dava fastidio […] la mitizzazione dell’artista, l’opera d’arte come miracolo. Noi pensavamo all’opera d’arte come a un bene di consumo utile alla società […] un’opera che fosse riproducibile in serie, utilizzando le risorse e i linguaggi che derivavano dalle tecnologie industriali […] contro un’idea decadente dell’arte”. A guidarli era il “sogno di un modello laico di cultura che potesse emanciparsi dall’immagine straziante del grande artista, dell’artista maledetto che riceve l’ispirazione e poi non sa bene cosa comunicare" [1].   Lontana dai cascami dell’esistenzialismo post-informale, la galleria mirava a democratizzare l’esperienza...