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cani

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Artisti, illustratori, designer / Cani in mostra

Altan  Tutto è fanciullesco nella Pimpa. La sua vita scorre nella calda regolarità di un’esistenza quieta e senza confini, in un ossimorico mondo breve e smisurato che non conosce barriere tra animato e inanimato, dove ogni situazione è nello stesso tempo sorprendente e scontata. La Pimpa è teneramente doppia: bambina di ingenua saggezza quando è bipede, immemore cagnolino quando è quadrupede. Dell’infanzia, e del cane che dell’eterna infanzia è il simbolo più riuscito, possiede soprattutto un tratto: la sua vocazione alla corsa, matta, gratuita, improvvisa, felicemente immemore. La Pimpa ama gareggiare, un frammento di lingua in vista, l’occhio mai cattivo. Ogni circostanza può diventare una sfida. Dove ovviamente non conta vincere ma provare piacere. Cosa c’è di più canino della Pimpa?      Pierre Bourrigault Furiu è invisibile. O meglio, sottrae materia agli oggetti. Così anziché essere seduto sul divano – troppo facile constatarlo – potremmo accettare l’idea che ritagli la sua superficie. Quindi dove c’è lui non c’è il divano. Ma, in effetti, Furiu ha il dono di non esserci. O dona il non essere alle cose. Comunemente si sente dire che il cane dà pienezza...

Cani, topi e scarafaggi / L’animale nazista

La distruzione del popolo ebraico è il punto d’arrivo. Ma la weltanschauung che lo ha consentito si è formata nel tempo, ha ricevuto impulso dal darwinismo e si è pienamente configurata quando, con il nazismo, la presenza ebraica ha definitivamente assunto la fisionomia di una minaccia biologica, contro cui era indispensabile intervenire con misure estreme. Ma un aspetto è fondamentale. Nel momento in cui la violenza nazista si è manifestata, la sua logica era costruita attorno a un processo di animalizzazione della società. Uomini e animali non sono mai stati così vicini come nei dodici anni del nazismo trionfante. Il razzismo nazista si è costruito dentro un percorso fortemente interspecifico: agli eletti, uomini e animali superiori, si oppongono i reietti, i sottouomini e gli animali spregevoli. Tre libri ci aiutano a ricostruire questo scenario. Due di recente pubblicazione: Cani, topi e scarafaggi di Luca De Angelis (Marietti 1820) e Bestiario nazista di Jan Mohnhaupt (Bollati Boringhieri). Uno edito nel 2019: Gli animali e il nazismo di Boria Sax (Le Monnier).     Come l’annientamento del popolo ebraico sia avvenuto a partire dal processo di animalizzazione è...

Un Wes Anderson politico? / “L'isola dei cani”: la profondità della superficie

«Vorrei vivere in un film di Wes Anderson/ inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks./ Vorrei l'amore dei film di Wes Anderson/ tutto tenerezza e finali agrodolci./ E i cattivi non sono cattivi davvero./ E i fratelli non sono nemici davvero».   Così cantano “I Cani” nel brano che ha come titolo proprio il nome del regista de I Tenenbaum. La band di Niccolò Contessa sottolinea a modo suo come Wes Anderson appartenga a quel ristretto novero di auteurs le cui coordinate estetiche creano un universo poetico talmente riconoscibile da diventare proverbiale: la formula “alla Wes Anderson” è infatti l’equivalente di significanti come “felliniano”, “lynchano” o “burtoniano”, che rimandano a significati afferenti a immaginari cinematografico-autoriali estremamente elaborati e codificati. Quindi, nel caso del nostro, inquadrature simmetriche, rallenty, panoramiche a schiaffo, una maniacale geometria del profilmico, elementi conditi da un’emotività ambiguamente ghiacciata fino al grado zero.   Wes Anderson insieme al “cast” del film. Anderson, come gli altri autori “nascosti” dentro gli aggettivi citati poco sopra, è costitutivamente e inguaribilmente poco interessato allo...

Zoosemiotica 2.0 a Palermo / La nonna dei cani

E poi dicono che la chiacchiera conviviale è tempo perso. Poco tempo fa, a un pranzo domenicale, conversavo con una signora di mezz’età sulle vacanze estive appena trascorse. “Lasciamo perdere”, mi dice, “oramai sono diventata la nonna dei cani”. Vista la mia espressione interrogativa, spiega che i suoi due figli, precari, convivono con le rispettive fidanzate ma non osano far figli; sicché hanno preso, ognuno, una coppia di cagnoni di non so quale pregiatissima razza. Che amano alla follia. E che durante le ferie e i sabato sera vengono, manco a dirlo, depositati a casa dei genitori. Cioè della mia dirimpettaia di tavola, che ama immensamente i suoi gioielli latini e tutto ciò che essi emanano, al punto da sacrificare le proprie meritate vacanze per accudire quei quadrupedi decisamente invadenti ma tanto, tanto cari. Praticamente iscritti, come da tempo accade in USA, nello stato di famiglia.    Dopo un primo momento di ilarità e un secondo di compassione, si apre una voragine al tempo stesso narrativa ed ermeneutica. Ecco il piccolo racconto di un’esperienza personale che si fa spia di una molteplicità di fenomeni sociali emergenti, da un lato, e di impreviste...