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conoscenza

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Fino a qui / I “cartigli” di Carlo Sini

Perché il filosofo, ad un certo punto, si mette a disegnare? Di chi sta schizzando il ritratto? Uso l’espressione generalissima “filosofo”, sebbene intenda un ben determinato filosofo, Carlo Sini, perché il problema sollevato da Sini è il problema stesso della filosofia o, meglio, è la filosofia come problema per la filosofia. Il suo problema è la “pietra di inciampo” (próblema) del “filosofico” come tale, in quel tempo, il nostro, in cui non è più possibile essere filosofi ingenuamente, senza porsi cioè la domanda critica sul diritto che la filosofia di ogni epoca ha sempre reclamato per sé: essere il luogo privilegiato in cui il sapere, tutto il sapere umano, viene infine a comprendersi.  Quel certo punto in cui il filosofo si mette a disegnare “cartigli” è sia un punto della biografia intellettuale di Carlo Sini sia – ed  è indubbiamente “per noi” il punto più rilevante – un punto della “autobiografia” della stessa pratica filosofica. Per quanto riguarda il primo punto lo localizzerei con una certa sicurezza negli anni ‘90 del secolo scorso. La sua più precisa e compiuta formalizzazione teorica è contenuta nelle pagine conclusive di Teoria e pratica del foglio-mondo....

Una forza umile e inquieta / Giordano Bruno tra asinità e conoscenza

“…non è sorta di scienza che non v’abbia di suoi stracci”, scrive Giordano Bruno ne La cena de le Ceneri. Pone così solo una delle molteplici ambiguità che attraversano tutto il suo inquieto pensiero e la sua irriducibile vita. Ambiguità tra la vertigine del pensiero e il ciarpame dei suoi scarti; ambiguità dell’unitas multiplex, tra l’umiltà dell’esistere e la tensione a cercare la verità, a perseguire la verità come ricerca della verità; ma anche tra l’umiltà della nostra condizione e l’appagamento impossibile. Noi che viviamo lontano dall’equilibrio, perché l’equilibrio perfetto è la morte, ma non smettiamo mai di cercarne uno, di equilibrio; noi che ci ergiamo sulla nostra umanità ma non smettiamo di fare i conti con la nostra animalità; anzi, con la nostra asinità. Quella compassione e ferocia umana e animale potrebbe aiutarci a elaborare un sentimento più umile di noi stessi, se ne prendessimo atto riconoscendoci finalmente parte del tutto, seppur distinti dalla nostra evoluzione. Potremmo deporre la presunzione di essere sopra le parti nel vivente se accettassimo, alfine, la lotta con la nostra animalità costretta a una vita soffocante e ci risvegliassimo accettandoci...