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Dakar

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Curating Contemporaneity

Italian Version   Taylor Renee, a US-based writer and curator, traveled to Dakar, Senegal to attend the Curatorial Intensive for Independent Curators International (ICI). Here, she interrogates the role of the curator in the contemporary.   The workshop was held during the last week of the 2016 Dak’Art Biennale. I was one of twelve curators, writers and cultural producers who were chosen to participate in the seven-day intensive workshop. I had long admired the work of ICI alumni, and thought that the experience would be nothing short of fruitful and enlightening. However, I had reservations. For a long time, I have known curatorial work to be something that is only carried out by a specific group of people who are equipped and pedigreed with a rigorous art historical background. Yet, there’s been a trend reversal in the curatorial realm, where lines — that have historically outlined who is qualified to curate — have blurred. Now, artists are curators; curators become artists. In the contemporary, the term “curate” has also adopted various meanings. One can “curate” playlists, and closets. I too am guilty of “curating” coffee tables with my favorite ‘zines and books. I...

Curare il contemporaneo

English Version   In occasione del Curatorial Intensive for Independent Curators International (ICI) di Dakar, la scrittrice e curatrice americana Taylor Renee si interroga sul ruolo del curatore nella realtà contemporanea.   Durante l’ultima settimana della Biennale Dak’Art 2016, si è tenuto un workshop intensivo di sette giorni al quale sono stata invitata a partecipare insieme ad altri undici curatori, scrittori e produttori culturali. Avendo sempre apprezzato il lavoro dell’Independent Curators International (ICI), ho pensato che sarebbe stata un’esperienza del tutto illuminante e ricca di stimoli. Avevo, tuttavia, delle riserve. Ho sempre conosciuto il lavoro curatoriale come qualcosa che appartiene unicamente a individui con una rigorosa formazione in storia dell’arte. Eppure, vi è stata un’inversione di tendenza in questo ambito, che ha reso più sfumati i criteri adottati storicamente per determinare chi sia realmente qualificato a svolgere tale lavoro. Oggi è l’artista a rivestire il ruolo di curatore e il curatore quello di artista. Nella realtà contemporanea, il termine “curare” ha inoltre assunto una varietà di significati diversi. Si può “curare” una playlist...

L’Africa nel nuovo secolo

English Version.   In un testo presentato in origine in una serie di conferenze e successivamente inserito in La filosofia della storia (Germania, 1837), Hegel scrive: “Il Negro... mostra l’uomo naturale nel suo stato completamente selvaggio e non addomesticato. Noi dobbiamo mettere da parte ogni idea di riverenza e moralità – tutto ciò che noi chiamiamo sentimento – se vogliamo comprenderlo correttamente. In questo tipo umano non c’è nulla che si accordi con l’umanità”. Hegel poi si ripromette di non menzionare più l’Africa, poiché “non è una parte storica del mondo; non ha alcun movimento o sviluppo da esibire”. Quello che noi intendiamo propriamente per Africa, conclude, “è lo Spirito Non storico, Non evoluto, ancora connesso con le condizioni di natura pura.”   Più di un secolo e mezzo dopo le ruminazioni di Hegel, Robert D. Kaplan, un giornalista e guru politico americano, pubblicò L’imminente Anarchia, un ritratto devastante dell’Africa occidentale, nell’edizione del febbraio 1994 del mensile US, “The Atlantic”. La guerra fredda era appena finita e gran parte del mondo occidentale stava cavalcando trionfalmente un’ondata di ottimismo. Celebrando tale trionfo – dell...

Africa In The New Century

Italian Version   Originally presented in a lecture series and later compiled in The Philosophy of History (Germany, 1837), Hegel adds: “The Negro … exhibits the natural man in his completely wild and untamed state. We must lay aside all thought of reverence and morality—all that we call feeling—if we would rightly comprehend him. There is nothing harmonious with humanity to be found in this type of character.” Hegel then promises himself not to ever mention Africa again, for “it is no historical part of the World; it has no movement or development to exhibit.” What we properly understand by Africa, he concludes, “is the Unhistorical, Undeveloped Spirit, still involved in the conditions of mere nature.”   More than a century after Hegel’s ruminations, Robert D. Kaplan, a US journalist and policy pundit, published “The Coming Anarchy,” a devastating portrayal of West Africa in the February 1994 issue of the US-monthly magazine, The Atlantic. The Cold War had just ended and most of the western world was triumphantly riding on the crest of a wave of optimism. Celebrating this triumph—of the west and of what he called the western idea—Francis Fukuyama, writing in a 1989...