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Georgiche

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Forza e pietas / Eneidi

Un classico, come ebbe a dire una volta George Steiner, ci legge; si potrebbe dire che nel corso del tempo offre un'immagine di noi sempre diversa mutando se stesso. L'Eneide pare in questo senso, nel Novecento e in questi ultimi anni, particolarmente soggetta a tale regola. Nel 1930 il bimillenario della nascita di Virgilio fu preso dal fascismo per la definitiva canonizzazione del poeta: le Georgiche erano utili per l'affermazione della sua vena ruralista, Enea diveniva una volta per tutte il fondatore dell'impero romano e il protagonista della colonizzazione. Così, come scrive Luciano Canfora in Ideologie del classicismo (Einaudi 1980), si afferma “il mito di una sorta di predestinazione teleologica dell'Italia a un ruolo direttivo, imperiale”. Non a caso la grande pensatrice politica e antifascista Simone Weil, in Il libro della forza (Farina 2019) diceva l'Eneide, oltre che “guastata dal tono declamatorio”, il poema dei “Romani esentati dalla comune missione umana, in quanto nazione prescelta dal destino”.   Fino ad arrivare ad affermazioni discutibili ma certo inquietanti: “L'analogia fra il sistema hitleriano e la Roma antica è così sconcertante che si potrebbe credere...

I settembrini / Gli astri di Virgilio

Vaporosi nuvoli velano i giardini d’autunno: trascolorano dai rosa ai cilestri, si sfrangiano nel bianco e nel porpora, nel violetto o nell’indaco, fin quasi ad esaurire tutte le sfumature del sereno, dall’alba al tramonto. Sono gli Astri Settembrini a dare alcune delle ultime pennellate di una tavolozza che tra poco tenderà ai bruni e ai grigi invernali. Nella gloriosa e innumere famiglia delle Compositae sono preziosi in questo scorcio d’anno quanto gli anemoni giapponesi, i crisantemi e le graminacee, con cui bene si accompagnano. Si tratta qui non delle varietà annuali, come il pur amabile Callistephus chinensis (alias Aster sinensis) dal grande fiore solitario, ma delle erbacee perenni, rizomatose, dai fusti eretti e ramificati, con foglie alterne, lanceolate, e brevi capolini florali le cui stelle, a seconda delle varietà, s’aprono in apice con un giro semplice, semidoppio (ma negli ibridi anche doppio o stradoppio) di ligule e un centro di fiori tubolosi gialli o aranciati.      Facili e di poche pretese, gli Aster sono una risorsa per chi non può occuparsi con costanza del verde di casa. Certo, prediligono la mezz’ombra, terreni freschi e leggeri, ma ben si...

L'albero della morte / Tasso

In giardino c’è capitato da solo. Me l’avrà regalato un uccello, cui sono grata. S’è accasato sul confine, ai piedi di una quercia. Da piccoletto, l’ho spostato solo di qualche metro per dargli un po’ di respiro, il giusto spazio. È un tasso (Taxus baccata): in pochi anni ha superato i due metri di altezza, ma so che ora se la prenderà comoda, crescerà lento e, se non lo affligge qualche accidente, durerà centinaia d’anni. Posso solo immaginare come diventerà, come la ramificazione bassa, divaricata, si farà tronco – vecchio magro dalle placche brune – e chioma espansa. Intanto, godo la sua giovinezza di ragazzino sgraziato che urge verso l’alto le cime tenere, schiette e, in queste mattine di freddo chiaro, la macchia scura là sul fondo, contro il rameggio dei castagni nudi.   È una pianta dioica, con individui maschili e femminili ciascuno con i propri organi riproduttivi, dei piccoli coni posti alle ascelle fogliari: amenti globosi gli uni, gli altri in forma di gemma e per lo più solitari. Il cono femminile custodisce un unico ovulo; dopo l’impollinazione anemogama, il seme viene avvolto (ma non del tutto) da una membrana gelatinosa che a maturità si colora di rosso vivo...

Buon autunno! / Castagno

Più che un albero, una cultura. Il castagno (Castanea sativa) non si sa da che parte prenderlo, tante e tali sono le cose da dire sul suo conto, e millenarie. Ma bisogna pur superare lo sgomento e la soggezione per un tipo che ha battezzato un colore e una sua sfumatura (il marrone, il castano), che è entrato in ricette gustose, che nei tempi grami con i suoi frutti e col suo legno ha sfamato scaldato e accolto gente a milioni.     Ha persino arricchito la lingua con proverbi d’ogni genere, quale il misogino “La donna è come la castagna, bella di fuori e dentro ha la magagna” (avallato pure dal Poliziano della ballata Io ho rotto il fuscellino); e tanti modi di dire, espressioni figurate, da quella alta e letteraria, mutuata dalla favola di La Fontaine Le singe et le chat, “togliere le castagne dal fuoco” a quella bassa e volgare “non rompere i marroni”, passando per “cogliere in castagna”, o “aver una castagna in bocca”. Ma “castagna” può valere anche “pugno”, “vulva”, e potremmo continuare a lungo.    Siamo soliti considerare il castagno una presenza indigena delle nostre colline, tuttavia le sue origini si perdono nelle nebbie dei millenni e sono ancora...