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Gigi Proietti

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Teatri bene comune / 400 giorni a fari spenti

Chiusure a oltranza, tra cassa integrazione (per chi ce l'ha, soprattutto quadri amministrativi) e niente contratti (soprattutto attori, tecnici, musicisti). Aperture intermittenti e contingentate, tra attori e maestranze assoldate a progetto. Sono quasi 400 giorni che il teatro vive nell'incertezza totale, senza vedere nessuna luce in fondo al tunnel. A febbraio il ministro della Cultura Franceschini aveva annunciato la riapertura dei luoghi dello spettacolo per il 27 marzo, giornata internazionale del teatro. Il proclama sui social è rimasto tale, e così in tutta Italia da Torino a Napoli le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo sono scesi in piazza per reclamare il proprio diritto al lavoro. A Roma l’occupazione è scattata il 14 aprile, in attesa della sentenza sull'occupazione del Nuovo Cinema Palazzo. Il Globe Theatre, quello che era il palcoscenico di Gigi Proietti, è stato invaso da diversi collettivi romani e nazionali, tra cui Autorganizzat_ Spettacolo Roma, Clap – Camere del lavoro autonomo e precario, il Campo innocente, in quanto “simbolico per la città, per la sua architettura elisabettiana e per il personaggio che rappresenta, che ci ha lasciato poco tempo fa...

Speciale Fellini / Casanova l’arcitaliano

“L’amore è un atto senza importanza, poiché si può ripetere all’infinito”, sentenzia lapidario André Marcueil, protagonista di Il supermaschio (1902), ultimo romanzo di Alfred Jarry. Un’epigrafe che potrebbe benissimo figurare in esergo al Casanova di Federico Fellini. È stato detto che, nella versione del cineasta riminese, l’avventuriero veneziano viene raffigurato come un atleta del sesso, un esibizionista interamente votato al culto dell’esteriorità, talmente impegnato a fare sfoggio di se stesso da trasformare la propria esistenza in un’opera d’arte (la Histoire de ma vie, autentico auto-monumento, oltre che vasto e rocambolesco “romanzo” sull’Europa del XVIII secolo). Georges Simenon, intervistando Fellini all’indomani dell’uscita del film, osservava, in modo tutt’altro che scontato: “Anche quando fa l’amore, e sa Dio quante volte lo fa, il suo Casanova è astratto. Non si toglie mai le mutande”. Un individuo per il quale l’amore fisico è performance e al tempo stesso esattezza, calcolo, precisione cronometrica: un uomo-macchina, insomma. Oltre all’astrazione burattinesca delle scene di sesso (che sconcertavano i distributori americani in visita sul set di Cinecittà: “Il film...

Conversazione con un divo diverso / Lino Guanciale: utopie praticabili

È uno degli attori più amati dell’ultimo decennio, una figura singolare che attraversa teatro, cinema e televisione con la leggerezza degli attori bravi e belli a cui riesce tutto bene e il peso specifico di un artista, attore-autore, che macina chilometri su e giù per l’Italia, tra tournée, reading e incontri, perché nel suo mestiere insegue una visione del mondo. Rappresentante d’istituto ribelle e militante già ai tempi del liceo scientifico ad Avezzano, dov’è nato, studente di lettere alla Sapienza di Roma prima, e diplomato all’Accademia Silvio d’Amico di Roma poi, Lino Guanciale ha recitato per Luca Ronconi e per Gigi Proietti, per Woody Allen e Pappi Corsicato, Renato De Maria e i fratelli Taviani, mentre allenava il gusto per la dialettica politica e per la grande letteratura, per le domande sul passato e sul presente che interrogano il futuro. Negli ultimi quindici anni lo abbiamo visto omaggiare Edoardo Sanguineti, portare in scena Bernard-Marie Koltès, parlare di Bertolt Brecht nelle scuole, attraversare città, biblioteche e piazze, carceri e circoli sociali, con cene-spettacoli, laboratori e letture di grandi romanzi, a caccia, con i compagni del gruppo di attori di...

Nuova spettacolarità

Diverse definizioni possiamo rievocare per figurare la scena degli anni ottanta, una realtà in esaurimento e in movimento, in trasformazione. Giuseppe Bartolucci, critico-guru di varie generazioni della sperimentazione teatrale, parla di “nuova spettacolarità”; Oliviero Ponte Di Pino, in un libro che raccoglie le esperienze più significative del periodo, sottolinea la ricerca di “una grammatica del presente”.   Magazzini Criminali, Sulla strada (1982)   O forse dobbiamo piuttosto scattare varie istantanee. Una coreografia ossessiva e barbara, sotto cieli tropicali e ardori desertici, con luci coloratissime, musiche iterative a avvolgenti, in Sulla strada dei Magazzini Criminali di Sandro Lombardi, Federico Tiezzi e Marion D’Amburgo, il nomadismo elettronico innestato sul tronco del vecchio Kerouac (1982). Un correre dei personaggi attraverso ambienti disegnati con tratto da fumetto in Tango glaciale di Falso Movimento con la regia di Mario Martone (1982). Il balletto antigravitazionale, nella metropoli incombente, in vari spettacoli della Gaia Scienza e di Giorgio Barberio Corsetti. Il teatro si fa danza. La...