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intellettuale

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Aggettivo e sostantivo / Intellettuale

L’aggettivo intellettuale circola nella lingua del sì da non poco. Se ne serviva già Dante, che, com’è noto, fece sortire dal loro stato di latenza moltissime parole indispensabili allo sviluppo di un’espressione italiana culturalmente rilevante. Con intellettuale, all’epoca si qualificava ciò che «appartiene all’intelletto», che è «proprio dell’intelletto», contrapponendolo alle qualificazioni di quanto è relativo a caratteri morali e sentimentali. Lo ricorda l’Enciclopedia dantesca, che procura le attestazioni opportune traendole dal Convivio. Ancora alla fine del terzo decennio dell’Ottocento, intellettuale si trova registrato (e solo come aggettivo) con tale valore nel cosiddetto Vocabolario del Tramater, che d’altra parte, in aggiunta, chiosa: «dicesi anche per opposto a Materiale». A proposito di questa contrapposizione, c’è un’interessante curiosità culturale e letteraria.    Scritto sul principio della seconda metà del Novecento, Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è ambientato per la massima parte, come si sa, nella Sicilia del secolo precedente. Esso contiene una sola ricorrenza di intellettuale, come aggettivo che descrive un personaggio. Compare in...

Umberto Eco maestro / Dialogo tra Eco e Narciso

La notizia della morte di Umberto Eco, avvenuta venerdì 19 febbraio, rimbalzò l’indomani su tutti i giornali, ma il livido lo sentii nei giorni successivi. Una settimana dopo annotavo nel mio diario che era “importante e forse urgente” per me scrivere sul mio lutto per Eco. Come se nell’ampiezza di riverberi che la sua morte aveva prodotto oltre la sfera più intima, un’onda, un raggio o un eco mi avesse personalmente investito. Volevo capire (è lo scopo di queste pagine) perché la sua scomparsa mi avesse così stordito. Umberto Eco è stato uno dei miei professori a Bologna, ma non ero uno studente fedele. Ci davamo del tu ma non eravamo intimi, ed era più facile che ci incontrassimo a Place Saint-Sulpice che sotto le due Torri o a Milano. Ci sentivamo più spesso nel periodo in cui scrivevo su l’Unità diretta da Furio Colombo, e fui sorpreso e gratificato quando sostenne un mio libro allo Strega. Provavo per lui una disincantata ammirazione, ma anche una distanza critica, quasi una lieve, ricercata conflittualità (non credo nemmeno se ne sia mai accorto), una diversità che si manifestò la prima e unica volta pubblicamente in forma di diatriba narratologica: avevo ventun anni e...