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La banda dei sospiri

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10 gennaio 1937 - 2 gennaio 2022 / Il mio Celati

A differenza di quanto accaduto ai suoi amici in carne ed ossa (suoi studenti al Dams, compagni di serate bolognesi o dei suoi viaggi), la mia conoscenza di Gianni Celati è tardiva ed inizia tutta sulla carta (dei suoi libri prima, delle sue lettere poi). Da provinciale (piccolo borgo della piccola Valle d’Aosta) – nel ’78 – insegno in ciò che sopravvive di una scuola sperimentale messa in piedi negli anni precedenti dall’autorità regionale: né scuola media né mediosuperiore, quell’istituzione (“il biennio”) costituisce una sorta di intervallo tra l’obbligo e la scelta dell’indirizzo di maturità: scuola indecisa, scuola di tutti e di nessuno. Il mio còmpito di docente è di accostare alla lingua italiana (orale e scritta) un quindicenne francofono. Còmpito – s’intende – cui non sono assolutamente preparato: strane “lezioni private” in una scuola pubblica, strano precettore pagato dallo Stato. Nelle ore buche, in attesa del mio studente, leggo; e leggo – con cinque anni di ritardo sulla data di pubblicazione – Le avventure di Guizzardi: quella lingua, tutta corpo e scoppiettii del corpo, gioiosa di coloratissime deformazioni, scorretta fino alla genialità e alla poesia sembra...

10 gennaio 1937 – 2 gennaio 2022 / Ciao Gianni

Mi hanno raccontato che quando è caduto e si è rotto il femore, e gli hanno scoperto un tumore esteso che lo ha rapidamente portato via, Gianni ha detto a sua moglie Gillian: è finita! E penso che anche senza pensare alla morte, l’idea di non potersi più muovere fosse davvero l’idea della fine. Tutto il suo lavoro, la prosa, le traduzioni, il cinema, l’essere con gli altri, è sempre stato animato da questa straordinaria energia di camminatore diurno e notturno, che in lui era scrivere. Lo dice molto bene in una bella videointervista a Marco Belpoliti per Doppiozero di alcuni anni fa dove racconta come scriveva. Faceva passeggiate sui colli bolognesi fino ad esaurire l’energia, o quella energia, tornava a casa e si metteva al tavolino.   Credo che questa forza arrivi anche attraverso i suoi libri, dove Guizzardi e Garibaldi, Giovanni, i tanti personaggi dei Narratori delle pianure o dei tanti magnifici racconti successivi, entrano nel racconto quasi di corsa, trafelati, trascinati e trascinando nelle vicende con la rapidità di esecuzione e il rigore di chi sa che quei passi sono tutti importanti, e sono proprio così. Quasi saltasse da una pietra all’altra per attraversare il...