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Lettera aperta

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Grande Scontro e affari / Bugie televisive

Le notizie sono una cosa seria. (Annuncio televisivo pubblico per contrastare i FAKE.)   Dal crollo del Muro non vedevo la televisione italiana. Con la pandemia, ho recuperato trent’anni in trenta giorni. La TV resta il più usato mezzo di informazione: vederne troppa è una tipica patologia di oggi. Ma anche vederne troppo poca, come ho fatto, è sbagliato: simile al non votare per poi lamentarsi dei politici.  Stampa, televisione, internet: invenzioni il cui uso regala conoscenza e il cui abuso distribuisce barbarie. Massificandosi, poi seguendo interessi commerciali e politici anziché culturali, l’informazione degenera. È un fenomeno mondiale. Dunque è inutile lamentare che avvenga in Italia? No: perché in Italia avviene in modo più rapido e più completo che altrove. Il rendimento calante dei mezzi di comunicazione si associa alla cattiva resa dell’economia e della politica italiana, in un circolo vizioso che spinge il paese sempre più in basso: non solo verso cifre negative, ma verso una autostima collettiva di segno negativo.   Ripassiamo le principali tappe riguardanti la pandemia da Covid 19.  Bill Gates, a lungo l’uomo più ricco del mondo, dedica gran...

La speranza di carta velina: la rinascita dopo il buio / Il filo di mezzogiorno di Goliarda Sapienza

Il 2019 si è chiuso con una nuova edizione di Il filo di mezzogiorno di Goliarda Sapienza uscito per La nave di Teseo a distanza di cinquanta anni dalla sua prima edizione, avvenuta nel 1969 per Garzanti, e nel frattempo nel 2003 per La Tartaruga edizioni. È di fatto il suo secondo romanzo, dopo Lettera aperta (vedi qui la nostra recensione) e avrebbe dovuto precedere un terzo volume per formare una trilogia, una sorta di autobiografia in fieri, in costante aggiornamento e rimpinguamento, “un’autobiografia delle contraddizioni”, come Goliarda stessa la chiamava. Il terzo volume non venne mai scritto, o si potrebbe affermare che venne scritto non in forma prevalentemente autobiografica ma in forma romanzata: sarà L’arte della gioia, uscito postumo nel 1998.   Come per molti, o forse tutti, gli scritti di questa autrice il tempo che passa non va a intaccare affatto i suoi testi, le sue idee, la sua scrittura, al contrario: più i decenni avanzano più la contemporaneità sembra il luogo migliore per rileggerla e riscoprila. Oggi più che mai Il filo di mezzogiorno è una profezia del quotidiano, una sorta di breviario della sopravvivenza alla caduta, anzi di più, citando un suo...

Riappropriarsi della propria identità attraverso la scrittura / La morte, la lingua, la madre: cuciture

Guardare gli anni di composizione e di pubblicazione dei libri di Magda Szabó e accostarli agli anni in cui sono usciti grandi romanzi di altre scrittrici nel Novecento è interessante.  Lettera aperta di Goliarda Sapienza esce nel 1967, Il Filo di mezzogiorno nel 1968; Giù in piazza non c’è nessuno l’autobiografia letteraria di Dolores Prato uscita nell’80 in edizione ridotta e scritta durante tutta una vita; la scrittura intrisa di quotidiano di Natalia Ginzburg, con Tutti i nostri ieri del ’53 e Lessico famigliare del ’63; Alba de Céspedes con Quaderno proibito nel ’52; Fausta Cialente nel ’62 con Interno con figure; La penombra che abbiamo attraversato di Lalla Romano del ’64; Menzogna e sortilegio della Morante del ’48. L’autobiografia, il quotidiano e il passato, l’infanzia, la guerra e la difficoltà civile, sono tutti temi che attraversano queste scrittrici italiane del ‘900. Uscendo dall’Italia incontriamo le Memorie di una ragazza per bene di Beauvoir del ’58, Immagini del passato di Virginia Woolf del ‘39-40, l’infanzia mai perduta di Janet Frame con Laguna e poi con Un angelo alla mia tavola nell’84, le Trame dell’infanzia di Christa Wolf del ’76, solo per citarne...

Una vita dedicata alla scrittura / Goliarda Sapienza: 50 anni di Lettera aperta

Nel 2017 Einaudi riedita Lettera aperta di Goliarda Sapienza, libro uscito nel 1967 per Garzanti, nel 1997 per Sellerio, nel 2007 per UTET. Quale sia la chiave di lettura di un libro che esce a 21 anni dalla morte della sua autrice, a 50 dalla prima edizione, a 20 dalla sua seconda, a 10 dalla terza, al di là delle diverse prefazioni, ce lo racconta la storia stessa di Goliarda Sapienza. La prima stesura di Lettera aperta comprendeva un progetto editoriale ampio e strutturato che, come molti dei progetti di Sapienza, è andato modificandosi nel tempo in relazione a condizioni avverse e talvolta fortuite.  Come libro è figlio di un disegno di riordino della propria vita, un mettere le mani a ricordi e carte: un tentativo di cessare di rimestare nei ricordi mettendoli in un ordine di apparizione misto a uno cronologico.     Ciò che spinge Goliarda Sapienza all’inizio degli anni ’60 a fare ordine nei ricordi, affrontando argomenti autobiografici talvolta spinosi ma urgenti, è il grande cambiamento di vita che sta covando da tempo: la necessità di dedicarsi totalmente alla scrittura. Dal ’41, anno in cui da Catania giunge a Roma per frequentare l’Accademia di Arte...