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Lorenzo Donati

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A che punto è la scena? / Premi Ubu, politiche e mondi possibili

Fine dell’anno. Tempo di bilanci. Anche nel periodo che stiamo vivendo, stretto fra l’impossibilità della rimozione di quanto accaduto e l’altrettanto comprensibile esigenza di andare avanti; nel permanere di uno schiacciamento sul presente che impedisce di affrontare un passato ancora in fase di elaborazione e però, perciò, pure di costruire un domani possibile.  Sarà rischioso, tendenzioso, vano, ma è un esercizio di analisi dell’accaduto – e, perciò, anche un po’ di immaginazione del futuro – quanto mai necessario. Anche perché a fine anno si affastellano occasioni di questo tipo, fuori e dentro casa, in teatro come altrove: dall’orizzonte imminente della domanda ministeriale per il nuovo triennio Fus, all’ormai fittissima moltiplicazione di premi che in Italia costella la chiusura dell’anno solare. Fra questi, il più storico e forse celebre: il Premio Ubu voluto da Franco Quadri, la cui 43a edizione, doppia stagione 2020-21, si è svolta il 13 dicembre al Cocoricò di Riccione e in diretta su Radio3.    La squadra di Politico poetico del Teatro dell’Argine di S. Lazzaro di Savena (BO). Che senso ha, dopo anni come questi – trafitti da difficoltà...

Gruppo lavoro artistico teatro Metastasio / Sul buon uso dell'anacronismo

Sullo sfondo dell'inquadratura c'è la facciata gotica del duomo di Prato, con quella fissità, con quell'insistenza quasi offesa, che oggi assumono tutti gli scenari delle città italiane – chiese, piazze, torri – che il vuoto rende fantasmatici, e in quella rarefazione passa un carretto di legno sbilenco con una ruota sola, lo trascina un giovane con la mascherina che un altro, di lato, accompagna: si fermano proprio nel mezzo dell'inquadratura, si siedono da una parte del carretto diviso in due da un'insegna scritta con i caratteri a bastoni del cinema muto. “Posto di sblocco” c'è scritto, e, nell'epoca delle chiusure e dei confinamenti, è già un programma. Per un verso, questo carretto dai tratti arcaici – ma è un arcaismo, a pensarci bene, irreperibile nel passato e talmente disegnato dal non uscire del tutto dalla sua natura grafica per approdare nel pesante mondo delle cose – fa pensare al banco dello psicoanalista di Lucy Van Pelt nelle strip di Charles M. Schultz, a un gioco, a una parodia, a una velleità. Nell'inquadratura successiva, all'altro lato della postazione è seduto un uomo in tuta con un amplificatore appeso al collo: è un giapponese ma da quarant'anni vive...

Voci dall’assemblea del teatro e della danza / Dobbiamo provarci tutti

Fortezze e assemblee   Improvvisamente la bolla di protezione che ci eravamo fabbricati si è dissolta, così siamo tornati a osservare il mondo senza di noi, che ci occupiamo di teatro. Insieme all’improvvisa necessità di distanziamento sociale a scopi sanitari, è emersa la filigrana del capitalismo nella sua versione del controllo e un certo piacere per regole semplici decise da altri ce lo siamo ritrovato appiccicato addosso, dopo decenni di cultura del narcisismo, case delle libertà e dominio di imperscrutabili ragioni globali. Ecco una vita finalmente ordinata e in fila, con dispiegamento massiccio di forze dell’ordine. Ebbene, il pianerottolo è mio e qui comando io! In questa apparente sospensione, abbiamo poi ritrovato qualche frammento di tempo liberato dai vincoli dell’autosfruttamento da classe disagiata, dunque abbiamo smesso di correre da uno spettacolo all’altro, da un festival all’altro, da una conferenza all’altra. Qualcuno ha impiegato ore a conversare e cucinare, altri a camminare (dove era concesso), altri a leggere, altri a immaginare. Vivevamo assuefatti da decenni di surplus in tutti i campi (troppi spettacoli, troppi eventi, troppi festival, troppa...

Una stagione teatrale a più voci / Spettacolo dell'anno

L’anno scorso ci avevamo provato. Quest’anno ci abbiamo preso gusto e il gioco si è allargato. Raccontiamo la stagione teatrale trascorsa a più voci, quelle di chi abitualmente scrive sulla rubrica di teatro di Doppiozero, quelle di alcuni osservatori ospiti e di artisti che stimiamo e amiamo. Confondiamo le acque, tra chi il teatro lo fa e chi lo guarda e lo analizza, convinti che di un’unica ecosfera del possibile, dell’utopia, dello sguardo di traverso, al mondo delle ombre, al germinare in ombra, oggi si tratti.  Abbiamo chiesto di eleggere o di raccontare lo spettacolo o il tema teatrale dell’anno. Ne è venuto fuori un caleidoscopio di visioni, una piccola enciclopedia del 2017 teatrale, delle creazioni e degli umori di una stagione, da gustare poco alla volta, da centellinare. Buona avventura (e buon 2018) anche ai nostri lettori con (in disordine di apparizione): Massimo Marino, Massimiliano Civica, Roberta Ferraresi, Graziano Graziani, Ermanna Montanari e Marco Martinelli, Matteo Brighenti, Enrico Piergiacomi, Francesca Saturnino, Daria Deflorian, Maddalena Giovannelli, Roberto Latini, Lorenzo Donati, Lorenzo Pavolini, Attilio Scarpellini, Piergiorgio Giacchè, Armando...