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Lucrezia Borgia

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Dario Fo. La figlia del papa

Che si ricordi, nessun premio Nobel per la letteratura aveva mai esordito nella narrativa a 88 anni. Ci voleva Dario Fo, che esordisce nel genere con una biografia romanzata di Lucrezia Borgia (La figlia del papa, Milano, Chiarelettere, 2014. Pagg. 190, 13,90 euro).   In una fra le mille e mille interviste concesse durante il lancio dell’opera, il drammaturgo luinese ha confessato: “Quando ho iniziato a scrivere, non pensavo a Franca Rame. Pagina dopo pagina, però, mi sono accorto che Franca era lì accanto. Allora, sì, la mia Lucrezia è anche Franca. Le due donne hanno in comune la discrezione e il pudore con cui hanno combattuto tante battaglie al fianco dei più deboli”.   Nella ricostruzione di Dario Fo, Lucrezia Borgia è proprio questa. Non già l’avvelenatrice impietosa, la donna dissoluta, quella che, secondo l’autore, è protagonista del secentesco Tis pity she’s a whore, di John Ford. No, qui si racconta di una donna ricca e sfortunata, moglie sì di più mariti, è vero, e tuttavia dedita a opere di bene, capace di opporsi alla corruzione e propriamente...

Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento

Uno degli oggetti più straordinari della mostra Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento (Padova, Palazzo del Monte di Pietà fino al 19 maggio 2013) è una preziosa cornice che racchiude una ciocca dei capelli eternamente dorati di Lucrezia Borgia. La custodia di stile indefinibile fu realizzata nel 1928 per dare degna dimora al mitico ricciolo, fino allora conservato in una modesta teca nella Biblioteca Ambrosiana dove era stato ammirato da Lord Byron, Flaubert e D’Annunzio.   Alfredo Ravasco, Teca contenente i capelli di Lucrezia Borgia, Milano, Biblioteca Ambrosiana   Questo reliquario gloriosamente kitsch inventato per celebrare l’amore tra Lucrezia Borgia e Pietro Bembo, pur avendo poco a che vedere con gli altri oggetti della mostra ne riflette la prospettiva. Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Adolfo Tura, rispettivamente uno storico dell’architettura, dell’arte e del libro, hanno raccontato come Pietro Bembo abbia inventato il “tipo” dell’intellettuale italiano attraverso un capolavoro di auto-rappresentazione nel quale gli oggetti – ispirati, scambiati o collezionati...