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L’uomo senza qualità

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Intervista ad Alan Pauls / La famiglia segreta degli individui singolari

Un’idea tormentava Robert Musil, nel 1923, quando decise di dedicarsi completamente alla stesura del suo capolavoro, L’uomo senza qualità. Era un pensiero assai più angoscioso di quello legato alla finis Austriae, al tramonto dell’Impero dell’aquila bicipite, perché gravitava attorno al concetto stesso di letteratura. Come poteva, infatti, lo scrittore di Klagenfurt differenziarsi da quelli che lui stesso definiva “autori all’ingrosso”, maestri nell’arrotondare gli spigoli del reale?      Semplice: doveva guardare negli occhi l’infinita e complessa indeterminatezza della realtà. Raccontare, insomma, la missione del suo personaggio Ulrich, eletto segretario di un comitato che vuole organizzare le celebrazioni del giubileo di Franz Joseph, scomponendo il mondo che gravita attorno a lui. Non seguendo il filo della memoria, come aveva fatto Marcel Proust nella Recherche, ma esercitando uno sguardo laterale sull’alta società viennese, illusa della propria ormai effimera potenza.       In una lettera a Paul Guillemin, Musil spiegava che “nel nostro mondo attuale accade per lo più solo qualcosa di schematico (le stesse cose), cioè di tipico, astratto e per...

La serie tv del momento / Squid Game: giochiamo al capitalismo

Squid Game, la serie televisiva coreana distribuita in Italia da Netflix, è ormai un vero e proprio “caso” a livello mondiale, con echi negli ambiti più disparati - messi bene in luce da Bianca Terracciano nell’intervento apparso alcuni giorni fa su “doppiozero”. Abbiamo quindi deciso di affidare un commento su Squid Game ad altri due nostri collaboratori, diversi fra loro per competenze e ambiti di lavoro, con l’intento di fornire una mappatura più ampia del fenomeno. (g.g.)   Una sacra rappresentazione senza miracolo finale di Riccardo Manzotti   Confesso di avere guardato tutti gli episodi di Squid Game in una notte insonne di binge watching bulimico. Nonostante fosse un venerdì al termine di una lunga settimana, la serie sudcoreana ha saputo tenermi sveglio fino alle 4 di mattina. Non temete: non dirò nulla sulla trama, voglio solo abbozzare la causa del suo successo irresistibile per milioni di spettatori: la crisi del valore nel mondo contemporaneo. Squid Game non è certo l’unica produzione ad affrontare questo tema, ma forse è quella che lo fa con maggiore convinzione e con maggiore chiarezza giocando su tre piani ortogonali che sarebbero la distopia, la...

L’intermittenza di una vita / Perché gli individui non esistono

Ci sono immagini che si imprimono in maniera indimenticabile nel nostro ricordo. Per esempio la luce di un volto, il lampo di un sorriso. Anche quando non ne conosciamo il nome, un volto o un sorriso diventano l’evidenza stessa che esprime l’unicità di quella donna, di quell’uomo, di un certo momento. Eppure capita anche che quei tratti così caratteristici scorrano come sabbia tra le dita di un pugno chiuso, quando cerchiamo di richiamare una particolare espressione o un sorriso inconfondibile. La nostra memoria, a cui il ricordo di un determinato volto appartiene, fallisce nell’impresa di rendercelo più vicino, più nostro. In quel momento è come se il presente e il passato fossero onde che continuano a mescolarsi, confondendosi. Anche nelle immagini più memorabili qualcosa tremola, cede il passo, non si lascia pienamente riattualizzare. Per quanto sappiamo che sia lì, contenuto e anzi impresso nella nostra memoria, resta confuso, fuori fuoco. Forse perché nessun volto fissato in immagine è mai statico: la sua presenza è attraversata da una corrente contraria che ne allontana da noi il sembiante, pur tenendocelo sempre davanti agli occhi.   I ricordi così come le immagini che...

Imm. Annotare, immaginare, stupirsi / Ciò che Paul Auster non ha mai detto

“Ciò che non è in mezzo alla strada è falso, derivato, vale a dire: letteratura”. (Henry Miller, Primavera nera)   La qualità angosciante di un incubo consiste nel fatto che in esso tutto è completamente reale. E non c’è nulla che appaia all’inizio più irreale della nostra normale posizione nell’esistenza. Allo stesso modo, la stranezza senza eccezioni di ciò che accade nei libri di Auster è il segno della presenza esclusiva e completa del reale in tutto ciò che scrive. L’irriducibile “senso di irrealtà” evocato a più riprese in Leviatano, ad esempio, pone la dimensione letteraria sotto il segno del fantastico. E, infatti, il libro racconta la storia di un uomo a cui le cose accadono come se la sua vita fosse un racconto fantastico: cioè tutto avviene prima che lo si possa rappresentare. Da qui deriva l’interesse per il riferimento, o l’omaggio, fatto nel testo a Rip Van Winkle.   Il sentimento del fantastico implica tutte le caratteristiche di un fondamentale stupore ontologico. Lungi dal generare l’immaginazione – come accade invece con il meraviglioso –, esso la “coglie” (e la sorprende) per mezzo del sorgere di ciò che, per definizione, non lascia nulla all’...