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Lytton Strachey

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Privato e pubblico / Virginia Woolf e Lytton Strachey. Ti basta l’Atlantico?

Lui scrive in nero, sulla pregiata carta da lettere color crema della Joynson stationery, con una grafia precisa, elegante, regolare. Lei scrive in blu o nero o viola, su carta bianca o azzurra o gialla; a volte scrive a matita; a volte le sue lettere arrivano bruciacchiate dalla cenere della sua sigaretta; a volte arrivano a pezzi perché «questa lettera è rimasta in giro e Julian ci ha versato sopra la cioccolata». Lui ha studiato al Trinity College di Cambridge, avrebbe voluto diventare professore universitario ma non è mai riuscito a fare carriera in accademia; riflettendoci ad anni di distanza, dirà di aver finalmente capito che l’accademia “non è il posto che gli compete”, e che sente di non essere “un sujet académique”. Lei all’università non è andata, ma ha letto i libri della biblioteca del padre, ha imparato il francese e il latino, e anche a fare conversazione all’ora del tè.    Lui è timido, ha una voce che suona come un falsetto, ed è di salute cagionevole; si innamora di Duncan Grant, e si confida con Maynard Keynes, ma poi scopre che Grant e Keynes hanno una relazione l’uno con l’altro. Lei si definisce “apprensiva”, soffre di un disturbo che la...

La spia intoccabile. Federico Umberto D'Amato / Nella repubblica dei ricatti

1 – Prima sapere tutto. E, quindi, dimenticare tutto. Solo così lavora efficacemente il cantiere che trasforma una vita in una biografia.  Leggendo il notevole e puntiglioso saggio che Giacomo Pacini ha dedicato a La spia intoccabile. Federico Umberto D'Amato e l'Ufficio Affari Riservati, pubblicato da Einaudi, viene in mente questo consiglio dato da Lytton Strachey.  Per Lytton Strachey, impareggiabile cesellatore di biografie perfette, solo se si affronta la bruciante contraddizione che sta in ogni vita si può fare centro. Per trovare il bandolo della matassa di un'intera esistenza – dalla più semplice alla più complessa, quella di una "spia intoccabile" per esempio – non basta l'investigazione archivistica. Né l’acribia documentaria sostenuta da consolidate bussole storiografiche.  Per arrivare alla meta occorre anche accettare cose che fanno a pugni con le rappresentazioni che ci piacerebbe lasciare attorno al nostro lavoro di scavo. Al nostro procedere sulla pagina.    Forse – viene da suggerire a tutti coloro che si occupano di ricostruire storie sommerse del nostro recente passato – dovremmo lasciarci incendiare un poco di più dal dubbio. Dovremmo...