Il tuo due per mille a doppiozero

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Massimo Raffaeli

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Ricordo di un poeta / Scarabicchi, la miniera della interiorità

È difficile scrivere di un amico fraterno che scompare; e per questo è per me difficile parlare ora di Francesco Scarabicchi, che si è spento pochi giorni fa, dopo aver affrontato con straordinario coraggio una lunga e atroce malattia, durata anni. Forse sarebbe meglio tacere, affidandosi soltanto a due versi del suo amatissimo Antonio Machado, in una delle Galeries che Francesco aveva tradotto splendidamente: «Oggi soltanto lacrime / per piangere. Non c’è che piangere, silenzio!» (le traduzioni da Machado erano apparse dapprima, con il titolo Il seminatore di stelle, per le edizioni Sestante, di Ripatransone; poi, insieme a quelle da Garcia Lorca, nel volume Non domandarmi nulla, edito da Marcos y Marcos nel 2015).      Ma Francesco aveva una concezione sacra, quasi omerica dell’amicizia, che occupava i vertici del suo mondo; e per tentare di rimanere fedele a quell’amicizia, dirò che la prima parola che mi viene in mente, pensando a lui, è: intensità. L’intensità, tanto dei rapporti umani quanto della ricerca espressiva, era la caratteristica immediatamente ravvisabile in Francesco, nello sguardo, nella parola, nei modi, e naturalmente nella scrittura. Non c’era...

19 dicembre 1992 / Alfabeto Gianni Brera

A come Abatino   Il primo fu Livio Berruti, medaglia d’oro sui 200 metri piani alle Olimpiadi di Roma del 1960. Brera, quindici anni prima, appena assunto in Gazzetta aveva cominciato proprio con lo scrivere di atletica leggera, che fu la sua formidabile palestra di apprendimento di tecniche psicomotorie che poi seppe trasfondere nella descrizione dei gesti di altre discipline. Lo sprinter Berruti, a differenza di molti suoi più poderosi avversari, era uno stilista. La sua corsa era lieve, elegante e non esplosiva di potenza muscolare. Il cliché di abatino fu pescato nel vasto repertorio di letture storico-letterarie a cui Brera attingeva da quando la sua scrittura nel corso dei primi anni del dopoguerra iniziò ad affinarsi, in botte e in bottiglia, come un rosso di grande struttura. Con un sovrappiù di sarcasmo nei confronti di chi veniva così battezzato («epiteto spregioso e amaro insieme» precisava lui stesso), gli abatini erano i leziosi cortigiani dei salotti settecenteschi pre-illuministici, manierati e incipriati cicisbei che adulavano damazze scollate e imparruccate a colpi di rondò e minuetti. La retrouvaille breriana dalle corsie della pista dello Stadio Olimpico di...

Dateci

Sono rimasto attonito per quello che è successo a Milano nei giorni scorsi ai margini e in coda al corteo dei No-Expo. La manifestazione dei ventimila giovani, e non più giovani contestatori, della Esposizione Universale è scomparsa dietro i fumogeni e le fiamme dei Black bloc. L’ha ricordato uno dei più acuti analisti del linguaggio, Stefano Bartezzaghi, in un passaggio della sua intervista con Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Un’annotazione passata inosservata ai più. Ho seguito la manifestazione dei milanesi che hanno reagito ripulendo la città e dicendo basta a queste violenze gratuite. Un gesto civile e generoso, che ha fatto seguito al nichilismo dei ragazzi in felpa nera, casco e maschera antigas. Ieri su “il Corriere della Sera” Ernesto Galli Della Loggia pontificava riguardo il conservatorismo che avanzerebbe nel paese, richiesta di normalità, e anche di ordine, sebbene Galli Della Loggia non usi queste parole, e che ha assunto ora l’aspetto di Matteo Renzi, politico dotato di grande energia, ma privo di un vero progetto di società futura. Riguardando nel web le immagini della distruzione nelle strade di Milano mi è tornata in mente una poesia di Primo Levi che trascrivo...