Categorie

Elenco articoli con tag:

Michel Piccoli

(6 risultati)

Letteratura teatrale per giovani lettori / I Gabbiani: “facciamo che io ero…”

È improbabile anche solo immaginarli un ragazzino o una ragazzina con in mano un testo teatrale, per di più scritto appositamente per i lettori della loro età. A differenza del teatro ragazzi, che in Italia sta vivendo una splendida stagione, la letteratura teatrale per i giovani (a eccezione delle solite cattedrali nel deserto) esiste al massimo come nicchia, non è un campo battuto con favore dagli editori, non rientra nei programmi scolastici ma neppure nelle abitudini di chi legge per passione. Eppure, il “facciamo che io ero” del teatro è la formula magica dell’infanzia. Mettersi nei panni e nella voce di figure inventate per vivere avventure strepitose e sperimentare terrore, coraggio e passioni potenti è quello che fanno tutti i bambini nascosti nel buio di una tenda improvvisata in salotto, ma anche gli adolescenti chiusi in camera ad ascoltare musica per ore. Non è certo sorprendente ribadire che film, musica e libri servono a viaggiare con la mente e raffinare la grammatica dei sentimenti, ma lo è invece accogliere la nascita di una collana di testi teatrali che allenano con discrezione e concretezza la naturale pratica dell’immaginazione, proprio in un momento storico in...

1925-2020 / Quante stelle per Michel Piccoli?

A novantaquattro anni compiuti, Michel Piccoli ha preso congedo. Definitivamente. L’ha fatto in punta di piedi, senza fare rumore: la sua morte, arrivata il 12 maggio in seguito a un ictus che l’aveva colto nella sua casa di Saint-Philbert-sur-Risle, in Normandia, è stata annunciata alla stampa soltanto il 18 maggio, a esequie avvenute.  Davanti a un’uscita di scena tanto discreta, in ordine sparso ne vengono in mente altre. Piccoli è forse stato l’interprete dei congedi? Quello di Ritorno a casa, forse il più bello di tutti; quello onirico di Dillinger è morto; quello di La grande abbuffata (il più eccessivo, nella sua iperbolica, flatulenta trivialità); fino all’ultimo – il più emblematico e al tempo stesso, per certi aspetti, più privato – di Habemus papam, con il pontefice designato che compie il proprio personalissimo “gran rifiuto”, forse cercando di riacciuffare un’antica ambizione attoriale frustrata, ma soprattutto dichiarando con coraggio la propria inadeguatezza davanti al mondo intero.   "Habemus papam" (2011)   “Purtroppo ho capito di non essere in grado di sostenere il ruolo che mi è stato affidato”, dice il “suo” papa nel discorso che chiude il film...

A.A.A. Avena, Adriana, Arata / Tre scenari napoletani del Novecento

Il post liberty di Adolfo Avena    C'è una villa a Napoli che non si può non ammirare. La si incontra salendo al Vomero, lungo la via Tasso, all'estremo limite di Chiaia, al numero 615 di quella magnifica strada affacciata sul golfo. La villa è talmente particolare e misteriosa da essere stata scelta come set da ben due registi: da Sergio Corbucci nel 1979 per il film poliziesco Giallo napoletano, interpretato da Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Renato Pozzetto, Ornella Muti, Peppino De Filippo, e Zeudi Araya; da Antonio Capuano nel 2005 per il film pluripremiato La guerra di Mario (David di Donatello, Globi d’oro, Ciak d’oro, Premio Flaiano nel 2006; 5 nomination ai Nastri d’argento nel 2007), con Valeria Golino ed altri attori. Si tratta della residenza che Adolfo Avena (1860-1937) aveva progettato nel 1922 per la famiglia Spera. Oggi meglio conosciuta come villa Giordano, Corte dei Leoni o villa Avena, è un autentico gioiello dell'architettura modernista partenopea, in cui si coniugano, armoniosamente fusi nel peculiare stile di questo geniale ma poco conosciuto architetto (napoletano, di soli tre anni più giovane del palermitano Ernesto Basile e del friulano...

Manipolazione / Trailer e film: strategie di seduzione cinematografica

Michel Piccoli e Brigitte Bardot snocciolano gli ingredienti uno a uno: ci sono, in ordine di apparizione, la femme, l'homme, l'Italia (con una bella vista di Capri), amanti, pistole, starlette, baci e camere da letto. Il semplice evocare questi stereotipi, mettendoli in fila secondo un ordine preciso, nel caso del trailer del godardiano Le Mépris (1963), sorta di grado zero di ogni trailer degno di questo nome, basterà a rendere l'idea. Le situazioni e i personaggi elencati, infatti, vanno a costituire un filo rosso che funziona, a tutti gli effetti, come una promessa. E proprio ai tanti fili rossi chiamati in causa dai trailer cinematografici che, di volta in volta, su Internet o in televisione, al cinema come alla radio, si contendono la nostra attenzione è dedicato il nuovo Trailer e film. Strategie di seduzione cinematografica nel dialogo tra i due testi di Martina Federico, pubblicato per i tipi di Mimesis.    L'idea alla base del libro è molto semiotica: i trailer vengono dati per scontati, considerati alla stregua di testi promozionali da tenere ben distinti dalla "vera arte" rappresentata dal film e, pertanto, non meritevoli di attenzione critica. Portatore...

Un sabato italiano

Era un sabato la prima volta che sono stata a Expo. Ho approfittato dell’ingresso serale, quello che costa 5 euro. 5 euro e: trenta minuti di metropolitana; una volata in un fiume umano anestetizzato dall’eccitazione; un’ora e venti di attesa tra l’arrivo in stazione Rho Fiera, l’acquisto del biglietto e l’entrata in Expo.   Finalmente sono dentro. Non prima di essere passata sotto lo sguardo del metal detector e di aver infilato la borsa nello scanner. Esattamente come in aeroporto. Improvvisamente ricordo che porto sempre con me un piccolo coltellino da borsa. Non si sa mai, potrei dover sbucciare una mela, tagliare del nastro adesivo, girare una vite. Sempre meglio averne uno. Ben nascosto s’intende. Tanto nascosto che gli apparati di sicurezza non lo vedono neanche e mi lasciano serenamente entrare.   Una volta dentro e stordita dal rumoroso sciame di persone, mi trovo davanti alla grottesca armata di statue che, come le Teste composte di Arcimboldo a cui si ispirano, sono corpi allegorici, non però delle stagioni ma dei simboli base della nostra tavola: il vino, il pane, la pasta. Questi giganti gargantueschi e...

Roma senza Papa

Chiunque lo abbia visto ha pensato al film di Moretti Habemus Papam. Nella pellicola il Papa non entra nel Sacro per tornare al teatro. Michel Piccoli mette in scena un Karol Wojtyła che si ferma prima. Giovanni Paolo II ha compiuto, durante l'arco della sua vita, la strada, lunga e faticosa, che lo portò da giovane attore a Papa. Melville (Michel Piccoli) questa strada la interrompe sul nascere. Tuttavia se l'attore, come ha scritto il giovane Wojtyła, è portatore di problemi, e non interprete, ciò accade perché la vita e la sua rappresentazione scenica, il reale e il simbolico, rimangono separati da una barriera invalicabile. Il paradosso di Melville consiste nel mancato passaggio dal sublime al Reale, dall'arte al Sacro. Melville fu anche lui giovane attore, come Wojtyła, ma questo è il passaggio che non viene compiuto: da attore a Papa. Con Ratzinger il passaggio che si compie è davvero l'inverso. L'opposto di una normale investitura. Il Papa si porta fuori dal Sacro per rientrare nella vita quotidiana. Si tratta di un passaggio che segna la fine di un'irreversibilità.  Al di là del diritto canonico, l'abitudine ci aveva insegnato, direi costretto a pensare che l'...