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Moonlight

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I limiti dell'immaginazione / E se Anna Bolena fosse nera?

Durante la discussione della mia tesi di laurea, il presidente della commissione interruppe con un sorriso compiacente la mia disquisizione sull'influenza delle sorelle Brontë negli scritti femministi di Virginia Woolf, per dirmi che no, mi scusi, ma Heathcliff non è certo nero.    Io rimasi interdetta. Ero molto nervosa, e mi tremavano le mani. Avrei voluto dire: che importa? Il colore della pelle di Heathcliff cambiava forse il senso del mio discorso? Ma soprattutto: perché no? Il romanzo è ambientato nella brughiera dello Yorkshire, non troppo lontano da Liverpool, che nel 1801 era il centro della tratta degli schiavi da e per le colonie. Heathcliff è un trovatello e viene più volte descritto nel romanzo come "dark-skinned".    Dopo lunghi secondi di imbarazzo, risposi spiazzata: "Io l’ho sempre immaginato nero". Un’affermazione che ritenevo incontrastabile, considerato che la mia immaginazione è di mia competenza. Ma lui insistette, con un sorriso affilato: "Non poteva essere nero". Io allora incespicai, cercai di andare avanti col discorso, ma mi sentivo a disagio – non avevo mai pensato, prima, che ci fosse un modo giusto e uno sbagliato di immaginare....

Il lamento di un privilegiato disilluso / Bret Easton Ellis, Bianco

Il nuovo libro di Bret Easton Ellis, Bianco, si apre nel pieno di una crisi di nervi. Senza preamboli, l’autore di Meno di zero e American Psycho ci scaraventa nel “vago eppure quasi opprimente e irrazionale fastidio” che negli ultimi anni lo dilania e in un calibrato crescendo, lo declina nei toni dell’ansia e del disgusto. A “straziarlo” è lo spettacolo dell’umanità come si dispiega sui social: la “stupidità altrui”, le facili certezze, i conformismi, la ferocia dei giudizi sommari, l’assenza di sfumature, la violenza degli umori. “Questa rabbia – conclude – poteva diventare così tossica che a un certo punto lasciavo perdere e me ne stavo lì seduto, esausto, ammutolito dallo stress”. Da qui, nell’arco di otto saggi, Bianco, da poco in italiano per Einaudi nella traduzione di Giuseppe Culicchia (280 pp.), prende di mira l’intero arco della cultura contemporanea spaziando da Twitter alla vittoria di Trump, dagli eccessi del politically correct ai millennial, ribattezzati senz’altro la Generazione Inetti.   Fin dal titolo – che richiama al privilegio bianco dell’autore – questo è un lavoro che vuol far discutere e così è stato. Qualcuno l’ha definito un rosario di meschinità...

Due film e la questione razziale / American Black & White

«Quando ti trovi in un’altra cultura, sei costretto a riesaminare la tua» (James Baldwin).   The Negro Motorist Green Book, o più semplicemente Green Book, era una pratica guida per automobilisti neri pubblicata fra il 1936 e il 1966. “Green” dal nome dell’editore che l’aveva inventata, Victor Hugo Green, per far fronte alle limitazioni imposte dalle discriminazioni razziali. Una sorta di guida di sopravvivenza nell’America dei bianchi. Oltre alle informazioni essenziali su alloggi, stazioni di servizio e garage, riportava anche dettagli sulle strutture per il tempo libero aperte agli afroamericani: saloni di bellezza, ristoranti e discoteche.  È questo il libretto che Tony “Lip” Vallelonga, italoamericano con una carriera di buttafuori nei night club della Grande Mela, si vede consegnare nel primo giorno del suo nuovo lavoro, quello di autista per Don Shirley, pianista nero di gran successo in partenza per una tournée nel Sud degli Stati Uniti. Una storia vera. Più o meno. Per sicurezza sarebbe meglio dire verosimile. Green book è stato scritto e prodotto da Nick Vallelonga, il figlio di “Tony Lip”, che ha garantito sull’assoluta adesione al reale di quanto narrato....