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saggio

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Arturo Mazzarella e le pulsioni umane / Relazioni pericolose

La ripresa del titolo del celebre romanzo di Laclos induce per un istante a credere che l’argomento sia il sentimento amoroso ma fin dalle prime pagine di questo originale esperimento saggistico di Arturo Mazzarella (Le relazioni pericolose. Sensazioni e sentimenti del nostro tempo, Bollati Boringhieri) si capisce che così non è. Allora di che relazioni si tratta? E dove sta il pericolo? Appare subito altrettanto evidente che l’autore compie un percorso assai più esteso e complesso in cui la trama sentimentale che egli esplora costituisce una sorta di correlativo soggettivo del mondo delle relazioni economiche globali che contraddistingue la nostra epoca. Pur nella sua brevità, il saggio fornisce una mappatura accurata delle diverse articolazioni di quelle che Cartesio aveva chiamato les passions de l’ame, e che oggi, dopo Freud e la psicoanalisi e soprattutto dopo Lacan chiamiamo più spesso le pulsioni umane.   Queste molle dell’agire sono, come già sapeva bene l’antropologia del Settecento, intimamente connesse con la nostra sfera mentale: il commercium mentis et corporis è il fondamento del nostro esistere come individui senzienti e capaci di elaborare razionalmente gli...

Matti Simon / La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco

Gli animali devono affrontare un sacco di problemi, non problemi complicati o astrusi, problemi semplici, come cercare di riprodursi, proteggere i piccoli, non farsi mangiare ma piuttosto riuscire a mangiare gli altri, trovare un riparo sicuro per la notte – oppure per tutta la vita –, non restare senza cibo e sopravvivere in ambienti squallidi e in condizioni estreme. Problemi semplici, di vita ordinaria, ai quali trovano soluzioni sorprendenti, sconcertanti e, diciamo la verità, non di rado orripilanti e, ad ogni modo, certamente curiose. Come si può giudicare, per esempio, la soluzione adottata da una varietà della platelminta – minuscolo verme marino – che, data la difficoltà d'incontrare un partner nell'immenso fondale oceanico, si inocula da sola il proprio sperma, contenuto nella "coda", in testa?   Ce ne parla il giornalista scientifico di Wired Matt Simon in La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco (Raffaello Cortina Editore), un saggio serio e divertente, non privo di qualche tocco horror. Nella Prefazione, Telmo Pievani, lo definisce giustamente «un godibilissimo catalogo di bizzarrie zoologiche che illustrano il lato gladiatorio e spietato della lotta...

Ancora qui, sulla nave di Argo

Sulla copertina italiana de Gli Argonauti dell’americana Maggie Nelson (il Saggiatore, 2016) c’è un disegno a guazzo e matita colorata su carta di Louise Bourgeois: Pregnant Woman, 2008. A lettura ultimata, la potenza muta del sanguigno torso femminile abbozzato dall’artista mi sembra il solo modo adeguato di descrivere la massa filamentosa, ‘sporca’, agerarchica, di pensieri, esperienze, teorie, ipotesi, sperimentazioni racchiusa nel testo di Nelson.    “Voglio che tu sappia che ti abbiamo creduto possibile – mai certo, ma sempre possibile – non in un momento qualsiasi, ma per parecchi mesi, persino anni, di tentativi, di attese, di invocazioni. […] due animali umani, uno dei quali viveva la benedetta condizione del non essere né maschio né femmina, mentre l’altra è femmina (più o meno), hanno profondamente, tenacemente e selvaggiamente desiderato la tua esistenza.”     Diario, memoir, saggio, racconto autobiografico, o testo deliberatamente queer che rifiuta – fin dal disporsi delle parole sulla pagina e dalla conseguente struttura del discorso – di stare dentro un solco già tracciato? O tutto questo insieme? Mentre cerco di classificarlo, mi domando da dove...

Immagini di pensiero / Walter Benjamin. Šuvalkin di Kafka

Si narra che Potemkin soffrisse di depressioni ricorrenti a intervalli più o meno regolari, durante le quali nessuno gli si poteva avvicinare e l’accesso alla sua camera era severamente vietato. A corte non si parlava mai di questa malattia, soprattutto perché si sapeva che ogni accenno era sgradito all’imperatrice Caterina. Una di queste depressioni del cancelliere durò particolarmente a lungo. Ne risultarono seri inconvenienti; negli uffici si accumulavano gli atti che era impossibile sbrigare senza la firma di Potemkin, e di cui la zarina chiedeva la decisione. Gli alti funzionari non sapevano che cosa fare. In questo frangente il piccolo, insignificante scrivano Šuvalkin capitò per caso nelle camere del palazzo ministeriale, dove i consiglieri erano riuniti come al solito a piangere e lamentarsi. “Che cosa accade, Eccellenze? In che posso servire le vostre Eccellenze?”, s’informò lo zelante Šuvalkin.   Gli spiegarono il caso, rammaricandosi di non potersi giovare dei suoi servigi. “Se è soltanto questo, signori, – rispose Šuvalkin, – date a me gli atti, ve ne prego”. I consiglieri, che non avevano nulla da perdere, cedettero alla sua richiesta, e Šuvalkin, col fascio...