Categorie

Elenco articoli con tag:

viaggio in Italia

(10 risultati)

Premio Lerici Pea / Mario Cresci: una fotografia antropologica

È quanto mai meritato questo premio a Mario Cresci. Io penso che sia un riconoscimento all’idea che sia possibile vivere e lavorare all’insegna dell’apertura mentale. È un merito a chi ha saputo cogliere la sfida dell’ibridazione per poi trasformarla in una vera propria necessità espressiva, disponibile a tutti... Una volta tanto, termini fin troppo abusati come interdisciplinarità e condivisione trovano una declinazione concreta e razionale nelle opere che Cresci ha realizzato nell’arco di una vista intensa. Quello di Cresci è un pensare artistico che ha rivoluzionato le relazioni tra grafica e fotografia, ma ha anche ridefinito il significato di progettualità. Ogni suo progetto è spesso accompagnato da disegni e testi per arrivare alla messa in pagina, in piena autonomia, di mostre e libri.   In questo breve testo mi limiterò ad analizzare quelle che reputo essere due pietre miliari di una carriera straordinaria, la prima è raccolta nel volume L’archivio della memoria (1967-1980), la seconda è Viaggio in Italia (1984), perché ritengo che all’interno di queste due produzioni si possa ritrovare il centro vibrante della poetica di Mario Cresci. A partire dagli anni sessanta...

Almodóvar, Sciamma, Sorrentino / L’immagine della madre: sdoppiamenti, traumi e memorie

Tra i film più belli del 2021 ci sono tre opere molto diverse, che tuttavia sembrano dialogare intorno a come oggi si possa ripensare il cinema in quanto immagine del tempo. Si tratta di Petite Maman, di Céline Sciamma, Madres Paralelas, di Pedro Almodóvar, e È stata la mano di Dio, di Paolo Sorrentino.  La madre è il comune nucleo simbolico e formale attorno al quale questi lavori ruotano, in due casi fin dal titolo. Ma la madre non funziona semplicemente da contenuto, evento emotivo, o ricordo, bensì come immagine costitutiva e strutturante. La presenza di una situazione materna variamente modulata (ora sviluppata come espediente fiabesco, ora come dispositivo drammatico di intreccio, ora come messa in scena del passato) opera come varco dove scavare, anzitutto in senso filmico, possibilità diverse di riconsiderazione e di rielaborazione formale del passato.  Sia Sciamma, che Almodóvar che Sorrentino hanno costruito trame originali piene di sdoppiamenti, ripetizioni e elementi trattati in maniera seriale e parallela; è come se la finzione, attraverso le simmetrie, costruisse effetti di tensione per via di immagini che a forza di riflettersi possono scoprirsi nuove e...

In mostra alla Triennale di Milano / Raymond Depardon, La solitudine felice del viaggiatore

C’è una fotografia francese tutta da scoprire in Italia, almeno dal grande pubblico, una fotografia che non è quella dell’istante decisivo di Cartier-Bresson né quella più didascalicamente umanista, come è stata chiamata, e sentimentale dei Doisneau, Izis, Boubat, una fotografia casomai, se mi si permette la battuta, umana piuttosto che umanistica, che è venuta dopo quelle due, per l’appunto sulla loro critica. Raymond Depardon ne è uno dei rappresentanti eccellenti. Ora è un dato acquisito, tanto che Depardon è reporter della gloriosa e potente agenzia Magnum, ma mantiene anche al suo interno una posizione anomala, singolare. Non è reporter del tipo cacciatore di notizie e di immagini che le documentino, è soprattutto un viaggiatore, ma, di nuovo, non quello avventuroso o quello spettacolare, bensì quello della “solitudine felice”, come titola un suo libro (La solitude heureuse du voyageur, Points, 2006).     L’ha sintetizzato egli stesso nell’introduzione al suo libro Voyages (Hazan, 1998): “Di fatto, sono partito per fotografare combattenti, terremoti o principesse, e ho fotografato contadini. Poi il viaggio mi ha permesso di scoprire la mia vita, di scoprire l’amore...

Una mostra ad Astino / Guido Guidi. Cinque viaggi

Si intitola Cinque viaggi (1990-1998), la mostra di Guido Guidi, a cura di Corrado Benigni, tutt’ora in corso presso il Monastero di Astino a Bergamo. Sulla copertina del catalogo il fotografo ha disegnato un intreccio di linee: sono il fiume Adda, che segna i confini tra Bergamo e Milano, il tracciato dell’Autostrada A4, le Tangenziali Est e Ovest di Milano, l’Autostrada che va a Genova, l’Autostrada del Sole e la Milano-Laghi.     Si pensa subito al Viaggio in Italia ed anche alle Esplorazioni sulla Via Emilia a cui Guidi ha partecipato. Da allora l’Italia non è più stata quella dei monumenti famosi, delle cartoline, dei panorami, ma un paesaggio “emarginato, escluso, (…) dell’ambiguità, del finto, del doppio”, un’Italia  “sostanzialmente esclusa, (…) che però è anche la sola che noi conosciamo, comprendiamo, viviamo perché è la sola che possiamo considerare in diretto rapporto con la nostra dissociata esistenza”, scrive Quintavalle, o  un insieme di luoghi che si vedono solo “quando sbagliamo strada o siamo smarriti o stanchi”, ricorda vent’anni dopo Gianni Celati.    Guido Guidi, Naviglio Martesana Gorgonzola, Milano, 1990. Ma se le...

8 gennaio 1921-8 gennaio 2021 / Leonardo Sciascia: scrivere è curiosità

Abbiamo incontrato Sciascia il 25 gennaio del 1987, a Palermo, nel suo bell’appartamento di viale Scaduto. Aveva risposto molto simpaticamente alla lettera, in cui gli chiedevamo di rilasciarci un’intervista personale per la Radio Svizzera. Il contatto diretto lo avevamo avuto qualche tempo prima grazie all’amico comune Claude Ambroise. Avevamo specificato che parte della nostra famiglia viveva in Sicilia e che ci eravamo fidanzati a Cefalù.    Quella mattina presto, a Ginevra nevischiava ma al nostro atterraggio a Punta Raisi il sole inondava tutto. Leonardo Sciascia ci aspettava con un enorme vassoio di cannoli: era proprio come arrivare da uno zio affettuoso. Fu molto paziente perché all’epoca anche una semplice intervista radiofonica prevedeva l’utilizzo di attrezzature varie. Occorreva inserire sulla Nagra, il magnetofono professionale, una bobina; preparare l’input del microfono; posarlo su un piede, ecc. Sciascia sorrideva e ci intratteneva durante i preparativi. Era molto interessato alla vita intellettuale ginevrina e ci chiedeva in particolare dei nostri professori Jean Starobinski e Bronislaw Baczko. Aveva, è cosa nota, un vero e proprio culto per l’...

Un poeta inglese / Philippe Morre: istantanea di ippopotamo con banane

Esistono solo due raccolte di poesie di Philippe Morre: la prima solo in inglese, The Sadness of Animals (San Marco Press, 2012), la seconda invece in italiano e inglese Istantanea di ippopotamo con banane (Interno Poesia, 2019). Nonostante le nove pagine che Poesia gli ha dedicato in febbraio di quest’anno, di Philip Morre resta purtroppo piuttosto difficile reperire i libri sia in Italia che in Inghilterra. Patrick McGuinness, nel saggio pubblicato da Poesia, parla di lui come di un poeta che è la quintessenza dell’inglese. Ci sono naturalmente anche molti altri autori che hanno formato Philip Morre: Montale, Callimaco, Caproni, Bonnefoy. Forse è appunto questa la quintessenza dell’essere inglese, fin da Chaucer e Shakespeare: una capacità di nutrirsi di altri idiomi e modi di pensare. In parte accade all’inglese quello che è accaduto al greco nel mondo antico: l’inglese è progressivamente diventata una lingua diffusa nel mondo per la sua grande capacità di assorbire.   Non solo non ha un’Academie o una Crusca, ma nel lessico e nella sintassi, e soprattutto in una voracità intellettuale che l’ha trasformata nella lingua delle scienze e in un grande veicolo delle letterature...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (2) / Manicomio. "In noi la follia esiste ed è presente"

Attorno alla metà degli anni sessanta, nel pozzo nero della desolazione manicomiale, soffia, leggero, un sentimento d’attesa. È un respiro sommesso, un sibilo appena percepibile, ma diventerà presto una corrente impetuosa. L’Italia riprende fiato dopo la corsa forsennata del decennio del “miracolo economico”. Questo “paese oscuro a se stesso” finalmente si guarda, o prova a farlo. La società italiana, scrive Guido Piovene a conclusione del suo Viaggio in Italia poco oltre la metà degli anni cinquanta, è “la più mobile, la più fluida, la più distruttrice d’Europa; assomiglia a quelle acque che corrono rapidamente senza però riuscire a smuovere una coltre spessa e dura di foglie impastate di limo che le copre e le fa apparire immobili”.  Chi ha il coraggio di ribaltare quel manto di melma, troverà che l’organismo vigoroso della nuova modernità italiana nasconde piaghe purulente.    Fra il 1965 e il 1966, Angelo Del Boca, che diventerà poi un impietoso analista dell’Italia coloniale e del mito degli “italiani brava gente”, compie un viaggio in cinque ospedali psichiatrici fra Torino e Roma. Quello che trova è un corpo in avanzata putrefazione. Manicomi come lager è il...

Voci per la riapertura / Nuovo Cinema Covid

L’assurdità, scriverebbe Albert Camus, della “peste” Covid-19 ci ha raggiunto con la forza di uno tsunami, lasciando implodere le idiosincrasie della nostra “ordinarietà”. La filiera cinema, di fronte al metaforico incendio delle strutture tradizionali, creative, sistemiche e di visione, si è dovuta confrontare, nel mezzo di un possibile collasso economico globale, con un’accelerazione vertiginosa dei processi di colonizzazione culturale messi in atto dalle grandi piattaforme e con una quanto mai necessaria riflessione sull’arte cinematografica che metta in discussione la tradizione, riaccendendone la vitalità che l'ha resa tale. Molteplici sfide in un brevissimo tempo. E una parola che riecheggia, incombe, declinata in molteplici significati e significazioni: innovazione. Sì, ma a quale prezzo? Con quali premesse? Innovazione rispetto all’arte cinematografica, alla tecnologia della visione o alla modalità di produzione? Il memorabile great lockdown che abbiamo vissuto – nella sua eccezione sanitaria ed economica – ha messo al centro le radici economiche dello sguardo cinematografico, ricordandoci da una parte la sua natura industriale dall'altra gli ammonimenti...

14 febbraio 1992 - 14 febbraio 2018 / Conversazione con Luigi Ghirri: fotografare l'Italia

Ventisei anni fa, il 14 febbraio 1992, moriva Luigi Ghirri nella sua casa di Roncocesi. Non aveva ancora 50 anni, ma ha lasciato un'opera vasta e complessa. Per ricordarlo ripubblico l'intervista di difficile reperibilità che gli ho fatto nel marzo del 1984, nel momento in cui era stata appena inaugurata la mostra "Viaggio in Italia".    L’appuntamento è in piazza, a Formigine, e mentre aspetto Luigi Ghirri guardo la splendida Rocca. Non ero mai stato da queste parti e ignoravo l’esistenza di questo edificio medievale. Mi immaginavo Formigine uguale a decine di altri paesi dell’Emilia, paesi composti di palazzine, strade d’asfalto, ville neopadronali, sorte all’improvviso a rompere la geometria dei campi, un paesaggio vecchio di secoli. Sono i nuovi profili dell’Italia pensata e realizzata da torme di geometri, tutta uguale da Cantù a Bologna, da Tortona a Rovigo. Invece al centro di questo “regno dell’analogo”, così lo chiama Ghirri, c’è l’unico della Rocca. Come dirà poco dopo, lui non fotograferebbe solo il Castello, ma anche la tabaccheria che vi è di fronte. Del resto in una delle sue più belle fotografie il monumento della piazza di Formigine è visto...

Amicizia / Luigi Ghirri e Gianni Celati

Nel 1981 Luigi Ghirri telefona a Gianni Celati. Ha letto i suoi libri e vuole incontrarlo. Ha anche sentito parlare di lui da amici comuni al Dams di Bologna. Intorno al fotografo modenese si raduna da qualche tempo una generazione di fotografi interessata al nuovo paesaggio italiano. Si propone di rappresentarlo facendo a meno degli stereotipi tradizionali: l’Italia delle cartoline Alinari, quelle “unte di colombi”, come dirà Arturo Carlo Quintavalle. Sono periferie urbane, campagne, luoghi del lavoro, strade, distributori di benzina, case abbandonate, giardini. Celati è contentissimo di questo invito; si entusiasma subito. Seguono lunghe discussioni nella casa di Ghirri, che si protraggono sino a notte fonda. Una sera, poi, il fotografo telefona allo scrittore per chiedere di spiegargli un testo di Wittgenstein, autore che stanno leggendo in quel periodo. Ghirri vuole che Celati partecipi con un suo testo al lavoro fotografico in corso. Diventerà un libro e una mostra: Viaggio in Italia (1984).   Luigi Ghirri, Gianni Celati, 1984-86.   Un capitolo decisivo della storia della fotografia italiana dopo la lunghissima stagione neorealista, almeno come impresa di gruppo, e...