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Zhang Huan

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Un libro di Charlotte Cotton / La fotografia come arte contemporanea

Viviamo immersi nelle immagini, in un mondo che genera immagini a getto continuo, soprattutto di natura fotografica, e nel quale la fotografia è diventata così ubiqua e a portata di mano (ovvero di smartphone) da non sembrare più una tecnica, ma una semplice estensione del nostro sguardo, capace di generare, recuperare, archiviare, trasmettere immagini con la stessa facilità con cui respiriamo. Cosa succede alla fotografia come pratica artistica e forma d'arte in un ambiente come questo? Ora che l'arte ha raggiunto lo “stato gassoso”, per usare una bella immagine di Yves Michaud, e che l'estetizzazione delle immagini è l'aria stessa che respiriamo, cosa può fare un artista che lavora con questo medium? Una risposta a questa domanda si può trovare in un fortunato libro uscito per la prima volta nel 2004 e poi aggiornato ed esteso più volte fino alla quarta edizione appena tradotta da Einaudi: La fotografia come arte contemporanea, scritto da Charlotte Cotton, curatrice di importanti raccolte di fotografia come quella del Victoria&Albert Museum di Londra.   La risposta non va cercata leggendo la parte teorica, sotto forma di qualche definizione o proposta di criteri...

Per una breve storia della fotografia contemporanea cinese

Sembrano appartenere a un passato ormai remoto le immagini del documentario, Chung Kuo, che il regista Michelangelo Antonioni realizzò in Cina nei primi anni '70, invitato dal Primo Ministro Zhou Enlai, favorevole alla rottura dell'isolamento internazionale e all'avvicinamento agli USA, nonché esperto di propaganda. Scegliere Antonioni per divulgare al mondo gli esiti della straordinaria rivoluzione della “prospera Cina socialista” parve essere del tutto naturale, in quanto regista di fama mondiale, iscritto, inoltre, al Partito Comunista Italiano. Benché Antonioni fu costretto a riprendere delle scene programmate appositamente per lui, come le operaie che dopo il lavoro rimanevano a studiare il Libretto Rosso del Presidente Mao o i bambini che giocavano all'asilo, al cineasta italiano non sfuggirono povertà e arretratezza; riuscì, infatti, a catturare molte immagini autentiche, ad esempio la scarsità di merci nei mercati agricoli, Piazza Tienanmen attraversata da qualche bicicletta e nessuna automobile. Le intenzioni di Antonioni, lungi dall'essere malevole – di fatti il regista rimase positivamente...