Il tuo due per mille a doppiozero

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David Teboul / Simone Veil, Alba a Birkenau

L’alba a Birkenau è il silenzio di una domanda mai pronunciata. A cosa si pensa quando a 17 anni ci si risveglia nel campo? Come si accoglie il mattino dopo una notte di angoscia, incubi e sogni? David Teboul non l’ha mai chiesto all’amica Simone Veil e quando se n’è reso conto era ormai troppo tardi per trovare risposta. Quella domanda ora riecheggia nel libro straordinario che il regista francese le ha dedicato con il titolo Alba a Birkenau (288 pp., Guanda).  Il volume nasce da una serie di incontri fra Veil e Teboul ma non è un saggio né una riflessione. Non ha pretese di completezza. È frammentario, incompleto e rapsodico come ogni umana conversazione – un documentario declinato in scrittura. A comporlo sono le parole, rese in prima persona, della stessa Simone Veil – il dialogo che per anni intrattiene con Teboul, gli scambi affettuosi con la sorella maggiore Denise, l’amica di Birkenau Marceline Loridan-Ivens e Pete Schaffer incontrato nel campo di Bobrek.  Pagina dopo pagina, la voce indimenticabile di una delle icone della storia d’Europa torna così a noi in un racconto che schiva la retorica, i facili sentimentalismi o le formule assolutorie – la lama di un...

La giustizia necessaria / Wiesenthal, i limiti del perdono

Nel 1942, a Leopoli, un soldato delle SS rimasto gravemente ferito in combattimento chiese di poter parlare con un ebreo, uno qualsiasi. Sapeva che stava morendo, e aveva il rimorso di un crimine orrendo contro degli ebrei a cui aveva partecipato, nella città ucraina di Dnepropetrovsk, dove 400 tra uomini, donne e bambini erano stati rinchiusi in una casa poi data alle fiamme. Lui ed altri avevano avuto il compito di sparare a chi cercava di saltare dalle finestre. Aveva visto scene terribili, che lo tormentavano; in particolare il volo nel vuoto di un padre, con il fuoco già addosso e un bambino in braccio. Il tedesco morente voleva un ebreo cui chiedere perdono. Per caso venne scelto il prigioniero Simon Wiesenthal, che fu lasciato solo nella stanza con il ferito. Wiesenthal lo ascoltò a lungo, ma non lo perdonò: poteva perdonare una sofferenza inflitta a lui stesso, ma non il male, la tortura e la morte, inflitti ad altri. Non sarebbe stato giusto, non aveva il diritto di farlo. Né per quei 400, né per gli 89 famigliari uccisi negli anni del terrore nazista, né per i milioni di vittime dell’Olocausto.   Simon Wiesenthal è conosciuto come il più grande cacciatore di nazisti...

Racconti contagiosi / Dalla pandemia, prose e poesia

Gli dèi tessono disgrazie affinché alle future generazioni non manchi di che cantare Odissea, Libro VIII   Ho da qualche tempo sul tavolo di lavoro due libri usciti nell’ultimo quarto dell’anno appena trascorso, entrambi originati dallo sforzo di raccontare e comprendere i tempi di pandemia che ci tocca vivere. Il primo è Sospeso respiro, a cura di Gabrio Vitali, che ha raccolto e commentato i versi nuovissimi di quattro poeti italiani, nati attorno al millenovecentosessanta e attivi fra Emilia e Toscana, dei quali dirò in seguito. Vitali è bergamasco e a Bergamo, la città ferita, ha dedicato il suo libro, arricchito dai contributi iconografici di Cristina Rodeschini, direttrice dell’Accademia Carrara di Bergamo, e di Mauro Ceruti, protagonista dell’elaborazione filosofica europea del pensiero complesso. I tre sono amici fin dai banchi del liceo classico di Bergamo ma amici di Vitali sono pure, da lungo tempo, i poeti di cui sopra, così che lo spirito fecondo dell’amicizia sembra effettivamente circolare fra queste pagine. L’altro libro è Racconti contagiosi di Siegmund Ginzberg, a lungo inviato di l’Unità in Asia e America e capitali europee e autore negli ultimi anni di...

I cinocefali di Aleksej Ivanov / Uomini e bestie, contadini e santi

I santi sono permalosi e spesso vendicativi. Si offendono in particolare quando viene confuso il giorno della loro morte. Litigare con loro è pericoloso. (Aron Gurevič, Contadini e santi. Problemi della cultura popolare nel medioevo)   Un affresco effigiante San Cristoforo con la testa da cane (cinocefalo secondo la tradizione bizantina) in un rudere di chiesa di villaggio, a sua volta ridotto a brandelli, dev’essere salvato dall’incuria che disgrega la provincia russa post-sovietica e trasferito in un museo. Tre giovanotti moscoviti, scelti in base ai risultati di un algoritmo, sono incaricati dell’impresa e lasciano la capitale per la provincia. Questo è l’assunto, colmo di ottime intenzioni e lodevoli propositi, che sta alla base di una delle narrazioni più complesse, articolate e intriganti della letteratura russa contemporanea. (Aleksej Ivanov, I cinocefali, Voland, Roma 2020, € 20. Traduzione, cura e postfazione di Anna Zafesova).   San Cristoforo cinocefalo nella tradizione bizantina. Ivanov (classe 1969) scrisse il suo Psoglavcy nel 2011 e in patria fu subito grande successo. A prova del fatto, forse, che il grosso pubblico dei lettori russi ha raggiunto una...

La scuola allo specchio

Non è agevole orientarsi nelle attuali politiche educative. In un contesto segnato da un Ministero sub iudice per ‘irrilevanza politica’, dal contrasto tra normative regionali sulle chiusure delle scuole e delibere di riapertura dei Tar locali, non resta l’auspicio che l’ottimismo della volontà prevalga sul pessimismo dell’intelligenza. Gli ultimi mesi, inevitabilmente, sono stati caratterizzati da un’egemonizzazione del dibattito sulla scuola da parte di epidemiologi, virologi, matematici e fisici, impegnati, ciascuno secondo le proprie competenze, a produrre modelli previsionali e ricerche, peraltro dai risultati non univoci, sull’impatto della filiera scolastica nella trasmissione del virus. Dopo un lungo e assordante silenzio, si registra una presa di posizione di sociologi, pedagogisti, psicologi indispensabile per bilanciare la medicalizzazione discorsiva attuale. In tale cornice non si può non segnalare l’acquiescenza con cui il corpo docente, legittimamente spaventato, amareggiato, macerato a lungo nella disillusione, ha accettato di sopportare lo iato tra retorica della centralità del capitale umano e l’assenza di politiche coerenti a promuoverlo, delegando a sparuti...

Piatta è piatta / Pianura

Il danese e le centurie   Piatta è piatta. Su questo non c’è alcun dubbio. Si stende a perdita d’occhio interrotta solo da filari di pioppi e piccoli boschetti sopravvissuti alle trasformazioni agricole dell’ultimo secolo e mezzo. Se provi a camminare, la cosa migliore è seguire uno dei tanti canali che tracciano direttrici dentro il piatto senza fine. Non procedere lungo la strada, perché potrebbe essere pericoloso anche di giorno, sebbene raramente passi qualcuno, e quando sfreccia un’automobile lungo il rettifilo, è meglio scendere nel fossatello laterale e lasciarla passare, anche a costo di bagnarsi le scarpe, perché, salvo i mesi caldi, un po’ d’acqua reflua c’è sempre.   Il fatto è che non è bene stare sull’asfalto a fare da bersaglio. Dato che qui nessuno cammina lungo la strada, le vetture si lanciano ad alta velocità, una piccola ebbrezza da queste parti – tutti piloti in Emilia – e manco ti vedono. Tu sei un puntino all’orizzonte, un puntino che non si vede neppure, al massimo sei poco più grande di un moscerino e quando t’inquadrano sul vetro del parabrezza, sono già oltre e probabilmente ti hanno urtato; se ti va bene, sbattuto giù nel canale. Dove è meglio...

Paul Erdős / Matematica del caffé

“Un matematico è una macchina per trasformare caffè in teoremi.” Amava ripeterla spesso, questa boutade, Paul Erdős, noto per essere stato il solutore di problemi matematici forse più prolifico, e certamente più eccentrico, del secolo scorso. Nato a Budapest nel 1913 da una famiglia di origine ebraica, Erdős abbandonò l’Europa nel 1934 per sfuggire alla minaccia del montante antisemitismo, e approdò all’Institute for Advanced Study di Princeton. Quando al fisico Leó Szilárd – uno dei primi a intravedere le possibilità, anche nefaste, di sfruttamento dell’energia nucleare – fu domandato, negli anni ’50, se credesse all’esistenza dei marziani (un tema all’epoca piuttosto in voga), rispose: “Sono già tra noi, si fanno chiamare ungheresi.” Del gruppo di scienziati marziani che Szilárd aveva in mente facevano parte, oltre a lui stesso, John (János) von Neumann, Eugene (Jenő) Wigner, Edward (Ede) Teller, György Pólya ed Erdős.   Autore di quasi 1500 articoli, molti dei quali in collaborazione e tutti di alto livello scientifico (“non numerantur, sed ponderantur” era un altro dei suoi motti), Erdős, negli ultimi venticinque anni almeno della sua vita, condusse un’esistenza a metà...

21 gennaio 1950 / George Orwell, Omaggio alla Catalogna

Il 26 dicembre 1936 il cittadino inglese Eric Arthur Blair arriva a Barcellona deciso a combattere a fianco della repubblica contro i fascisti. In Gran Bretagna è un giornalista e un narratore noto con lo pseudonimo di George Orwell; ha pubblicato tre romanzi e un libro d’inchiesta, Senza un soldo a Parigi e a Londra, dedicato alla vita precaria dei lavoratori d’albergo e a quella dei mendicanti senza fissa dimora, uscito nel 1933. L’opera successiva, La strada di Wigan Pier, una cronaca-inchiesta sui minatori di una cittadina del Nord dell’Inghilterra, l’ha consegnata all’editore poco prima di partire da Londra per la Spagna, nel 1937. Uscirà nel medesimo anno e provocherà numerose discussioni negli ambienti della sinistra inglese. Eric Arthur Blair non è ancora Orwell, almeno l’Orwell che noi oggi conosciamo, il celeberrimo autore di due libri che hanno segnato la seconda metà del Novecento: La fattoria degli animali (1945) e 1984 (1949).   Prima di mettere piede nella Spagna repubblicana, dove nel luglio del 1936 è cominciata la guerra civile con lo sbarco di Francisco Franco a Tetuan, Orwell passa a trovare Henry Miller a Parigi. Lo scrittore americano l’accoglie con...

1921 - 2021 / Compagni, avanti il gran Partito!

Cento anni fa, il 21 gennaio 1921, nasceva a Livorno, da una scissione del Partito socialista, il Partito comunista italiano. In occasione dell'anniversario, la casa editrice Quodlibet ripropone un bel saggio di Mauro Boarelli, La fabbrica del passato. Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956). Uscito alcuni anni fa per Feltrinelli, è arricchito in questa nuova edizione da una prefazione inedita di Carlo Ginzburg, che presentiamo ai lettori di “doppiozero” per gentile concessione dell’editore.      1. Questo libro, apparso per la prima volta nel 2007, parlava già allora di un passato lontano. Lontano non nel tempo, e neppure (almeno per un lettore italiano) nello spazio: e tuttavia i documenti su cui il libro era basato, e la realtà alla quale rinviavano – il partito comunista italiano, in quanto partito di massa – appartenevano a un mondo tramontato. Nel frattempo quel passato si è allontanato ancora, con una rapidità stupefacente. Anche se l’inerzia linguistica ha conservato l’espressione «partiti politici», la partecipazione politica ha assunto, in una società dominata dal neoliberismo, una fisionomia completamente diversa, oggi accentuata dalla...

Diario Americano / Gli ultimi giorni di Donald Trump

Mercoledì 20 gennaio Joe Biden e Kamala Harris si sono insediati alla Casa Bianca, e spero che il Servizio Segreto, ripulito dai convertiti a Trump, sia in grado di difenderli anche dopo che lo stato d’assedio sarà finito, perché l’eredità lasciata dal presidente uscente, anzi uscito, anzi buttato fuori con un secondo impeachment (che non è solo una formalità, anche se lo sembra) è una guerra civile che ha già avuto le sue prove generali. Non sono andate molto bene, ma si sa che la sera della prima di solito tutto si sistema. E la sera della prima non l’abbiamo ancora vista.   La domanda che l’FBI si pone ora è quanta connivenza ci fosse dall’interno del Campidoglio, tra la polizia, vari deputati e senatori repubblicani, e i rivoltosi fuori. Pare che gli Stati Uniti siano entrati anche loro nell’era dei “servizi deviati”, che chi ha abbastanza anni in Italia ricorda ancora bene. Il cancro della teoria di complotto secondo la quale Biden ha “rubato” la vittoria a Trump è molto diffuso tra la non piccola percentuale di agenti della polizia orientati sulla destra estrema (anche qui, nessuna novità per gli italiani); i loro siti e le loro chat ne traboccano. E scoprire che a...

Donne e fotografia / Lee Miller, Letizia Battaglia e le altre

La mattina del primo maggio 1947 Evelyn McHale sale all’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building e si lancia nel vuoto. Non si schianta al suolo: il suo corpo si arresta sul tetto di un’automobile, quasi intatto. Gli occhi sono chiusi, sembra addormentata; con una mano tiene la sua collana di perle. La fotografia la scatta un certo Robert Wiles, aspirante reporter, e viene pubblicata senza troppi scrupoli sulla rivista Life Magazine come Picture of the Week. È difficile staccare gli occhi da questa immagine, dove la bellezza imperturbabile della donna sembra cercare un impossibile equilibrio con il suo gesto di ribellione estrema. “Una donna che aveva fatto la storia, senza avere una storia”, dice Nadia Busato, che le dedica il suo romanzo Non sarò mai la brava moglie di nessuno (SEM, 2018), titolo ispirato a una frase che la ragazza aveva scritto su un biglietto destinato ai familiari e al futuro marito.   Un’altra immagine, altrettanto nota, vede la celebre fotografa Margaret Bourke-White mentre impugna la sua fotocamera all’ultimo piano del Chrysler Building, sospesa nel vuoto, a cavalcioni di un doccione a forma di gargoyle. La foto, realizzata dal suo...

Italia e lavoro precario / Nel limbo dello “stage”

Grandi aziende del panorama nazionale propongono “contratti” fittizi o addirittura sprovvisti di retribuzione. La convinzione è che un giovane oggi lavori per aggiungere qualifiche al proprio curriculum e non necessiti di uno stipendio per mantenersi. Viaggio nelle testimonianze reali degli stagisti 2020… Modalità di lavoro full-time, cercasi candidato con esperienza, retribuzione mensile: 300 euro.    Questo è solo uno dei tanti annunci lavorativi in cui capita di imbattersi ogni giorno. E non è neppure il peggiore; anzi, è già una fortuna che la retribuzione sia specificata e non lasciata all’immaginazione del candidato, oppure espressa tramite una perifrasi poco incoraggiante quale retribuzione commisurata al livello di esperienza. La maggior parte delle volte, difatti, al termine di una job description pubblicata sul web si trova la dicitura: «Livello di retribuzione non disponibile: al momento non sono disponibili informazioni sulle retribuzioni». Se sei fortunato riesci a svelare l’arcano dopo uno o due colloqui, quando finalmente viene il momento di parlare di un ipotetico contratto ed è allora che la realtà si rivela in tutta la sua triste evidenza: 300 euro...

Gallerie d'Italia / Tiepolo. Con il naso all’insù

Un pittore spia dei cannibali che arrostiscono delle teste umane. Un macaco strappa le piume a uno struzzo. Caimani, cammelli e una varietà di soggetti bizzarri si arrampicano, transitano o sostano sul cornicione del soffitto dello scalone monumentale della Würzburger Residenz. Lungo questa cornice Giambattista Tiepolo mette in scena la rappresentazione allegorica dei quattro continenti allora conosciuti.   Giambattista Tiepolo, Apollo illumina e vivifica i quattro continenti, allegoria dell’America, particolare, 1753. Würzburg, Residenz.   Giambattista Tiepolo, Apollo illumina e vivifica i quattro continenti, allegoria dell’Africa, particolare, 1753. Würzburg, Residenz. Nelle decorazioni che Tiepolo affresca, insieme a figli e aiuti, per residenze pubbliche e private, il soffitto è un palcoscenico, scrive Giorgio Manganelli in un articolo pubblicato da L’Espresso il 26 settembre 1971. La pittura di Tiepolo eredita da Paolo Caliari detto il Veronese la dimensione architettonica e una sensibilità per la luce e il colore che è tipica della pittura veneta.  Una particolarità che desta meraviglia nell’opera del grande frescante veneziano è il sofisticato uso del...

Esplorare la transessualità nel Settecento europeo / Catterina Vizzani che per ott'anni vestì abito da uomo

Il 16 giugno del 1743, il giovane Giovanni Bordoni arrivò all’ospedale di Santa Maria della Scala di Siena con una grave ferita da arma da fuoco alla gamba sinistra. Fu riconosciuto da Giambattista Giustiniani, che lavorava al servizio di Giovanni Bianchi, noto accademico e titolare della cattedra di Anatomia presso l’università di quella città. I due uomini, Bordoni e Giustiniani, si erano incontrati a Firenze e avevano alloggiato nello stesso albergo. Del resto Bordoni non passava inosservato: era un ragazzo esuberante e si faceva notare per la sua intraprendenza nel corteggiare le donne, fino a rasentare la sfacciataggine. Preoccupato per le condizioni dell’amico, Giambattista si rivolse al suo prestigioso datore di lavoro, sperando che potesse visitarlo: sotto il sapiente sguardo di Bianchi, sarebbero certamente aumentate le speranze di guarigione. Tuttavia il servitore non fu molto convincente. Il professore promise di fare quello che gli era stato richiesto, ma sottovalutò le condizioni del ferito e dimenticò di recarsi nella stanza del paziente. Bordoni peggiorò velocemente nel giro di pochi giorni, ma fece in tempo ad attirare l’attenzione di una monaca con l’intenzione di...

“Amen and awoman”: un lapsus?

Sul principio dell’anno da poco iniziato, il reverendo Emanuel Cleaver II, membro eletto nelle fila del Partito democratico della United States House of Representatives, ha avuto il compito di inaugurare con un’orazione la nuova sessione del Congresso statunitense ed è noto come egli abbia chiuso la sua preghiera con un inopinato “amen and awoman”. Tra coloro che hanno assistito alla sua performance in diretta, ci sono stati alcuni avversari politici che l’hanno intesa come un tentativo di adeguarsi a uno stile linguistico inclusivo (la qualificazione si ritiene non abbia bisogno di chiose, oggi). Una sortita molto maldestra, a loro parere. Ne hanno diffuso una registrazione in video, come è costume corrente, e hanno accusato Cleaver di avere profanato l’antica espressione rituale per accodarsi a un andazzo.  Sui mezzi di comunicazione e in rete ne è seguito un fragoroso schiamazzo di ostentate indignazioni. L’indignazione è d’altra parte passione tra le più diffuse nel discorso pubblico odierno: in termini di pensiero, costa pochissimo, fa fine o probo o giusto chi se ne dice animato e soprattutto attira approvazioni e consensi. Nello schiamazzo c’erano forse voci di...

Antonio Scurati, M. L’uomo della Provvidenza

«I fascisti della prima ora si spoliticizzano, si ministerializzano, si burocratizzano. I vecchi liberali fiancheggiatori resistono passivamente attraverso un asservimento esteriore: gli industriali prendono la tessera pur di salvare il capitale, i grandi burocrati si rendono complici pur di subordinare il Partito allo Stato e lo Stato ai loro privilegi castali, la magistratura si asservisce per quieto vivere. Dappertutto è così: gramigna dei convertiti, automatismi, untuosi compromessi. Gli ultimi ad accodarsi sono stati i professori universitari […] soltanto tredici su milletrecento hanno trovato il coraggio di rifiutarsi». Queste righe sono tratte da uno degli ultimi capitoli (la data è il 7 dicembre 1931) di M. L’uomo della Provvidenza (Bompiani, pp. 646, € 23), secondo volume della grande biografia di Mussolini di Antonio Scurati. Sull’impostazione generale dell’opera rinvio a quanto già detto in occasione dell’uscita del primo, che copriva il periodo dalla fondazione dei Fasci di combattimento (23 marzo 1919) alla rivendicazione da parte di Mussolini del delitto Matteotti  (3 gennaio 1925). Questa seconda tranche arriva all’ottobre 1932, inaugurazione della Mostra della...

Architettura / La capanna dalle origini a Unabomber

C’è una capanna, anzi più d’una, che sembra turbare il sonno di alcuni intellettuali nella nostra vecchia Europa e che ha portato alla produzione di quattro, distinti, interventi critici apparsi con impressionante tempismo dopo la fine della prima fase pandemica del Covid 19.  In alcuni di questi casi è evidente che il periodo di sedimentazione e studio è di molto anteriore a questo annus horribilis ma la coincidenza è troppo evidente per non essere presa in considerazione. Andiamo per rigoroso ordine di uscita partendo dal volume di Leonardo Caffo intitolato Le quattro capanne o della semplicità (nottetempo, 2020) uscito nel mese di giugno, a cui segue a stretto giro il pamphlet di Michael Jakob La capanna di Unabomber o della violenza (letteraventidue, 2020), mentre in terra d’oltralpe Philippe Rahm pubblica Histoire naturelle de l’architecture. Comment le climat, les épidémies et l’énergie ont faconné la ville et les bâtiments (pavillion de l’arsenal, 2020) e, molto recentemente, sul nuovo numero della rivista Vesper, Alessandro Rocca e Jacopo Leveratto propongono un saggio intitolato “Thoreau e Kaczynski, la capanna mediatica. Costruire un manifesto”.   Essendo stati...

Una scoperta / I libri mastri di Edward Hopper

Molti artisti americani vissuti fra l’Ottocento e la prima metà del Novecento avevano l’abitudine di tenere dei libri mastri in cui appuntavano la contabilità riguardante la compravendita delle loro opere. Tra questi anche Edward Hopper, il quale, con l’aiuto di sua moglie Josephine “Jo” Nivison, per tutta la vita ha compilato un inventario dei dipinti che uscivano dal suo studio. L’unicità di questo inventario sta nel fatto che Hopper ai semplici dati amministrativi aggiungeva schizzi, annotazioni e aneddoti sulla realizzazione delle opere. L’inventario, avviato sull’esempio del suo maestro Robert Henri e redatto su tre quaderni che coprono l’arco temporale che va dalle nozze tra Edward e Jo (1924) all’anno che precede la morte dell’artista (1966), è ora riprodotto in un volume pubblicato da Jaca Book col titolo Edward Hopper. Dipinti & disegni dai libri mastri (traduzione dall’inglese di Cristiano Screm e Fides Modesto).   I libri mastri di Hopper per come furono concepiti sono qualcosa di più di semplici quaderni contabili. Il critico irlandese Brian O’Doherty li ha definiti una “biografia condivisa”, ponendo l’accento non solo sull’apporto determinante della moglie...

Anniversari / Eduardo De Filippo, la cucina d’arte

Deve cuocere quattro o cinque ore, forse di più. All’inizio si mettono nella casseruola un pezzo di carne, le spuntature, olio, sedano e cipolla tritati. Poi si aggiungeranno il vino bianco e il concentrato di pomodoro, magari fatto in casa, asciugato al sole fino a ridurlo quasi a una marmellata. Questo è il ragù secondo Eduardo De Filippo. Quello che punteggia uno dei suoi testi più famosi, Sabato, domenica e lunedì; quello che riempiva con l’odore di cipolla soffritta la sala appena si entrava in teatro, nella versione di Toni Servillo con Anna Bonaiuto.    I nipoti di Eduardo in cucina alle prese col ragù. Col ragù si apre e si conclude, in una grande tavolata familiare, un film proiettato il 9 gennaio scorso su Rai 1 a tarda ora, Il nostro Eduardo, prodotto da 3D Produzioni con Andiamo Avanti Productions, Sky Arte e Fondazione Eduardo De Filippo, con il soggetto di Didi Gnocchi, la sceneggiatura di Didi Gnocchi, Tommaso De Filippo, Maria Procino e Matteo Moneta e la regia di Didi Gnocchi e Michele Mally. All’inizio compaiono i nipoti del grande uomo di teatro, Matteo, Tommaso e Luisa, i figli del figlio Luca, scomparso nel 2015. Poi si dipana la storia...

Sulla docuserie Netflix / Effetto San Patrignano

Pare un film intorno a un film, come in una trama distopica: c’è una nazione confinata a casa, al pari di tutto il resto del mondo; durante le feste natalizie, sempre più persone si mettono a guardare un lavoro dedicato alla famigerata storia della comunità di recupero per tossicodipendenti fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli (1934-1995). E più guardano, più restano catturati.       SanPa: luci e tenebre di San Patrignano è costruita come se fosse un docuthriller, che in parte ricorda altre esperienze americane, per esempio la serie Wild wild country (2018) dedicata a Osho, un po’ Making a Murderer (2015), perché narrazione e documentazione si fondono nella ricostruzione “appassionante” di un evento che ha provocato un trauma nell’immaginario collettivo. In SanPa ci sono materiali d’archivio e interviste a persone che hanno vissuto davvero quella storia, alternate alle riprese dei luoghi reali in cui si consumarono gli eventi; questo corpus, però, è dilatato e riconfigurato come se fosse una crime story, piena di colpi di scena, di suspense, e di un sistema di tagli e riprese che punta a lasciare senza respiro il pubblico. SanPa è una docuserie non solo perché è...

Emergenza climatica e eccesso / Economia escrementale

Il problema dell’innalzamento della temperatura media sulla superficie del nostro pianeta è raccontato sempre di più come un’emergenza. “Bisogna fare qualcosa e bisogna farlo subito”, si sente dire, “prima di raggiungere il punto di non ritorno”. Qualcuno ha visto nelle condizioni che si sono create durante il lockdown primaverile del 2020, caratterizzate da un calo forzato della produzione e del consumo di beni ed energia, la prova che un’azione drastica e coordinata a livello planetario è possibile e avrebbe grande effetto sui fattori climalteranti. Essa però ha comportato limitazioni ai movimenti delle persone e alle attività produttive e commerciali, che sono state patite come compressioni dolorose di alcune libertà fondamentali: la libertà di viaggiare, di consumare, di fare il lavoro a cui si è formati.   L’emergenza climatica è un’emergenza sui generis fatta di ghiacciai che si sciolgono in Groenlandia e di permafrost che cede in Siberia, cioè di catastrofi spettacolari e remote da cui le civiltà si sentono ancora a una distanza di sicurezza. Oppure si manifesta nella forma di disastri locali, bombe d’acqua in Liguria, uragani in Florida, estati siccitose e inverni...

Arte contemporanea / Luca Patella: un artista enciclopedico

Lo stile di un artista, diceva Schopenhauer, è la “fisiognomica dell’anima”: ci permette, in un certo senso, di sbirciare dentro la sua psiche. E l'arte, aggiunge Arthur Danto, è «la capacità spontanea che ha l'artista di farci vedere il suo modo di vedere il mondo». Potremmo allora dire che, attraverso la sua opera, è come se noi guardassimo la psiche dell'artista dall'esterno e il mondo dal suo interno.  Tutto ciò ha una straordinaria consonanza con l'artista a cui Elio Grazioli ha dedicato il suo ultimo libro: Luca Maria Patella disvelato (Quodlibet studio, 2020), biografia – o meglio, studio critico ordinato cronologicamente e intrecciato alla biografia – di uno dei più multiformi e inclassificabili artisti del Novecento italiano. Patella è infatti un artista per cui l’arte è una «modalità particolare di rapporto con il mondo e di conoscenza di sé, in quell’intreccio con la vita che si intende inestricabile». Esplorando questo intreccio Grazioli fa emergere «un'opera unica e perfettamente identificabile al di là delle diversità delle singole opere, delle tecniche e dei modi». E in questo modo ci offre una prova della validità di questo approccio “critico-...

Democrazia / Twitter, Trump: censura o mercato?

Nel dibattito che infuria sulla cancellazione da parte di Twitter dell'account @realdonaldtrump di Trump quasi nessuno ha nominato una parola-chiave, necessaria per capire di cosa stiamo parlando. Questa parola è mercato. Prendiamo la dichiarazione di Massimo Cacciari rilasciata a Adnkronos in cui dice: "È inaudito come imprenditori privati possano controllare e decidere loro chi possa parlare alla gente e chi no. Doveva esserci un'autorità ovviamente terza, di carattere politico, che decide se qualche messaggio che circola in rete è osceno, come certamente sono quelli di Trump. Come oggi è Trump, domani potrebbe essere chiunque altro (ad essere censurato n.d.r.) e lo decide Zuckerberg. È una cosa semplicemente pazzesca".  Semplicemente pazzesca appare l'ingenuità di Cacciari, un filosofo e un politico per il quale, intendiamoci, nutriamo il massimo rispetto. Che deve essere caduto nel trabocchetto delle "dichiarazioni a caldo" che sempre i media chiedono agli opinion leader, e lui ha generosamente risposto, senza nemmeno aver avuto il tempo di buttare un occhio alla IG story di Francesco Costa (@francescocosta21) che ammoniva "Cosa...

Gli scrittori di Van Gogh / I libri di Vincent

Libri letti   Vincent Van Gogh (1853-1890) aveva un rapporto quasi fisico con la lettura e con i libri, di cui aveva bisogno quanto il pezzo di pane. Il consiglio di Nietzsche di “masticare Madame Bovary” non gli sarebbe probabilmente dispiaciuto. In I libri di Vincent. Van Gogh e gli scrittori che lo hanno ispirato (Johan & Levi 2020, pp. 232) Mariella Guzzoni intende “tracciare un percorso visivo-concettuale e umano interno ai ‘preferiti’, in un continuo dialogo tra il suo lavoro d’artista e gli autori e gli illustratori chiave che lo hanno ispirato” (p. 16). Ripercorre così l’arco intero della vita e della produzione di Van Gogh, segnate dalle tre figure del mercante d’arte, del predicatore laico e del pittore.    Tre Van Gogh che hanno come costante la lettura e per cui non esistono mezze misure: tutto è passione, che si tratti di fede religiosa, pittura o piacere della lettura: “Sono un uomo di passioni, capace e soggetto a fare cose più o meno insensate delle quali arrivo più o meno a pentirmi” (p. 30). “L’amore per i libri è sacro come quello per Rembrandt, anzi penso che si completino a vicenda” (giugno 1880, p. 9). Gli capita persino di appassionarsi a...