Il tuo due per mille a doppiozero

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Locale e globale / Netflix & C. verso il World Cinema

Quando ero piccola guardavo cartoni americani e cartoni giapponesi. I cartoni americani erano per lo più basati su vecchie favole europee, o note leggende dal mondo: dai miti greci alle Mille e una notte, dai fratelli Grimm alla leggenda di Fa Mulan. Ne esploravo le città: Parigi, New York, Londra, Pechino; vedevo la savana, le dune del deserto, la giungla e la campagna francese – li vedevo, questi luoghi, come l’America me li mostrava. I cartoni giapponesi invece erano tutti ambientati in Giappone, c’erano demoni e mostri e combattimenti e misteri, fiori di ciliegio, montagne innevate, malinconia. Questo è ciò che sapevo dei luoghi che avevo visto, basandomi su ciò che avevo visto: gli animali, quando non li guardiamo, sono umani. Guardarsi sempre e comunque dalle tigri. In ogni dove non ci sono madri, solo matrigne. In Giappone esiste ogni sorta di magia, i bambini sono adulti e vivono sempre con i nonni.    Crescendo, la televisione ha ristretto di molto il mio immaginario, piuttosto che ampliarlo. Le serie televisive, forse anche per questioni di budget, non viaggiavano con la fantasia – restavano sempre lì, nella lontana vicina America. Ho quindi scoperto che la...

Otto domande (1) / L'università dopo lo scossone della pandemia

Alessandro Carrera   La pandemia è stata affrontata facendo ricorso alle piattaforme digitali. Questo ha reso il tema della cosiddetta “fatica digitale” (digital fatigue) più che mai attuale. Il ritorno alla normalità eliminerà il problema o ne cambierà solo i termini? Come pensate che occorrerà affrontarlo?   Ne cambierà solo i termini, perché delle piattaforme digitali non si farà più a meno. Anche stando in classe, sarà sempre più comune collegarsi con qualche studioso che si voleva invitare ma, o non ci sono i soldi per pagargli tutte le spese, oppure è lo studioso stesso che preferisce dare la sua lezione direttamente da casa. Si faceva anche prima, ma c’erano resistenze da entrambe le parti. Pareva che senza la presenza fisica non ci fosse davvero “l’evento”. Ora, quando ci sarà la presenza fisica, sarà davvero un evento.   Uno degli aspetti meno considerati della didattica a distanza è la scarsa cura del modo in cui i docenti si presentano davanti allo schermo (inquadratura dal sotto in su, sgradevoli contrasti di luce, sfondi casuali). Ritenete che sarà necessario intervenire, o la fine dell’emergenza renderà tutto questo superfluo?   Be’, io non mi...

Un libro di Gustavo Zagrebelsky / La giustizia come professione

Non vi è giorno in cui le cronache e le riflessioni non si occupino della Giustizia, tra processi, malfunzionamenti, aspirazioni, critiche. E questo avviene comprensibilmente in quanto, oltre ad essere formalmente un potere dello Stato, è una macchina onnivora che colpisce con lo strumento dei processi, demolisce le traiettorie di cittadini, compensa le vittime, mostra le devianze, ne ipotizza il superamento. È una macchina che ha i caratteri dell’azienda in quanto gestisce uomini, siano essi magistrati o personale di supporto, spende denari, richiede spazi, fornisce servizi pubblici, con l’anomalia curiosa e poco trattata di non rendere conto a nessuno del proprio operato salvo in termini statistici e dei propri investimenti finanziari nei processi. Colpire la criminalità non ha prezzo, si osserva, e quindi diventa urticante e indisponente cercare di sapere ‘quanto costa’ la giustizia e quale sia la sua economia. Soprattutto quella penale tra intercettazioni telefoniche e perizie spesso naufragate. Del resto quella giustizia è gestita da professionisti, siano essi dipendenti come magistrati o assistenti vari, siano essi indipendenti come avvocati che svolgono una professione per...

Perché abolire le humanities? / Università: affamare la bestia

Sulla libertà accademica ha tenuto recentemente un magnifico discorso il presidente della Repubblica Irlandese, il poeta Michael Dennis Higgins.. Per capire i termini della questione a cui si rivolge è utile vedere un documentario Starving the beast   La posta in gioco è importante ed è destinata a diventare sempre più centrale, e non solo al sistema accademico: le università selezionano le classi dirigenti, ed è quindi quasi tautologico che il mondo anglosassone guidi le trasformazioni dei sistemi universitari che si fanno, come gli spostamenti di popolazioni, le comunicazioni, i commerci, i flussi di capitali e la stessa natura dei sistemi politici, progressivamente globali. Sarebbe piuttosto strano se le grandi potenze mercantili e militari del mondo selezionassero la loro classe dirigente, e sempre più quella mondiale, attraverso l’Italia. Per dare un’idea di cosa si tratta basta qualche cifra: dalla Cina partono 1.000.000 di studenti ogni anno, dall’India 330.000 mila, in Europa solo la Germania spedisce all’estero oltre 140.000 studenti in altri paesi. La fuga dei cervelli, come si dice spesso in Italia in modo piuttosto allarmistico, è la parte che giochiamo anche noi...

Il Divin Codino / Baggio senza magia

Alla base di tutto c’è l’affetto, se non l’amore, che ciascuno di noi prova per Roberto Baggio. Questo sentimento (credo) muove gli sceneggiatori Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e la regista Letizia Lamartire; questo sentimento sta muovendo tutti quelli che in queste settimane (Il Divin Codino è uscito su Netflix il 26 maggio) si sono precipitati a guardarlo. Non sono esente da questo sentimento, perciò ho dovuto concentrarmi molto per approcciare il biopic come uno che sta andando a guardare un film e non una partita, non una somma sintetica di molte partite, di molti gol. Mi sono seduto davanti al televisore con in mano il taccuino e ho cominciato a guardare, prendendo appunti senza schiacciare il tasto “pausa” come se fossi al cinema, come se fossi allo stadio. Sapevo che le scelte della regista e degli sceneggiatori indirizzavano la storia in maniera molto precisa: non avrei visto un film sulla carriera di Baggio, ma sull’uomo e su alcuni fatti, momenti, che ne hanno indirizzato la carriera. Sapevo, perciò, che ai miei occhi sarebbe mancato qualcosa e che forse non sarebbe stato così importante. Non è andata proprio così.   Il racconto attraversa tre grandi blocchi...

Diario di un'insegnante / Scuola: scrutini e bocciature

Gli scrutini della seconda A si sono conclusi alle 21.40 di giovedì sera. Sei bocciati in una classe di venticinque. Sei bocciati sono tantissimi, sei persone rispetto alle quali domandarsi: abbiamo davvero fatto di tutto per vederli, ascoltarli, dare loro un posto, capire cosa stava accadendo e agire di conseguenza? No. Li abbiamo persi durante la dad, credo. Telecamere spente, connessi sì, connessi no, connessi ma assenti. Il tabellone dei voti lasciava poco spazio, nessun margine di intervento: tre debiti a settembre? Tre debiti a settembre a Ricardo che parla così poco e male l’italiano? Sono stata zitta e io non sto mai zitta in situazioni come questa: le cose sono spurie, c’è un altro lato da guardare – c’è sempre un altro lato da guardare –, ma erano tutte rosse le righe di quel dannato tabellone, a cosa potevo appellarmi?   Avremmo dovuto prenderci del tempo – abbiamo questo tempo? è previsto? – per dirci: questa classe è spaccata in due, che si fa? Nomi su uno schermo, nomi senza volto: come li vedi, come li raccogli, i silenziosi, quelli che in aula se ne stanno ai margini, i solitari? Non ci siamo interrogati sul punto in cui qualcosa si è inceppato. Dove abbiamo...

Mostre e anniversari / DadaDams: una storia dimezzata

Sono passati cinquant’anni da quando il grecista Benedetto Marzullo a Bologna inventò il Dams, Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, cui si aggiunsero in seguito indirizzi di comunicazione e cinema. Chiamò a insegnare figure allora fuori dall’accademia, protagonisti dell’industria culturale, del disegno industriale, dell’urbanistica, delle nascenti scienze semiotiche e dello spettacolo, delle arti, della musica, registi e protagonisti dell’avanguardia, ossia, citando in modo incompleto: Umberto Eco, Franco Donatoni, Luigi Squarzina, Renzo Tian, Giuliano Scabia, Ferruccio Marotti, Fabrizio Cruciani, Tomás Maldonado, Pier Luigi Cervellati, Lamberto Pignotti, Furio Colombo, Anna Ottani Cavina, Renato Barilli, Gianni Celati, Guido Neri, Guido Guglielmi, Alfredo Giuliani, Lamberto Trezzini. Il Dams oggi celebra quell’anniversario con una rassegna (online) con incontri con ex studenti e laureati ad honorem, con la laurea honoris causa a Mimmo Paladino e una mostra a lui dedicata, con un convegno e alcuni appuntamenti teatrali, musicali e d’arte e con una festa finale, dal 18 al 20 giugno nel centro di Bologna.    Uno dei punti nodali...

Frosini/Timpano / Autopsia della Rivoluzione

Grandi bandiere tricolori bianco-rosso-bleu stinte, cadenti, bordeggiano l’ampia scena vuota, al Fabbricone di Prato. Un grande freddo racconta Ottantanove, l’ultimo spettacolo di Elvira Frosini e Daniele Timpano, con il supporto immedesimato di un attore capace di notevole finezza interpretativa come Marco Cavalcoli: quello dell’idea e della pratica della rivoluzione, delle rivoluzioni che hanno attraversato l’Occidente, dalla presa della Bastiglia alla caduta del muro di Berlino e oltre. “Il mercato sopra di me, la legge del mercato dentro di me”, si sentirà a un certo punto, verso la fine, quando i giochi saranno ormai scoperti e ci si accorgerà che lo spettacolo, con gli attori in bianco e nero come fotografie di un altro tempo, come ricordi lontani di altre epoche, in realtà ci hanno portato in una seduta di autopsia, a dissezionare un cadavere conservato raggelato nel nitore inquietante di una morgue, di un obitorio.   L’uomo della strada protesta, non accetta i troppi cambiamenti: “Noi viviamo in una società che ha deciso di imporre che a un bambino di cinque anni vada insegnato che non ci sono i maschi e le femmine, che ci sono… praticamente un sesso indefinito”. E...

Alfabeto finanziario 1 / Bitcoin sull’altalena

Parlando di criptoattività (criptovalute) a scuola. Prima dell’esplosione della pandemia, a marzo del 2020, gli studenti delle medie superiori sono riusciti a portare avanti le cogestioni. In un’occasione mi è capitato di tenere un seminario sulle criptoattività. Ho parlato soprattutto di Bitcoin, la criptoattività più importante, illustrandone caratteristiche e rischi. Alla fine del seminario uno studente, Antonio, si è avvicinato e mi ha detto di aver fatto un piccolo investimento in Bitcoin. Ha confessato di aver utilizzato una carta di pagamento prepagata, “caricata” dai genitori.    Che cosa è Bitcoin? Il sistema monetario moderno è basato sulle banconote, prodotte in un regime di monopolio dalla banca centrale, e sui depositi in conto corrente, gestiti dai registri contabili delle banche. Solo la banca centrale stampa le banconote; solo la nostra banca registra le nostre operazioni sul conto corrente. Rispetto a questo mondo, dominato dalla centralizzazione, Bitcoin, scambiato dal 2009, è un oggetto digitale basato sulla decentralizzazione: chiunque in possesso di un computer può registrare e controllare una transazione. Non c’è un libro mastro centrale che traccia...

Una conversazione con Gustavo Pietropolli Charmet / Come stanno gli adolescenti?

Incontro Gustavo Pietropolli Charmet rigorosamente a distanza, come in dad, dietro a uno schermo. Non ha bisogno di grandi presentazioni: è noto il suo lavoro con gli adolescenti e i suoi libri credo siano lettura cui non possa sottrarsi chiunque lavori – insegnante, formatore, psicologo, educatore – con i ragazzi. Ho letto il suo Il motore del mondo, uscito ad agosto e già recensito su queste pagine, ma la ragione per cui gli domando un appuntamento è che, come ho raccontato, sono in un vuoto di senso che rende difficile il mio tempo in classe e mi fa pensare urgente la necessità di interrogare la scuola, quanto accaduto, dove siamo e cosa questo tempo ci ha mostrato in modo più evidente di prima.    AS: Professore, come stanno gli adolescenti? Come è stato questo tempo di restrizioni, di frequenza con i coetanei ridottissima, a stretto contatto con la famiglia: cosa ha determinato? GPC: Come stanno? La pandemia ha fatto due vittime: gli anziani li ha fatti fuori, e gli adolescenti li ha malmenati. Non lei direttamente, ovviamente, perché gli adolescenti non hanno nemmeno visto la morte e la malattia atroce; in primo piano hanno visto le misure preventive, le...

Un percorso kafkiano per la scuola / Per un pugno di CFU

Primo passo. la consapevolezza   Un giorno ti svegli, a 45 anni, e decidi che insegnare a scuola ti piacerebbe davvero, che pensi di avere molto da dare, di avere la passione e le competenze giuste, acquisite in anni di incontri, conferenze, lezioni, viaggi della memoria. Così ho cominciato ad informarmi, scoprendo subito una cosa che forse per molti è ovvia, ma non per me: pur avendo ottenuto l'Abilitazione Scientifica Nazionale, che mi abilita appunto all'insegnamento universitario, non posso insegnare nella scuola pubblica secondaria. Per farlo, ovvero per entrare in una “classe di concorso”, devo sostenere alcuni esami integrativi. In sostanza il mio curriculum mi consentirebbe di insegnare solo Storia, che però non esiste come insegnamento singolo, e per insegnare Storia + 1 materia a scelta (tra Filosofia e Italiano), devo dare gli esami integrativi universitari delle altre materie. Più 24 Crediti Formativi (CFU) su argomenti pedagogici-didattici che dovrebbero servire a formare meglio l'insegnante.  La cosa sembra ragionevole. Per insegnare filosofia o italiano bisogna conoscere la materia. Ma per insegnare, è logico che si debba possedere una conoscenza di...

Il Čechov di Morganti / Festino in tempo di peste

“Tutto era musica, il modo di alzare e posare i piedi, certi movimenti, il modo di correre e di star fermi, di aggrupparsi, le loro combinazioni di danza quando, per esempio, uno posava le zampe anteriori sulla schiena dell'altro e poi si allineavano (…) o quando strisciando col ventre quasi per terra formavano figure intrecciate e non sbagliavano mai.” Così scriveva Franz Kafka in uno dei suoi ultimi racconti, Indagini di un cane, nato dall'impressione che gli aveva suscitato il grande e povero teatro della compagnia yiddish guidata da Jinizchak Löwy. Tutto è musica, quasi nello stesso modo – cani a parte – in Le nozze di Čechov che Claudio Morganti ha portato in scena al Fabbricone di Prato con gli attori del Gruppo di Lavoro Artistico del Met; e lo è fin dal primo momento, quando, facendo scricchiolare il silenzio come la giuntura di un vecchio armadio, Roberto Abbiati si presenta sul proscenio, gli occhi sgranati, il volto lunare da clown esposto al pubblico, e ingaggia con un malandato contrabbasso a cui è rimasta solo una corda uno dei suoi dialoghi borbottati alla Mac Ronay. Poi sale sul podio sistemato sulla destra della scena, rassegnato one man band chiamato a...

Diario di un'insegnante / Scuola. Che pesci pigliare?

Oggi in classe erano presenti solo in cinque. Cinque non è il settantacinque percento di venticinque. Non ce la facciamo più, dice Sara, sono tutte verifiche. "Non si sta a casa" l’ho già detto troppe volte; che "non è la via" lo abbiamo ribadito; ci abbiamo anche pensato insieme, riflettuto insieme.  Ha senso che io lo ripeta? Ha senso che dica che è sbagliato, che è importante avere fiducia nella parola e nel confronto con gli insegnanti? Loro lo sanno già che è sbagliato, ma.  Siamo pieni anche noi adulti di cose che sappiamo, ma.     E poi Giulia sta male. La mamma e il papà vedono Giulia stare male e sanno che Giulia dovrebbe andare a scuola: saltare è la mossa meno opportuna, in un anno così in bilico, con matematica e latino sotto. Ma Giulia sta male in un modo che la mamma e il papà di Giulia, arrivati a questo punto, cosa possono fare? Possono davvero ignorare quella disperazione? Però, mamma e papà di Giulia, non è insultare gli insegnanti che farà stare meglio vostra figlia; non è pensare che la colpa sia tutta loro, la soluzione; non è non vedere che quella disperazione non è a misura dell’ostacolo - e dunque c’è dell’altro che avrebbe dovuto esser...

Al MAST la prima antologica / Richard Mosse: immagini scomode

“Ma Marlowe non era il tipico marinaio (se non per la tendenza a raccontare storie); per lui il significato di un episodio non andava cercato all’interno del guscio come un gheriglio, ma all’esterno, avvolgendo il racconto che lo generava come un bagliore genera intorno a sé una zona di penombra, allo stesso modo in cui l’illuminazione spettrale del chiaro di luna rende a volte visibili gli aloni nebulosi.” Joseph Conrad, Cuore di tenebra   Artista irlandese con una formazione in Letteratura inglese e Studi culturali, oltre che in Belle Arti, Richard Mosse si situa in una zona di confine tra fotografia documentaria e arte contemporanea, in un luogo dove questi due ambiti si incontrano e si scontrano, dando vita a nuovi immaginari. Displaced, prima mostra antologica del fotografo, presentata dalla Fondazione Mast e curata da Urs Stahel, propone un percorso cronologico che parte dai lavori realizzati nei primi anni 2000 fino ad arrivare a quelli più recenti, tra cui la serie Tristes Tropiques realizzata nel 2020 nell’Amazzonia brasiliana. Attraverso 77 fotografie di grande formato, due suggestive videoinstallazioni e altre due significative opere video, la mostra traccia l’...

Diario (4) / E dopo il Paradiso cosa c'è?

E “il quarto pezzo”? Quando nel 2017 iniziammo a lavorare all’Inferno, mi ritrovai insieme a Serena Cenerelli a spiegare a un gruppo di signore la struttura dell’intera Commedia, il viaggio dalla selva oscura al Paradiso, la divisione in tre cantiche, ovvero in tre parti. Una signora chiese: “E il quarto pezzo”? Non compresi. Il quarto pezzo… in che senso? E lei, convinta, serissima: “Il quarto pezzo, dico, dopo Inferno, Purgatorio e Paradiso…”    La domanda forse rifletteva le abitudini dell’era dello spin-off, ovvero la cultura delle serie televisive, per cui una storia, se ha ben “funzionato”, una volta finita va comunque continuata, magari inventandosi le vicende di un personaggio “secondario” che nella storia-madre non era protagonista: non Dante quindi, ma, che so, le vicende che han portato all’omicidio di Pia dei Tolomei o quelle del musicista Casella o i furori di Gianciotto Malatesta, detto anche “Gianne lo Sciancato”, politico e condottiero, tradito dal fratello Paolo e dalla sposa Francesca: appunto, il “quarto pezzo”.    Inferno, Teatro delle Albe, 2017, © Silvia Lelli. O forse quell’errore nascondeva qualcosa di più? La cosa mi è tornata in...

I diritti dell'ambiente / Abitare Venezia

Che cosa diremo... Che cosa diremo, noi che ancora ci abitiamo, ai bambini e ai ragazzi nati a Venezia o venuti ad abitarci, che oggi frequentano le sue scuole? Ci vorranno, ci potranno abitare e lavorare? O dovranno andare via, magari all’estero?   Calce, acqua e lingua Aspetto il mio turno per il vaccino antinfluenzale davanti all’ambulatorio, appoggiato al muretto che divide il rio terà Cazza dal rio de San Polo. Sento le parole di un uomo che, in coda dopo di me, indica alla moglie due muri che affondano nel canale. Dice: «Àra la malta de sto muro, che xè ancora bona dopo tanti ani» e la confronta con quella tutta sbriciolata sul muro accanto. Gli chiedo di spiegarmi. Lo chiedo in italiano e lui capisce che sono “foresto” (pur residente da tanto) così mi risponde gentilmente anche lui in italiano. Dice che adesso certi muratori usano delle malte non adatte al salso. Basta confrontarle con quelle che invece durano, anche centinaia di anni: per esempio sul Canal Grande, dove, mi ricorda, ci sono affreschi che resistono sulle facciate. Ha lavorato una vita nell’edilizia e commenta: «Non dovrebbero neanche metterci le mani. È un sacrilegio». La parola “sacrilegio” la dice con...

Unità operativa Cotugno di Napoli / Appunti da un reparto Covid

La pandemia legata al covid-19 ha posto innumerevoli, complesse e gravi sfide al sistema sanitario italiano e ha richiesto massicce modifiche che hanno coinvolto tutti i livelli dell’assistenza sanitaria. In tale situazione di grave criticità, è stata fortemente evidenziata la necessità della presa in carico anche degli aspetti psicologici, emotivi e relazionali sia dei pazienti sia degli operatori sanitari. Per la prima volta nel nostro paese è stata riconosciuta, anche da ampi settori dell’opinione pubblica, l’importanza della salute psicologica come parte essenziale della qualità di vita, in qualsiasi età e in tutte le fasi del ciclo esistenziale. Sta finalmente emergendo la necessità dell’unitarietà dei percorsi di cura, che non devono essere più centrati esclusivamente sulla malattia, ma sulla persona, con i suoi bisogni soggettivi, il suo vissuto emotivo, le sue relazioni.  Il mio vertice osservativo è particolare, in quanto responsabile dell’Unità Operativa di Psicologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera che include il Cotugno di Napoli (uno dei 3 ospedali infettivologici in Italia, insieme al Sacco di Milano e allo Spallanzani a Roma), divenuto Covid Center, con circa...

Verso Paradiso / Dante a teatro: un dialogo

FS: Un discorso su Dante insieme a Federico Tiezzi non può che partire da quei tre spettacoli su Dante che realizzasti tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Fu un’operazione storica, ancora sono presenti nella memoria di chi li vide, fanno parte per molti attori e storici del teatro di un immaginario di riferimento. Come nacque il progetto?   FT: Sono già passati trent’anni. Era il 1989: a Prato, la direzione del Teatro Metastasio mi chiese di dare una ideale continuità al Laboratorio che Luca Ronconi aveva attivato nel 1978 in quella città. A quel Laboratorio, origine della vocazione al teatro per molti giovani dell’epoca, avevo compreso in maniera definitiva il significato della parola recitazione. Per me era stato un momento di apprendistato e riflessione sul teatro, sulla regia, sull’attore che collocavo accanto ai significativi incontri che avevo avuto con Julian Beck e Judith Malina del Living Theatre, con Eugenio Barba e Jerzy Grotowski, con Peter Brook, con Steve Paxton e Trisha Brown, con gli artisti Alighiero Boetti e Mario Schifano o con registi di cinema come Fassbinder. Proposi di lavorare su Dante, sulla Divina Commedia. Volevo estrarre,...

La macchina del gene / Venki Ramakrishnan, peripezie di un premio Nobel

“Capii allora che non dovevo vergognarmi di ciò che non sapevo perché nessuna domanda è troppo stupida se ti interessa la risposta”.  Detto da un premio Nobel, vale la pena rifletterci. E anche considerando – come annota Venki Ramakrishnan nell’epilogo” del suo La macchina del gene, di recente tradotto e pubblicato da Adelphi – che ai premi Nobel capita sovente di essere invitati in radio o alla televisione dove possono pontificare su qualsiasi cosa, perfino sul futuro del mondo: e quando si diventa famosi all’improvviso, la tentazione può essere grande. Vale la pena rifletterci, invece, perché Venkatraman Ramakrishnan ricorda di averlo pensato a Cambridge, tra il 1991 e il 1992, ai seminari del Laboratory of Molecular Biology, ascoltando le domande di Max Perutz, uno scienziato che premio Nobel lo era già dal 1962 e fondatore dell’LMB in quello stesso anno insieme a Francis Crick e James Watson, gli scopritori del DNA, e a John Kendrew.   Di Crick e Kendrew Perutz era stato supervisore del dottorato, di James Watson advisor post doc: in quel medesimo 1962 che li laureò Nobel tutti e quattro – Perutz e Kendrew per la Chimica, Crick e Watson (insieme a Maurice Wilkins)...

Diario (2) / Campi e canti: coltivare la terra e la poesia

Stiamo individuando una strada per verso Paradiso: ve la comunicherò la prossima settimana. Nel frattempo abbiamo convocato il Cantiere Dante, rigorosamente on line, per dare la notizia a tutti che il Paradiso non si farà: e a darci manforte nella decisione il sindaco De Pascale e il direttore artistico di Ravenna Festival Franco Masotti. Ci aspettavamo comprensione, sì, ma anche qualche mugugno e lamentela. Niente di tutto questo: i tanti cittadini che hanno partecipato – alcune centinaia – se l’aspettavano, e in diversi hanno pensato: stavolta le Albe faranno da sole. Ci sacrificheranno, ha detto Anna Finelli: “Da vecchia infernale volevo ringraziarvi. Odio questi incontri in video, ma sentire le vostre voci mi ha emozionato… e ammetto che temevo che avreste detto che facevate il Paradiso da soli, e sono molto felice che invece… che immagino che per voi sia un grande sacrificio non farlo e sono molto felice che vogliate aspettare e farlo insieme a noi e parlo da persona colpita sia nel lavoro che nelle sue passioni, perché io faccio la commerciante e ho la passione del teatro. Quindi questa pandemia mi sta massacrando un po’ a destra e un po’ a sinistra, insomma da tutte le...

La casa-manifesto degli anni Settanta / Capanna primitiva sulla via Emilia

L’architetto Corrado Marocci sul finire degli anni Settanta decide di costruirsi da solo, con l'aiuto di un muratore, la propria casa nella campagna alle porte di Reggio Emilia. La casa, costruita con materiali poveri, è destinata secondo i calcoli del suo ideatore ad avere vita breve, si pensa al massimo 15 o 20 anni. In realtà resiste da più di 40 anni, ed è tuttora la sua casa. Il racconto parte da un'esperienza privata, il tentativo di un gesto utopico di auto-costruzione del proprio riparo lontano dalla città, forse memore della capanna di Laugier, ma si porta con sé anche le valenze e le implicazioni politiche e sociali che animavano all'epoca il suo inventore. Corrado Marocci, presidente allora di una delle maggiori cooperative di abitazione di Reggio Emilia, decide di costruirsi la propria casa in un “altrove”, tirandosi fuori dalle leggi di mercato e dalle tipologie consuete.   Che immaginario ha mosso una scelta di questo tipo? La logica che sta alla base di questa “fuga”, non potrebbe forse essere, con una carica immaginativa depotenziata, la stessa che ha portato tanti a colonizzare campagne con edifici avulsi dal contesto? La casa, come uno specchio, non mostra...

La FIAT in URSS / Operai, noi siamo il gran partito

C’era una volta una città di nome Stavropol’-na-Volga. Era stata fondata all’inizio del Settecento sulle rive di un grande fiume russo. Negli anni Cinquanta del Novecento fu costruita una diga e la città venne spostata altrove. Poi il 28 agosto del 1964 morì il Segretario generale del Partito Comunista Italiano, partito fratello di quello sovietico, Palmiro Togliatti, e dopo una settimana la città prese un nuovo nome: Togliatti. In quegli anni in URSS c’erano poche automobili. Il leader di quel grande e immenso paese, Nikita Sergeevic Krusciov, non era dell’avviso di dotare il suo popolo di vetture private, preferiva invece incentivare il trasporto pubblico. Tuttavia nel Partito c’era chi intravedeva la necessità di installare in Russia una grande fabbrica per la motorizzazione del paese. I dirigenti si misero perciò a cercare un’azienda affidabile in Occidente che potesse diventare il partner di questa impresa che s’annunciava necessaria e di grande impegno tecnologico.     Dopo aver escluso varie nazioni e fabbriche produttrici, la scelta cadde su una impresa italiana. L’idea di far partecipare la FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino) a questa iniziativa nacque...

Una radiografia permanente / L'Immagine fantasma di Hervé Guibert

Da dove viene il bagliore che regna in L'immagine fantasma, libro di Hervé Guibert pubblicato per la prima volta da Les Editions de Minuit nel 1981?  Una luce improvvisa e diffusa, di una trasparenza sorprendente che colma tutti gli angoli, un riflesso in grado di impregnare lo spazio della narrazione dandoci l'estro di poterlo percorrere attraverso sensi nuovi. Ma cos'è l'Immagine fantasma? Un diario? Un reportage? Una raccolta di testi teorici sulla fotografia? Quello che ci viene raccontato è l'intimità più profonda e la ricerca, la messa a fuoco di quell'intimità, la rotta per attingere a un'esperienza interiore attraverso la scrittura, i suoi misteri e i suoi riti con i quali Guibert si mette continuamente alla prova. Come si sa, la sua opera sfugge a ogni facile classificazione di genere: diari di viaggi e pellegrinaggi, testi teatrali, recensioni di film o fotografie, autobiografie, dialoghi ossessivi, raccolte e inventari di memorie e un unico film, La Pudeur ou l'Impudeur, realizzato tra il 1990 e il 1991. Si ha spesso l'impressione che Guibert non abbia voluto scrivere romanzi, racconti o poesie, lettere d'amore. Certo, perché lui voleva scrivere storie nella...

10 marzo 1950 - 9 aprile 2021 / Elena Pulcini, cura e giustizia

“La pandemia ci ha fermati, un fermarsi che può dimostrarsi produttivo e fecondo. La pandemia è un effetto della crisi ecologica, ci invoca in questo agire dissennato e predatorio, in questa hỳbris onnipotente, e ci riconsegna alla necessità del limite”. A fine gennaio, in uno degli incontri che radio tre ha dedicato al tema della cura, Elena Pulcini intrecciava parole sorelle e concetti fratelli per descrivere l’esperienza globale di vulnerabilità e offuscamento, per sottolineare, ancora una volta, la sua idea di cura come disposizione affettiva e pratica, capacità quotidiana dell’impegno.  Una tematica che, insieme a quelle delle passioni e del dono, ha nutrito un percorso intellettuale di grande rilievo, anche sulla scena internazionale, condiviso nello scambio con allievi e colleghi, punteggiato da testi seguiti da un ampio pubblico di lettori, mosso da un’idea di spiritualità legata a una visione della comunità e a un sentimento religioso vicino in modo non formale all’insegnamento cristiano. Nella prospettiva di un mondo nuovo che azzarda l’utopico dove pratiche collettive e solidali non si danno senza un’esposizione personale.    Il nove di aprile il Covid si...