Alfabeto Pasolini

In primo piano

Nove / Diario russo: normalizzare la tragedia

In questa settimana di ulteriori, inutili, atrocità consumatesi al fronte, inizia ad avvertirsi la realtà delle perdite. Se il Cremlino rifugge l’idea stessa della sconfitta, orizzonte non contemplato in un’ottica da manager di call center sempre efficienti e trionfanti, arrivano notizie e immagini dei funerali dei caduti dell’operazione speciale. Militari di professione, “contrattisti”, soldati di leva, i cui corpi tornano a casa chiusi nella bara di zinco, accomunati da stringati comunicati sul proprio eroismo in battaglia, da picchetti d’onore e brevi discorsi delle autorità. Familiari, spesso donne, divaricate tra l’orgoglio ufficiale e il dolore privato di una vita senza mariti, padri, figli, fratelli. Di questi uomini restano le bandiere usate durante i funerali, le foto di servizio...

"Io voglio che Dio mi mostri il suo volto" / Kerouac e il buddhismo a ritmo di be-bop

Pensi Kerouac e immagini Grandi Spazi. Leggi Kerouac e ti vedi al volante di una Hudson Commodore del 1949, sulle strade di una tua personale America del Kansas. Dici Kerouac e tiri in ballo sesso, droga e rock ’n roll (anche se sarebbe più esatto tirare in ballo il be-bop). Difficile, insomma, che, lì per lì, ti venga in mente di accoppiare Kerouac a Buddha. Tanto meno al divino Dharma, termine vagamente traducibile con “ciò che è coerente con l’ordine dell’universo”, visto che di Jack Kerouac puoi dire tutto, ma non certo di essere uno coerente. Così sfidando pervicaci stereotipi, l’editore Mondadori, ha appena mandato in libreria un imponente Some of the Dharma (che sarebbe come dire “Appunti sul Dharma”, in formato Enciclopedia Treccani), un inedito (da noi in Italia) di Kerouac, di...

Il tempo che scorre / Le pianure di Federico Falco

«Nelle pianure il tempo è ingannevole. La danza circolare dei raccolti. Sembra che il tempo non passi, che tutto nasca e ricominci, sembra che non si invecchi. Il vuoto produce. I raccolti lo riempiono». Ho scoperto la scrittura di Federico Falco – argentino di origine italiana come quasi tutti, di origine piemontese come molti – qualche anno fa quando ho letto i suoi racconti, editi da Sur, con il titolo di Silvi e la notte oscura, tradotti da Maria Nicola. Ne sono rimasto molto colpito, li ho letti proprio mentre mi trovavo in Argentina, sul traghetto che fa la spola tra Buenos Aires e Montevideo; perciò, – verrebbe da dire – mi trovano nel posto giusto, ma non sarebbe un’affermazione del tutto corretta.   I racconti di Falco erano diversi. Pur essendo attraversati dal mistero e...

Parole e immagini (7) / Qui Odessa. Il sindaco

19 maggio 2022   Anna ha intervistato Gennadij Trukhanov, sindaco di Odessa dal 2014. Il suo volto mi ricorda Yul Brinner, il sorriso seducente dell’attore e l’audacia virile del soldato presi insieme sotto un cranio a vista. Ad Anna invece ricorda un leone: “Un mix di autocontrollo e di forza che non ha bisogno di essere esibita più di tanto.” Trukhanov ha alle spalle studi militari ed esperienza sul campo, è stato ufficiale di artiglieria e titolare di un’agenzia di sicurezza che forniva guardie del corpo. Anche ora che i sindaci rischiano il rapimento da parte del nemico, gira senza scorta, a meno che non si voglia considerare una guardia del corpo il suo temibile chihuahua. Anna sostiene che è un paradosso. “Ne parlano male, si arrabbiano con lui, ma poi alle elezioni lo rivotano...

Un ricordo / Giuliano Scabia. A un anno dal viaggio nei Campi Elisi

Un anno fa Giuliano Scabia partiva per il viaggio estremo, attraverso i sentieri delle Foreste Sorelle verso i Campi Elisi. Oggi alle 18 sarà ricordato al Punto Einaudi – Galleria Immaginaria di via Guelfa a Firenze, in un incontro in cui Sandro Lombardi e Annibale Pavone leggeranno brani dal suo ultimo romanzo, pubblicato postumo dalla casa editrice torinese, Il ciclista prodigioso; Margherita Scabia suonerà il violoncello; il suo allievo Gianfranco Anzini racconterà parti del libro sugli anni dell’università, Scala e sentiero verso il Paradiso (la casa Usher). A un certo punto arriverà, con amicizia, Stefano Massini. Terrà i fili della memoria chi scrive questo ritratto, apparso già in forma lievemente differente e con titolo diverso in “La Falena. Rivista di critica e cultura teatrale...

Un saggio inedito / Gli scrittori-delatori

“Gli scrittori-delatori” proviene dall’archivio di Danilo Kiš (1935 – 1989), Skladište [Magazzino], che raccoglie i testi postumi dell’autore iugoslavo. Il volume è stato originariamente pubblicato in Serbia nel 1995. Si tratta di narrazioni, saggi e frammenti scritti per la maggior parte negli anni Ottanta del secolo scorso: Kiš ha ormai lasciato Belgrado per trasferirsi in Francia, a Parigi, in seguito alle accuse di plagio per Una tomba per Boris Davidovič e al processo per diffamazione successivo alla pubblicazione, nel 1978, di Čas anatomije [La lezione di anatomia], in cui Kiš difende le propria poetica con toni che oscillano tra l’esposizione teorica e la derisione feroce dei suoi accusatori.   A proposito della vicenda, Iosif Brodskij scrive, nel...

Venezia / Kiefer: la guerra invisibile dell'arte

Una leggenda hassidica racconta che su ogni bambino nel ventre della madre veglia un angelo che gli trasmette la Torah, ovvero l'intero scibile. Al momento della nascita, però, l'angelo tocca col dito la bocca del neonato, che così dimentica tutto. La fossetta sopra le labbra è il segno del sapere dimenticato. Camminando per Venezia verso il Palazzo Ducale per vedere la mostra di Anselm Kiefer, vorrei anch'io il tocco dell'angelo, per dimenticare le tantissime parole di cui è composta l'atmosfera di filosofia, poesia, letteratura, scienza, storia dell'arte e della cultura, che aleggia dentro e attorno alla sua opera. Per rendersi conto di quanto sia densa tale atmosfera, basta dare un'occhiata agli affascinanti testi delle lezioni tenute al Collège de France nel 2010-11 (L'arte...

Scritti sull’arte / Umberto Eco e le barricate della storia

A poco a poco, surrettiziamente, mentre il mondo fa la sua strada verso direzioni – nonostante pianificazioni e mondializzazioni – per lo più imprevedibili, simulando a sua insaputa il passo del gambero, il pensiero e l’opera di Umberto Eco stanno entrando nella storia. Da un lato guerre, epidemie, disastri ambientali, carestie, migrazioni. Tutta roba che, cancellando ogni sentimento di futuro, mette ben poca allegria. Dall’altro, per controcanto ironico, dunque per nulla inconsapevole, la riflessione critica, le scommesse teoriche, lo sforzo intellettuale per capirne di più e, magari, dare una mano a che le troppo umane violenze e sopraffazioni si smorzino alquanto. Corsi e ricorsi? Oggi così, domani colà? Forse, ma non basta metterla in questi termini. Troppo facile, e paurosamente...

Anja Kampmann, Il cane ha sempre fame

Anja Kampman è narratrice e poeta. Nata nel 1983, ha studiato letteratura tedesca all’Università di Amburgo e Lipsia e si è dedicata alla scrittura ricevendo prestigiosi premi letterari. Attualmente, per i lettori italiani, è possibile immergersi nel mondo della Kampman attraverso le pagine del suo romanzo d’esordio, Dove arrivano le acque, in uscita proprio in questi giorni per Keller, che ha ricevuto il Lessing-Förderpreis e il premio Mara-Cassens. Sabato 21 alle ore 16, avrò il piacere di presentare al Salone del Libro di Torino le poesie di Anja Kampman. Parleremo dei testi contenuti in Il cane ha sempre fame, raccolta ancora inedita, in Italia, pubblicata in Germania da Hanser (2021) e selezionata per una sovvenzione da parte di Litrix, che coprirà i costi di traduzione e...

Catastrofi, paura, menzogne / John Berger: Accostarsi

Buio   Che cosa avresti detto, John, di fronte alle catastrofi annunciate e avvenute da quando te ne sei andato, il 2 gennaio del 2017? Da allora ho cercato di rispondere da me alle tante domande che avrei voluto rivolgere a te e alle quali tu avresti ribattuto con la tua capacità di non smettere mai di amare questo mondo mutilato. Non mi avresti rassicurata. Mi avresti fatta sentire meno sola.  Qualche giorno fa, parlando con un’amica, mi sono ritrovata ad affermare d’impulso, con una sicurezza misteriosa, che le risposte le avevi già date tutte, che bastava riprendere in mano i tuoi scritti, a partire dai più antichi, quelli redatti nei primi anni cinquanta del secolo scorso, quando il mondo era attanagliato dall’incubo nucleare. La tua, ho insistito, non era una dote...

Festival di Cannes I / Il cinema… tra la maman e la putain

È senz’altro uno dei più indecifrabili ed enigmatici film della carriera di Philippe Garrel: Les Ministères de l’art, realizzato per la televisione francese nel 1988 è un documentario di poco meno di un’ora che si propone di fare uno dei più classici atti di periodizzazione. È infatti un film che prova a mostrare, o a delimitare, una generazione di registi francesi (o per meglio dire, gravitanti attorno al cinema francese dato che vi sono anche un tedesco e una belga) che pur richiamandosi all’evento della Nouvelle Vague ne sono in qualche modo conseguenti. Ci sono interviste a Benoît Jacquot, Werner Schroeter e André Téchiné; ci sono le due sequenze di Elle a passé tant d’heures sous les sunlights dello stesso Garrel con Chantel Akerman e Jacques Doillon; c’è Brigitte Sy al Louvre; ci...

1947 - 2022 / Roberto Masotti, Vedere come ascoltare

Unire e miscelare assieme l’amore per la musica con quello per la fotografia: è quanto ha fatto Roberto Masotti con tenacia e passione dalla fine degli anni Sessanta fino al 25 aprile di quest’anno quando è scomparso, a 75 anni, con ancora alcuni progetti in corso, che presto vedranno la luce. Stava infatti realizzando con l’amata moglie Silvia – sua compagna di vita e di lavoro, di idee e confronti – un libro sui ritratti; mentre è, per fortuna, già in fase di stampa il suo ultimo libro Franco Battiato, Nucleus. È quest’ultimo il terzo libro dedicato a musicisti-compositori che Roberto aveva seguito e frequentato nel corso degli anni, dopo quelli dedicati a Keith Jarrett e John Cage, tutti pubblicati dall’editore Seipersei. Fotografo di musica, per la musica, con la musica, Roberto...

Da Sanremo a Torino, e ritorno / Identità eurovisionarie, figli reietti, padri snaturati

Chiedersi cosa sia Eurovision significa ripercorrere la storia dei media, della cultura popolare, dei cambiamenti socioeconomici e dei rapporti geopolitici che hanno accompagnato, in forma leggerissima, il progetto di integrazione europea dalla metà del Novecento. Ossia, il mutare dei suoi confini e del senso di appartenenza, l’investimento materiale e simbolico nell’idea stessa di Europa. La guerra fredda, l’esplosione dei consumi, il crollo dell’Unione Sovietica, le pressioni della decolonizzazione e il ritorno dei nazionalismi. Nientemeno: proprio Eurovision, l’evento extra-sportivo più seguito al mondo, quello spettacolo chiassoso ed esteticamente discutibile, rappresenta un osservatorio culturale privilegiato, un laboratorio di sperimentazione di linguaggi scenici e sonori, il...

Un libro di Alessandro Zaccuri / Poco a me stesso: un'autobiografia alternativa

Tra le declinazioni della forma romanzesca si annovera da tempo la narrativa controfattuale, fondata sull’ipotesi che un cruciale evento storico – tipicamente, una guerra – abbia avuto esiti diversi da quelli realmente verificatisi. Esempio preclaro, La svastica sul sole di Philip K. Dick (The Man in the High Castle, 1963), ambientato alcuni anni dopo il presunto trionfo della Germania nazista e del Giappone sulle democrazie occidentali; ma non andranno dimenticati alcuni  casi italiani, come Contropassato prossimo di Guido Morselli (1969-70, uscito postumo nel 1975), che ribalta l’esito della Grande Guerra immaginando vincenti gli Imperi centrali, o Asse pigliatutto di Lucio Ceva (1973), imperniato sull’eventualità di un irriducibile isolazionismo da parte degli Stati Uniti. L’...

Dalle Wunderkammern all’arte contemporanea / La danza controtempo delle immagini

Sul finire degli anni Sessanta, il curatore della Rhode Island School of Design’s Museum of Art, Daniel Robbins, e due importanti collezionisti, Jean e Dominique de Menil, frustrati dalla gran quantità di opere d’arte che giacevano inerti nei magazzini del museo, ebbero un’idea: invitare a Providence un artista contemporaneo per chiedergli di operare una sua personale selezione di pezzi dalle riserve nascoste per una mostra inusuale, coinvolgendo poi altre istituzioni perché facessero lo stesso con le loro collezioni. Nacque così Raid the Icebox I with Andy Warhol (1969-1970), che però fu, a onor del vero, il primo e l’ultimo tentativo di “saccheggiare il frigorifero” di un museo. Senza curarsi dei suggerimenti di Robbins, che cercava di guidarlo tra le porcellane più squisite, gli abiti...

Pino Donghi, Tre centimetri dietro gli occhi / Una voce dal coma profondo

Un uomo in coma profondo da anni può ancora, a dispetto di tutto, pensare? Può percepire qualcosa del mondo esterno anche se non è in grado di restituire nulla di quanto avviene in lui, nonostante sia stato sollecitato e monitorato e curato con tutti i presidi tecnologici e farmacologici più avanzati? L’assenza di risposta a qualsivoglia stimolo basta a decretare quella di ogni capacità mentale, tutta interiore, che nemmeno il più sensibile metodo di rilevamento riesce a individuare? Ma se supponiamo che una capacità possa comunque sussistere, di che tipo sarà? E se pensa, cosa penserà l’uomo in coma? Sono queste le domande da cui muove Tre centimetri dietro gli occhi (Scienza Express, 2022, p. 149), prima prova narrativa di Pino Donghi, saggista, curatore di collane editoriali e autore...

Un libro di Luciano Floridi / Può l’intelligenza artificiale essere etica?

Recentemente sono usciti alcuni libri molto importanti per la comprensione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società. Il primo, di cui avevo scritto qui, è quello di Kate Crawford, Né artificiale né intelligente. Il lato oscuro dell’IA (Il Mulino, 2021, 312 pp., versione italiana dell’originale inglese Atlas of AI. Power, Politics and the Planetary Costs of Artificial Intelligence, Yale University Press, 2021). Il secondo è quello di Luciano Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale (Raffaello Cortina Editore, 2022, 384 pp.). Il primo rappresenta la pars destruens del discorso pubblico sull’IA, il secondo, invece, la pars costruens. Il libro di Floridi è altrettanto ambizioso, e altrettanto informato da anni di ricerca del suo gruppo di lavoro e dall’...

Alfabeto Pasolini / La Grecia secondo Pasolini

Dal mondo antico in poi, “barbaro” e “greco” hanno avuto il senso di termini antitetici. Agli occhi dei Greci, “barbari” erano quelli che parlavano male e storpiavano la lingua greca, “gli altri”, gli incivili, quelli privi di cultura. Una “Grecia barbarica” sembra dunque una contraddizione irrisolvibile, eppure è così che Massimo Fusillo introduce il suo saggio La Grecia secondo Pasolini. Mito e cinema (Carocci, 261 pp.). Il libro, apparso nel 2007, viene ora riproposto con una nuova prefazione, in cui l’autore spiega la scelta di non aggiornare il saggio (un’impresa difficile, vista l’enorme bibliografia accumulatasi su Pier Paolo Pasolini in questi quindici anni, compresa l’opera completa uscita sui Meridiani Mondadori); in compenso, nella prefazione alla nuova edizione, Fusillo ne...

Invito alla metapolitica / Oltre la guerra

Parlando con alcuni miei interlocutori negli incontri di analisi e cercando con loro di tracciare qualche coordinata per affrontare ansie montanti che nascono in queste settimane dal sentirsi colpiti dalla guerra, siamo ripartiti dalla posizione nella quale ci si trova come ricettori di immagini-notizie.  Non si può neppure accennare alle innumerevoli teorie sullo spettatore, né in seduta né qui – dovremmo metterci a studiare il tema, almeno da Diderot a Debord. Però credo sia importante, magari semplificando, porre come punto di partenza la domanda: “quale è la postura di chi osserva come spettatore che guarda da lontano, (tele-visivo)?”.    La posizione dello spettatore e il sequestro dell’empatia Dalla critica biblica alle scienze umane – perfino in fisica – è rilevante...

Per le vie delle città / Leggere con i Piedi

Le città sono libri da leggere con i piedi, in cui ciascuno si crea la propria mappa delle stelle formata dagli indirizzi dei suoi beniamini, come a comporre delle costellazioni personali che guidano i nostri passi. Ma per fare poesia con gli indirizzi ci vuole talento e spirito di sacrificio, ci si arriva per via di levare, togliendo “il soverchio”, come diceva Michelangelo.  Uno dei primi a praticare la poesia degli indirizzi fu lo scrittore austriaco Peter Altenberg, morto di stenti nel primo dopoguerra e oggi usato come attrazione per turisti dal Cafè Central di Vienna, dove un fantoccio con le sue sembianze accoglie i clienti all’ingresso del locale. Seguendo i dettami dell’amico Adolf Loos, quello di Ornamento e delitto, Altenberg scartò così tanto che giunse a scrivere...

Kamel Daoud: uno scrittore algerino / Il Pittore che divora le Donne

Essere, avere un corpo sembra a volte tutto ciò che sappiamo di noi e della vita; forse addirittura l'unica cosa che possiamo esibire come prova inoppugnabile della nostra esistenza. Questo dato incontrovertibile ce lo trasciniamo dalla nascita alla morte nei ruoli interscambiabili di protagonista, personaggio secondario o comparsa trascurabile; ma per quanto risulti l’unico oggetto certo del nostro mondo, ci pare talvolta comunque di non capirlo, o di immaginarlo soltanto. Abitarlo non evita l’urgenza di decifrarlo, interrogarlo, tradurne idee e parole che diano significato al fatto stesso della carne. Nella medesima forma gli altri ci oppongono la sicurezza tangibile della loro presenza, che pur nell’evidenza ci sfugge come il senso stesso del nostro corpo.  Conoscere un corpo, il...

Otto / Diario russo. Trasformazioni della Giornata della Vittoria

L’anniversario della fine della guerra in Europa, il 9 maggio, è stato sempre un momento assai forte di memorie familiari. Il ricordo della Grande guerra patriottica ancora oggi, a distanza ormai di decenni, ha una forte presa proprio per la vastità della tragedia causata dall’Operazione Barbarossa: più di 27 milioni di cittadini sovietici morti, migliaia di villaggi e centinaia di città letteralmente cancellati, la distruzione di intere comunità ebraiche, violenze inenarrabili sui civili.   Eppure questa componente dolorosa, lacerante ancora oggi per numerose famiglie, è sparita dalla retorica ufficiale del 9 maggio, diventata festività della rilettura putiniana della storia patria, sfoggio di potenza militare, occasione per ribadire la propria alterità etica e morale verso un’...