Le cacce sottili di Ernst Jünger

Il libro Cacce sottili dello scrittore tedesco Ernst Jünger (Heidelberg 1895 – Riedlingen 1998) venne pubblicato la prima volta in Germania nel 1967 dall’editore Ernst Klett di Stoccarda col titolo Subtile Jagden. In Italia è stato tradotto poi da Alessandra Iadicicco per la Biblioteca della Fenice di Guanda solo nel 1997 e da allora non più ristampato. In lingua tedesca uscì anche un’altra rara edizione nel 1995, per Klett-Cotta Verlag, con dieci tavole del celebre pittore naturalistico svizzero Walter Linsenmaier (1919-2000 illustratore dell’edizione italiana di Le Farfalle di Hermann Hesse), proposta poi anche in veste commerciale. Lo stesso Linsenmaier che, specialista di fama mondiale di Imenotteri Chrysididi (detti volgarmente anche Crisidi o Vespe dorate) nel 1994 dedicò all’amico, in occasione del centesimo compleanno, una nuova specie, il Cleptes juengerianus.

 

L’anziano e insigne scrittore vi ricapitola la propria esperienza entomologica raccogliendo pagine di diario e riflessioni sparse appuntate nel corso della vita. Cacce sottili non è un saggio scientifico sugli insetti in generale e neppure sui Coleotteri in particolare, trattandosi di un’analisi dettagliata di determinate specie “esclusive” che hanno segnato la sua esistenza. Considerarlo d’altro canto un libro letterario di memorie e riflessioni filosofiche personali significa sottrarre buona parte del valore naturalistico di tale scrittura, complessa e preziosa in quanto ricca di dettagli e ambiguità. Per cogliere il valore delle pagine occorre essere “iniziati” al mondo dell’entomologia, consapevoli delle specie nominate e delle differenze morfologiche ed etologiche che le caratterizzano. Da “iniziati” sono pure i passaggi oracolari che suturano blocchi di testo memoriali, intrisi di citazioni ermetiche le cui fonti vengono sempre taciute. 

 

Il titolo identifica l’opera come un testo venatorio, focalizzando il contenuto sui “mondi sottili”, valorizzando gli aspetti sia della ricerca che d’un altrove spirituale, invisibile allo sguardo. Il libro ha come struttura portante il ricordo del regalo d’infanzia – la teca e l’attrezzatura per la cattura e lo studio degli insetti – cui fanno seguito le cacce dell’adolescenza e, in seguito, di tutta la vita. La narrazione ramifica in numerose divagazioni ed epifanie avvenute durante viaggi e ricerche, nel Mediterraneo (Sicilia, Sardegna, Dalmazia, Rodi sono le mete di viaggio preferite dallo scrittore) ma anche in paesi tropicali, occasioni d’avvicinamento alle specie cercate, tasselli di un “disegno naturale” del quale l’entomologo indaga il senso.

 

La tecnica adottata da Jünger per montare i frammenti mnestici che strutturano il libro si basa sull’applicazione di precisi punti di sutura alle smagliature del ricordo tramite il collante delle analogie. Il dettaglio d’un insetto o una circostanza significativa ne richiamano altre, le più disparate, in una riflessione in sé conclusa su archetipi del pensiero che discendono dall’occultismo naturalistico della filosofia del romanticismo. La passione entomologica di Jünger è infatti radicata nella cultura romantica tedesca, intesa come celebrazione dello spirito naturale pagano, da interpretare con strumenti anche scientifici indirizzati comunque a un fine occulto, esoterico, di elevazione spirituale. Nel corso delle pagine vien fatto esplicito riferimento al filosofo prussiano Johan Georg Hamann (1730-1788, tra le più importanti personalità del contro-illuminismo e sostenitore dello Sturm und Drang) e a Goethe, mentre non è difficile scorgere in filigrana, come portato dei tempi in cui lo scrittore si è formato, allusioni all’esoterismo del primo Novecento.

 

 

Jünger divenne esponente di spicco della cultura tedesca con la pubblicazione dei suoi diari di guerra, editi col titolo Nelle tempeste d’acciaio (1920), dove le atrocità del conflitto vengono descritte con sguardo entomologico non senza indulgenze estetizzanti, e poi con la pubblicazione di L’Operaio. Dominio e forma (1932), manifesto della Rivoluzione Conservatrice tedesca, iniziata nel 1927, eterogeneo movimento (cui fecero parte anche Thomas Mann, Gottfried Benn, Carl Schmitt) che pose le basi del nascente nazismo, motivo per cui alcuni, come Mann, ne divennero oppositori, mentre altri si ritirarono ben presto a vita privata, come lo stesso Jünger.

 

Il movimento rifiutò il sistema politico borghese liberal-democratico creatosi in Germania dopo la sconfitta della prima guerra mondiale: alla “tirannia del denaro” alla base della democrazia gli intellettuali che ne presero parte auspicarono un ritorno alle tradizioni della terra, della natura e al folklore popolare. Il “passaggio al bosco” scelto dall’Anarca teorizzato da Jünger nel 1952 nel Trattato del Ribelle risente ancora di questa forma reazionaria di pensiero. Così che anche in Cacce sottili, sebbene al momento dell’edizione siano trascorsi più di venti anni dalla fine della Seconda Guerra, sono ancora fondativi sottotraccia i temi di Patria (Heimat) e Popolo (Volk), delle tradizioni germaniche e le tendenze paniche di un recupero della natura come “legame alla terra”, concetti fondanti nello scontro tra “Cultura” e “Civilizzazione” messo in atto dalla Rivoluzione Conservatrice. 

 

Talvolta è sufficiente restare sulla “soglia” del testo e nei suoi dintorni, come suggerisce Gérard Genette, per capire l’intera opera. Il titolo è infatti esplicito, seduce in quanto tematico, riassuntivo, e ipso facto identifica il libro, anche se occorre qualche accortezza per comprenderne la polisemia. Se il volume avesse un sottotitolo rematico, atto a identificarne il genere, Cacce sottili sarebbe una raccolta di memorie, o di meditazioni, di divagazioni entomologiche. Ma non alla maniera di Jean Fabre. L’archetipo del celebre scrittore entomologo autodidatta francese è infatti piuttosto distante. Anche quando, parlando di Scarabei, Jünger provò a ricalcare lo stile di Fabre, come nella prosa lo Scarabeo spagnolo, adesso in Il contemplatore solitario dedicato al Copris hispanus, il substrato estetico e filosofico prevale infatti sull’osservazione scientifica. Come ogni libro su una passione profonda che struttura l’essere e l’esistenza vi si parla un linguaggio da iniziati e solo il sapere occulto degli esperti, le pietre preziose sconosciute ai profani, hanno valore.

 

Per quanto il titolo fornisca al lettore accorto indicazioni specifiche precise, qualche ambiguità è suscitata dall’aggettivo “sottili”. È forse superfluo specificare che Jünger non andava a caccia di insetti stecco, e neppure voleva con questo titolo alludere semplicemente alla necessità di avere una “vista sottile” ossia acuta per vedere insetti molto piccoli. Ciò a cui allude è il “mondo sottile” e a ciò che nel suo sistema estetico e filosofico significa. Il fatto che l’entomologia e gli insetti non vengano citati nel titolo, ma soltanto allusi, ne aumenta il fascino. Occorre una sensibilità tutta particolare, se non proprio una vera e propria nobiltà di spirito, per iniziare una caccia nel “mondo sottile”, per avvicinarsi al “mondo di Feeria” (usando una definizione di J.R.R. Tolkien) e interpretare la misterica figura dell’entomologo come mago, o meglio, sciamano.

 

I “cacciatori sottili” vanno in cerca d’insetti fin dall’infanzia cosicché la caccia diventa un modello ideale di una ricerca infaticabile. Gli “entomata” e le loro raffigurazioni nei manuali e nei cataloghi sono l’esca che avvia – attraverso la contemplazione e lo studio delle combinazioni – un campo inesauribile aperto verso altre dimensioni rispetto a quella quotidiana. Senza necessità di diventare simboli, gli insetti possiedono di per sé il bagliore magico del talismano o dell’amuleto, primi fra tutti i Carabi e le Cicindele, tra i più splendenti e torniti nelle forme. Jünger iniziò a cercare insetti da giovane assieme al fratello Georg dopo che, per Natale il padre farmacista regalò loro l’attrezzatura per la caccia, la conservazione e lo studio, secondo un’educazione all’analisi delle forme della Natura allora assai in voga in Francia, Germania e Inghilterra.

 

Da quest’evento germinativo inizia la “partita a scacchi” che è durata tutta la vita, particolarmente lunga nel caso del nostro scrittore il quale probabilmente già dagli anni Trenta pensò di raccogliere lo spicilegio degli appunti entomologici. La sua scrittura diaristica, più che i pamphlet e i romanzi ucronici, mostra una sensibilità adamantina, sia nella descrizione della fuga adolescenziale in Africa per arruolarsi nella Legione Straniera in Ludi africani, che nei ricordi delle vacanze in Dalmazia di Foglie e pietre, al viaggio in Brasile in Traversata atlantica. La maggior parte delle avventure di Cacce sottili ruotano intorno all’apparizione e cattura dell’insetto mentre pranzi, cene, passeggiate, incontri con persone, paesaggi e attese sono solo divagazioni di contorno. Così come all’osteria o davanti ai falò accesi la sera, il cacciatore racconta le storie trascorse.

 

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