Lettera a un/a giovane insegnante 1

Al volgere di una tornata di immissioni in ruolo, un po' per gioco e un po' no, mi erano stati chiesti dei consigli. Naturalmente, mi sono schermito. Poi ho pensato a quello che avrei voluto sapere quando non ancora trentenne ho iniziato a insegnare e che ho scoperto in classe, nel decennio successivo e confrontandomi con altre esperienze. Il gioco mi ha preso la mano e ne è venuto fuori una autoriflessione da condividere in alcuni punti. Se ne possono aggiungere altri, chiaro.
Pensavo, con tutta la distanza autoironica del caso, alle lettere di un Rilke più stralunato, invece è risultata la voce di un Wittgenstein più nevrotico, con tutta la distanza autoironica del caso. L'importante è avere buoni modelli, con tutta la distanza autoironica del caso.
In più: sono consapevole che la condizione del giovane insegnante sia in realtà abbastanza rara, e quando c'è è precarizzata e soggetta a malus di varia natura che qui non trovano posto.
Il testo è rivolto a chi è già dall'altra parte del deserto. Ma da chi come me è considerato troppo critico e apocalittico queste righe vogliono essere un segno benaugurante per gli anni a venire.

#1

Il tipo di scuola e l'istituto in cui lavori sono inseriti in un territorio e in un contesto. Impara a conoscerlo e a capire da dove viene chi hai di fronte. A meno che tu non lavori in una scuola di prestigio del centro cittadino o di una provincia benestante avrai uno spaccato del paese reale che forse prima ignoravi, almeno direttamente, e le tue aspettative sul lavoro che hai scelto di fare potrebbero rimanere deluse.

Se continuerai a ignorare il contesto e i suoi problemi il tuo lavoro non funzionerà. Se non riuscissi ad apprezzarlo neanche un po', allontanati prima che puoi.

Qualora ci fosse mai stato, il tempo della scuola in cui sembra che basti che il docente parli di quello che sa è finito per sempre. Poniti obiettivi anche alti, ma realistici e proporzionati alla situazione di partenza delle classi con cui lavori. Non esiste una situazione standard. Ogni gruppo classe è una reazione chimica a sé, irriducibile a modelli ideali.

Cerca sempre una mediazione tra la voce dei saperi che frequenti e l'orizzonte di interesse dei tuoi studenti. Progressivamente, se avrai trovato il modo giusto, li avvicinerai al tuo canone ideale; il quale a sua volta sarà modificato.

L'abbandono e la sciatteria di troppe scuole testimoniano il disamore della cosa pubblica e l'ignoranza del bene comune. Contribuisci in ogni modo, dall'iniziativa personale alla promozione di attività istituzionali, al miglioramento dell'ambiente.

La cura costante di quello che fate insieme è fondamentale e parte dalla manutenzione del quotidiano e del piccolo. Se viene a mancare genera ulteriore degrado.

Prendi esempio dalle scuole materne ed elementari, più pedagogicamente avvertite e attente ai corpi di chi vive la scuola.

Se ti è possibile modifica gli ambienti in cui siete, tu e gli studenti, avendo come finalità il benessere: areazione, illuminazione, disposizione banchi, affissione manifesti, piantine, luoghi in cui tenere libri/materiali.
Sono molte le ore in cui siete insieme, in più: tu ti sposti, loro no, o comunque molto meno.

Compatibilmente con il rapporto tra spazio e numero di allievi, l'ambiente didattico deve poter essere modificato secondo le esigenze. Oltre le file a due, ferri di cavallo e isole vanno benissimo: il collega che contesta la scelta appellandosi a questioni di sicurezza nove su dieci sta burocratizzando in modo paranoide.

In ogni caso decide il Consiglio di classe, ma ricorda che in ogni ora si può cambiare disposizione a seconda delle diverse esigenze didattiche, come quando si separano i banchi per le verifiche. Se sei sensibile, trova o produci 'tappi' di feltro per gambe delle sedie e banchi, che comunque vanno sollevati.

Durante le verifiche i banchi siano vuoti. Fogli, penne, testi concordati e basta. Silenzio e concentrazione totale servono da subito a tutti e per tutto il tempo. Copiare e farsi suggerire sono cose umilianti e irritanti per chi le pratica e scopre, almeno quanto sono diffuse e umane. Vanno smontate e disincentivate con gentile fermezza.

Esempio: entri in una classe malareata, con le tapparelle giù e la luce (neon) accesa. Ti dicono che in questo modo non c'è riverbero della luce sulla lavagna e il collega della prima ora ha deciso così. Apri le finestre e tira su le serrande. L'ambiente deve avere l'impronta in cui ti devi riconoscere. Illuminismo non è solo una metafora.

Altro esempio. Vai in aula video o in laboratorio Lim e i banchi sono ammucchiati a caso a causa della disattenzione dei colleghi dell'ora precedente che hanno lasciato agli studenti di fare come credono. L'effetto gita in fondo al pullman va evitato. Prima ripristina il tuo ambiente classe e poi inizia. Meglio perdere un quarto d'ora subito che un'ora che se ne va in sciatteria e disattenzione.

Contribuisci e fai rispettare la pulizia delle classi, con attenzione alle cartacce, i resti delle colazioni.
Non lamentarti degli addetti alle pulizie (bidelli, ata o come si chiameranno) ma solleva l'attenzione a quanto e come si sporcano banchi, sottobanchi e muri, intenzionalmente o meno.
Diversifica e fai diversificare i rifiuti. Se la rivoluzione comincia davanti allo specchio del bagno, l'educazione all'ecologia planetaria comincia in classe.

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23 Aprile 2014