Alfabeto Pasolini

Solare!

Venne epidemicamente di moda qualche anno fa ed è rimasto oggi endemicamente corrente l’aggettivo solare, coi valori metaforici che prende quando è associato a designazioni d’esseri umani o a qualificare loro attitudini o comportamenti.

Non c’era persona che non si dichiarasse “solare” quanto a indole, soprattutto se opportunamente sollecitata nei contesti pubblici. Non c’era metà d’una coppia d'innamorati che non magnificasse il carattere “solare” dell’altra e la conseguente qualità “solare” del rapporto. Oggi succede forse un po’ meno, ma l’uso si è, per così dire, stabilizzato.

 

Chi detta questa nota non esclude si trovino ricche ricorrenze nella narrativa di cassetta degli ultimi decenni: non ne è cultore. Di attestazioni di solare, ne ha sottomano una tratta dal pluripremiato romanzo di esordio di un ormai affermato scrittore romano, capace peraltro di mettere all’opera tutte le veneri della retorica. Potrebbe quindi trattarsi di auto-ironia stilistica: “alla vista della solare marinaretta che sbarcava saettante dal motoscafo Riva”. La citazione resta qui adespota. La paternità ne è dichiarata del resto dalla menzione di un natante di marca, che equivale, in funzione dell’autore, all’apposizione di un sigillo, a una sphragìs. Un motoscafo Riva compare sulla copertina di un’edizione economica del romanzo. Necessitano altre prove di quanto sia topico il passo in cui solare fa la sua comparsa?

Certo è che, col successo popolare, è venuto al solare in questione un qual inequivocabile tanfo di cattivo gusto. Non è un caso d'altra parte che, correlativamente, anche il motoscafo Riva facesse già qualche anno fa da elemento di contorno di un comunicato commerciale teletrasmesso che vedeva il suo fuoco nella vicenda d’un dettaglio anatomico progressivamente scoperto dallo smagliarsi di un già ridottissimo abitino. Qualcuno ne serberà magari memoria, considerato che, a quanto pare, quel comunicato commerciale fu occasione per l’esordio sugli schermi di un’affascinante e in séguito acclamata star del cinema americano.

 

Al degrado prima verso il finto lusso di massa, infine verso una piatta e corriva pretenziosità, forse l’aggettivo solare era destinato, poi, se è vero che (a credere ai lessici specializzati) esso ebbe già qualche fasto sotto la penna dannunziana e in prose d'arte correlabili.

Se non si tratta, invece, di un tanfo cimiteriale e cadaverico. Perché inquieta apprendere di una “epidemia dell'aggettivo sonnig (solare)” già in quella che Viktor Klemperer definì, col titolo del suo celebre libro, LTI: Lingua Tertii Imperii, cioè la lingua del Terzo Reich. E inquieta sapere che, secondo la testimonianza del filologo, qualunque ne fosse stata la scaturigine, “a quel tempo solare imperversava negli annunci mortuari” con cui famiglie devote al credo hitleriano annunciavano al mondo il sacrificio, in guerra, dei loro giovani rampolli, definiti appunto sempre, una volta morti, di indole “solare”.

Che tutti i solare di oggi ricorrano in realtà come decorazioni dei cippi funerari verbali, di discutibile fattura, sotto cui giacciono morti inconsapevoli? Che siano malcelate auto-necrologie le parole di coloro che li proferiscono per qualificarsi moralmente?

 

Comunque sia, anche quanto a minuscoli dettagli espressivi come quello preso a pretesto da questa nota, è dato verificare come dica il vero l’incipit di un famoso opuscolo di Marx, secondo il quale ci sono vicende che, presentandosi una prima volta, s’illuminano dei lampi corruschi della tragedia e, presentandosi una seconda, brillano delle ridicole luminarie della farsa.

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