Clorofilla
Angela Borghesi

Angela Borghesi è nata a Brescia nel 1959. Deve l'attenzione appassionata per alberi fiori e animalii al nonno contadino Giulio Conforti, al maestro e ornitologo Giuliano Salvini. Ma, soprattutto, a un luogo speciale del suo paese d'origine: le torbiere di San Pietro in Lamosa.
Insegna Letteratura italiana contemporanea all'Università di Milano Bicocca.

16.04.2012

Primavera è nell’aria

Con le rondini, sempre meno gitane, i rami fioriti del pesco o del mandorlo sono gli emblemi della primavera e della Pasqua. Prima che le foglie dispieghino il tenero verde, punteggiano di bianco e di rosa la campagna ancora assopita, annunciano il cambio di stagione. Relegati i fruttiferi nei suburbi, i centri abitati festeggiano il nuovo sole con le corolle rosate dei pruni pissardii, eletti per il fogliame rosso bruno a far macchia dopo la spettacolare, effimera fioritura.   E ritorna, come le rondini, alla mente l’haiku di Kobayashi Issa (1763-1828):      Waga haru mo                        jojokichi zo  ...

07.03.2012

L’albero del benvenuto

Sui monti dello Huangshan, in Cina, nel paesaggio celebrato dall’omonima scuola pittorica, tra nuvole di nebbia rocce metamorfiche e alberi secolari c’è il pino “che dà il benvenuto agli ospiti”. Vetusto e intrepido, svetta abbarbicato su uno strapiombo, icona del Picco della Fanciulla di Giada. In oriente, simbolo di sempre verde longevità oltre che di felicità coniugale per gli aghi sempre a coppie, talora il ramo del pino a fianco della casa è artificiosamente proteso a incorniciarne l’ingresso.     In mancanza di un giardino, la sapiente, spietata arte bonsai li piega e riduce a lari domestici. Le loro virtù, non solo naturali, sono cantate in concentratissimi haiku, in luminosi istanti lirici...

08.02.2012

Nudo di albero

Nel mio landscape di colline moreniche tra il Lario e il Sebino, d’inverno la vegetazione di latifoglie vuole attenzione estrema, sguardo concentrato. Gli alberi nudi non sono meno interessanti che vestiti. Meglio se ne coglie il profilo, il portamento: l’angolo più o meno acuto d’incidenza dei rami, il punto più o meno alto d’innesto sul fusto. L’esercizio di riconoscimento, arduo senza clorofilla, si appoggia ai dettagli. Si fa spirituale, religioso.        In cresta, lo skyline rivela il rameggio fine delle robinie interrotto qua e là dai palchi neri di querce e castagni. A mezza costa, le foglie secche persistenti sbalzano, sul manto bruno in linea continua con la terra arata, carpini o farnie. L’...

23.12.2011

Alberi di Natale

“Fraxinus in sylvis pulcherrima, pinus in hortis, / Populus in fluviis, abies in montibus altis”. Questi i luoghi d’elezione di alcuni tra gli alberi più diffusi individuati con precisa immediatezza da Virgilio e affidati in esametri alla voce di Thyrsi (Ec. VII, vv. 65-66). Possiamo contravvenire alla sensata quanto poeticissima indicazione virgiliana e, nel giardino, tenerci oltre al pino (pinus italica) anche il frassino e il pioppo. Certo, quest’ultimo meglio se ha i piedi in acqua: avremo più possibilità di cogliere vischio per baciarci a capodanno.     Ma, per favore, gli abeti lasciateli lì, sugli alti monti. Specie a Natale. Specie se abitate in città o in paesi di pianura. A poco, o a nulla, vale...

09.12.2011

Corylus colurna / nocciolo di Costantinopoli

Molti milanesi storcono il naso di fronte alle squadrate architetture della Bicocca e si lamentano del verde lesinato, irreggimentato nelle linee ortogonali dei viali o nella scacchiera di cemento di piazza dell’Ateneo nuovo. Un verde costruito, piegato alle geometrie urbanistiche, metafisico. A me la Bicocca piace così, anche per quest’uso matematico del verde. E poi perché riserva piacevoli sorprese: i dislivelli pedonali consentono talora inaspettate prospettive aeree da cui osservare alberi e cespugli, il glicine scompiglia la regolare fuga dei pergolati intorno alle fontane, la grazia giapponese dei bambù ben si accorda con la pulizia razionale dei palazzi e al contempo ne mitiga il rigore. Così appare economica ed elegante la scelta del...

28.11.2011

Patriottici arbusti

La dolcezza dell’autunno sta anche nella spigolatura, nel piacere di cogliere l’ultimo frutto dell’orto, l’ultimo fiore del roseto. Non più gustosi, né più profumati di quelli estivi, certo i più commoventi prima del lungo sonno invernale. Ma l’autunno inoltrato offre più ricchi regali. C’è un albero che quando il freddo è alle porte dà tutto di sé e tutto insieme: foglie verdi e lucide, piccoli fiori cerei, bianco-rosati in grappoli penduli, frutti color fiamma e commestibili. Un ben di dio quando ormai non ce lo si aspetta. In Toscana lo chiamano albatrello, nelle Marche cerasa marina, in Calabria ’mbriacheddi, in Campania sovera pilosa: è l’arbutus unedo, alias il corbezzolo, essenza principe della macchia mediterranea, ma ben acclimatato anche sulle coste atlantiche e, su su verso...

14.11.2011

I deportati del verde

Per nulla pallidi, né pii gli ulivi del Salento. Tantomeno casti. Gli aggettivi dannunziani non s’addicono agli antichi grigi legni sul rosso della terra. Persino l’argento è meno spendibile per le coriacee lamelle foliari. E se proprio si vuole dire mistico, ascetico, l’itinerarium mentis si contempla qui al suo primo stadio: la prepotenza della carne, dei nervi e del sangue. Di chi, in là con gli anni, ancora ricaccia polloni, si rigenera in rami e foglie nuovi. Tra i coni tronchi delle pajare (i ricoveri in pietra a secco dei contadini), questi ulivi centenari sono corpi riarsi: ritorti, incisi, scolpiti. Come le tajate, le cave di tufo dove per generazioni gli zuccaturi si sono rotti la schiena. Gli uni e le altre monumenti muti, inascoltati...

18.10.2011

Giuggiole!

Si trovano ancora in vendita dai fruttivendoli del centro. Su quei banchi, inaccessibili ai più, riverberano di rarità e d’esotismo. Eppure le giuggiole sono frutti poverissimi, che niente hanno da spartire con mango e papaya. La lontananza da cui provengono non è tanto geografica, ma temporale: di quando l’alimentazione seguiva i ritmi della vita campestre e si doveva trarre da ogni bacca, anche la più grama, tutto il possibile. Un frutto d’autunno non perduto, semmai smarrito, come le mele cotogne, le nespole nostrane, i corbezzoli e le sorbe. Buono forse più per la memoria che per il palato.   A Milano, per uno di quei miracoli dovuti alla tenacia e alla passione, si può persino ammirare un giuggiolo (Zyziphus...

01.09.2011

Spacca la melagrana

Ci sono alberi che sfidano la pazienza. Esigono dedizione. Pretendono primavere di speranze frustrate, stizzite estati in attesa di un fiore, immaginando la variazione degli arancio nell’angolo dei diospiri. Ma il melograno (Punica granatum) non ne vuol sapere di soddisfare le aspettative. Da anni caccia solo foglie, rigogliose, piccole e coriacee di un lucido verde chiaro: non un calice, un frutto. L’invidia ti consuma al vedere nei giardini altrui già gonfiarsi i balausti (i pomi) e mostrare la corona. Allora non restano che le minacce. A volte, anche con gli alberi funzionano: «Basta, di te non ne voglio più sapere. Un taglio netto. Se non mi dai almeno una prova, un segno certo che le mie cure sono corrisposte, ne trovo un altro, più affidabile...

06.07.2011

Che fico!

  Ti prende di sorpresa. Dapprima pungente – come una barba soigneusement negligée – un poco acre, un poco tannico. Poi trasuda il dolce lattice che lo innerva. L’ora di canicola, in campagna, ha l’odore maschio del fico (ficus carica). Quello incontrato a Vignana, entroterra di Levanto, è il padrone dell’orto: con la cupola del suo pesante fogliame si impone sui pallidi ulivi, offre meditativo ristoro.     La lingua francese, distinguendo albero (le figuier) da frutto (la figue), accendeva poetiche femminine immagini in Francis Ponge (“Nous l’aimons comme notre tétine”, Comment une figue de paroles et pourquoi). Sarà anche per questioni di genere grammaticale se quest’albero...

27.05.2011

Un fusto svedese

Fu a Parigi il primo incontro: alto, forte, aria decisa, portamento sicuro. Era svedese. Un sorbo svedese che svettava in fondo a un viale della Cité Universitaire. Da allora non me lo sono più levato dalla testa. Lo riconosco a colpo d’occhio anche quando compare nei rigogliosissimi, sin troppo curati, giardini dell’Inghilterra del Nord. In Italia è raro vederlo. Mi devo accontentare dei simili, più alla mano, sorbi montani (sorbus aria) detti anche farinacci.   Lo svedese (sorbus intermedia) si distingue dall’autoctono per un dettaglio non trascurabile delle foglie. Caduche in entrambi, ovoidali e picciolate, di colore verde scuro in superficie, grigie e tomentose nella lamina inferiore. Ma l’elegante scandinavo invece che...

21.04.2011

Relazioni pericolose

“Prepotente” e “feroce”, “furia della natura, dolcissima”: così Pier Paolo Pasolini nella Religione del mio tempo. Ti conquista, infatti, con cascate di colore, lilla rosa o bianche, con un profumo di rosolio e confetti. Ma se gli dai un’unghia il glicine (wisteria sinensis) ti prende l’intero braccio. Di balcone in balcone sale sulle facciate di grigi condomini, corre lungo ferrose recinzioni. Ogni frasca, ogni pur minimo appiglio è un trampolino, una base di lancio per scalate vertiginose.   Liana che si fa albero sugli alberi, ladro di forme e di respiri, opportunista e approfittatore, ostinato e invasivo, ha la meglio sul più tenace degli infestanti, sul più vigoroso dei sempreverdi, con un...

28.03.2011

Strategie erotiche

Giocano d’anticipo gli aceri rossi e gli aceri saccarini. Sono i primi a fiorire sul finire dell’inverno, prima delle chiassose gialle forsizie, segno certo della primavera. Sanno che i loro minuscoli corimbi non possono rivaleggiare con le corolle di seta dei fruttiferi o con quelle carnose e sensuali delle magnolie. La loro strategia amorosa punta perciò sul tempo: sin dalla fine di febbraio concentrano tutto il loro potere attrattivo nei numerosissimi, microscopici stami rossi. Devono garantirsi l’impollinazione offrendo agli insetti un primo dolce bottino: attaccati alla corteccia, stretti in gruppi, i fiorellini richiamano anche il nostro sguardo. Difficile in questo periodo dell’anno distinguere un acero rosso dal parente con cui spesso si ibrida e...

25.02.2011

Nocciolo sposato alla Vitalba

Avete visto gli orecchini dei noccioli? Sui rami nudi, i pendenti d’un giallo paglierino ornano ogni frasca. Ondeggiano a coppie, i più vanitosi anche a tre o a quattro, allungandosi ben oltre i dieci centimetri d’ordinanza. Non possono passare inosservati nei giorni di fine inverno, quando alberi e cespugli intirizziscono agli ultimi freddi. Sono le infiorescenze maschili del corylus avellana, il nocciolo nostrano diffusissimo nei boschi e nei parchi cittadini. Allo sguardo frettoloso di chi non sa cogliere a terra, tra le foglie secche, i primi azzurri di pervinche e anemoni, annunciano il prossimo cambio di stagione. Sui filamenti centrali girano minuscoli petali con antère dal lieve profumo di miele. Spugnosi al tatto, nel giusto momento della maturit...