Speciale: Scarabocchi

In collaborazione con il Circolo dei lettori Scarabocchi. Il mio primo festival a Novara dal 21 al 23 settembre, preceduto dal programma per le scuole il 20 e 21 settembre. Ci saranno seminari, workshop, lezioni, laboratori, eventi per bambini e adulti sul tema degli scarabocchi.

Scarabocchi / Come è difficile disegnare un albero

Si disegna sul foglio come gli alberi spogli tracciano il cielo lanoso di alcune mattine d’inverno. Ogni volta che dalla finestra osservo le linee dei rami, quelle linee si fanno memoria. Ogni volta che lascio la penna nera scorrere sul foglio, scarabocchiando senza senso, non mi accorgo di ripetere le linee dei rami guardati da molte finestre durante la mia vita.   Nell'inverno del 1961, al MIT di Boston, Edward Lorenz, matematico e studioso di meteorologia, si accorse che una perturbazione impercettibile poteva far evolvere in modo imprevedibile un sistema complesso, creando degli effetti a catena, capaci di cambiare il sistema stesso. Non c’era sistema deterministico che potesse sfuggire a questa legge, creando un alone di indeterminatezza che rendeva ogni previsione incerta.  Quel fenomeno, che confermava la Teoria della Complessità, già ben intuita da Henrì Poincaré, fu battezzato “Butterfly Effect” (effetto farfalla), coniando una delle metafore più potenti e utilizzate degli ultimi cinquant’anni. La forma della farfalla compariva in un diagramma dello studioso statunitense, che mostrava come le traiettorie di due orbite ellittiche vicine potessero deviare a causa...

Oggi a Novara! / Scarabocchi. L’arte dei bambini

A Oslo in Norvegia c’è il Museo internazionale per l’arte dei bambini che raccoglie una ricca collezione di arte di giovanissimi da 180 paesi (Det internasjonale barnekunstmuseet); fu fondato nel 1986 grazie a una coppia di origine sovietica Rafael e Alla Goldin Venne. La scheda del museo, che si può trovare in rete, dice che nell’“Al Lille Frøens vei di Oslo puoi vedere il mondo attraverso gli occhi dei bambini e capire come l’arte dei bambini sia portatrice di valori estetici. Il museo riguarda l’arte dei bambini come parte viva dell’arte popolare e anche come un elemento importante nella nostra cultura nazionale e universale”. Che le opere dei bambini trasmettano valori estetici e siano parte di un patrimonio culturale popolare universale non è sempre stato scontato. Ma oggi, in alcuni musei, si possono ammirare anche i fanciulleschi tentativi di artisti del passato. Al Carnevalet di Parigi, per esempio, Gustave Courbet è rappresentato anche quindicenne da un minuscolo olio su carta incollata su tavola (Portrait de jeune garçon, 1834). In questo caso non si può parlare di “capolavoro”, se non nel senso letterale di “prima opera”.    Al Carnevalet, però, il pubblico...

Scarabocchi / Bello, bello, bello mondo

1.   Io sono dei vostri, alberi. Sono dei vostri animali eleganti, sono dei vostri. Credetelo. Ci separa un niente, colore, capello,  piccolo piccolo nome: l'impianto del respiro è solo apparente diverso. Ci guarderemo fraternamente. Ci capiremo con l'albero e col seme, capiremo l'insetto e la grandine.    Essere mondo, voglio. Sentirmi a casa nel cosmo. E le maree saranno la strada del gonfio cuore. Sarà d'amore  se cresco. Se avanzo o calo. Sarà d'amore. E luce voglio. Così m'impetalo, che mi spensiero, che rido mentre corro come la rondine, mi moltiplico a stelo, gocciolo, mi biforco, mi alzo e tramonto, mi slargo, mi infaldo, divento cima e svetto, mi innevo e frano.   Tutto questo io voglio, dolcemente, perché fuori dell'umano il dolore è uno sparo minimo e la più gran parte è ridere,  mi pare, e il grande canto.   Lo senti il firmamento? Come è sereno. Anche noi siamo dentro. Abbiamo polverine dentro il sangue antiche come il cielo, hanno dentro l'impronta d'un andare  semplice e grande, come le grandi sfere.  Abbiamo Vega nel sangue la stella prodigiosa, e istruzioni precise per il viaggio per l'appontaggio e coraggio...

Scarabocchi / Kafka: una volta, sai, ero un gran disegnatore...

In una lettera a Felice del febbraio 1913 Kafka si definisce così: “gran disegnatore”, ma questo, si corregge subito, “una volta”; ora, nel momento in cui scrive, non lo è già più, il suo talento è stato irreparabilmente guastato dallo “studio convenzionale”, condotto sotto la tutela di una non meglio identificata “pittrice mediocre”. E questo suo contemporaneo attribuirsi e negarsi una qualità (nella fattispecie l'abilità nel disegno) è davvero tipico, è davvero (diciamola la parolaccia) “kafkiano”. (“Ma chi è questo Kafkian?” – ebbe a domandarsi giustamente un comico alcuni anni fa in un film di cui non ricordo più il titolo). Basterebbe rievocare celebri incipit: “Com'è cambiata la mia vita e come in fondo non è cambiata affatto” (Indagini di un cane).  Oppure il comandante che, nelle prime righe della Colonia penale, definisce “singolare” (eigentümlich) e “ben nota” (wohlbekannt) la macchina infernale cui spetta di eseguire le sentenze di morte.   Max Brod riconosceva invece al suo grande amico una notevole potenza anche come disegnatore. Nella biografia di Franz uscita nel 1937 aveva incluso alcune riproduzioni atte a evidenziare la sua originalità anche in campo...

Scarabocchi / Tito Faraci: raccontare l’invisibile

Negli anni Novanta, Tito Faraci è stato fra quelli che più hanno contribuito a riportare in primo piano la figura dello sceneggiatore in ambito disneyano. Figura poliedrica (è anche musicista, scrittore e autore radiofonico), Faraci annovera nel proprio curriculum sceneggiature per “Diabolik” e per varie testate bonelliane, “Tex” e “Dylan Dog” su tutte. Ma i risultati più riconoscibili e duraturi – tant’è vero che hanno fatto scuola – li ha ottenuti in casa Disney, innervando l’universo di topi e paperi di uno humour demenziale e di insolite atmosfere hard boiled. Chi scrive ha potuto cogliere “in presa diretta”, a cavallo del millennio, la portata innovativa delle sue trovate sulle pagine di “Ridi Topolino”, “Pk- Paperinik New Adventures” e “Mickey Mouse Mystery Magazine” (esperimento bello e sfortunato, di cui Faraci è stato uno degli artefici insieme a Francesco Artibani). Albi che hanno costituito – accanto alla “serie bianca” di “Zio Paperone”, alle “Grandi Parodie” cartonate e ai numeri monografici dei “Maestri Disney” – una vera e propria palestra di lettura.   Il “Faraci Touch” non aveva però fatto breccia soltanto nei lettori giovani o giovanissimi. Giusto per dirne...

Novara 19-21 settembre / Mi disegni un albero e forse ti dirò chi sei

Solo il disegno di un albero abbozzato sembrava sufficiente per imprigionare l’alunno/a, già dai primi giorni di scuola in una categoria precisa: introverso, estroverso, triste, allegro, forse generoso e/o probabilmente egoista. Anche se il giudizio non era assoluto, il sospetto nell’educatore “vecchia maniera”, rischiava di protrarsi oltre la terza classe elementare. Con l’aumento delle informazioni visive, qualcosa è cambiato; pare che il disegno di un albero non dipenda solo dal carattere di chi lo ritrae ma anche da influenze esterne, questo lo hanno compreso gli insegnanti e forse anche gli psicologi.  Bimbi in età prescolare, vecchi pittori, grafici affermati, illustratori professionisti, tutti hanno il potere di far vivere un albero sulla carta, a modo loro. L’ultima categoria, gli illustratori appunto, è quella che non solo per motivi professionali conosco e frequento di più. Lavorando con autori contemporanei, i paesaggi più frequenti in cui mi sono imbattuta sono quelli urbani dove gli alberi, generalmente, prendono poco spazio, comunque ci sono delle eccezioni, o meglio, eccezionali disegnatori che si lasciano prendere lo spazio dagli stessi alberi.    Un...

Storia naturale a fumetti / Rosa come un verme

Probabilmente solo da bambini abbiamo preso in seria considerazione i lombrichi, così comuni in qualsiasi giardino da essere il primo oggetto di studio per qualsiasi aspirante naturalista. Poi crescendo non li abbiamo più considerati, anzi magari li abbiamo guardati anche con un po’ di disgusto. Ma proviamo un attimo a pensare come sono fatti: innanzitutto i lombrichi sono rosa, uno di quei colori che nelle scatole di pennarelli rimangono pressoché inutilizzati (li usiamo giusto per la carnagione!). E invece nel libro Sulla vita sfortunata dei vermi – Trattato abbastanza breve di storia naturale (appena uscito per Corraini Edizoni) credo che l’autrice Noemi Vola abbia usato decine di pennarelli rosa, per illustrare oltre 250 pagine di vita e disavventure, esilaranti ma a volte malinconiche, dei vermi di terra. E poi i lombrichi hanno una struttura semplicissima, il che li rende capaci di camuffarsi e trasformarsi in qualsiasi cosa nelle mani di una disegnatrice come Noemi Vola, pur rimanendo sempre vermi: il loro rosa è come il giallo dei Simpson o il blu dei Puffi.     Un ideale club di estimatori dei lombrichi non sarebbe certo molto numeroso, ma potrebbe contare tra...

Scarabocchi 2021 / Scrittori e scarabocchi

È on line il programma completo di Scarabocchi 2021!    Nel 1946 Tonino Guerra pubblica la sua prima raccolta di versi nel dialetto di Santarcangelo. È intitolata I scarabócc (Faenza, Lega, prefazione di C. Bo), come i versi che all’interno recitano: Quést l’è al murài/ e quést l’è i scarabócc /ch’a féva da burdèl /se calzinàz, /da mén da ch’ò tachè / andè dri me braz /par fè una réiga lònga /e quèlch invrócc. (Questi sono i muri / e questi sono gli scarabocchi /che facevo da bambino sui calcinacci / da quando ho imparato / a seguire il braccio / per fare una riga lunga e qualche ghirigoro): un omaggio all’infanzia e alle cose da nulla come i graffiti sui muri di paese. Poco meno di dieci anni dopo, nel 1955, Cesare Zavattini pubblica un racconto che riassume l’ambiguità e la meraviglia dello sguardo infantile sulla realtà (Il pittore Asvero, in I tre libri, Milano, Bompiani). Asvero guarda un suo dipinto con il nipote: sotto i loro occhi il quadro si anima, fantasia e realtà si confondono. Ciò che è ‘dentro’ e ‘fuori’ l’immagine si anima in una mobilissima prospettiva inversa, sogno e fantasia cancellano il limite dell’opera, il margine della tela e del foglio. L’...

Scarabocchi / La calligrafia salverà la scrittura?

È on line il programma completo di Scarabocchi 2021!    La scrittura a mano è destinata a scomparire. Non passeranno due generazioni che le macchine scriveranno al nostro posto. Quello che è stato uno dei fattori fondamentali dell’evoluzione umana, il pollice opponibile, non ci distinguerà più dagli altri animali. Come gli uomini e le donne dei disegni di Altan, basteranno solo tre dita, dal momento che la mano, simbolo dell’emancipazione dell’Homo sapiens, non sarà più un elemento che ci distingue dagli altri esseri viventi del Pianeta. A quel punto si potrà fare a meno di scrivere impugnando uno stilo, una matita, una penna a sfera, una stilografica. Le immagini grafiche che ci servono per leggere in futuro si formeranno automaticamente attraverso un collegamento mentale con le macchine che leggeranno nel pensiero. Con la scomparsa della scrittura non scomparirà però la calligrafia. Lo si capisce leggendo il libro di Luca Barcellona Anima & inchiostro (Utet, pp. 207). Nelle prime pagine di questo volume, opera di uno dei più noti calligrafi internazionali, viene dato per scontato che la capacità di scrittura è una delle prerogative che stiamo perdendo. In questo...

Scarabocchi 2021 / Disegni dall’inconscio profondo

Cosa si disegna quando si disegna?  Me lo chiedo da sempre. È difficile credere che si disegni soltanto ciò che si vede, cedendo all’idea di un dominio della vista, dato che è difficile stabilire cosa è che effettivamente ed esattamente vediamo. E tantomeno affermare che il disegno sia uno strumento adatto per rappresentare della realtà, dato che, nella pratica, potrebbe esserlo con impresa sovrumana, soltanto tracciando un oceano di linee e punti, addossando faticosamente migliaia di segni. Possiamo forse pensare al disegno come ad uno strumento di ricerca dell’ossatura della realtà, che agisce per riduzione, per confine, per simbolo, quindi per sostituzione. Credo che chiunque disegni a memoria, ovvero senza voler rappresentare ciò che osserva in quel preciso momento davanti a sé, bensì quello che vede dentro di sé, si ponga il problema di quale materia mentale stia trasformando in disegno. È visione o immagine, memoria o immaginazione, sogno o realtà?    John Berger, in uno dei suoi libri più fortunati, interrogandosi sul perché si disegna, diceva che “l’apparizione della figura conta molto più dell’atto di disegnare. È lei che insiste, non il disegnatore,...

Scarabocchi / Marciapiedi e scarabocchi

In una bella fotografia scattata al Bornaccino nel 1952, Federico Patellani ritraeva due scolari di Federico Moroni intenti al disegno sul pavimento della scuoletta di campagna teatro della fantasiosa didattica del maestro di Santarcangelo.      La fotografia fa parte della serie “Italia magica”, un reportage che il grande fotografo di origini monzesi aveva proposto al settimanale “Tempo” e di cui aveva parlato con gli entusiasti Cesare Zavattini e Leonardo Sinisgalli. Nello scatto, una lama di luce taglia in due l’immagine, i bambini sono chini sui fogli, disegnano con accanimento, ignorano il fotografo e l’occhio dell’obiettivo che guarda in basso. I bambini amano disegnare per terra, anche se ci sono banchi e tavoli a disposizione. Preferiscono, sembra, l’anomalia del pavimento, un posto irregolare dove la mano può esercitare con tutta libertà. Ce lo racconta un secolo prima dello scatto di Patellani anche Gustave Courbet in La Bottega del pittore, allegoria reale che determina una fase di sette anni nella mia vita artistica e morale (1854-1855), oggi al Musée d'Orsay di Parigi.      A destra, seminascosto davanti al tavolo su cui siede Charles...

Scarabocchi 2021 / Metafisica dello scarabocchio

La chiamiamo paura del foglio bianco.  È quel senso di vertigine e di spaesamento che ci coglie quando dobbiamo iniziare qualcosa. D'altronde, per noi esseri umani iniziare da zero è spesso un momento terribile, dato che dobbiamo dare un senso a un vuoto che ci sembra immenso e di fronte al quale ci sentiamo impacciati perché incapaci di fare qualcosa d'importante. Secondo Gillo Dorfles tracciamo segni perché dobbiamo agire contro il vuoto, terrorizzati come siamo dall'horror vacui, riuscendo in questo modo a sentirci protetti. Scarabocchiare si pone in mezzo al bivio di una malgiudicata insensatezza e di un bisogno ancestrale, psichico, necessario a farci rimanere ben saldi in un mondo troppo complesso che per lo più non comprendiamo. Sempre Dorfles ebbe a dire, rispetto alla sua vasta opera pittorica, apprezzata ed esposta quando ormai aveva superato i 100 anni di età: "scarabocchi inutili, anche questo è stato detto del mio lavoro, e che perdevo il mio tempo".   Questo dare del perditempo a chi scarabocchia è cosa ben radicata nel nostro efficientismo produttivo da homo faber che costruisce, smartella, monta, architetta, progetta, scaffàla, insomma lavora e...

Scarabocchi / Si può vivere senza disegnare?

Lo anticipo subito: la lettura di questo articolo è fortemente controindicata a chi pensa, in cuor suo, anche se non lo dice apertamente, che si possa tranquillamente vivere senza disegnare.   A cosa serve disegnare? A niente, rispondono in tanti, è un’attività esclusiva, artistica, ci vuole talento per praticarla, e tanto tempo per padroneggiarla. Non sembra servire al nostro vivere quotidiano. Va bene per i bambini, è un divertimento, un gioco in cui ci si sporca le dita. Oppure, ancora, serve ai malati psichiatrici per placare i loro demoni. Si sa, gli scarabocchi, il grado zero del disegnare, sono circondati da un alone mesto, che se li pratichi da adulto ci deve essere un problema, un deficit, un trauma. Qualcosa che non va.  Alla gente comune, a chi lavora, a chi studia, agli adulti, a chi produce insomma, disegnare non serve a niente. Certo, puoi fare un disegno per mostrare che sei bravo in qualcosa, così ti applaudono, ti dicono belle cose, ti sorridono. "Wow, sei proprio un artista!". Ma è tutto qui.   Si diventa scrittori, medici, avvocati, impiegati, funzionari, bancari, banchieri, bancarellai, turnisti, autisti, artigiani, artificieri, soldati...

Scarabocchi. Il mio primo festival / Scuolette di campagna

Entriamo in casa di amici, in un ufficio: sulla parete, sul frigorifero, su uno specchio, fissato con nastro adesivo o con una puntina, c’è il disegno di una bambina o di un bambino. È un’esperienza che capita a tutti di fare almeno una volta. Quello appeso sarà il disegno della figlia, del nipote, un ricordo da portare nel quotidiano per rallegrare la giornata, per ripensare a momenti insieme? “Bello!” diciamo. “Di chi è?”  Oggi è normale che i disegni dei bambini, gli scarabocchi facciano mostra di sé, e non solo a scuola. Ma è sempre stato così? Abbiamo sempre guardato con occhio indulgente e curioso gli “sgorbi” dei nostri figli e di quelli degli altri? Li abbiamo sempre appesi alle pareti come quadri di cui andare orgogliosi?     Una serie di fotografie scattate da Mario Schifano nel 1992 ci mostra una classe II di scuola elementare di Roma, la “Tavani Arquati”, in visita al suo studio. Chinati a disegnare sul pavimento, raccolti attorno a un tavolo con colori e strumenti per la pittura, concentrati a dipingere sulla parete, questi bambini sono diventati artisti come il loro ospite, lavorano con lui nel suo spazio più intimo: lo studio. In uno scatto di gruppo...

Dal paleolitico alle aule scolastiche / Impronte di mani

Le pitture rupestri preistoriche suscitano stupore e interesse immutati da quando i primi uomini moderni le hanno riscoperte spingendosi a fondo negli oscuri recessi delle caverne che le custodivano e ancor oggi non cessano di interrogare le menti degli studiosi. La meraviglia per queste immagini provenienti dalla preistoria dell'umanità ha condotto a produrre un’eterogenea serie di teorie per tentare di dar ragione del motivo per cui questi nostri progenitori paleolitici avessero riempito le pareti delle caverne con immagini di animali, scene di caccia o semplici segni rivelatori della presenza umana. Teorie che si ispirano alla magia simpatica, altre basate sull'idea dell'uso sciamanico delle immagini, altre ancora che ricercavano simboli archetipici nelle pitture, quasi tutti questi tentativi interpretativi si basavano sul metodo comparativo che muoveva dall'accostamento dei “primitivi paleolitici” ai cosiddetti “primitivi attuali”, quei popoli extra-europei che la scienza antropologica aveva imparato a conoscere attraverso i viaggi di esplorazione e il colonialismo. La prima teoria che si sottraeva all'interpretazione mistico-rituale è stata formulata dal grande studioso...

Novara, 18-20 settembre / Scarabocchio linguaggio del sogno

Dal 18 al 20 settembre torniamo con Scarabocchi: distanti e cauti con il nostro festival a Novara. Lo abbiamo pensato con lezioni online e laboratori, per bimbi sopratutto, in presenza. Per esserci. con i corpi, che è il tema di questa edizione. Qui il programma.   Il grande grafologo svizzero Max Pulver diceva che i paraffi, ossia tutti quei gesti accessori che spesso notiamo nelle firme (ghirigori, sottolineature, spirali, lacci, tratti avvolgenti o svolazzanti), “sono tanti quante sono le menti che li escogitano”. Si può affermare la stessa cosa per lo scarabocchio, ossia per quel piccolo gesto spontaneo lasciato sulla carta più o meno distrattamente, traccia imprecisa o mini-disegno, che appartiene a molti di noi. Ma il paraffo della firma si fissa e si ripete in una gestualità stereotipata, che rimane pressoché uguale nel tempo (la firma infatti cambia molto più lentamente della scrittura estesa), mentre lo scarabocchio, da vera “immagine emotiva”, si rinnova continuamente, al ritmo dei nostri pensieri e dei nostri umori, fedele e immediata registrazione del nostro stato d’animo. Traccia veloce e dinamica che si espande libera sul foglio, divagazione grafica...

Disegni infantili / Scarabocchi: scappa mostro nero!

Dal 18 al 20 settembre torniamo con Scarabocchi: distanti e cauti con il nostro festival a Novara. Lo abbiamo pensato con lezioni online e laboratori, per bimbi sopratutto, in presenza. Per esserci. con i corpi, che è il tema di questa edizione. Qui il programma.   Già due settimane prima del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che ha istituito la “Grande serrata”, il lockdown, le scuole erano state chiuse e le attività formative sospese. I bambini e i ragazzi avevano perso, ormai da tempo, la frequentazione con l’istituzione che più di ogni altra scandisce l’incedere della loro vita, ordina le loro attività, fornisce un contesto di socializzazione fuori dall’ambito famigliare. La scuola è, o dovrebbe essere, oltre la famiglia, il luogo sicuro, l’interno riparato che si oppone al “fuori” incerto e pericoloso, un contesto che permette di sperimentare differenti versioni di sé, della propria identità in modo sicuro, aprendo quindi la possibilità al processo di educazione, istruzione e formazione della propria individualità.  Pochi giorni dopo il lockdown, che ha rinchiuso le famiglie e i bambini nelle loro case e ha sconvolto i comportamenti...