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autogestione

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Non chiamatele rivoluzioni

Gli eventi e le proteste degli ultimi anni ci hanno mostrato l’urgenza di una riflessione politica sulle nuove modalità di partecipazione alla scena pubblica, tra occupazioni e nuove esperienze di autogoverno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un proliferare di pratiche politiche radicate nella materialità delle esistenze, nella sua concretezza e nelle sue urgenze; esperienze che difficilmente possono essere fatte rientrare in un’unica analisi, dal momento che ognuna mantiene una propria specificità legata al contesto. Inoltre, non è facile tenere assieme uno sguardo generale e l’attenzione al presente, alla materialità e contingenza delle esperienze. Sono eventi specifici, ognuno diverso dall’altro, ognuno unico a suo modo. Eventi unici, eppure in connessione. Tenere insieme questa unicità con lo sguardo ampio di una lettura generale è difficile e forse anche un po’ pericoloso, ma non è impossibile, se conosciamo i rischi dell’uso ingenuo della teorizzazione.   La mia intenzione è quella di prendere in considerazione alcuni eventi di protesta e di riappropriazione degli...

Rivolte studentesche e democrazia

Ormai più di vent’anni fa in Italia ci fu un movimento studentesco oggi quasi dimenticato. Lo chiamavano “La pantera”, perché in quei giorni si parlava molto di una pantera avvistata fra le strade di Roma che non si faceva prendere. Tutto era cominciato a Palermo: da lì, la pantera aveva occupato le università e le piazze di tutta Italia, svegliando con un soprassalto di consapevolezza centinaia di migliaia di ragazzi imbambolati dagli anni Ottanta.     Io ero al primo anno di Lettere a Firenze, e ricordo bene il momento in cui nel chiostro di piazza Brunelleschi, durante un’assemblea di ateneo particolarmente affollata, tutte le mani si alzarono per votare l’occupazione; poi venne il blocco delle lezioni e degli esami, l’assemblea permanente in aula B, i fax a ritmo continuo, l’epidemia delle facoltà che occupavano giorno dopo giorno: architettura, agraria, fisica (giurisprudenza per ultima, chissà perché). Su un tavolo all’ingresso c’era uno scatolone con sopra scritto “Tu chiamale se vuoi, le mozioni”: chiunque poteva inserire la propria...