Cinema

2001-2021 / Mulholland Drive: viaggio al termine dell’inconscio

Un uomo legato, gambe e braccia, a un letto. Del suo aguzzino si vedono solo i piedi, con eleganti scarpe scure, e le mani, tra le dita una siringa. L’uomo è un detective alla ricerca di risposte, sulle tracce di un mistero che una giovane donna si è portata nella tomba lasciando dietro di sé solo pochi fumosi indizi. L’aguzzino è un medico affiliato con una misteriosa organizzazione criminale: «Le ha chiesto di ricordare. Cosa deve ricordare? Mentre sarà addormentato, il suo subconscio ci fornirà la risposta. Sogni d’oro».  Qui “inizia” Mulholland Drive: da una scena di Un bacio e una pistola di Robert Aldrich, una delle pietre tombali, insieme a L’infernale Quinlan di Orson Welles, del noir classico. Definito un “noir apocalittico” – per la sua tematica, certo, ma anche per gli...

Filmmaker Festival 2021 / Amos Vogel. Cento anni di sovversione

Il nome di Amos Vogel forse non è noto in Italia quanto dovrebbe, persino fra i cinefili di lungo corso. Eppure si tratta di una figura chiave: con buona approssimazione, si può dire sia stato il più grande programmatore di film del XX secolo, un autentico “santo patrono” per chiunque faccia questo mestiere. Non a caso, in occasione del centenario della nascita (18 aprile 2021), le iniziative per ricordarlo e omaggiarlo si sono moltiplicate un po’ in tutto il mondo. Oltre a New York, dov’è morto novantunenne nel 2012, che ha visto alcune delle maggiori istituzioni cittadine fare a gara nel tributargli onori (MoMa, Lincoln Center, Film Forum, Anthology Film Archive), vale la pena ricordare la Spagna, con il festival Punto de Vista che gli ha dedicato un’ampia retrospettiva, curata dall’ex...

Un requiem con stile / Wes Anderson, The French Dispatch

Wes Anderson è ovunque. Spot pubblicitari (Prada, H&M), videoclip musicali (Aline, di Christophe), design (il Bar Luce della Fondazione Prada, il British Pullman Train per la catena alberghiera Belmond), persino un progetto espositivo itinerante (Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori, progettato in collaborazione con la moglie Juman Malouf e allestito presso il Kunsthistoriches Museum di Vienna e la Fondazione Prada). Piaccia o meno, l’opera multimediale del regista texano è l’esempio vivente e lampante di come si costruisca una personalità autoriale nell’era dei social media e del self-branding. Potremmo dire, alla McLuhan, che per lui lo stile è contenuto (The Substance of Style è appunto il titolo di un importante video-essay su Anderson, realizzato anni fa da Matt Zoller...

Scene da un matrimonio / Quindi l’amore è così triste

Il virtuosismo: «Il fatto e la qualità di possedere, e di dimostrare, una grande abilità tecnica» dice il vocabolario Treccani. Hagai Levi, classe 1963, israeliano, dal 2005 al 2008 ha ideato, scritto e diretto la serie BeTibul, che poi nei suoi fortunati adattamenti culturali in Usa, Francia, Italia, Serbia, Romania, Paesi Bassi abbiamo conosciuto come In Treatment (In terapia). Nel 2014 ha creato The Affair per ShowTime. In Treatment ha vinto la scommessa di portare i tempi lenti, dialogati, intellettuali del teatro nella complex tv. Non era facile: la serie aveva cinque episodi la settimana: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì c’era un paziente diverso, che ritornava la settimana successiva, e il venerdì lo psicanalista andava dal suo mentore, dal suo psicanalista supervisore.  ...

La serie tv del momento / Squid Game: giochiamo al capitalismo

Squid Game, la serie televisiva coreana distribuita in Italia da Netflix, è ormai un vero e proprio “caso” a livello mondiale, con echi negli ambiti più disparati - messi bene in luce da Bianca Terracciano nell’intervento apparso alcuni giorni fa su “doppiozero”. Abbiamo quindi deciso di affidare un commento su Squid Game ad altri due nostri collaboratori, diversi fra loro per competenze e ambiti di lavoro, con l’intento di fornire una mappatura più ampia del fenomeno. (g.g.)   Una sacra rappresentazione senza miracolo finale di Riccardo Manzotti   Confesso di avere guardato tutti gli episodi di Squid Game in una notte insonne di binge watching bulimico. Nonostante fosse un venerdì al termine di una lunga settimana, la serie sudcoreana ha saputo tenermi sveglio fino alle 4...

La palma d’oro a Cannes / Titane, sovversivo classico

“La critica non si lasciò [...] ingannare, quando Degas espose la propria Petite danseuse de quatorze ans alla Sesta mostra degli impressionisti. La facies della modella corrispondeva alle descrizioni che la «scienza» andava facendo del tipo cranico degenerato, caratterizzato da angolo facciale acuto, mascella sporgente, zigomi prominenti, fronte assente – lineamenti a cui erano associate, nella fantasia popolare, l’ignoranza e la bestialità delle classi pericolose. [...] Degas aveva apportato alla propria modella, Marie van Goethem, un cospicuo numero di modifiche, per meglio aderire allo schema lombrosiano del delinquente nato e fare di quella ballerinetta non un «topolino», come venivano chiamate le giovani allieve dell’Opéra, bensì un animale vizioso uscito dalle fogne unicamente per...

Sorveglianti e sorvegliati / Ariaferma: l’inferno svuotato del carcere

Le sentenze non hanno la stessa potenza delle immagini e richiedono una fiducia che potremmo coerentemente definire cieca. Le immagini della rivolta e poi delle violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nell'aprile del 2020, diffuse a un anno di distanza, hanno permesso a tutti di venire al corrente di avvenimenti a cui sarebbe difficile credere senza l'ausilio dei video. Per i fatti di vent'anni prima all'interno del carcere di San Sebastiano di Sassari, riportati alla mente proprio da quanto accaduto nell'istituto campano, dobbiamo limitarci alle parole delle sentenze. Ci fu sicuramente un violento pestaggio ai danni di alcuni detenuti: la vicenda giudiziaria contro i responsabili è stata lunga e ci furono alcune condanne, molte assoluzioni, una sanzione da parte della...

Sino a che punto ci spingeremmo per ottenere quello che vogliamo? / La sfida crudele di Squid Game

Sino a che punto ci spingeremmo per ottenere quello che vogliamo? Ce lo chiediamo quando siamo messi all’angolo, quando le scelte difficili ci puntano il riflettore al centro della faccia, accecandoci. Implicitamente ce lo chiede di continuo Squid Game, serie Netflix più vista al mondo, un geniale prodotto mediale coreano che narrativizza le miserie del genere umano. È bene chiarire che Squid Game in quanto k-drama rappresenta uno dei pilastri dell’Hallyu, “l'ondata coreana” da cui fluisce il successo e la popolarità dei prodotti culturali e commerciali della Corea del Sud, la quale esercita la sua influenza e il suo potere economico in modo “dolce”. L’agglomerato di narrazioni mediali dell’Hallyu costruisce l’idea di coreanità nel mondo e lo fa in modo esemplare dato che la capacità di...

Bond esce di scena / No Time To Die: 007 muore due volte

Il fascino di Bond sta tutto nel suo mojo, parola intraducibile che, nella esilarante parodia di Austin Powers di qualche anno fa, era reso con il gioco di parole: “mai più moscio”; traduzione non lontana dall’essenza di Bond che è il distillato del maschile, non completamente civilizzato, non politicamente corretto, per niente addomesticato. Bond è l’Ercolino sempre in piedi; non ha superpoteri, ma ha il suo “tocco speciale”, il suo “mojo”, che è l’essenza non diluita del maschile. Tra pallottole, Martini e Aston Martin, Bond riproduce il mito di Achille. È pura maschera, un’armatura fatta di hybris senza essere umano al suo interno. Come il cavaliere invisibile di Italo Calvino, Bond è una macchina votata all’esecuzione perfetta completamente definita dal suo obiettivo. Bond è...

Il film-documentario di Paolo Santolini / Il Migliore. Marco Pantani

Comincia con la neve sulla spiaggia di Cesenatico, con gli stabilimenti balneari impacchettati dal cellophan e i capanni da pesca che spingono le loro antenne senza bandiere. Sullo sfondo il mare non si distingue dal grigio del cielo. Comincia col fermo immagine sul monumento al Pirata, la mezza pelata sopravvento coperta di neve. Comincia così Il migliore. Marco Pantani, il film-documentario di Paolo Santolini che sarà proiettato per tre giorni, lunedì 18, martedì 19 e mercoledì 20, nelle sale cinematografiche.  Da quando lo trovarono morto nella camera del Residence Le Rose, a Rimini, nella tarda sera del giorno di San Valentino del febbraio 2004, è il terzo film su Marco Pantani, dopo un film TV del 2007, Il Pirata, di Claudio Bonivento, e Il caso Pantani. L’omicidio di un...

DIetro le quinte di quel sogno / Hollywood Hollywood

Quella Hollywood lussuriosa, stralunata, fatale, avida, pidocchiosa, stupenda   Quando alla vigilia delle rivoluzioni degli anni sessanta, il tycoon Howard Hughes si liberò della storica casa di produzione cinematografica RKO – quella dei musical di Fred Astaire e Ginger Rogers, di King Kong e Quarto potere – vendendola per venticinque milioni di dollari, cash, a un produttore di pneumatici, lo stesso Hughes, appena scaricato il giocattolo con cui non si divertiva più, disse a mo’ di necrologio: «Hollywood è finita». Il fiuto da outsider gli aveva fatto intuire che il vento stava per cambiare, che il business del futuro sarebbe passato nelle mani della neo nata televisione, quel piccolo, insignificante schermo in bianco e nero che trasmetteva immagini sfarfallanti, a 525 linee di...

Il romanzo di Albinati al cinema / La scuola cattolica: una censura superflua

La scuola cattolica è il film che Stefano Mordini ha ricavato dal romanzo di Edoardo Albinati, 1300 pagine di variazioni su unico tema: «nascere maschi è una malattia incurabile». La scuola cattolica è quella in cui i genitori della borghesia romana mandavano i figli nella speranza di metterli al riparo dalla violenza che – come recita una didascalia – nel 1975 è all’ordine del giorno. Ma, come spesso capita, fare di tutto per evitare un male è il modo migliore per finirci dentro fino al collo. In quegli anni alcuni istituti romani collezionavano criminali. Al Tiozzi, scuola privata di Monteverde, c’era la futura cellula dei NAR: i fratelli Fioravanti, Alibrandi, Anselmi, Bracci, Carminati. Il San Leone Magno, la scuola del film, era frequentato da due assassini, Izzo e Guido, e da...

Una conversazione con Toni Servillo / Da Eduardo a Eduardo: Qui rido io

Camerino-palcoscenico-casa (case)-città: Napoli. Teatro: Eduardo Scarpetta, padre legittimo di Vincenzo, Maria (e Domenico), “zio” (padre naturale) di Titina, Eduardo, Peppino De Filippo (e di altri figli). Camerino del teatro. L’acclamato attore Scarpetta al trucco, mangiando la pizza: – Com’è la sala? – Piena. Sottofondo musicale, all’inizio e alla fine di Qui rido io di Mario Martone, con Toni Servillo e con una pirotecnica compagnia di meravigliosi attori, per lo più napoletani: “Famme chello che vuo’ / Indifferentemente / Tanto ‘o ssaccio che só’ / Pe’ te nun só’ cchiù niente / E damme stu veleno / Nun aspettá dimane / Ca, indifferentemente / Si tu mm’accide nun te dico niente”.   Il film presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia è un capolavoro: ritrae un momento del...

La versione di Villeneuve / La metafisica di Dune

Dune è Dune. Qualsiasi altra caratterizzazione sarebbe riduttiva. Dune sta all’immaginario collettivo come Cézanne sta all’arte contemporanea: colui che aveva reso possibile tutto quello che venne dopo (© Picasso). In modo analogo, dal 1965, quando è nato dalla penna di Frank Herbert, Dune non ha mai smesso di generare (o influenzare) una progenie sconfinata di opere. Se non ci fosse stato, non ci sarebbero stati Star Wars, Mad Max, Blade Runner, Alien, Terminator e Matrix. Eppure Dune, finora, è stato una promessa mancata.   Finalmente, dopo una gestazione lunghissima, il mondo cinematografico si è cimentato, sotto la direzione di Denis Villeneuve (Arrival, BladeRunner 2049), nell’impresa quasi impossibile di tradurre su pellicola le visioni di Herbert. La gestazione non è stata...

Metamorfosi di un mito / Supereroi, antieroi, eroi dark

L’inflazione dei supereroi sta segnando il cinema degli ultimi decenni, con la produzione continua di enormi blockbuster. Ma anche con la conquista di spazi sempre più rilevanti dell’universo seriale: non si contano gli show a tema supereroico, con infinite varianti di genere.  Ed è proprio grazie alla complex tv del nostro tempo che assistiamo a una progressiva “maturazione” di universi narrativi frequentemente e anche giustamente criticati come infantili (e infantilizzanti). Il supereroe classico, così, si ammanta dei tratti dell’antieroe; e a volte persino di quelli del villain, il cattivo. Pensiamo a show complessi e fascinosi come Watchmen, Legion, The Boys, The Umbrella Academy, Jupiter’s Legacy, e ai recenti casi del 2021: WandaVision e Loki, serie prodotte con grande successo...

I premi / Venezia 78. Avere cura del buio

L’Évenément, di Audrey Diwan (Leone d’Oro Miglior Film); È stata la mano di Dio, di Paolo Sorrentino (Leone d’argento – Gran premio della Giuria); Il Buco, di Michelangelo Frammartino (Premio Speciale della Giuria). Le tre opere celebrate dai premi più prestigiosi di Venezia 78 sono molto diverse; eppure da strade, stili e sguardi distanti realizzano tutte proprio quello che Frammartino, mentre riceveva il suo premio, ha dichiarato di aver fatto: aver cura del buio. Ognuno dei tre film scava, dissotterra, restituisce linguaggio, forma, luce a ciò che era stato oscurato. Proverò a parlare di questi lavori tenendo presente che nessuno di essi è stato ancora distribuito – uno dei pochi film veneziani in sala è quello, bellissimo, di Martone, Qui rido io. Fermerò dunque alcune coordinate...

1933-2021 / Jean-Paul Belmondo: quello sguardo in macchina

Dopo la scomparsa di Anna Karina nel dicembre 2019, con Jean-Paul Belmondo se ne va un’altra parte della Nouvelle Vague. Certo, per fortuna ci rimane Jean-Pierre Léaud, che insieme a loro – e a Jean-Claude Brialy, morto ormai da alcuni anni e oggi un po’ dimenticato – è stato uno degli interpreti-simbolo della Nouvelle Vague.  Belmondo ha lavorato con François Truffaut nel capolavoro La Sirène du Mississippi (La mia droga si chiama Julie, 1969) e con Claude Chabrol in uno dei suoi film meno belli, Docteur Popaul (Trappola per un lupo, 1972). Ma il sodalizio più importante è stato quello con Jean-Luc Godard: senza Godard, Belmondo non sarebbe diventato quel che è diventato. Dopo averlo diretto nel corto Charlotte et son Jules (dove è lo stesso regista a prestargli la voce, al...

78ma Mostra d’Arte Cinematografica / Venezia: madri, colpe, espiazioni

C’è un nuovo “mostro” nella Laguna, e non è la creatura anfibia del capolavoro di Jack Arnold, bensì il sistema di prenotazione del posto in sala che è stato inflitto agli accreditati della 78ma edizione della Mostra del cinema di Venezia dai protocolli anti-Covid. Non è una novità di quest’anno, risale alla scorsa edizione, ma l’aumento degli accreditati e dell’hype per i film nella selezione ha creato una situazione di inedita scomodità. Non è più possibile, quindi, fare programmi dell’ultimo minuto, cambiare sala in corsa e scorrazzare liberamente da un film all’altro, ma tutto va prenotato in anticipo, spesso mentre si è in sala a vedere altro, con tanto di spiazzante cambio delle regole in corsa: 72 ore di anticipo sulla proiezione scelta per i primi tre giorni, poi 74. Per il...

Complex TV / Loki eroico imbroglione

Nel 2011 Jason Mittell (professore di American Studies and Film and Media Culture al Middlebury College, Vermont, Usa) comincia a scrivere una serie di articoli accademici che per la prima volta cercano di comprendere la narrazione seriale televisiva da un punto di vista critico: Mittell ha poi raccolto gli articoli nel librone che Minimum Fax ha tradotto nel 2017: Complex Tv. Teoria e tecnica dello storytelling delle serie tv; l’autore scriveva nell’Introduzione: «Uno dei motivi per cui le caratteristiche formali delle serie tv sono sempre state ignorate è la convinzione che lo storytelling televisivo sia semplicistico.   I television studies si concentrano di solito sull’importanza dei generi narrativi, delle situazioni ripetitive, delle spiegazioni ridondanti e dei vincoli...

Un'arte della complessità / Edgar Morin e il cinema

"Da ogni spettacolo cinematografico mi accorgo di ritornare, nonostante ogni vigilanza, più stupido e più cattivo" scriveva Theodor W. Adorno. Nella sua critica radicale alla società e al capitalismo il sociologo tedesco invitava a diffidare di tutto ciò che è "leggero e spensierato, di tutto ciò che si lascia andare e implica indulgenza verso la strapotenza dell'esistente" (Minima moralia, 1954). Quando Edgar Morin, il filosofo francese oggi centenario (è nato nel 1921) scriveva i suoi articoli sul cinema, tra il 1954 e il 1960, ora raccolti in Sul cinema. Un'arte della complessità, a cura di Monique Peyrière e Chiara Simonigh, Raffaello Cortina editore, 2021), Marshall McLuhan non aveva ancora pubblicato Gli strumenti del comunicare, che uscirà in America nel 1964.   Ed è singolare...

29 luglio 1921 - 29 luglio 2021 / Il gatto, la civetta e Chris Marker

Immaginiamoci a Tokyo, nel quartiere di Shinjuku, appoggiati al bancone del bar “La Jetée”. A pochi passi da noi, un signore dai tratti orientali e uno dai tratti europei. Il primo è Toru Takemitsu, compositore, il secondo Chris Marker, cineasta e viaggiatore. I due discorrono in inglese. “We Japanese have a very special relationship with cats” dichiara il primo, mentre il regista vede passare davanti agli occhi immagini di gatti e di whisky. Più tardi Marker annoterà le immagini e i ricordi evocati dalla frase dell’amico musicista: appunti che saranno raccolti nel libro fotografico Le Dépays (1982) di cui proponiamo qualche passaggio. Marker parla del suo “spaese” (invenzione linguistica da dépaysement, spaesamento), del suo Giappone immaginato, guardandosi allo specchio e rivolgendosi a...

Marx può aspettare / Marco Bellocchio e il fratello assente

Marx può aspettare, l’ultimo film di Marco Bellocchio, è un documentario presentato come evento speciale a Cannes 2021, dove il regista ha ricevuto anche la Palma d’Oro alla carriera. Il film inizia nel 2016 come diario privato, in occasione di una riunione pre-natalizia con fratelli, sorelle e nipoti, e si trasformerà nella messa in scena di una riflessione collettiva sul grande rimosso di tutta la famiglia Bellocchio: il suicidio di Camillo, gemello di Marco, unico tra gli otto fratelli (sei maschi e due femmine) a scegliere quel gesto assoluto. Una grave patologia colpisce altri due membri della famiglia: Paolo, affetto da schizofrenia, e Maria Letizia, sofferente di sordomutismo. La voce fuoricampo di Marco inizia il film con queste parole: «Il 16 dicembre 2016 Letizia, Piergiorgio...