Alfabeto Pasolini

Le parole sono importanti? / Stefano Bartezzaghi: Senza distinzione

In principio fu Moretti. Tutti ricordano il film Palombella Rossa (1989) in cui Michele Apicella – personaggio ideato e interpretato da Moretti, presente, ogni volta con una nuova identità, in molti suoi film – è un dirigente comunista e giocatore di pallanuoto. Egli, dopo aver perso la memoria a causa di un incidente stradale, si ritrova a dover ricostruire i pezzi della sua esistenza di militante in un ambiente profondamente cambiato, segnato dalla fine dell’utopia comunista. Molto noto è un passaggio del film in cui Michele, durante una partita, viene intervistato proprio sul suo passato e sulla sua esperienza di militante da una giornalista per lo più impreparata a discutere sul tema. Il suo modo di esprimersi – utilizza parole come “kitsch” e frasi fatte come “alle prime armi” –...

Un verso / Costantino Kavafis, Se per Itaca volgi il tuo viaggio

È il primo verso di una delle più note poesie di Costantino Kavafis (qui la riporto nella traduzione classica di Filippo Maria Pontani). Un verso allocutorio, rivolto al lettore: il tu della poesia è, come sempre in Kavafis, rappresentazione di un soggetto in ascolto, ma anche di un singolo lettore che comprende in sé, per così dire, l’universale umano. Ad apertura, Itaca: isola mitica dell’approdo di Ulisse, terra che è limite dell’estrema avventura, orizzonte che appare e scompare lungo l’arrischiato navigare che è la vita stessa. La pronuncia del nome di Itaca, sin dalla soglia del dire poetico, inaugura un procedimento particolare della poesia di Kavafis, per il quale l’ evocazione di figure proprie di un mondo perduto e di una grecità lontanissima e ancora eloquente si carica via via...

Le esperienze di Federico Moroni / Arte per gioco

Se fossi un bibliotecario, e dovessi classificare questo libro – Federico Moroni, Arte per gioco, a cura di Simonetta Nicolini, postfazione di Michele Caputo, Vallecchi, 206 pp. – sarei molto imbarazzato: non è un’autobiografia e nemmeno un testo teorico, non è un manuale didattico (come a prima vista potrebbe anche sembrare), non è un’indagine sociologica sulla campagna romagnola, tantomeno un saggio di estetica. È un po’ tutto questo assieme, in una successione – volutamente asistematica – di riflessioni, digressioni artistiche, descrizioni di personaggi e di oggetti, pensieri – ora estemporanei, ora ben meditati – sulle forme e i colori.   Curatissima dal punto di vista grafico (un centinaio tra disegni in bianco e nero e immagini a colori), la prima edizione del libro apparve a...

23-5-1992 / Capaci, la nuova strategia delle stragi

Ci sono date che segnano le nostre vite private: i matrimoni, le nascite dei figli, le morti dei genitori. Ci sono poi date che segnano le nostre esistenze come membri di comunità: e si tratta tipicamente dei giorni di grandi cataclismi come terremoti e alluvioni, ma anche sciagure come il Vajont, Stava, il crollo del ponte Morandi. E l’Italia, come purtroppo sappiamo, nulla da questo punto di vista si è fatta mancare. Sono però altre, e più numerose, le date che segnano il vivere civile dell’Italia repubblicana. Sono le date di attentati e assassinii, soprattutto di matrice politica: le stragi di destra (piazza Fontana, Gioia Tauro, Peteano, la questura di Milano, piazza della Loggia, l’Italicus, la stazione di Bologna) e le azioni del terrorismo di sinistra, dal delitto Calabresi (al...

Son coeur mis à nu / Sophie Calle, Storie vere

La nostra amata gatta Baguette compie oggi quindici anni. Sta male, è dimagrita; si nutre soltanto di brodetti proteici; sta morendo. Per portarci avanti nell’elaborazione del lutto, Caterina e io da qualche tempo coltiviamo fantasie cimiteriali. Avvolgerla in un drappo di lino. Adagiarne la salma in una cassetta di Moët Chandon. Seppellirla ai piedi di un bosso nell’avita casa di campagna. Pensavamo di esagerare, pensavamo di sbagliare. Non abbiamo figli, noi coppia dink, saremmo imputabili d’eccesso di pet care e corresponsabili dell’estinzione umana. E invece ecco qui: pagina centoquindici di Storie vere di Sophie Calle, Des Histoires vraies in prima edizione 1994, con varie ristampe arricchite e modificate, fino questa italiana procurata da Contrasto per la meritoria collana “Lampi”,...

Alfabeto Pasolini / Il Decameron: un sogno in napoletano

Si può dire qualcosa di nuovo su Pasolini? La domanda aleggia (imperversa?) un po’ ovunque, nel corso di questo centenario. “Non penso ci sia nulla da dire su Pasolini”, ha dichiarato con l’abituale piglio tranchant Franco Maresco, che nel 2000, in coppia con Daniele Ciprì, gli aveva dedicato Arruso, film-omaggio dissacrante fin dal titolo (che in palermitano sta per “omosessuale”, ma con una sfumatura evidentemente ingiuriosa). Eppure non si cessa di parlarne, di chiosare, di citare (meglio se a sproposito). Comunque la si pensi su di lui, che lo si ami o che lo si detesti, Pasolini è un classico: qualcosa di cui si preferisce dire “sto rileggendo” e mai “sto leggendo”, avrebbe detto l’amico/rivale Italo Calvino (che però precisava, con fare vagamente ammonitorio: classico è ciò che...

Il rimosso della politica moderna / Privati di diritto

Nel micro-romanzo numero 60 di Centuria (Adelphi, 1995) Giorgio Manganelli compendia in una pagina e poche righe la vicenda plurisecolare dell’unico personaggio fantastico la cui esistenza nessuno di noi avrebbe l’ardimento di mettere in questione, pur sapendo, in fondo, che si tratta di una monumentale illusione collettiva: lo Stato. La storia è quella di un uomo “meticoloso ma un po’ astratto” che attende dall’Ufficio Esistenze il certificato che presti validità alla sua presenza in vita. L’arrivo della lettera che preannuncia di lì a breve la felice conclusione della procedura chiama l’uomo a esercizi di circospetta sublimazione dell’ansia che gli deriva dal trovarsi a metà strada tra inesistenza de facto ed esistenza de iure: passeggiate, lunghi sonni, qualche viaggio.   L’...

Un libro e una mostra / Le architettrici al MAXXI

Da qualche tempo, i riflettori della critica e della cronaca sono puntati sulle protagoniste femminili dell’architettura e del design: su di esse fioriscono mostre, si scrivono libri, si tengono convegni. Neglette e trascurate dalla storia, le donne architetto, o, per meglio dire, le architettrici e le designer stanno facendo parlare di sé. Parrebbe una cosa buona e giusta, e forse lo è, perché finalmente si tributa il dovuto riconoscimento al loro lavoro, ma a me, tutto questo porre l’accento sul côté féminin delle discipline appare ancora una volta divisivo, ghettizzante. Soltanto quando non si dovranno più scrivere libri e allestire mostre sulle donne architetto e sulle donne designer, ma si allestiranno mostre e si scriveranno libri sui protagonisti di queste discipline tout court,...

Nove / Diario russo: normalizzare la tragedia

In questa settimana di ulteriori, inutili, atrocità consumatesi al fronte, inizia ad avvertirsi la realtà delle perdite. Se il Cremlino rifugge l’idea stessa della sconfitta, orizzonte non contemplato in un’ottica da manager di call center sempre efficienti e trionfanti, arrivano notizie e immagini dei funerali dei caduti dell’operazione speciale. Militari di professione, “contrattisti”, soldati di leva, i cui corpi tornano a casa chiusi nella bara di zinco, accomunati da stringati comunicati sul proprio eroismo in battaglia, da picchetti d’onore e brevi discorsi delle autorità. Familiari, spesso donne, divaricate tra l’orgoglio ufficiale e il dolore privato di una vita senza mariti, padri, figli, fratelli. Di questi uomini restano le bandiere usate durante i funerali, le foto di servizio...

Enzo Fileno Carabba / Il digiunatore e le vite sognate

«Alcune di queste storie potevano anche apparire improbabili, ma solo perché il mondo è sorprendente. In ogni caso, vera era la forza che contenevano. Reali i loro effetti» (p.109). Così scrive Enzo Fileno Carabba nel suo ultimo romanzo Il digiunatore, Ponte alle Grazie 2022. «Chissà come dovevano essere belle le storie vere inventate da Giovanni» (p.242). Storie «vere inventate»: c’è una verità che va oltre la realtà, quella dell’invenzione, quando questa afferra l’anima della realtà (e la realtà dell’anima). Ci capirà dunque Carabba se non ci soffermeremo più di tanto sul personaggio reale che è alla base del romanzo, tale Giovanni Succi da Cesenatico (1850-1918), passato alla Storia come il più grande digiunatore dei tempi. Una vita, quella del Succi, iperbolica, naturalmente...

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Parole e immagini (7) / Qui Odessa. Il sindaco

19 maggio 2022   Anna ha intervistato Gennadij Trukhanov, sindaco di Odessa dal 2014. Il suo volto mi ricorda Yul Brinner, il sorriso seducente dell’attore e l’audacia virile del soldato presi insieme sotto un cranio a vista. Ad Anna invece ricorda un leone: “Un mix di autocontrollo e di forza che non ha bisogno di essere esibita più di tanto.” Trukhanov ha alle spalle studi militari ed esperienza sul campo, è stato ufficiale di artiglieria e titolare di un’agenzia di sicurezza che forniva guardie del corpo. Anche ora che i sindaci rischiano il rapimento da parte del nemico, gira senza scorta, a meno che non si voglia considerare una guardia del corpo il suo temibile chihuahua. Anna sostiene che è un paradosso. “Ne parlano male, si arrabbiano con lui, ma poi alle elezioni lo rivotano...

Un libro e una mostra / Le architettrici al MAXXI

Da qualche tempo, i riflettori della critica e della cronaca sono puntati sulle protagoniste femminili dell’architettura e del design: su di esse fioriscono mostre, si scrivono libri, si tengono convegni. Neglette e trascurate dalla storia, le donne architetto, o, per meglio dire, le architettrici e le designer stanno facendo parlare di sé. Parrebbe una cosa buona e giusta, e forse lo è, perché finalmente si tributa il dovuto riconoscimento al loro lavoro, ma a me, tutto questo porre l’accento sul côté féminin delle discipline appare ancora una volta divisivo, ghettizzante. Soltanto quando non si dovranno più scrivere libri e allestire mostre sulle donne architetto e sulle donne designer, ma si allestiranno mostre e si scriveranno libri sui protagonisti di queste discipline tout court,...

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Festival di Cannes I / Il cinema… tra la maman e la putain

È senz’altro uno dei più indecifrabili ed enigmatici film della carriera di Philippe Garrel: Les Ministères de l’art, realizzato per la televisione francese nel 1988 è un documentario di poco meno di un’ora che si propone di fare uno dei più classici atti di periodizzazione. È infatti un film che prova a mostrare, o a delimitare, una generazione di registi francesi (o per meglio dire, gravitanti attorno al cinema francese dato che vi sono anche un tedesco e una belga) che pur richiamandosi all’evento della Nouvelle Vague ne sono in qualche modo conseguenti. Ci sono interviste a Benoît Jacquot, Werner Schroeter e André Téchiné; ci sono le due sequenze di Elle a passé tant d’heures sous les sunlights dello stesso Garrel con Chantel Akerman e Jacques Doillon; c’è Brigitte Sy al Louvre; ci...

Il coraggio della parola / Tiago Rodrigues: la bellezza di ammazzare fascisti

“Le persone passano la vita a spegnere fuochi. Corrono, si affannano a spegnere fuochi. Ma è raro che pensino: do inizio a un fuoco, appicco un incendio, brucio. Si deve bruciare. Bruciare è non sapere che cosa accadrà. Chi spegne un fuoco, sa come le cose finiscono. Un incendio, invece, è imprevedibile”, chi accende un fuoco “fa una domanda al futuro. Rischio e incertezza e speranza. Le fiamme hanno una propria volontà. Il cambiamento non ha padrone. Chi inizia un incendio può finire bruciato”.  Con questo prologo, poetico e politico, si apre Catarina e a beleza de matar fascistas (Catarina e la bellezza di ammazzare fascisti: leggi qui la locandina) del drammaturgo, attore e regista portoghese Tiago Rodrigues, arrivato lo scorso 28 e 29 aprile al Teatro Storchi di Modena per Ert...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (20) / Fate la storia senza di me

Sono anni, poco oltre la metà dei Sessanta, in cui non si va tanto per il sottile. Anni sbrigativi e impietosi. Per difendersi dal dinamismo dei tempi, le “istituzioni” tendono a trincerarsi in se stesse. Il linguaggio con cui si esprimono, plumbeo e perentorio, appare oramai esaurito. Quasi irreale. “Pericoloso per sé e per gli altri” è l’etichetta appiccicata addosso ad Alberto Bonvicini. E ne orienteranno la vita. Albertino è un bimbo di nove anni, ospite di un orfanatrofio, che, nell’ottobre del 1967, per gioco o per errore, inghiotte una biglia di vetro. Con questa biglia comincia il suo personale viaggio nelle “istituzioni totali”, a partire dal manicomio di Collegno, dove viene rinchiuso per 40 giorni insieme agli adulti. Cosa avrà visto Albertino in quei 40 giorni? Cosa avrà sentito? E cosa gli resterà addosso? Il “viaggio” non finisce a Collegno. Sarà lungo e tortuoso. Si snoderà per carceri e ospedali, conoscerà speranze e fallimenti. E desiderio di vita. Sempre.   Dopo Collegno, “Villa Azzurra”, la struttura diretta dallo psichiatra torinese Giorgio Coda, soprannominato l’“elettricista” in virtù della sua spiccata predilezione per l’uso dell’elettrochoc,...

Architettura come paesaggio / L'isola di Rousseau

Nome di un famoso dessert francese, il termine isola galleggiante rimanda anche alla altrettanto celebre Ortigia, vicino Siracusa, oppure a Delo, la mitica isola in movimento che acquisì la sua forma stabile soltanto in seguito alla nascita del dio Apollo, depositato dalla madre Latona sulla cima di una palma.  Qui si intende invece ricostruire un movimento diverso, cioè il fatto che un isolotto esemplare, di origine settecentesca, rinasca in vari luoghi europei. Lo spostamento non riguarda in questo caso per ovvie ragioni il trasporto fisico da un posto all’altro, bensì il movimento di un significante (di un sistema topico) e del corrispondente significato (o concetto, sistema concettuale).   Il punto di partenza di questa avventura semiologica si trova a Ermenonville, a nord di Parigi. Il Marquese di Girardin, un grande proprietario terriero con idee liberali, costruì tra il 1766 e il 1776 il primo e più celebre giardino all’inglese in Francia. Costellato di più di duecento follies (o fabriques, come si dice in francese), di architetture e di oggetti di ogni genere creati ad arte, il dominio si estendeva su più di 800 ettari. Girardin, che era anche un teorico dei...

Un verso, la poesia su doppiozero / Osip Mandel`štam, Ho appreso la scienza degli addii

È il primo verso, qui riportato in una sua versione letterale, di Tristia, una delle più note poesie di Osip Mandel`štam, appartenente alla raccolta omonima, del 1922. Tristia è la seconda stazione dell’opera poetica di Mandel`štam, dopo Kamen’ (Pietra), volume pubblicato nel marzo del 1913. In questa poesia, Ovidio e l’esilio sono l’ordito di un arazzo che, in quattro strofe di otto versi ciascuna, seguendo il movimento metrico di una pentapodia giambica, dà figurazione al sentimento dell’addio: con le immagini della partenza, dell’amara vigilia, della soglia che è al di qua della tenebra, degli emblemi che dicono il passaggio al nuovo giorno. Un giorno che dischiude il cammino e la solitudine, il rammemorare e il riconoscere. Riconoscere è custodire il fuggitivo nella presenza di un’immagine, quel che è perduto nel sapere della lontananza. Riconoscere è accogliere quel che è assente, accoglierlo in un verso, nella dolcezza provvisoria e tuttavia intima di un verso, della sua musica.    Nel primo movimento della poesia, alle immagini che salgono dalla lettura dei Tristia di Ovidio, in particolare dell’elegia I, 3 (“Cum subit illius tristissima noctis imago”), si...

Clorofilla / Asfodeli: il fiore dei campi elisi

Aprile. Necropoli rupestre di Pantalica, alle spalle di Siracusa. Sfolgora di verde l’altopiano nel rigoglio di una primavera sontuosa. Le api iblee, dall’invidiabile pedigree letterario, bottinano senza sosta. Tutto, lungo i sentieri da capre che s’insinuano tra le antiche tombe scavate nelle pareti a strapiombo sull’Anapo, tutto è pieno di vita. Si avanza, nel silenzio di un panorama originario, frastornati dalla ricchezza e varietà delle essenze, dalla festa delle fogge e dei colori, dalla fragranza di fiori ed erbe. Un barocco vegetale esaltante quanto, se non maggiore, quello delle chiese e dei palazzi di Ortigia o Noto.  Nei prati sassosi anche gli asfodeli sono in fiore: nessun stupore al veder incedere a gran passi l’anima di Achille, piè veloce (Omero, Odissea, XI, 538-539). Inseparate, morte e vita hanno il loro emblema in questo fiore leggendario.  Paul Celan, che fiori e piante chiamava per nome, non conosceva l’asfodelo. Nel 1964 lo vede per la prima volta sui tumuli etruschi di Cerveteri, e scrive L’Eternità, poesia raccolta in Filamenti di sole:     L’eternità diventa vecchia: in Cerveteri gli asfodeli s’interrogano l’un l’altro fino a sbiancare...

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