Un libro di Maria Pace Ottieri / Addio gloria

Gloria, vanagloria, onore, vergogna, splendore, prestigio, lode: sembra di aver come sbagliato secolo, a leggere alcune delle parole/concetti di cui si occupa Maria Pace Ottieri, intervenendo con dotta sagacia e condendo il tutto con un pizzico di gender (la gloria non ama le donne, un po’ come il jazz, mi vien da dire. Ha un debole invece, ricambiato, per gli uomini). Gloria è una parola obsoleta, «bandita dall’immiserita vita contemporanea», che trova un succedaneo, un surrogato immiserito, in concetti quali visibilità, celebrità, protagonismo e reputazione o, per dirla con linguaggio arcaico, nella vanagloria. E come non è più tempo di gloria, non è nemmeno più tempo di eroi, della gloria vessilliferi. O per meglio dire gli eroi hanno cambiato casacca e sono diventati le vittime...

Il nuovo romanzo / Sally Rooney, Beautiful World

Sono le diciannove e zeroquattro, una giovane donna siede al tavolino di un bar, vicino alla finestra. Fuori, il sole sta tramontando sull’Atlantico. Alle diciannove e zerosei, la donna abbassa lo sguardo e si osserva le unghie. Il bar è tranquillo, ogni tanto lei lancia un’occhiata verso la porta. Alle diciannove e zerosette, entra un uomo che si guarda intorno e poi si avvicina al tavolino, e chiede alla donna se è Alice. Lui è un po’ in ritardo, ed è Felix.  Il nuovo romanzo di Sally Rooney, Beautiful World, Where Are You, che Maurizia Balmelli sta traducendo per Einaudi, presso cui uscirà all’inizio del prossimo anno, si apre come un film. La macchina da presa si muove lenta, e indugia sui dettagli e sui gesti: la camicetta bianca di lei, lui che sblocca e riblocca nervosamente...

Musei dell'Est (1) / Comunismo per turisti

Nella capitale della Repubblica ceca un Museo del comunismo esiste già dal 2001 per volontà di un giovane imprenditore americano, Glenn Spicker, laureato in relazioni internazionali, frequentatore dell’Europa fin dagli anni Ottanta, precedentemente cimentatosi con un jazz club e poi una catena di ristoranti detti Bohemia bagel. La prima sede del museo era passata alla storia, prima di ogni altra ragione, per la sua sensazionale collocazione: tra un casinò e un Mac Donald’s su una delle vie più frequentate della città, na Příkopě.   L’ingresso al primo Museo del comunismo (giugno 2008). Pareva voler sottolineare, fin dalla sua posizione topografica, l’assurdità del proprio contenuto in netto contrasto con la realtà post-socialista che la città stava affrontando. Eclatante era pure...

Come bisogna vivere / Charlotte Perriand e il fotomontaggio

Il supermercato Monoprix si trova appena fuori dal centro di Arles, in una periferia uguale a molte altre. Passando fra scaffali di detersivi e di quaderni (saremo nel posto giusto?), si sale al primo piano. Qui, in un enorme spazio vuoto illuminato da neon industriali, è allestita la mostra dedicata ai fotomontaggi monumentali progettati dall’architetta e designer francese Charlotte Perriand (1903-99).  Fra i visitatori dei Rencontres de la Photographie di Arles non siamo in molti a spingerci fin qui: confortati dalla prossimità delle mostre nelle vie del centro storico, o ipnotizzati dal neonato edificio della Fondation Luma progettato da Frank Gehry, i più si arrendono alla fatica e al caldo. Ma è un peccato: la mostra mette in luce una pagina breve ma folgorante della produzione...

Scarabocchi / Come è difficile disegnare un albero

Si disegna sul foglio come gli alberi spogli tracciano il cielo lanoso di alcune mattine d’inverno. Ogni volta che dalla finestra osservo le linee dei rami, quelle linee si fanno memoria. Ogni volta che lascio la penna nera scorrere sul foglio, scarabocchiando senza senso, non mi accorgo di ripetere le linee dei rami guardati da molte finestre durante la mia vita.   Nell'inverno del 1961, al MIT di Boston, Edward Lorenz, matematico e studioso di meteorologia, si accorse che una perturbazione impercettibile poteva far evolvere in modo imprevedibile un sistema complesso, creando degli effetti a catena, capaci di cambiare il sistema stesso. Non c’era sistema deterministico che potesse sfuggire a questa legge, creando un alone di indeterminatezza che rendeva ogni previsione incerta....

Giochi / Il funambolo

Verso la fine del 1956 Jean Genet conobbe un giovane artista del circo, Abdallah Bentaga, figlio di un acrobata algerino e di una tedesca. Lo scrittore francese si legò a lui in un rapporto che lo indusse a peregrinare per l’Europa. Nel corso dei loro spostamenti Genet cercò di convincere Abdallah, che lavorava come giocoliere e acrobata al suolo, a salire sul filo da funambolo. Lo plagiò sino a indurlo a sottoporsi a un estenuante allenamento. Su un foglio di carta disegnò anche un numero segnandone i passi. Il giovane algerino cadde dal filo una prima volta nel 1959, ma vi risalì. Si unì alla compagnia del Circo Orfei per una tournée in Kuwait. Ma ricadde una seconda volta e fu la fine della sua carriera. Genet era convinto di aver realizzato con Abdallah, suo doppio narcisistico, una...

Oggi a Novara! / Scarabocchi. L’arte dei bambini

A Oslo in Norvegia c’è il Museo internazionale per l’arte dei bambini che raccoglie una ricca collezione di arte di giovanissimi da 180 paesi (Det internasjonale barnekunstmuseet); fu fondato nel 1986 grazie a una coppia di origine sovietica Rafael e Alla Goldin Venne. La scheda del museo, che si può trovare in rete, dice che nell’“Al Lille Frøens vei di Oslo puoi vedere il mondo attraverso gli occhi dei bambini e capire come l’arte dei bambini sia portatrice di valori estetici. Il museo riguarda l’arte dei bambini come parte viva dell’arte popolare e anche come un elemento importante nella nostra cultura nazionale e universale”. Che le opere dei bambini trasmettano valori estetici e siano parte di un patrimonio culturale popolare universale non è sempre stato scontato. Ma oggi, in alcuni...

L’ambiguità dell’orrore / Le strane storie di Robert Aickman

Quando vivevo in Inghilterra, una delle tappe obbligate in ogni gita era la visita alle bancarelle e alle librerie dell’usato: lungo il Tamigi, a Cambridge, in un’infinità di cittadine dell’East Anglia, ho rimpolpato i miei scaffali di quella che, dal punto di vista libresco, è la mia vera passione – gli horror. Più precisamente, in senso editoriale, amo gli horror da quattro soldi, dalle copertine chiassose e dai titoli improbabili, che finisco per comprare praticamente al metro – quelli, per capirci, immortalati in Paperbacks from Hell, il cui equivalente italiano sono i libri di Sergio Bissoli e Luigi Cozzi su I racconti di Dracula e KKK – I classici dell’orrore (quando mi sono trasferito a Toronto, invece, sono diventato cliente affezionato di una libreria dell’usato di College Street...

TOCATÌ / Tocatì. Tutti in gioco

Tutti gli anni, a settembre, per alcuni giorni, un’intera città, Verona, si mette a giocare. Per strada, lungo il fiume, in slarghi e piazze, sui marciapiedi, decine di migliaia di persone, piccole e grandi, convergono nella città scaligera per partecipare a Tocatì, Festival Internazionale dei Giochi in Strada (quest’anno dal 17 al 19 settembre). Tutti a giocare, tutti in gioco. E tutti i giochi, tutti per gioco. E non solo giochi, ma anche spettacoli, convegni, presentazione di libri, esposizioni, incontri, musiche e danze.   Nato nel 2003 da un progetto dell’“Associazione Giochi Antichi” con lo scopo di valorizzare il gioco tradizionale e trasmettere le tradizioni millenarie che caratterizzano i popoli, nel corso degli anni è divento un punto di riferimento mondiale per tutti...

Sulla nostra specie / Terrestri tra arte, musica e illusioni

Sono un terrestre che per ragioni evolutive ancora in parte non spiegate ha una distinzione: pensare il pensiero e non solo pensare; farsi domande; parlarsi; dubitare e immaginare anche quello che ancora non c’è o non ci sarà mai; dire di no; darsi persino la morte per scelta. Non so quanti degli altri terrestri facciano le stesse cose e uno dei tanti miei limiti è non poter sentire cosa significhi essere contemporaneamente uno degli altri esseri terrestri viventi, di ogni specie o misura. Anche se riesco a immaginare di esserlo e posso illudermi di diventare gli altri, non solo umani, fantasticando persino di sentirmi quasi un pulcino o un ghepardo. Mi sento vicino alla fine del mondo, di quel mondo che a lungo ho creduto essere stato fatto per me e di cui ritenevo di essere il padrone....

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Scarabocchi / Bello, bello, bello mondo

1.   Io sono dei vostri, alberi. Sono dei vostri animali eleganti, sono dei vostri. Credetelo. Ci separa un niente, colore, capello,  piccolo piccolo nome: l'impianto del respiro è solo apparente diverso. Ci guarderemo fraternamente. Ci capiremo con l'albero e col seme, capiremo l'insetto e la grandine.    Essere mondo, voglio. Sentirmi a casa nel cosmo. E le maree saranno la strada del gonfio cuore. Sarà d'amore  se cresco. Se avanzo o calo. Sarà d'amore. E luce voglio. Così m'impetalo, che mi spensiero, che rido mentre corro come la rondine, mi moltiplico a stelo, gocciolo, mi biforco, mi alzo e tramonto, mi slargo, mi infaldo, divento cima e svetto, mi innevo e frano.   Tutto questo io voglio, dolcemente, perché fuori dell'umano il dolore è uno sparo...

L’ambiguità dell’orrore / Le strane storie di Robert Aickman

Quando vivevo in Inghilterra, una delle tappe obbligate in ogni gita era la visita alle bancarelle e alle librerie dell’usato: lungo il Tamigi, a Cambridge, in un’infinità di cittadine dell’East Anglia, ho rimpolpato i miei scaffali di quella che, dal punto di vista libresco, è la mia vera passione – gli horror. Più precisamente, in senso editoriale, amo gli horror da quattro soldi, dalle copertine chiassose e dai titoli improbabili, che finisco per comprare praticamente al metro – quelli, per capirci, immortalati in Paperbacks from Hell, il cui equivalente italiano sono i libri di Sergio Bissoli e Luigi Cozzi su I racconti di Dracula e KKK – I classici dell’orrore (quando mi sono trasferito a Toronto, invece, sono diventato cliente affezionato di una libreria dell’usato di College Street...

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Altre visioni a Coltano / Animali Celesti per un canto alla follia nei boschi

Prima di tutto il canto dei grilli. Sotto i pini, “nell’utero della notte”. Poi immagini di primavere seccate, di orchi che offrono la pancia al gioco dei bambini, donne violate dal nostro guardare voyeuristico, dal nostro desiderare, e da un’altra parte la luna in ciel del pastore errante di Leopardi, e un cercarsi, dirsi, mangiarsi, ansimarsi degno del Cantico dei cantici, “io capriolo e tu cerbiatta”. E cavalli nella notte, placidi, grandi, come apparizioni, come calmanti delle ansie notturne generate da Pandemia, e cani illuminati da lucine di fiera, sempre sotto i pini, i lecci, tra i cespugli, con canti d’uccelli notturni. Figure immobili, di re regine profeti e profetesse, in trono o spodestate, di martiri, splendenti solitarie misteriose icone, attori e persone decretate “matte”...

I premi / Venezia 78. Avere cura del buio

L’Évenément, di Audrey Diwan (Leone d’Oro Miglior Film); È stata la mano di Dio, di Paolo Sorrentino (Leone d’argento – Gran premio della Giuria); Il Buco, di Michelangelo Frammartino (Premio Speciale della Giuria). Le tre opere celebrate dai premi più prestigiosi di Venezia 78 sono molto diverse; eppure da strade, stili e sguardi distanti realizzano tutte proprio quello che Frammartino, mentre riceveva il suo premio, ha dichiarato di aver fatto: aver cura del buio. Ognuno dei tre film scava, dissotterra, restituisce linguaggio, forma, luce a ciò che era stato oscurato. Proverò a parlare di questi lavori tenendo presente che nessuno di essi è stato ancora distribuito – uno dei pochi film veneziani in sala è quello, bellissimo, di Martone, Qui rido io. Fermerò dunque alcune coordinate...

Clorofilla / Dalie, gli ultimi fuochi d’agosto

Che si diano casi di body shaming pure per i fiori? State a sentire:   Cortigiana dal seno duro, dall'occhio opaco e bruno che lentamente si apre come quello di un bue, il tuo gran torso splende come un marmo nuovo. Fiore grasso e ricco, nessun aroma fluttua intorno a te, e la serena bellezza del tuo corpo svolge, opaca, i suoi accordi impeccabili. Non odori neppure di carne, quel sapore che almeno emanano le donne che rivoltano il fieno, e troneggi, Idolo insensibile all'incenso. – Così la Dalia, regina vestita di splendore, solleva senza orgoglio la sua testa inodore, irritante tra i provocanti gelsomini!   Non proprio dei complimenti. Se fossi una dalia mi offenderei. Questo Verlaine screanzato, che le dà della grassa cortigiana, poteva almeno apprezzare il suo contributo ai giardini quando l’estate declina verso l’autunno.  Certo, la dice anche «regina vestita di splendore», ma entro una rete di epiteti tutti giocati sul contrasto ossimorico. Fin da quell’«opaco» dell’occhio bovino in evidenza al primo verso – aggettivo poi ribattuto al centro del componimento – cui poco giova lo splendere del marmoreo torso. E il tono, poi, sempre sul crinale dell’insolenza!...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (14) / Una volta c’era il pudore

Una volta c’era il pudore. Una volta i sentimenti scorrevano sotterranei, trattenuti da alti argini, talvolta soffocati nel silenzio. E questo, forse, li rendeva più acuti, più sofferti. Forse. Poi, gli argini del pudore si sono rotti, i sentimenti sono tracimati, trascinando nella loro corrente una lunga scia di parole. Così l’indiscrezione ha sostituito il pudore; al silenzio ha fatto seguito la verbosità. Quando è accaduto? Probabilmente quando il sentimento della sopravvivenza, che aveva fagocitato gli anni della guerra e, subito dopo, la dura ricostruzione, ha attenuato la sua morsa alleggerendo il cuore. Allora si cominciano a sentire altre voci. I sentimenti prendono la parola. E si fa spazio quello che qualche anno più tardi verrà chiamato il privato.   Ma c’è un primo passo da fare: perforare la pietra dura di un silenzio spesso, stratificato, cominciando ad ascoltare le parole delle donne, che, più di altri, quel silenzio hanno subito. Anna Garofalo, giornalista d’ispirazione liberale, compie questo primo passo: “Siamo alle prese, scrive, con la necessità di dare un assetto meno provvisorio, meno scucito, alle nostre vite, bisogna mettere insieme i brandelli,...

Clorofilla / Gigli, a piene mani!

Stan bene «sugli altari e in processione» i gigli, scriveva Corrado Govoni (Dove stanno bene i fiori). Difficile, in effetti, toglier loro quel sentore misto d’incenso, quella dolcezza molle, un po’ guasta, intrisa d’umidor di chiesa, con cui s’accampano nel nostro immaginario. S’aggiunga poi – e il guaio è fatto – l’iconografia cimiteriale del fiore spezzato sugli avelli di giovani vittime, cadute troppo presto sotto l’impietosa roncola della signora morte, nostra sorella, certo, ma che si preferirebbe abbracciare non dico mai, però almeno dopo una lunga e piena vita. Proprio un giglio schiantato al mezzo del gambo era inciso a rilievo sul marmo chiaro della lapide della mia omonima, fidanzata di papà e sorella maggiore di mamma, falciata poco prima delle nozze da un pirata della strada rimasto impunito. Capirete che questa storia famigliare, dai tratti pascoliani, che gettò tutti i componenti del clan in un lutto insuperato, anzi, tenuto vivo con quotidiane e obbligate visite al camposanto anche di noi figlie incolpevoli della mala sorte, capirete – dicevo – che ci mise del suo ad alienarmi la bulbosa in questione.      Nemmeno l’inflazione di trombe immacolate o...

Un verso, la poesia su doppiozero / Gaspara Stampa. Signor, io so che ‘n me non son più viva

Un verso di Gaspara Stampa: dalle sue Rime, che furono in gran parte rime d’amore. I poeti del Cinquecento italiano, rimodulando e reinventando le rime di Petrarca, maestro d’amore, consegnarono ai lettori una meditazione sull’amore che toccò un arco estesissimo di temi e sperimentò un ventaglio amplissimo di registri espressivi: al punto che se volessimo oggi dire del desiderio, delle sue forme, delle sue radici, della sua lingua, basterebbe raccogliere da quei lontani versi figure e motivi, e avremmo un compiuto trattato appunto sul desiderio, sorprendentemente in dialogo con le odierne idee  sul nesso tra desiderio e mancanza, e sulla fisicità e corporeità del desiderio.   Nella stessa epoca numerosi Trattati d’amore e Dialoghi sull’amore (quelli del Tasso, tra i primi) fecero da controcanto ragionativo e analitico alla poesia d’amore. Michelangelo Buonarroti e Gaspara Stampa furono tra i poeti che con più vigore immaginativo affidarono al verso un pensiero dell’amore annodato intorno all’idea di mancanza, di privazione, di vuoto, e con una tensione tutta fisica che allo stesso tempo dialogava, nella finitudine, con la vertigine dell’oltre, dell’impossibile, dell’...

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