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gentrificazione

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Sarah Gainsforth, Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale

Il libro di Sarah Gainsforth Airbnb città merce ha a prima vista un’aria molto interessante, su un tema di attualità, quello dell’effetto negativo degli airbnb sulle città. Nasce da un approccio che affronta la sharing economy come una mitologia insieme ad altre, le start up, il turismo “dal basso”, il mondo dei dot.com e un’altra serie di miti definiti con sicurezza dalla Gainsworth come tipicamente americani, anzi californiani. Le analisi che ne conseguono sono coerenti, i b&b insieme al turismo sono la causa prima della gentrification delle città e quindi dell’espulsione da essa dei veri abitanti. L’economia mossa dai b&b eleva i prezzi delle case, falsa il mercato immobiliare e trasforma le città in “risorse” economiche.   I verbi che la Gainsworth usa per descrivere tutto questo sono sempre in una forma indiretta alla terza persona “si è operato”, “se ne sono fatti”, come se esistesse sempre un soggetto nascosto che coerentemente muove l’economia e le città verso un unico progetto. Ovviamente l’analisi è coerente con un certo tipo di mitologia che rientra nella logica della casa editrice. Una ripresa della lettura marxista della realtà, un po’ spacciata come...

Entro, oltre, ai bordi della città mondo

Lungi dal presentarsi come discorso sulla scomparsa e sulla dissoluzione di confini e frontiere, la globalizzazione manifesta una loro incessante produzione. O meglio, una incessante moltiplicazione e diversificazione delle frontiere. Queste frontiere non sono più intese semplicemente come i limiti territoriali degli stati nazionali: emergono invece come spazi mobili, relazionali, come processi sociali, culturali e politici complessi prodotti, ma ad un tempo anche in grado di produrre identità individuali e collettive. In questo senso, il rapporto fra processi globali e costruzione di confini (bordering) assume un profilo molto interessante: l’intensa circolazione dei flussi di merci, denaro, persone, conoscenze, simboli, lungi dal generare una scomparsa delle frontiere del mondo, è all’origine di una vera e propria diffusione delle delimitazioni spaziali. Nel contesto globale, i confini non scompaiono: sono invece ridisegnati, ricollocati, non solo fra gli stati, ma anche negli spazi urbani.   Le città oggi, soprattutto le grandi città globali, sembrano estendersi senza limiti, diffondendosi in modo incontrollato sul...

Paris sans le peuple

“Abitare a Parigi è un chiaro segno di denominazione sociale.” È la tesi, ampiamente dimostrata, della ricercatrice Anne Clerval, autrice del libro Paris sans peuple (edizioni La Découverte), pubblicato lo scorso settembre, dove la geografa esplora le dinamiche della gentrificazione nella capitale. Clerval prende in esame, in particolare, tre aree: il faubourg Saint-Antoine, il fauborg du Temple e Château Rouge. Quartieri centralissimi, brulicanti, la cui fauna umana è sì mista ma, sembrerebbe, quasi suo malgrado. Perché Clerval usa il termine “gentrificazione”? Questo neologismo inglese, creato dalla parola “gentry”, che designa, in modo peggiorativo, le classi agiate, è stato inventato nel 1964 dalla sociologa marxista di origini tedesche Ruth Glass, a proposito di un quartiere di Londra. “A Parigi, si può parlare di imborghesimento per i quartieri ricchi”, spiega Clerval in un’intervista a Libération, “ma questo non ha niente a che vedere con la gentrificazione, una forma di imborghesimento che tocca i quartieri dove le classi popolari sono...