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scomparsa

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Il caso Potenzoni / Un uomo vago

Nell’anamnesi di persone mentalmente disturbate esiste sempre la possibilità di una fuga concreta, di una sparizione dalla vita quotidiana. A volte succede per periodi brevi, a causa di un’amnesia dissociativa; a volte per intervalli più lunghi, se subentrano disturbi degenerativi. In certi casi la persona viene ritrovata, smarrita e confusa, in luoghi pubblici come stazioni, metrò, supermercati, e internata in qualche struttura psichiatrica; non sono infrequenti fughe psicogene dove il fuggitivo segue ossessivamente le figure del suo delirio e si ritrova in posti che ha solo immaginato e che simboleggiano un sogno utopico di libertà; oppure, in alcuni disturbi dell’identità, perde i suoi documenti, cercando in modo paradossale un io alternativo. Sparire non è un atto volontario, ma un momento di disorganizzazione dell’io, di affondamento nei propri fantasmi, di sconnessione dal mondo ragionevole. Le domande con cui ci si interroga su quell’atto di fuga – perché è accaduto, come è accaduto, quale sia il suo senso – non hanno e forse non avranno mai una risposta risolutiva.    Il caso Potenzoni (Einaudi, 2021), scritto insieme a Francesco Potenzoni da Federica Sciarelli,...

11 luglio 1949 – 2 settembre 2021 / Daniele Del Giudice: quando ti perdi nel vuoto

Qualcuno vi leggerà un disegno o un destino, nel lento scomparire di Daniele Del Giudice, perché la scomparsa, l’assenza, il silenzio sono sempre stati tra i suoi temi portanti. Fin dallo Stadio di Wimbledon che aveva al centro uno scrittore non scrittore, l’autore di Note senza testo, una gravitazione attorno al silenzio; poi in Staccando l’ombra da terra, dove il volo solitario faceva perdere le tracce sulla Terra; fino a Orizzonte mobile, esplorazione dei sovrumani silenzi dell’Antartide.   Qualcuno vi leggerà un disegno o un destino, nella descrizione della malattia di Nel museo di Reims, il cui protagonista, Barnaba, è condannato alla cecità:   «tutto mi appare dall'interno, come durante le visite dei miei amici all'epoca dei primi disturbi, quando non potevo dirmi in compagnia nemmeno con loro: dopo un po' se ne sarebbero andati e io sarei rimasto di nuovo per mio conto, [...] e finivo per essere solo anche mentre loro erano lì, separato e diviso da un cristallo che rimandava me a me stesso con la scritta: “Questa malattia è tutta per te, solo per te”».   A scoprirlo, nel 1983 fu Italo Calvino, ed è facile richiamare la leggerezza di cui parlava nelle Lezioni...